last moon
sabato 20 agosto 2022
Profeti, politici e cialtroni
venerdì 15 luglio 2022
Recuerdos de un italiano en Londres-19
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La tranquila vida diaria
de Oxford Street a veces se veia interrumpida por la aparición repentina y casi
fugaz de los "contrabandistas".
Eran personas acechantes
del este de Londres, menos malvadas y deshonestas de lo que su apodo podía
suponer, que eran capaces de improvisar una venta en la calle de articulos de
lujo falsos más adecuados para la comedia de Goldoni.
Por lo general,
actuaban en grupos de cuatro, cada uno de ellos con un papel definido.
Llegaban a la calle
Oxford en una hora topica (entre las 11.30 a.m. y las 16.p.m.) después de estacionar
en su camioneta en una de las calles adiacentes. Por lo general, ocupaban un
segmento de acera entre dos barras transversales; dos de ellos actuaban como
postes en cada una de las dos intersecciones, por lo que nunca podría suceder
que una patrulla se acercara inesperadamente y los otros dos dispusieran la
caja con la mercancía en el centro del pavimento (perfumes, billeteras,
bufandas, encendedores, relojes joyas, que variaban según los días, pero siempre
eran marcas de lujo pero falsas).
Uno de ellos, el
orador, sentado en una de las cajas de cartón, volcóada como asiento, elogiaba
la calidad y el precio de los productos expuestos a la venta,, con voz exaltada
en ese incomprensible dialecto de Londres, que a su vez era un espectáculo
imperdible.
El cuarto compliz,
el provocador, estaba colocado detrás de la multitud que regularmente se
detenía alrededor del orador, atraída por ese espectáculo improvisado, y luego,
empujando el dinero, visible entre sus
dedos, gritaba "... ¡Compro tres de ellos!" , "¡Quiero
dos!", "¡Tomo cuatro de esos!" Arrastrando consigo a docenas de
compradores que a veces daban el dinero sin siquiera saber lo que estaban
comprando.
Una vez uno de los dos
de guardia, consciente de la llegada de un par de bobbies, dio la alarma. En
cuestión de cinco segundos, sin haber previamente tranquilizado a los clientes
ocasionales sobre sus honestas intenciones, los bienes, el dinero y las cajas
ya habían desaparecido, tragados desde el callejón frente a la dirección de
llegada de los policías. Y después que la patrulla londinesa, completamente
ignorante, desaparecia de la vista aguda de las guardias contrabandistas, en el
mismo punto se iba reformando el mercado
de ventas fraudalentas. Y debe agregarse que la interrupción no le hizo mucho daño a los asuntos de la banda.
En reversa, el
miedo que la banda mostraba de haber por la policia, ya sea cierto o falso,
podría haber convencido a la gente de que los negocios propuestos tenían que
ser muy rentables.
¡Qué bendita
ingenuidad de los británicos y los turistas de Londres!
Recuerdo que mi
padre solía contarme acerca de los sinvergüenzas napolitanos que vendían a los
compradores ingenuos relojes de oro falso, desde la época de la Segunda Guerra Mundial,
fingiendo que eran el botín del último robo del siglo. Aunque todos conocen el
Teatro Napolitano, es algo diferente de la comedia inglesa.
También recuerdo
que Bob una vez me confesó que se había ganado de vivir en ese estilo, durante
un tiempo, y que sabía que los que lo practicaban eran todos muy buenos chicos.
giovedì 14 luglio 2022
Recuerdos de un Italiano en Londres - 18
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mercoledì 13 luglio 2022
Recuerdos de un Italiano en Londres -17
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Bob y los otros comerciantes, incluidos sus dos hermanos y una hermana, habían abandonado la escuela poco después de haber resuelto sus obligaciones escolasticas; de hecho, muchos incluso antes de ese término.
Rebelde y refractarios
con las duras reglas de los profesores de la escuela inglésa, preferían la vida
libre de la calle; sin supervisores jerárquicos invadiendo o reprendiendo y sin
ningún tipo de obligación (no era raro que cambiaran las malas palabras con
algún cliente demasiado exigente o desafortunado). Y con un gran sueldo sobre
las ganancias promedio de los trabajadores y empleados de las oficinas
encerradas.
giovedì 7 luglio 2022
La Polizia di Cagliari indaga-5
Capitolo
Quinto
Alle nove e mezza in
punto il fuoristrada del commissario De Candia si fermò in via Torbeno,
all’altezza corrispondente al numero civico che figurava nel bigliettino che la
sua amica gli aveva dato il giorno prima. L’avvocato Levi comparve subito
davanti all’ingresso. Indossava dei pantaloni neri e un comodo giubbotto in
pelle ben sagomato, chiuso in alto da un foulard dai colori vivaci. Ai piedi
calzava scarpe con il tacco basso. Una capiente borsa e un capello a larghe
falde completavano il suo abbigliamento. Santiago la vide più che mai
affascinante, ma si limitò a un saluto affettuoso e compassato.
Quando furono sulla
strada statale 131, la storica arteria che ancora collega Cagliari e Sassari,
denominata Carlo Felice, in onore del monarca sabaudo che per primo volle
collegare le due principali città del suo regno, Luisa Levi, dopo i convenevoli
di rito, chiese come fosse andato il sopralluogo del giorno prima in via
Giudicessa Adelasia.
Il commissario Santiago
ci aveva pensato prima di addormentarsi e ne approfittò per esprimere a voce
alta alcuni dei dubbi che gli erano sorti. Di solito non parlava mai con
nessuno, al di fuori della Questura, delle indagini che erano in corso. Al
riguardo la sua riservatezza era pressoché totale. Ma con l’avvocato era
diverso. In qualche modo le ricordava sua moglie. Aveva imparato a fidarsi di
lei e in nessun modo sentiva di venir meno al suo dovere di mantenere il dovuto
riserbo professionale. Anzi, il suo istinto di sbirro lo induceva a ritenere
che un confronto con quella donna potesse essere utile allo sviluppo delle sue
indagini.
«Mi
chiedevo da dove possa essere entrato l’assassino»
disse affrontando uno dei dilemmi che lo avevano tenuto occupato la sera
precedente, prima di addormentarsi. «A
parte la possibilità che sia stata la vittima ad aprirgli la porta per
ingenuità o per conoscenza del suo assassino, non so proprio che dire.
Ispezionando la casa ho pensato che una via di accesso clandestino possa essere
stato dalla mansarda. Infatti, lì ci sono due lucernari, con apertura a
ribalta. Entrambi li ho trovati aperti. Ma mentre uno era fissato con
l’apertura per la ventilazione, che consiste nell’appoggio del telaio a una
levetta a scomparsa, estraibile ad angolo retto per il fissaggio, l’altra era
semplicemente appoggiata al telaio, come se qualcuno l’avesse aperta per
entrare, o magari anche per uscire, e non l’avesse risistemata. E questo secondo
lucernario, per combinazione, è proprio quello che consente l’immissione nei
tetti circostanti, mentre l’altro guarda nel vuoto, esattamente dalla parte
opposta!
«Mmm»
fece l’avvocato riflettendo. «Io purtroppo non ho
potuto ispezionare la casa, che come tu sai bene è ancora sotto sequestro. Però
il mio assistito, quando ho affrontato lo stesso problema con lui, mi ha
descritto questa mansarda, confermandomi che su incarico della zia, era stato
lui, all’inizio della primavera, ad aprire in modalità ventilazione i due
lucernari, altrimenti chiusi durante la stagione delle piogge. Io purtroppo non
ho avuto neppure l’accesso agli atti di indagine, ancora secretati, ma mi
chiedevo se i Carabinieri che hanno proceduto all’arresto abbiano fatto un
sopralluogo nella casa prima di mettere i sigilli»
«Purtroppo
dai verbali non risulta alcun sopralluogo ai locali della mansarda!»
«Eh
già!»
interloquì l’avvocato in maniera polemica. «Erano
talmente sicuri di aver chiuso il caso che non hanno pensato altro che ad arrestare
il povero nipote della signora Emma e a farsi intervistare e fotografare a
destra e a manca!»
Il commissario sorrise,
pensando che questa battuta sarebbe piaciuta molto a uno dei suoi
collaboratori, che non perdeva occasione per criticare l’ossessione mediatica e
la superficialità di certi settori della polizia giudiziaria.
domenica 10 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-45
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Il commissario De Candia amava molto il teatro;
sicuramente più del cinema; suo padre era stato abbonato per una decina
d’anni, alla rivista ‘Il Dramma’, il
quindicinale che Lucio Ridenti, alias Ernesto Scialpi, aveva diretto sino alla
fine degli anni sessanta; su quella rivista, sin da ragazzo, si era fatto una
certa conoscenza del teatro di prosa
italiano in auge negli anni a cavallo tra il cinquanta e il sessanta,
familiarizzandosi con i grandi interpreti di quegli anni: Gino Cervi, Ernesto
Calindri, Paolo Stoppa, Andreina Pagnani, Paola Borbone, Emma e Irma Gramati,
lo stesso Vittorio Gassman (poi transitato con successo al cinema); successivamente l'opera, grazie alla moglie, melomane competente e appassionata, aveva preso il
sopravvento sulle altre forme di spettacolo e il teatro era rimasto relegato
nei ricordi in bianco e nero della televisione e in quelle riviste
quindicinali.
Schnitzler lo conosceva di fama e aveva persino letto
qualcosa di suo, in passato. Non era tra gli autori che conosceva meglio, questo
è certo. Senza ombra di dubbio lo considerava un grande autore, ma troppo
introspettivo e cerebrale; troppo attento a scavare dentro la psiche dei suoi
personaggi, mettendo in luce insieme
alle loro fragilità, anche le debolezze di una società fondata sulla finzione,
sull’ipocrisia e sulla menzogna. Qualcuno sosteneva addirittura che l’autore
fosse l’alter ego di Sigmund Freud, tutto teso com’era, nella sua produzione
drammaturgica, a scavare dentro i personaggi, alla ricerca delle pulsioni nascoste,
delle libido sommerse nel sub conscio, dei segreti della psiche.
Ma se la sua amica Luisa Levi amava molto quell’autore
(come a lui era sembrato di intuire dall’entusiasmo con cui, poco prima, gli
aveva comunicato l’evento) lui era pronto a rivalutarlo e anche ad esaltarlo,
se necessario. Non di meno, egli preferiva spettacoli meno impegnativi; era
portato a divertirsi e, possibilmente anche a ridere, quando andava a teatro.
Forse era un suo limite, una sua autodifesa, non
vedere quelle debolezze, quelle maschere, quelle finzioni del mondo reale che i
grandi drammaturghi riuscivano a mettere in scena.
Del resto, lui, di maschere ne vedeva abbastanza nel
suo ambiente, tra diseredati e ricercati, colleghi, superiori e magistrati. E
forse l’aver perso la sua compagna prematuramente, dopo appena dieci di
matrimonio, gli aveva impedito di vedere la loro unione degradare negli abissi dell’abitudine e dell’ipocrisia
che sembravano emergere da certi capolavori della drammaturgia del secolo
ventesimo appena scorso.
Prima di addormentarsi, mentre già il tomo che stava
consultando gli incominciava a ballare davanti agli occhi semichiusi, gli venne
in mente quella spiegazione che l’avvocato aveva abbozzato, per giustificare la
sua sparizione improvvisa, dopo che la loro storia sembrava essersi invece
avviata verso un percorso di consolidamento.
Luisa Levi aveva avuto forse paura che la loro unione
potesse scivolare su un crinale di noia e di abitudine, spegnendo quella
loro attrazione, fisica che era anche mentale, psicologica e
intellettuale? Quell’attrazione che si
era concretizzata, in più di un’occasione, in amplessi appassionati che li avevano visti fusi in una congiunzione
quasi magica, come due corpi celesti attratti da una forza misteriosa, costante
ed eterna come la forza gravitazionale che tiene uniti gli astri e le
galassie nell’universo infinito!
Quando si svegliò il commissario ripose il libro che
gli era caduto dalle mani e si preparò per la sua passeggiata a Monte Urpinu,
dove andava tutte le volte che poteva, a camminare, più che a correre, e a
respirare in piena libertà tra i pini, i carrubi, gli olivastri e le querce dell’immenso parco, un tempo
periferia della città di Cagliari dove avevano regnato le volpi e gli
scoiattoli e che oggi risultava inglobato nel centro abitato, pur continuando a
costituire un polmone fondamentale per i cagliaritani e per chiunque
desiderasse immergersi nella natura, lasciandosi alle spalle inquinamenti e
rumori.
E lui, al dilettevole, univa anche l’esigenza di mantenersi
in forma, preservando dall’incipiente sedentarietà, gli addominali che aveva
coltivato nei decenni precedenti e la forma fisica alla quale teneva ancora
così tanto.
Ed era grazie a quelle sue ricorrenti passeggiate che
era riuscito a tenere a bada il suo peso e la pinguedine incipiente, che
aspetta gli uomini al varco della cinquantina; anche se il commissario,
tuttavia, aveva ancora qualche anno prima di raggiungere il fatidico traguardo
del mezzo secolo di vita.
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domenica 18 luglio 2021
Omicidio a Cagliari - 14
Alla riunione del venerdì il commissario De Candia, come sempre, lasciò
in fondo alla lista degli omicidi ancora in fase di indagine, il fascicolo dell’assassinio di via
Giudicessa Adelasia. Informò i suoi collaboratori sulla svolta che avevano
preso le indagini in seguito al ritrovamento presso la casa di Andrea Picciau
di parte del materiale asportato dalla cassaforte della vittima, compreso il
testamento che lo escludeva dall’eredità della zia.
«Ci
manca però la ciliegina sulla torta: assicurare l’assassino alla giustizia!»
disse il sovrintendente Farci.
«Stamattina
mi hanno restituito da Carbonia il verbale di acquisizione delle prove firmato
da Maria Grazia Picciau. Lunedì andrò a parlare con il procuratore capo:
stavolta non potrà negarci il mandato di cattura e vedrai che con quello, lo prenderemo, ovunque egli sia!»
«A
proposito!» esclamò l’ispettore Zuddas «E’
arrivata un’informativa riservata da Olbia:
a un ricettatore è stato proposto, da uno sconosciuto che corrisponde alla
descrizione che noi abbiamo di Andrea Picciau, l’acquisto dei gioielli della lista che io ho
mandato in giro nelle città più importanti dell’isola; il ricettatore ha
riconosciuto i gioielli e ha guadagnato del tempo senza insospettire
l’offerente; e ha provveduto ad
informare la polizia!»
«Quindi
il nostro uomo si trova ad Olbia?»
chiese il sovrintendente rivolto al commissario.
«Ah,
dimenticavo di dirvi che il nostro uomo
si è presentato dal ricettatore con una donna, sostenendo che i gioielli fossero
i suoi…»
intervenne l’ispettore Zuddas.
«Per
me quello sta cercando di procurarsi i soldi per spiccare il volo con quella
sua complice! Che ne pensa lei commissario?»
ribatte il sovrintendente Farci.
«Quelli
come lui, nella scala dei bisogni, hanno al primo posto la droga!»
sostenne l’ispettore con foga!
«A
proposito!» intervenne il commissario rivolto al
sovrintendente Farci, frugando nel fascicolo. «Ti
ricordi quell’involucro che ti ho affidato per il Servizio di Polizia Scientifica? E’ arrivato
il referto delle analisi!»
Il
sovrintendente prese il foglio che il commissario gli porgeva.
«Fluoracetato
di sodio? Ma è uno scherzo?» esclamò il
sovrintendente porgendo il foglio all’ispettore Zuddas che glielo sollecitava.
«Quelli
della Scientifica non scherzano mai!»
disse il commissario con un sorriso.
https://www.ibs.it/al-di-delle-evidenti-apparenze-libro-ignazio-salvatore-basile/e/9788898981823
venerdì 14 maggio 2021
La Terza via - 8
E arrivò davvero subito; il tempo di sfogliare distrattamente qualche rivista sotto gli occhi arrossati e attenti del titolare dell'edicola, un pakistano di mezza età, dalle guance grosse e carnose.
-«Ciao!» – mi fece con un gran cenno Giampiero, mentre giungeva, in lontananza, dall’unica barriera di uscita della Metropolitana. Anche Michelle, che già conoscevo, mi salutò con la mano per aria. Mi presentarono quindi a Martine, una ragazzetta non tanto alta, che vestiva dei jeans su una camicetta bianca ricamata, delle scarpe “Adidas” bianco-verdi ed un nastrino azzurro alla fronte che le cingeva i capelli castani dal taglio corto. Abbozzò un sorriso sui denti un po’ irregolari, pronunciando un “hello!” strettissimo e arrestandosi, con una mano che teneva il giubbotto riverso sulle spalle e le dita dell’altra infilata nella tasca dei jeans, con il solo pollice di fuori. Dopo alcuni convenevoli chiesi a Giampiero notizie di Donato.
https://www.mondadoristore.it/terza-via-uomo-viaggio-tre-Ignazio-Salvatore-Basile/eai978883381236/
sabato 24 aprile 2021
La Terza via - 5
A Londra era tutto un proliferare di sette new wave di ispirazione per lo più orientale: buddhiste, indiane, cinesi, persiane; e i giovani si perdevano appresso a questi venditori di illusioni e di sogni, mascherati da spiritualità antiche e profonde. E non ho mai capito se fossero i giovani più smaliziati o quelli più fragili confondere la ricerca dello spirito con le sostanze che alteravano la percezione della realtà ordinaria; probabilmente la questione era correlata alle letture più in voga in quel momento: Aldous Huxley, Allen Ginsberg e i poeti della Beat Generation, Baudelaire, Herman Hesse e chissà quanti altri ancora. Tra questi c’era sicuramente anche il sudamericano Carlos Castaneda, trapiantato negli USA per studiare Antropologia e finito poi in Messico ad applicare sul campo i suoi studi sul popolo degli Huicholes, uno dei tanti ceppi originari del territorio attorno all’altipiano della Sonora che assumevano il peyote, il fungo contenente la mescalina, che a quanto pare li metteva in contatto con un mondo fantastico. Eppure l’antropologo peruviano (lì mi pare fosse nato Castaneda) spiegava bene di non amare queste droghe. Ma non c’è niente da fare: ognuno sceglie ciò che più gli aggrada in ogni lettura, soprattutto se condotta senza un’adeguata guida.
Così, leggendo quella trilogia che mi
era capitata tra le mani (ma la serie completa, come scoprii più avanti negli
anni, conta molti più volumi), sognavo di diventare l’allievo di uno sciamano
yaqui (nei libri non viene mai menzionata l’esatta etnìa dello sciamano che
funge da maestro per lo scrittore, forse per evitare il turismo superficiale di
viaggiatori interessati soltanto allo sballo facile, laddove la ricerca
dell’autore, sembrava invece avere tutti i crismi di una vera e propria ricerca
antropologica e di uno studio sul campo), di ingerire il peyote e di fumare; di
padroneggiare la bilocazione riuscendo a
librarmi in volo, come un autentico volatile; e tutte le altre fantasticherie
che andavo leggendo; e che sembravano credibili e vere; e magari lo erano
veramente, chissà! Quando si è giovane è più facile credere e sognare
l’inverosimile; e perfino l’impossibile.
https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html
domenica 18 aprile 2021
La Terza via - 4
In viaggio per Londra, in quel luglio del 1977,
mi accompagnavo casualmente a una mia ex compagna della ragioneria, che mi piaceva sin dai tempi della scuola,
anche se non le avevo mai dichiarato i
miei sentimenti, sempre frenato dalla mia timidezza e dalle mie interiori
paure. La ragazza era comunque fidanzata e presto l’avrebbe raggiunta a
Londra il suo ragazzo per riportarsela a
Cagliari e convolare così insieme a
giuste nozze.
Ad essere sincero ero partito con l’idea
di trovarmi un lavoro per l’estate, di
farmi qualche soldo e poi di ritornarmene a casa e di concludere gli studi
universitari; in fondo mi mancavano soltanto cinque o sei esami per arrivare
alla laurea.
Londra mi piacque subito. Mi piacquero
le grandi vie e i grandi parchi dell’West End e mi piacquero i vicoli più
intimi e contenuti di Soho; complessivamente sentii che in quella città ci
stavo bene; diciamo che il suo fascino misterioso, che sembrava aleggiare,
soprattutto la sera, sui caseggiati di
pietra e in quegli edifici che trasudavano storie, mi avvinse in una spirale di
emozionanti sensazioni, come se avessi
già vissuto, in un remoto passato, tra quelle mura e in quei luoghi. Niente di
definito o di certo, sia chiaro, ma soltanto delle sensazioni; nulla di più.
Forse avvertivo, in quel momento di estrema solitudine, che Londra era una
città sola e solitaria, come me; e le nostre solitudini si fusero e io trovai
lì rifugio e consolazione, in quella metropoli che ancora costituiva, come era
stato per secoli, rifugio per anime inquiete e pellegrine, ma anche per
perseguitati in cerca di protezione e libertà.
https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html
sabato 10 aprile 2021
La Terza via dei bohemiens
A me queste figure di bohemiens
piacevano da morire. Non mi riferisco
soltanto alle donne. Michelle, certo, mi piaceva; ma era la donna di un
amico; e per me era sacra e intoccabile. Mi riferisco in generale a quei
giovani che allora riuscivano a vivere di espedienti, magari suonando la
chitarra nelle metropolitane, oppure dipingendo, come Michelle, o vendendo
prodotti artigianali di propria fattura. Mi affascinava quel mondo, avvolto nel
mistero, dove si praticava il sesso libero e ci si perdeva nel fumo e nei sogni
della droga, senza pensare ad altro che al presente; senza rogne e senza
impegni; senza orari di lavoro o di studio. Se i ricchi potevano farlo grazie
ai loro soldi, io, che ricco non lo ero e non aspiravo neppure a diventarlo,
avrei potuto esserlo, o meglio immaginavo di diventare libero, grazie all’arte, all’ingegno, a una qualche
forma di creatività che purtroppo non avevo.
Ma in fondo, sognare non costava niente. E io sognavo di essere ciò che non ero. Magari, mi dicevo, potevo migliorare nella chitarra. Ma avrei avuto il coraggio di mettermi a suonare nei corridoi della metropolitana?
https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html
sabato 23 gennaio 2021
Sardegna magica
A volte mi chiedo chi siamo noi Sardi. Da giovane sognavo una Sardegna indipendente. Mi davano fastidio questi politici romani, spocchiosi e arroganti, che si permettevano di guardarci dall’alto verso l’alto. Sognavo che tutti i Sardi si sarebbero uniti, come una forza sola e avrebbero marciato contro la corruzione e il dominio dei colonizzatori. E mi arrabbiavo quando leggevo che la nostra isola è quasi un continente, con le diversità così evidenti, che a volte non ci si capisce da un paese all’altro, che magari distano appena qualche chilometro.
Poi andavo nelle case a portare la mia idea di libertà, i miei ideali di unità. I miei compaesani, belli come tutti i vecchi, tanto più se sono sardi (e nel mio caso anche siciliani, pugliesi e napoletani) mi dicevano: “Tenisi arrexoni, o Torixeddu! Ma chi diventausu indipendnentisi sa pensioni, a nosu, chini si da pàgada? Su dinai nostru esti in s’Impisi!”.
Ancora mi chiedo chi siamo noi Sardi.
domenica 17 gennaio 2021
La mia musica preferita
Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.
Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.
Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.
Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.
Quando sono malinconico metto un po’ di Fado portoghese, della musica napoletana, del Flamenco (Gipsy King!) o del buon Blues.
Non disdegno neppure, di quando in quando, le cantanti italiane: Mina, Patty Pravo, Dalida e Iva Zanicchi sono tra le mie preferite.
Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.
Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.
Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.
Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.
Oggi, se dovessi ritornare a teatro, prediligerei un buon concerto di musica classica oppure un’opera lirica (la Carmen di Bizet, la Tosca di Puccini e il Barbiere di Rossini sono tra le mie preferite).
Ma quando sono al PC e scrivo o lavoro, non c’è migliore compagnia per me della musica italiana degli anni sessanta e settanta!





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