last moon
giovedì 19 dicembre 2024
De Sicilia a Piamonte con Garibaldi
martedì 26 ottobre 2021
Il commissario Santiago De Candia indaga - 2
Il lunedì successivo era
festa nazionale, ma sui giornali la vicenda dell’assassinio con il coltello in
mano aveva continuato a spiccare tra i titoli in evidenza. Continuava a
suscitare clamore e interesse una vicenda che aveva visto soccombere una
signora anziana per mano di un suo giovane nipote. Tra i lettori dell’Opinione,
soprattutto, si contavano numerose le persone anziane assistite da parenti più
giovani oppure da personale esterno. A tenere viva la notizia era stata
l’emittente Selen TV, che faceva da traino alla versione cartacea del
quotidiano, con numerosi e frequenti dibattiti televisivi, ai quali venivano
invitati cittadini comuni ed esperti di varia provenienza.
Anche il secondo lunedì del mese il fattaccio del
coltello insanguinato teneva banco. Il commissario De Candia trovò il bar di
Tonio ancora in grande subbuglio.
«Ha
visto dottore le ultime sul caso dell’assassino con il coltello in mano?» gli
disse Tonio accennando al giornale che aveva appena aperto, mentre gli portava
la colazione, calda e fumante.
Il commissario andò a leggere le pagine interne della
cronaca e a momenti gli andava di traverso il boccone di croissant che aveva
appena addentato.
Una foto dell’avvocato Levi capeggiava a centro
pagina.
La notizia eclatante era che l’assassino con il
coltello in mano era stato scarcerato dal Tribunale della Libertà del
capoluogo, su ricorso dell’avv. Luisa Levi.
La donna era una vecchia
conoscenza del commissario, vedovo da tempo, che l’aveva incrociata all’inizio
per motivi professionali, in occasione di altre indagini per casi di omicidio.
Le loro opposte posizioni
investigative, lui dalla parte del delegato per le indagini della procura, lei
come avvocato difensore dell’indagato, non avevano impedito la nascita di una reciproca stima, dalla quale era poi
scaturita una discreta relazione alla quale nessuno dei due aveva voluto
attribuire un nome, ma che sembrava incardinarsi in qualcosa di più di una
sequela, apparentemente occasionale ed episodica, di incontri connotati da una
forte e reciproca passionalità.
Poi quel flusso empatico
si era bruscamente interrotto. Senza una ragione apparente, gli era sembrato
che lei non volesse più farsi trovare. O forse era stato lui che non l’aveva
cercata abbastanza.
Qualcosa era però rimasto
in sospeso, inespresso, involuto, almeno nell’animo del commissario. Quel
qualcosa che, assopito e sotto traccia, si era risvegliato all’improvviso, di
fronte a quella fotografia sul giornale.
Quella donna era davvero
un diavolo in gonnella, pensò il commissario.
Come aveva fatto ad ottenere la scarcerazione dell’assassino con il coltello insanguinato in mano?
sabato 29 maggio 2021
La Terza via - 10
Come previsto il mio contratto di
esperto in diritto internazionale doveva essersi incagliato in qualche scoglio
di uno di quei porti frastagliati che anche in Colombia si chiamano ministeri;
o forse il mio amico tintirillo si
aspettava altri centocinquanta dollari americani che io non avevo (e se li
avessi avuti non glieli avrei dati).
Insomma, scaduti i sei mesi del permesso
provvisorio che mi avevano dato al mio arrivo a Bogotà, dovetti lasciare la
Colombia.
Mi ero ripromesso di passare da Roma, tanto più che avevo un impegno da rispettare. Avevo promesso infatti di telefonare alla moglie di Silvio.
Roma mi è sempre piaciuta. A quel tempo
non era certo il suo fascino spirituale ad attirarmi. Lì avevo trascorso le mie
giornate di libera uscita, quando frequentavo la Scuola di Fanteria di Cesano.
C’era quindi un piccolo pezzo di me, di ciò che ero stato prima di partire per
Londra e poi per il Sudamerica; era un buon viatico per me, ricominciare da
Roma la ricerca di me stesso. Ricordo un episodio buffo, dopo essere sceso
dall’aereo, appena giunto in centro,
mentre mi spostavo con il bagaglio, alla ricerca del mezzo giusto da
prendere. Casualmente mi imbattei in un mio conterraneo. Come argutamente sottolinea
Dante nel suo Canto XXII, due Sardi che si incontrano, soprattutto fuori dalla
Sardegna, non sono mai sazi di parlare nella loro lingua. Soltanto che io mi
accorsi di mischiare il sardo al castigliano; riuscii ad esprimermi e a farmi
capire; ma dopo aver parlato per sei mesi la lingua ufficiale spagnola, mi
trovavo a confondere la mia lingua madre
con il castigliano.
https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html
domenica 17 gennaio 2021
La mia musica preferita
Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.
Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.
Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.
Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.
Quando sono malinconico metto un po’ di Fado portoghese, della musica napoletana, del Flamenco (Gipsy King!) o del buon Blues.
Non disdegno neppure, di quando in quando, le cantanti italiane: Mina, Patty Pravo, Dalida e Iva Zanicchi sono tra le mie preferite.
Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.
Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.
Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.
Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.
Oggi, se dovessi ritornare a teatro, prediligerei un buon concerto di musica classica oppure un’opera lirica (la Carmen di Bizet, la Tosca di Puccini e il Barbiere di Rossini sono tra le mie preferite).
Ma quando sono al PC e scrivo o lavoro, non c’è migliore compagnia per me della musica italiana degli anni sessanta e settanta!