last moon

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sabato 13 maggio 2023

In death of John Paul the Second

 


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Please pray for me


Those shots

the 13th may 1981

at St Peter Sq

saw me 

cold witness of time

but I cried for you

later on 

when I saw you

trembling under the weight

of your Cross;

please pray for me

among the Angels

your existing is the brightest

proof of God's existence!

venerdì 24 dicembre 2021

Il concepimento di Gesù secondo Matteo

 

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Ecco come avvenne il concepimento

Di Gesù Cristo: Sua madre, Maria,

essendo legata in fidanzamento

 

a Giuseppe, uomo della dinastia

di Davide, nell’anno che il dettato

impone castità carnale, in sintonia

 

con quanto l’Angelo le avea annunziato,

sentì ‘l seme dello Spirito Santo

animarsi in seno! Il fidanzato

 

Giuseppe, che era un uomo giusto, intanto,

venuto a conoscenza dell’attesa,

seppur perplesso e non di meno affranto,

 

si risolse ad una segreta resa

del nuziale impegno, onde prevenire

ogni scandaloso clamore! Presa

 

così la decisione, ecco apparire

in sogno a Giuseppe, come d’incanto,

un Angelo di Dio che prese a dire:

 

-          “ Dubbi e paure tue metti in un canto,

-          Figlio di David, quel che è

-          In Maria è dello Spirito Santo,

 

perciò tienila con te!Il Suo nato

Lo chiamerai Gesù, Il Salvatore!

Egli infatti salverà dal peccato

 

Il Suo popolo!” Così ‘n quelle ore

Cominciò ad avverarsi quel che

Avea predetto Isaia latore:

 

“ Sarà chiamato Emanuèl;

il figlio cui la Vergine darà

la luce e che significa ‘Jahvèh

 

con noi’! Destatosi, Giuseppe fa

come gli ha detto l’Angelo di Dio;

prende con sé la sposa che non ha

 

conosciuto uomo e che, in modo pio,

partorirà ‘n figlio detto Gesù!

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domenica 14 novembre 2021

I Thirsenoisin - 9

 


«E’ andato tutto in malora!» esclamò Norace, con il fiato corto per la corsa disperata,  saltando in groppa a uno dei cavalli.

«Mi racconterai tutto a casa! Adesso pensiamo a spronare le cavalcature verso la salvezza! Non passerà molto che ci daranno la caccia.» gli rispose Mandis, imitato da tutti i presenti.

Nel recinto circolare delle feste, intanto, nessuno aveva dato l’ordine di inseguire il giovane principe. Non certo Irisha, che aveva ordinato ai servi di trasportare Elki alla reggia per le cure immediate; non Itzoccar, ancora scosso e incredulo. Non il comandante delle guardie, che aspettava gli ordini del suo re; e neppure Madau, il secondo sacerdote, preoccupato soltanto per Elki. E della gran confusione avevano approfittato Norace e i suoi accoliti, guadagnando con circospezione l’uscita dal recinto delle feste.

Irisha aveva preparato in tutta fretta un cataplasma con Calendula, Salvia, Miele e Carpino nero, un raro estratto di betulla,  che cresceva soltanto nella foresta di Montarbu, dov’erano nati i suoi antenati di parte materna; aveva disposto la poltiglia su una pezza di lino  soffice  e l’aveva poggiata delicatamente sulla ferita di Elki; poi provvide a fasciarla con delle bende forti e strette. La ferita era profonda, ma non avendo leso organi vitali, non avrebbe messo in pericolo la vita del gran sacerdote. Lo affidò a Madau, che lo fece trasportare con grande cura, nei suoi alloggi. Nell’accommiatarlo il re gli disse che l’indomani, si sarebbe riunito il Gran Consiglio degli Anziani per delle decisioni importanti. Itzoccar licenziò anche il comandante delle sue guardie. Gli disse di fare distribuire la carne arrostita per la festa, al popolo, prima che si disperdesse; e di rasserenare gli animi di tutti; domani avrebbe comunicato al popolo riunito le sue decisioni, dopo la riunione del Consiglio degli Anziani. Poi pregò Rumisu di predisporre dei turni di guardia più solerti che mai e augurò la buonanotte a sua figlia Aristea che commossa gli sussurrò che era pronta a sposare Arca Salmàn. Itzoccar fu lieto di questa notizia. Se non altro il suo rientro non era andato storto del tutto.

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venerdì 8 ottobre 2021

Al di là delle apparenti evidenze - 12

 


La scelta dell’opzione pugliese, rispetto a quella sarda (forse più sostanziosa e completa come piatto unico), aveva consentito al commissario  di prevedere nel menù dedicato alla sua ospite, un secondo a base di cozze e arselle (che aveva visto particolarmente fresche e invitanti nei banchi del mercato dei  suoi fidati e conosciuti fornitori settimanali). Sulla tavola non sarebbero mancate le verdure e la frutta di stagione e nel frigo già stazionavano alcune  bottiglie del suo vermentino preferito.

La sua ospite arrivò alle ore venti, puntualissima e bellissima. Quello che gli piaceva di Luisa Levi, oltre al suo ingegno investigativo e al suo fascino femminile, erano  il suo buongusto e la sua agevole propensione nel mangiare; inoltre lo sorprendeva ogni volta la levità con cui la sua amica gustava il vino: era la prima donna che riuscisse a tenergli testa nel bere; anzi, dopo diversi bicchieri lei sembrava addirittura più sobria di lui!

Dopo cena si accomodarono nell’ampio e comodo divano davanti al televisore, che il commissario provvide a rendere muto, dato che aveva in programma di sottoporre al vaglio dell’acume investigativo della sua ospite, i dilemmi dell’omicidio di via Giudicessa Adelasia che ancora rimanevano irrisolti.

L’avvocato ascoltò con attenzione il suo resoconto dell’incontro con Maria Grazia Picciau e gli ulteriori sviluppi che c’erano state nelle indagini sull’omicidio che, all’inizio, aveva visto come indagato principale un suo assistito, colto incredibilmente con il coltello in mano dai carabinieri intervenuti sul luogo del delitto, ma successivamente scagionato grazie al riesame che lei aveva inoltrato al Tribunale della Libertà di Cagliari.

 

-          “ Che ne pensi?” – chiese alla fine del suo resoconto il commissario?

-          “ Penso che il tuo team abbia fatto un ottimo lavoro e che il mio assistito sia sulla buona via dell’assoluzione definitiva!” – rispose l’avvocato con un sorriso compiaciuto.

-          “ Mi incuriosiva sapere cosa ne pensi tu del fatto che Andrea Picciau non abbia distrutto il testamento che lo escludeva dall’eredità della zia e lo abbia invece conservato…” – chiese nel dettaglio il commissario.

-          -“ Vuoi sapere cosa ne penso io? – “ disse l’avvocato con un sorriso sornione- “ Io penso che lui potrebbe avere  avuto in mente di farne redigerne uno nuovo da un falsario, dove lui sarebbe stato, magari,  l’unico erede…Anche se mi sarei aspettata la distruzione dell’originale,  per condurre poi il lavoro di falsificazione su una semplice fotocopia ”

-          - “ Potrebbe essere plausibile!” – disse il commissario come nota di apprezzamento. “ E la presenza del fluoracetato di sodio con quella siringa da dieci millilitri? Secondo uno dei miei collaboratori il fluoracetato serviva per tagliare la roba…quella da spacciare, suppongo…”

“ Io invece ho in mente qualcos’altro” – interloquì l’avvocato, con quel suo solito sorriso che la faceva assomigliare a un gatto mentre si studia il modo migliore di acchiappare una preda.


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sabato 12 giugno 2021

La Terza via - 13



Rimasi a lungo a ciondolarmi all’ombra dei pini, nel dondolo che mi cullava dolcemente. Fumavo e mi chiedevo il perché di quella domanda-risposta, se fossi stato io, l’ incauto a chiedere di Donato, oppure se fosse stata lei, la sconosciuta senza nome,  mandata da lui a ritirare quell’ingombrante e misterioso borsone,  a fraintendere la mia domanda.

Comunque la rigirassi nella mia mente, restava nella mia memoria un ricordo sgradevole, come di un’ingiustizia subita; o forse di una delusione. Il mio errore forse era stato di mitizzare certe  persone. Anche da studente, sin da adolescente, quando frequentavo i primi anni della scuola superiore, avevo coltivato una grande ammirazione per i compagni del triennio superiore che capeggiavano il movimento studentesco, parlando nelle assemblee, e ancora prima convocandole; organizzavano e proponevano gli scioperi, i cortei cittadini, le sortite in piazza e alla Facoltà di lettere, dove si discuteva con gli universitari dei massimi sistemi e si sognava di creare una società più equa, scalzando gli uomini di potere dalla protervia delle loro poltrone e dei centri di potere dove si erano arroccati.

Ed era stata quella ammirazione a spingermi ai vertici del movimento, riempiendo i vuoti che quelli, diplomandosi, avevano lasciato e diventando di fatto un capo riconosciuto del movimento studentesco cittadino.

Ma io non avevo mai voluto avere a che fare con l’aspetto violento del movimento. Sapevo che c’era un gruppo di duri  e irriducibili che scendevano in piazza per affrontare “i fasci” (cioè le frange estreme ed opposte del movimento studentesco, in realtà mai riconosciuti, che erano stati relegati in una sorta di limbo extraparlamentare, molto peggio di quello toccato in sorte ai vari gruppuscoli della sinistra extraparlamentare),  ma quella logica dello scontro io l’avevo rifiutato.

Ed oggi forse mi era più chiaro il motivo. A me non piacevano queste persone violente, che finivano per essere più arroganti e proterve di quelle che occupavano i centri di potere e che noi avremmo dovuto fare sloggiare dagli scranni ove sembravano  seduti per grazia ricevuta.

Che cosa sarebbe successo se questi nuovi capi avessero preso il potere?

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sabato 5 giugno 2021

La Terza via - 12

 


Quel suo gesto mi parve buffo, ma Michele dovette leggere una nota di delusione sul mio viso. Infatti si affrettò a dire:«Naturalmente se vuoi organizziamo un’uscita a quattro…»

«Ma, no! Figurati!» dissi io, già preoccupato di dovermi sobbarcare una serata di tensione tra due ex che si erano lasciati in malo modo.

Poi venimmo assorbiti da nuovi clienti e nuove trattative, sino a quando ci accorgemmo che il mercato era vuoto. Si erano fatte le ore tredici, ora fatidica anche a Roma. Rimanevano solo alcuni  commercianti tardivi, che incominciavano ora a smontare le loro postazioni di vendita. La nostra non era poi così complessa, come certe altre, da smontare. Si trattava di riempire i borsoni con la merce e ritirare i teli da terra. Michele contò soddisfatto il suo incasso.

«Anche oggi è andata bene. Facciamo a metà?» aggiunse poi allungandomi delle banconote.

«Ma scherzi?» mi schermii subito io. «Tu hai tutte le spese, le materie prime, il lavoro che ci hai messo, il locale. E poi non voglio niente. Già mi dai vitto e alloggio!»

Sembrò deluso. Forse aveva paura che il mio diniego potesse significare la perdita della mia collaborazione.

«Beh, almeno una parte, se non proprio la metà, la dovresti accettare.»

«Ma dai Michele! Lascia perdere, mi metti in imbarazzo! Io ti faccio compagnia volentieri! Per me è un gioco, ti assicuro! Mentre per te, giustamente, è un lavoro! Il tuo lavoro!»

Non parve molto convinto.

«Con l’aiuto di Simona spero di convincerti! Mi aiuti?» aggiunse afferrando uno dei borsoni e accennando all’altro.

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mercoledì 2 giugno 2021

La Terza via -11

 


Dopo pranzo mi portò nel laboratorio dove confezionava i suoi articoli di pelletteria. Ne aveva parecchi; tutti pezzi unici; avevano un non so di che di robusto, di antico e di artistico allo stesso tempo; pur nella loro estrema essenzialità. Si mise a riempire dei borsoni.

«Domani devo esporre alla Festa de Noantri! Mi fai compagnia? Così mi aiuti anche a portare la merce. Sabato sarò da solo!»

«Simona non viene con te?»

«Magari la domenica. Il sabato lei lavora, soprattutto in questo periodo.»

«Pensi che a Simona faccia piacere?»

«Se sa che mi aiuti alla festa, figurati! Lei è molto protettiva; si sentirebbe sicuramente più tranquilla!» disse con entusiasmo, immaginando dalla mia domanda che io volessi accettare la sua proposta. In effetti l’idea non mi dispiaceva. Fra i miei progetti mai realizzati c’era stato , un tempo, quello di vendere per strada degli oggetti confezionati da me. Come faceva Michele, senza impegno, giusto per campare la giornata. Magari io avevo pensato a dei braccialetti, degli anellini o delle collanine in metallo. Però era l’artigianato in generale che mi piaceva. Mia nonna materna raccontava sempre, con orgoglio e vanto,  di avere ritrovato in un ripostiglio, i giocattoli in legno che mi ero costruito da me, un’estate che avevo trascorso a casa sua.

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sabato 29 maggio 2021

La Terza via - 10




 

Come previsto il mio contratto di esperto in diritto internazionale doveva essersi incagliato in qualche scoglio di uno di quei porti frastagliati che anche in Colombia si chiamano ministeri; o forse il mio amico tintirillo si aspettava altri centocinquanta dollari americani che io non avevo (e se li avessi avuti non glieli avrei dati).

Insomma, scaduti i sei mesi del permesso provvisorio che mi avevano dato al mio arrivo a Bogotà, dovetti lasciare la Colombia.

Mi ero ripromesso di passare da Roma, tanto più che avevo un impegno da rispettare. Avevo promesso infatti di telefonare alla moglie di Silvio.

Roma mi è sempre piaciuta. A quel tempo non era certo il suo fascino spirituale ad attirarmi. Lì avevo trascorso le mie giornate di libera uscita, quando frequentavo la Scuola di Fanteria di Cesano. C’era quindi un piccolo pezzo di me, di ciò che ero stato prima di partire per Londra e poi per il Sudamerica; era un buon viatico per me, ricominciare da Roma la ricerca di me stesso. Ricordo un episodio buffo, dopo essere sceso dall’aereo, appena giunto in centro,  mentre mi spostavo con il bagaglio, alla ricerca del mezzo giusto da prendere. Casualmente mi imbattei in un mio conterraneo. Come argutamente sottolinea Dante nel suo Canto XXII, due Sardi che si incontrano, soprattutto fuori dalla Sardegna, non sono mai sazi di parlare nella loro lingua. Soltanto che io mi accorsi di mischiare il sardo al castigliano; riuscii ad esprimermi e a farmi capire; ma dopo aver parlato per sei mesi la lingua ufficiale spagnola, mi trovavo a confondere  la mia lingua madre con il castigliano.


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domenica 23 maggio 2021

La Terza via - 9



In quel tempo, mentre aspettavo un contratto che mi avrebbe fornito dei mezzi di sussistenza e un permesso di soggiorno almeno annuale, mi trovavo a gestire a Bogotà un Almacen, un negozietto  a metà tra un piccolo bar e una minuscola merceria, due generi merceologici che da noi non si trovano mai congiunti.

Il Tintirillo che lo gestiva prima di me era una specie di avvocato con laurea triennale (da noi, anni dopo, sarebbe sorta una figura del genere con la laurea triennale in Servizi Giuridici della riforma universitaria, ma al tempo non esisteva ancora), che era rimasto impressionato della mia conoscenza dei codici e me lo aveva mollato in gestione mentre lui navigava in quei misteriosi porti di mare che anche in Colombia si chiamano ministeri, suppongo ancora più complessi e meno abbordabili dei nostri, dato che di quel contratto, già da me sottoscritto, e in forza del quale avrei dovuto collaborare come esperto di diritto internazionale nella sua azienda di servizi giuridici,  che lui doveva registrare al ministero degli esteri, non ne seppi mai niente, sino alla scadenza del mio permesso semestrale provvisorio. O forse si era tenuto i centocinquanta dollari che gli avevo allungato e ciccia.

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venerdì 14 maggio 2021

La Terza via - 8



E arrivò davvero subito; il tempo di sfogliare distrattamente qualche rivista sotto gli occhi arrossati e attenti del titolare dell'edicola, un pakistano di mezza età, dalle guance grosse e carnose.

-«Ciao!» – mi fece con un gran cenno Giampiero, mentre giungeva, in lontananza,  dall’unica barriera di uscita della Metropolitana. Anche Michelle, che già conoscevo, mi salutò con la mano per aria. Mi presentarono quindi a Martine, una ragazzetta non tanto alta, che vestiva dei jeans su una camicetta bianca ricamata, delle scarpe “Adidas” bianco-verdi ed un nastrino azzurro alla fronte che le cingeva i capelli castani dal taglio corto. Abbozzò un sorriso sui denti un po’ irregolari, pronunciando un “hello!” strettissimo e arrestandosi,  con una mano  che teneva il giubbotto riverso sulle spalle e le dita dell’altra infilata nella tasca dei jeans, con il solo pollice di fuori. Dopo alcuni convenevoli chiesi a Giampiero notizie di Donato.

https://www.mondadoristore.it/terza-via-uomo-viaggio-tre-Ignazio-Salvatore-Basile/eai978883381236/

 


sabato 1 maggio 2021

La Terza via - 6

 


Un giorno, mentre ci preparavamo  una pizza per la nostra pausa pranzo, Donato   mi disse che stava raccogliendo dei soldi per fare un regalo a Giampiero, di cui a breve sarebbe ricorso il genetliaco. Risposi che avrei partecipato ben volentieri e soltanto doveva dirmi che cifra dovessi versare per partecipare al regalo. Prima di rispondermi mi disse che la sua idea era di regalargli un pezzo di hashish,  per il quale Giampiero andava matto. Io non feci commenti anche se ricordo che pensai “Contento lui!”  Dissi che per me non c’erano problemi. Lui si limitò ad aggiungere che il fumo lo avrebbe comprato da Natale, grande fumatore ed esperto e che Giampiero mi aveva  invitato alla festa di compleanno che avrebbe dato sabato sera a casa sua. Venerdì sera, prima di smontare dal lavoro,  gli chiesi quanto gli dovessi dare. Donato mi rispose che Natale non aveva voluto soldi per un tocco di hashish che aveva voluto procurare gratuitamente,  come sua personale partecipazione al regalo di Giampiero. Mi scrisse l’indirizzo di Giampiero in un foglietto, raccomandandomi di non mancare.

All’indomani, ruppi  tutti i miei dubbi e le mie incertezze e decisi di recarmi alla festa di Giampiero. Mentre ero in viaggio in metropolitana cercai di vincere e dominare le mie apprensioni,  dicendo a me stesso che non era obbligatorio per me fumare quella sostanza misteriosa e sconosciuta; e poi non era neppure detto che me ne sarebbe stata data l’occasione. Quante storie! Avrei potuto sempre rifiutarmi di fumare. Io all’epoca fumavo ancora le sigarette (rigorosamente quelle di stato). Mi bastavano e avanzavano. Così rimuginando arrivai alla casa di Willesden Green, dove abitava Giampiero. Mi aprì una ragazza che mi fece entrare  senza farmi domande. Io dissi soltanto che ero invitato alla festa di compleanno di Giampiero.

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sabato 24 aprile 2021

La Terza via - 5

 



A Londra era tutto un proliferare di sette new wave di ispirazione per lo più orientale: buddhiste, indiane, cinesi, persiane; e i giovani si perdevano appresso a questi venditori di illusioni e di sogni, mascherati da spiritualità antiche e profonde. E non ho mai capito se fossero i giovani più smaliziati o quelli più fragili confondere la ricerca dello spirito con le sostanze che alteravano la percezione della realtà ordinaria; probabilmente la questione era correlata alle letture più in voga in quel momento: Aldous Huxley, Allen Ginsberg e i poeti della Beat Generation, Baudelaire, Herman Hesse e chissà quanti altri ancora. Tra questi c’era sicuramente anche il sudamericano Carlos Castaneda, trapiantato negli USA per studiare Antropologia e finito poi  in Messico ad applicare sul campo i suoi studi sul popolo degli Huicholes, uno dei tanti ceppi originari del territorio attorno all’altipiano della Sonora che assumevano il peyote, il fungo contenente la mescalina, che a quanto pare li metteva in contatto con un mondo fantastico. Eppure l’antropologo peruviano (lì mi pare fosse  nato Castaneda) spiegava bene di non amare queste droghe. Ma non c’è niente da fare: ognuno sceglie ciò che più gli aggrada in ogni lettura, soprattutto se condotta senza un’adeguata guida.

Così, leggendo quella trilogia che mi era capitata tra le mani (ma la serie completa, come scoprii più avanti negli anni, conta molti più volumi), sognavo di diventare l’allievo di uno sciamano yaqui (nei libri non viene mai menzionata l’esatta etnìa dello sciamano che funge da maestro per lo scrittore, forse per evitare il turismo superficiale di viaggiatori interessati soltanto allo sballo facile, laddove la ricerca dell’autore, sembrava invece avere tutti i crismi di una vera e propria ricerca antropologica e di uno studio sul campo), di ingerire il peyote e di fumare; di padroneggiare la bilocazione riuscendo  a librarmi in volo, come un autentico volatile; e tutte le altre fantasticherie che andavo leggendo; e che sembravano credibili e vere; e magari lo erano veramente, chissà! Quando si è giovane è più facile credere e sognare l’inverosimile; e perfino l’impossibile.

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domenica 18 aprile 2021

La Terza via - 4

 



In viaggio per Londra, in quel luglio  del 1977,  mi accompagnavo casualmente a una mia ex compagna  della ragioneria,  che mi piaceva sin dai tempi della scuola, anche se non le avevo  mai dichiarato i miei sentimenti, sempre frenato dalla mia timidezza e dalle mie interiori paure. La ragazza era comunque fidanzata e presto l’avrebbe raggiunta a Londra  il suo ragazzo per riportarsela a Cagliari e convolare così  insieme a giuste nozze.

Ad essere sincero ero partito con l’idea di trovarmi un lavoro per l’estate,  di farmi qualche soldo e poi di ritornarmene a casa e di concludere gli studi universitari; in fondo mi mancavano soltanto cinque o sei esami per arrivare alla laurea.

Londra mi piacque subito. Mi piacquero le grandi vie e i grandi parchi dell’West End e mi piacquero i vicoli più intimi e contenuti di Soho; complessivamente sentii che in quella città ci stavo bene; diciamo che il suo fascino misterioso, che sembrava aleggiare, soprattutto la sera,  sui caseggiati di pietra e in quegli edifici che trasudavano storie, mi avvinse in una spirale di emozionanti  sensazioni, come se avessi già vissuto, in un remoto passato, tra quelle mura e in quei luoghi. Niente di definito o di certo, sia chiaro, ma soltanto delle sensazioni; nulla di più. Forse avvertivo, in quel momento di estrema solitudine, che Londra era una città sola e solitaria, come me; e le nostre solitudini si fusero e io trovai lì rifugio e consolazione, in quella metropoli che ancora costituiva, come era stato per secoli, rifugio per anime inquiete e pellegrine, ma anche per perseguitati in cerca di protezione e libertà.

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sabato 10 aprile 2021

La Terza via dei bohemiens



A me queste figure di bohemiens piacevano da morire. Non mi riferisco  soltanto alle donne. Michelle, certo, mi piaceva; ma era la donna di un amico; e per me era sacra e intoccabile. Mi riferisco in generale a quei giovani che allora riuscivano a vivere di espedienti, magari suonando la chitarra nelle metropolitane, oppure dipingendo, come Michelle, o vendendo prodotti artigianali di propria fattura. Mi affascinava quel mondo, avvolto nel mistero, dove si praticava il sesso libero e ci si perdeva nel fumo e nei sogni della droga, senza pensare ad altro che al presente; senza rogne e senza impegni; senza orari di lavoro o di studio. Se i ricchi potevano farlo grazie ai loro soldi, io, che ricco non lo ero e non aspiravo neppure a diventarlo, avrei potuto esserlo, o meglio immaginavo di diventare libero,  grazie all’arte, all’ingegno, a una qualche forma di creatività che purtroppo non avevo.

Ma in fondo, sognare non costava niente. E io sognavo di essere ciò che non ero. Magari, mi dicevo, potevo migliorare nella chitarra. Ma avrei avuto il coraggio di mettermi a suonare nei corridoi della metropolitana? 

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venerdì 12 marzo 2021

I mitici anni settanta

 


Forse anche tu, come me, hai vissuto gli anni settanta, con le sue contraddizioni: da un lato le grandi riforme che hanno cambiato l’Italia (lo Statuto dei lavoratori, il diritto di famiglia, i decreti delegati della scuola, la riforma sanitaria); dall’altro la terribile stagione del terrorismo e delle stragi (iniziata in realtà a Piazza Fontana nel 1969 e culminata con il barbaro assassinio di Aldo Moro).

Ho pensato di mettere in forma di romanzo quelle vicende che io ho vissuto, in parte, in giro per il mondo, tra Londra e il Sudamerica.

È così che nasce il mio nuovo romanzo “La Terza Via” pubblicato dalle Edizioni Efesto.

Il mio romanzo costerà €13,50 e si può acquistare in ogni libreria (arriva in tre giorni) oppure nelle migliori piattaforme (Feltrinelli, Mondadori, Amazon, Ibs e tutte le altre).

Il libro è acquistabile anche con la carta docenti.

Veniamo al contenuto del libro. Come ti dicevo si tratta di una storia  ambientata negli anni settanta.

A metà di quegli anni la situazione in Italia è fatta di bombe che causano stragi di innocenti, di attentati

Terroristici e di un immobilismo politico e sociale nel quale il protagonista del romanzo, un giovane studente universitario in cerca di se stesso, non riesce ad ambientarsi.

Così decide di partire per Londra, inseguendo i sogni di una generazione delusa, alla ricerca di nuove opportunità.

E da lì inizia un viaggio che lo porterà a varcare l’oceano. Poi c’è una borsa…una borsa misteriosa.

Includo di seguito  il link del romanzo, sperando di aver suscitato il tuo interesse. https://www.libreriauniversitaria.it/terza-via-uomo-viaggio-tre/libro/9788833812366


 

sabato 27 febbraio 2021

San Paolo nell'Olimpo dei Poeti



Nella classifica che Amazon aggiorna ogni giorno, da un paio di giorni si trova San Paolo, con le sue Lettere, che io ho trasposto in rima e in versi, nella cornice del mio Poema della Creazione (praticamente una Bibbia in rima e in versi).

E' per me un grande onore occupare il quindicesimo posto in classifica dei libri di poesia più letti. Prima di lui ci sono soltanto gli dei irraggiungibili: Dante, Omero, Baudelaire, Virgilio, Rilker, Leopardi e pochi altri.

Grande San Paolo!

https://www.amazon.it/San-Paolo-Tarso-lettere-Creazione-ebook/dp/B01GILL5KI/ref=zg_bs_1345039031_15?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=3WHYZF507BXA61ZR93FS

lunedì 30 novembre 2020

Dedicato a Sant'Andrea

 CANTO SECONDO  

 

(Ove l’Apostolo ANDREA narra le sue peripezie in Acaia)

Fonte  di ispirazione: i documenti del Martirio di Sant’Andrea (ccdd Vangeli apocrifi);

Periodo di riferimento: dal 29 d.C. circa al 67 d.C. circa;

Per gli avvenimenti storici e culturali del periodo v. il Canto precedente;

 

Quartine a rime alternate

E incrociate con versi anisosillabici

Settenari e ottonari

 


 

Prologo

Fra i compagni di Gesù

Io son Andrea, più d’anni

Carico che di virtù

Ma fu a me e a  Giovanni

 

Che il Grande Precursore

Sulle rive del Giordano

D’eloquio e con la mano

Indicò Rabbì Signore

 

Io glielo dissi a Pietro

Che allora fu secondo

A seguire il RE del Mondo

Di poi, io gli fui dietro.

 

Di ciò non mi lamento;

Anzi,  fu una scelta mia,

Dovuta a ritrosìa

D’operaio macilento!

 

A me in fondo importava

Soltanto che il Signore

Leggesse nel mio cuore

Tutto il resto non contava

 

E questo io dimostrerò

Svelando ciò che celato

Per lungo tempo è stato

Come di seguito dirò.

 

Avvisarvi però devo

Per rispetto ai Sacri Testi

Che qui son solo resti

Di quel glorioso Evo

 

Che i quattro evangelisti

Han raccolto con bravura

E con divina cura

Da me e da chi li ha visti

 

Svolgersi in lor presenza

E son Testi rivelati.

Questi qui presentati

Di quel crisma sono senza.

 

 

Peripezie di Andrea dopo la morte di Gesù

 

1.      Dopo la Risurrezione

di Cristo, com’è noto,

fu fatta la divisione

del mondo ove ancora ignoto

 

2.      era il Verbo di Gesù.

Dopo qualche giro in Asia

A me toccò l’Acaia

Cioè quella regione giù

 

3.      della Grecia, ad essa unita

per l’istmo di Corinto

ed io fui là sospinto

per renderla erudita

 

1.      del Messaggio Cristiano

quando il proconsole Egea

le veci a Vespasiano

ed al Romano Imper facea.

 

2.      Ond’io a Patrasso gli chiesi

  quale fosse la ragione

della sua persecuzione

per udirne  poi le tesi.

 

3.      Dissi: - “Tu giudice in terra

Al Giudice del Ciel onor

Rendi con tutto il cuor

Non più l’odio che rinserra”.

 

1.      Così contestommi Egea:

“-Di superstizion foriero

e di falsi dèi, tu  sei Andrea

nemico dell’Impero”

 

2.      Ed io tosto gli ribattei:

“-Il Figlio di Dio Gesù

fra gli uomini  quaggiù

scese a dirci quali dèi

 

3.idoli  di fallacia

son dell’uomo ingannatori.

Di dirlo agli imperatori,

Per lor salvezza,  ti piaccia.

 

1.      E che di ardente carità

e volontar supplizio,

ancorchè per il giudizio,

di vilipesa deità

 

2.      patì l’Autore sul legno

di Croce”. Egli riprese:

”-Queste sono pretese

d’uno discente indegno.

 

3.      Consta ch’Ei fu tradito

E dagli stessi Ebrei,

Sia patrizi e  sia plebei,

Sulla Croce fu trafitto”.

 

1.      Ma io risposi: “-Sofferto

Egli ha,  volontariamente.

Io c’ero, perciò son certo!

E ciò che dico ho in mente

 

2.      perché da Lui ho udito

predire la Sua Passione

e la Sua Resurrezione;

e di colui che tradito

 

3.      l’avrebbe per la salvezza

degli uomini e del mondo;

e di come iracondo

rispose con asprezza

 

1.      a mio fratello Pietro

che Gli chiese clemenza

per quel Suo  destino tetro.

Questo è quanto Eccellenza”.

 

2.      “-E’ per me poco sagace

riprese quegli fisso

che un probo sia seguace

d’un morto crocefisso”.

 

3.      - “Il mistero della Croce

io vorrei spiegarti Egea

se tu di udire hai idea

col cuore la mia voce”.

 

1.      - “T’ascolto,  ma sia inteso

che a tua volta tu m’udrai

sennò sarai lì appeso

se ai miei dèi non renderai

 

2.      incenso e devozione.”

-“Non il fumo dell’incenso

ma la mia fede e il senso

della vita  ed ogni azione

 

3.      io offro in sacrificio

al Dio Onnipotente;

e immortale, vivente

resta dopo il supplizio

 

1.      ogni giorno sull’altare

della Croce quell’Agnello

senza macchie e senza tare!

E’ Gesù Padre e fratello!

 

2. Mangiata la Sua carne

E bevuto il Suo sangue

Egli,  non sol non langue,

ma è pronto per ridarne”.

 

 

3. -“Tu millanti certamente,

ebreo ed impostore!

Svela ciò che hai nel cuore,

e senza celarmi niente!”

 

 

1.      “Né paura né minacce

ponno svelar il mistero

ma sol seguir le tracce

sul cammin del Verbo vero!

 

2.      Se credi con tutt’il cuore

tu comprenderlo potrai,

altrimenti  mai giungerai

al Vero Unico Amore”.

 

3.      -“Or son bastanti chiàcchiere

che odo mentre i sacelli

disertan tutti quelli

che ingannati a schiere

 

1.      seguon le tue vanità!

E’ ora di ritornare,

se vuoi qui trovar pietà,

alle nostre antiche are!

 

2.      Diversamente al legno

Di cui canti le lodi

Con affilati chiodi

Finirai per sostegno.”

 

3.      -“Odi, figlio della morte,

paglia di fiamma eterna:

se alla Luce superna

di Cristo ho buona sorte,

 

1.      odi ben, che io bramo,

e non rifuggo, la Croce.

Con essa io Cristo amo

Che del riscatto è foce.

 

2.      Croce che eri terrore,

divenuta sei desìo,

dopo che il Figlio di Dio

vi è morto per amore!

 

3.      Rendimi al mio Signore,

consacrata di Cristo

prendimi che son tristo,

mia Bellezza, mio Splendore!”

 

Così cantavo ispirato

Col cuore saldo e invitto

Allor che Egea irato

Sentenziò per me il delitto

 

1.      condannandomi a morire

del supplizio di Gesù.

- “E voi non protestate più”-

Dissi al popolo all’udire

 

2.       tumulto e  sedizione

e le minacce che facea

all’indirizzo di Egea

per la mia liberazione.

 

1.      Se c’è pena da temere

È quella che non ha fine

Le terrene son leggere

Per quante abbiano spine

 

2.      Quanto ai dolori eterni

Son urla ininterrotte

Lutti e supplizi a frotte

Nei bui, gelidi inferni

 

3.      Alle gioie sempiterne

soltanto si perviene

per le passeggere pene

e si va alle vie superne!

 

1.      Se siete costanti,  gioia

avrete per l’eternità,

là, dove Cristo è Gloria,

Nel Regno della Trinità!

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