last moon

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giovedì 25 novembre 2021

I Thirsenoisin - 3

 

Mandis, appena partito Damasu,  si mise  subito in viaggio verso Nora. Avrebbe raggiunto a cavallo prima Karalis, poi da quel porto avrebbe comandato un barchino per Nora. Ve n’erano tante di imbarcazioni, grandi e piccole, merci e passeggeri, che collegavano le due città Shardana. Lo seguivano i suoi due servi più aitanti e fedeli,  mentre gli altri servi erano rimasti a guardia del suo emporio, a S’Aquagotta. Per l’ora di pranzo i suoi veloci cavalli lo avevano già condotto al porto di Karalis. Lì sostò per il pranzo e chiese  un’imbarcazione che lo trasportasse velocemente a Nora. Dopo pranzo incaricò i due servi di fare riposare i cavalli ancora un po’e di raggiungerlo a Nora, nella casa del mercante Gairo.

Gairo, il ricco mercante di Nora, padre del giovane Usala e membro di spicco del Senato,  più volte Arconte di quella città,  lo aspettava. Più che amici, col tempo, erano divenuti alleati. Li accomunavano  il gusto per gli affari e la sete di potere. E in più l’odio verso i  Nuragici, che lui chiamava, pensando di sminuirli, popolo dei bronzetti, ma che in realtà erano conosciuti come i Thirsenoisin,  famosi come il popolo che aveva saputo edificare le più alte e maestose torri al tempo conosciute: i Nuraghi .

Gairo si era arricchito grazie al commercio del sale e dei tessuti. Era padrone di una considerevole flotta e veniva considerato il più abile mercante di Nora e sicuramente uno dei più ricchi, se non addirittura il più ricco. Aveva capito subito l’indole di quel nuragico solitario che si era messo a mercanteggiare in un luogo così lontano dal suo villaggio. Aveva appreso la sua storia personale, le sue origini e l’odio che covava per il suo rivale Itzoccar, il potente capo tribù di Kolossoi. Aveva deciso, d’istinto, che conveniva investire tempo e danaro su quell’uomo. Lo aveva aiutato nelle sue velleità di commerciante. L’uomo aveva delle indubbie capacità; non era uno stupido insomma, anche se come tutti i Nuragici, aveva una buona dose di presunzione e di ingenuità.

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martedì 9 novembre 2021

I Thirsenoisin - 7

 


Elki in persona diede    gli opportuni accorgimenti  per il sacrificio dei  capretti e dei cinghiali, le cui carni  sarebbero state offerte al popolo riunito, dopo la cerimonia della restituzione delle insegne, per festeggiare il rientro del sovrano nella sua reggia.

Itzoccar e il suo seguito osservarono da lontano il fumo dei fuochi che arrostivano le carni; la loro visione fu confermata dal profumo che sentirono quando imboccarono il viale di accesso settentrionale al villaggio. Quelli che ancora non si erano recati al recinto delle feste, colti di sorpresa dal rientro del re, o forse nell’atto di recarvisi,  si erano fermati  ai bordi della strada e ossequiavano il loro sovrano e il suo seguito, chi togliendosi il copricapo, chi levando in alto le mani in segno di saluto; i bambini e le donne lo acclamavano per nome. Itzoccar fu felice di quei saluti. Rispose levando il braccio destro, con solennità e rispetto. Tutti si accodarono alle guardie per fare l’ingresso trionfale nel villaggio.

In fondo al  piazzale Irisha, Elki, Aristea, Rumisu, Damasu e gli altri dignitari rimasti in sede erano già schierati per accogliere il loro sovrano. Elki, in piedi alla destra di Itzoccar,  zittì la folla che festante acclamava l’amato re, con un gesto imperioso della mano destra. Il cerimoniale, seppure non codificato per iscritto, era tenuto in grande considerazione dal popolo dei Nuraghi e spettava al gran sacerdote dare il benvenuto al re, invitando nel contempo il delegato, a riconsegnare le insegne del comando al titolare legittimo.

Il mantello doveva essere consegnato al gran sacerdote, con la mano destra; spettava a lui allacciarlo, per mezzo dei cordoncini di cuoio, al collo del sovrano; Elki, a quel punto, avrebbe dovuto fare un passo indietro; invece restò fermo e guardingo.  Damasu non si avvide di questa variazione nel cerimoniale; forse era troppo giovane per capire; oppure era troppo nervoso, con la mente fissa a quel gesto decisivo che avrebbe cambiato in meglio la sua vita e quella del suo popolo.   Il bastone, sempre con la destra, andava consegnato direttamente al re, mentre il cinturone con il pugnale, posto a tracolla, andava restituito con la mano sinistra. Così fece Damasu; ma mentre riconsegnava il cinturone con la mano sinistra, con la destra  estrasse il pugnale dalla sua custodia; fu un gesto repentino; solo un attimo si vide la lama brillare e fendere l’aria per calare sul cuore del ricevente. Elki, che era rimasto all’erta, a un  passo dal re, si interpose con un balzo deciso tra i due; la sua figura, alta quasi una spanna in più, intercettò il fendente, all’altezza della scapola sinistra. Un urlo di orrore si levò dalla folla.

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sabato 23 gennaio 2021

Sardegna magica




A volte mi chiedo chi siamo noi Sardi. Da giovane sognavo una Sardegna indipendente. Mi davano fastidio questi politici romani, spocchiosi e arroganti, che si permettevano di guardarci dall’alto verso l’alto. Sognavo che tutti i Sardi si sarebbero uniti, come una forza sola e avrebbero marciato contro la corruzione e il dominio dei colonizzatori. E mi arrabbiavo quando leggevo che la nostra isola è quasi un continente, con le diversità così evidenti, che a volte non ci si capisce da un paese all’altro, che magari distano appena qualche chilometro.

Poi andavo nelle case a portare la mia idea di libertà, i miei ideali di unità. I miei compaesani, belli come tutti i vecchi, tanto più se sono sardi (e nel mio caso anche siciliani, pugliesi e napoletani) mi dicevano: “Tenisi arrexoni, o Torixeddu! Ma chi diventausu indipendnentisi sa pensioni, a nosu, chini si da pàgada? Su dinai nostru esti in s’Impisi!”. 
Cari vecchi nonni , fratelli di una Sardegna antica che non c’è più! Fieri e orgogliosi Sardi, coraggiosi e valorosi soldati della Brigata Sassari! Ovunque voi siate io vi abbraccio. Vi amo ancora come vi amai quando eravate in vita!

Ancora mi chiedo chi siamo noi Sardi.

sabato 7 novembre 2020

I Thirsenoisin, una nuova avventura

Voglio ringraziare tutti gli amici che da subito mi hanno affiancato nella mia nuova iniziativa editoriale: il crowfunding promosso da una casa editrice per la pubblicazione mio nuovo romanzo dedicato ai Shardana e alla Sardegna Nuragica; li ringrazio unitamente a quanti vorranno unirsi in questa mia iniziativa tesa a pubblicare un romanzo che aggiunga un po' di luce alla Sardegna Nuragica. I Nuraghi svettano nel paesaggio da migliaia d'anni. Spetta agli studiosi stabilire quali fossero le loro esatte funzioni; e tutta la Sardegna, politici in testa, dovrebbe affiancare questi studiosi nella loro ricerca. Non spetta quindi agli scrittori far luce sulla civiltà nuragica; non di meno, io credo che anche la fantasia possa giocare il suo ruolo nella riscoperta delle nostre radici. Mi ha sempre incuriosito immaginare come si svolgesse la vita al tempo dei Nuraghi, chi fossero e da dove venissero i Shardana, come fosse organizzata la società nuragica. Ho provato a dare qualche risposta a questi quesiti con il mio romanzo "I Thirsenoisin" disponibile, per chi vorrà prenotarlo, al link sottostante di Bookabook. Nello stesso link si rendono disponibili le bozze del romanzo per la sua lettura immediata .

sabato 31 ottobre 2020

I Thirsenoisin - 13

Le capanne occupate dai sacerdoti si estendevano tutt’attorno al pozzo sacro, come per proteggere il regno degli dei delle acque. Lì era stato sistemato il fido amico Elki. Chissà come aveva trascorso la notte, l’uomo che gli aveva salvato la vita. Sua moglie era certo che quel gesto di protezione era stato premeditato dal grande sacerdote. Non aveva saputo o voluto predisporre alcun’altra difesa contro quel parricidio annunciato; per paura che allertando le guardie coinvolte nel complotto, i traditori potessero essere messi sul chi vive e magari decidere una modalità più complessa per il loro sanguinario piano. Elki aveva valutato e voluto il vantaggio della sorpresa che i suoi dei gli avevano offerto; e l’aveva sfruttato, a rischio però della sua stessa vita. In cuor suo fu grato all’amico e al sacerdote che aveva rischiato la sua vita per lui. «Gli dei danno e gli dei prendono», pensò ancora. Per un uno che lo voleva morto, c’e n’era stato un altro che lo aveva salvato dalla morte. Solo che il primo era suo figlio! Quel pensiero sembrò afferrargli il cuore e strizzarlo sino ad espungervi tutto il sangue, in uno stillicidio infinito. Sarebbe mai guarito da quell’afflizione? Ma adesso occorreva reagire! E subito! Ci sarebbe stato tempo per piangere, dopo! Adesso doveva stanare tutti i traditori che si celavano nel villaggio. Damasu non poteva aver agito da solo. Non era un pazzo. Gli venne in mente che in quel terribile istante, in cui lui lo aveva colto, subito dopo il gesto omicida, per una frazione di secondo suo figlio aveva indugiato con lo sguardo rivolto alla folla, come se si aspettasse un aiuto concreto, un sostegno, un intervento in suo favore. A chi aveva rivolto suo figlio Damasu quello sguardo che cercava soccorso? Evidentemente egli sapeva che in mezzo alla folla c’erano delle persone che stavano dalla sua parte; ma queste persone chi erano? E perché non erano intervenute in aiuto di Damasu? Cercò di sforzarsi di ricordare: lo sguardo di Damasu che cercava soccorso si era diretto alla sua sinistra, verso uno dei due ingressi del recinto sacro, quello settentrionale, da cui era rientrato, seguito da una moltitudine di persone. Oltre al suo seguito, tutti quelli che si erano accodati a lui, all’ingresso nel recinto; mentre gli altri, quelli alla sua destra li aveva trovati già schierati, quando si era diretto al sedile a lui riservato, nella serie ininterrotta che correva lungo la circonferenza del recinto, ricavata dal cornicione prospiciente in pietra. Troppo difficile, forse impossibile, battere la pista della memoria. Ci voleva qualcos’altro. Sembrava che Manai lo aspettasse, quando giunse in prossimità del pozzo sacro. «Come ha passato la notte il nobile Elki?» gli chiese subito il re dopo i convenevoli di rito. «L’ho vegliato tutta la notte. Sono riuscito a cacciar via il demone del ferro che gli ha morso le carni: a forza di impacchi di acqua fresca del pozzo; poi gli ho indotto il sonno con un decotto a base di acacia, cardo, genziana e melissa. E gli sono stato al fianco tutto il tempo.» «Ha parlato?», chiese ancora Itzoccar con un gesto di apprezzamento per le cure profuse. «Solo frasi senza senso, prima che io gli levassi l’eccessivo calore dal corpo.» «Ce la farà?» domandò poi osservando il suo amico sacerdote che dormiva con un viso disteso. «Credo di sì. Gli dei sono con lui e ha un fisico ancora forte.» «Intendo offrire due capretti agli dei dell’acqua per la sua guarigione. Poi ho bisogno di riunire il Gran Consiglio. Puoi presenziare al posto di Elki?» «Sarà un onore per me presenziare, o re di Kolossoi! Mi farò sostituire al capezzale di Elki e verrò subito dopo il sacrificio.» «Bene, disse Itzoccar! » avviandosi. «Ecco il servo di Rumisu che giunge a proposito! Ti aspetto nella sala delle udienze, subito dopo il sacrificio agli dei delle acque! Bada di non contraddirmi se dirò che Elki ha fatto dei nomi!» «Non oserei mai fare una cosa del genere, mio re!» rispose Manai. Anche se il potere religioso godeva di una certa indipendenza, il capo tribù Itzoccar era considerato al di sopra di tutti gli uomini del villaggio. Solo gli astri e gli dei potevano più di lui, sulla terra. 13. continua…

lunedì 19 ottobre 2020

I Thirsenoisin - 8

Nel romanzo ” I Thirsenoisin” due civiltà si confrontano: quella nuragica, che si esprime con le mirabili costruzioni megalitiche e che trova nei bronzetti la sua espressione artistica e culturale più autentica, e quella dei guerrieri Shardana, il popolo del mare, che occupa le coste della Sardegna ed è già proiettata verso l’età del ferro, verso i commerci, verso l’esterno, quasi quanto la civiltà nuragica appare ripiegata su se stessa, arroccata nelle sue tradizioni già millenarie, forti e solide come le reggie nuragiche dove risiedono i re pastori e dove i sacerdoti astronomi studiano i movimenti del sole, della luna e delle stelle, così importanti per i cicli produttivi e per la vita del popolo dei Nuraghi, I Thirsenoisin. Anche la guerra e l’impossibile amore tra la principessa Aristea e Usala, il rampollo di una delle famiglie Shardana più in vista nella città stato di Nora, fanno parte di un processo che porterà i due popoli a convivere, in nome del benessere comune e del progresso. 8. continua…

domenica 11 ottobre 2020

I Thirsenoisin

Nessuno sa, ancora oggi, da dove siano giunti quei popoli lontani, che costruivano torri. Vi fu una profezia. Due aquile arrivavano da oriente, rapaci e fameliche, avrebbero distrutto e conquistato tutto; solo le torri costruite dai Thirsenoisin sarebbero rimaste in piedi, a sfidare il tempo, mute testimoni di un tempo senza scrittura, senza storia. Altri hanno scritto la storia per noi; altri hanno parlato; noi, a capo chino, abbiamo proseguito il cammino sui sentieri dell’isola rocciosa, battuta dai venti. Ma i Nuraghi sono rimasti, i testimoni del nostro passato, con i pozzi sacri, le domus de jana, le tombe dei giganti, i Menhir e le pietre fittili conficcate in eterno nella terra di Sardegna. continua…