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giovedì 19 dicembre 2024

De Sicilia a Piamonte con Garibaldi


Segundo en la Clasifica Amazon mi novela Italiana "De Sicilia a Piamonte con Garibaldi".
La novela es la historia real de un héroe Garibaldi, injustamente olvidado, que se llamaba Gaspare Nicolosi de Mazara del Vallo. Su historia me la contó su sobrina de línea, Silvia Nicolosi, cuando tenía noventa años. A continuación se muestra el prefacio de la profesora Silvia Nicolosi Dessy Deliperi a la primera edición de 2012.

"Mi abuelo Gaspare fue un hombre y soldado estimado y muy honrado. Lamentablemente murió muy joven, en 1904, a causa de un infarto y la abuela Luigia, a quien tuve tiempo de conocer, junto con mi tía materna más joven, murieron con pocos días de diferencia, arrasadas por esa espantosa enfermedad mortal. que causó más muertes en Europa que la guerra.La historia de los complots contra mi abuelo fue inventada deliberadamente y con su prosa agradable y fluida Basile logró hacerla muy verosímil. Concluyo diciendo que Basile y yo no pretendemos ser historiadores, sino sólo demostrar que el movimiento del Resurgimiento se sintió en muchas familias, que supieron soportar las muertes con dignidad. En definitiva, creemos que nuestra historia es un pequeño trozo que debe insertarse, con razón, en el gran mosaico glorioso de la muy dolorosa historia de nuestra Italia. Cumplí 100 años hace unos días y esto me hace perdonar la escasez e incertidumbre a la hora de escribir. ¡¡¡Un profesor de literatura entonces!!! Disculpe, pero la naturaleza es implacable". Cagliari, 19 de abril de 2012 Silvia Nicolosi Dessy Deliperi

Espero un dia que mi novela pueda ver la luz en idioma castellano. Por el momento es disponible en su version Italiana en Amazon a través del siguiente enlace: 

martedì 26 ottobre 2021

Il commissario Santiago De Candia indaga - 2



Il lunedì successivo era festa nazionale, ma sui giornali la vicenda dell’assassinio con il coltello in mano aveva continuato a spiccare tra i titoli in evidenza. Continuava a suscitare clamore e interesse una vicenda che aveva visto soccombere una signora anziana per mano di un suo giovane nipote. Tra i lettori dell’Opinione, soprattutto, si contavano numerose le persone anziane assistite da parenti più giovani oppure da personale esterno. A tenere viva la notizia era stata l’emittente Selen TV, che faceva da traino alla versione cartacea del quotidiano, con numerosi e frequenti dibattiti televisivi, ai quali venivano invitati cittadini comuni ed esperti di varia provenienza.

Anche il secondo lunedì del mese il fattaccio del coltello insanguinato teneva banco. Il commissario De Candia trovò il bar di Tonio ancora in grande subbuglio.

«Ha visto dottore le ultime sul caso dell’assassino con il coltello in mano?» gli disse Tonio accennando al giornale che aveva appena aperto, mentre gli portava la colazione, calda e fumante.

Il commissario andò a leggere le pagine interne della cronaca e a momenti gli andava di traverso il boccone di croissant che aveva appena addentato.

Una foto dell’avvocato Levi capeggiava a centro pagina.

La notizia eclatante era che l’assassino con il coltello in mano era stato scarcerato dal Tribunale della Libertà del capoluogo, su ricorso dell’avv. Luisa Levi.

La donna era una vecchia conoscenza del commissario, vedovo da tempo, che l’aveva incrociata all’inizio per motivi professionali, in occasione di altre indagini per casi di omicidio.

Le loro opposte posizioni investigative, lui dalla parte del delegato per le indagini della procura, lei come avvocato difensore dell’indagato, non avevano impedito la nascita di  una reciproca stima, dalla quale era poi scaturita una discreta relazione alla quale nessuno dei due aveva voluto attribuire un nome, ma che sembrava incardinarsi in qualcosa di più di una sequela, apparentemente occasionale ed episodica, di incontri connotati da una forte e reciproca passionalità.

Poi quel flusso empatico si era bruscamente interrotto. Senza una ragione apparente, gli era sembrato che lei non volesse più farsi trovare. O forse era stato lui che non l’aveva cercata abbastanza.

Qualcosa era però rimasto in sospeso, inespresso, involuto, almeno nell’animo del commissario. Quel qualcosa che, assopito e sotto traccia, si era risvegliato all’improvviso, di fronte a quella fotografia sul giornale.

Quella donna era davvero un diavolo in gonnella, pensò il commissario.

Come aveva fatto ad ottenere la scarcerazione dell’assassino con il coltello insanguinato in mano?

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sabato 29 maggio 2021

La Terza via - 10




 

Come previsto il mio contratto di esperto in diritto internazionale doveva essersi incagliato in qualche scoglio di uno di quei porti frastagliati che anche in Colombia si chiamano ministeri; o forse il mio amico tintirillo si aspettava altri centocinquanta dollari americani che io non avevo (e se li avessi avuti non glieli avrei dati).

Insomma, scaduti i sei mesi del permesso provvisorio che mi avevano dato al mio arrivo a Bogotà, dovetti lasciare la Colombia.

Mi ero ripromesso di passare da Roma, tanto più che avevo un impegno da rispettare. Avevo promesso infatti di telefonare alla moglie di Silvio.

Roma mi è sempre piaciuta. A quel tempo non era certo il suo fascino spirituale ad attirarmi. Lì avevo trascorso le mie giornate di libera uscita, quando frequentavo la Scuola di Fanteria di Cesano. C’era quindi un piccolo pezzo di me, di ciò che ero stato prima di partire per Londra e poi per il Sudamerica; era un buon viatico per me, ricominciare da Roma la ricerca di me stesso. Ricordo un episodio buffo, dopo essere sceso dall’aereo, appena giunto in centro,  mentre mi spostavo con il bagaglio, alla ricerca del mezzo giusto da prendere. Casualmente mi imbattei in un mio conterraneo. Come argutamente sottolinea Dante nel suo Canto XXII, due Sardi che si incontrano, soprattutto fuori dalla Sardegna, non sono mai sazi di parlare nella loro lingua. Soltanto che io mi accorsi di mischiare il sardo al castigliano; riuscii ad esprimermi e a farmi capire; ma dopo aver parlato per sei mesi la lingua ufficiale spagnola, mi trovavo a confondere  la mia lingua madre con il castigliano.


https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html 

domenica 17 gennaio 2021

La mia musica preferita



Quando mi rilasso al PC mi piace ascoltare la musica degli anni sessanta e settanta. Gli autori che preferisco tra gli Italiani sono: Celentano, Fred Bongusto, Peppino Galiardi, gli Alunni del Sole, I Dik-Dick, Lucio Battisti e Alan Sorrenti (quello di Aria, prima maniera, per intenderci); tra gli stranieri mi piacciono I Pink Floyd, I Genesis (ma sino a Peter Gabriel, non oltre), B.B. King, John Mayall e tanti altri.

Quando sono malinconico metto un po’ di Fado portoghese, della musica napoletana, del Flamenco (Gipsy King!) o del buon Blues.

Non disdegno neppure, di quando in quando, le cantanti italiane: Mina, Patty Pravo, Dalida e Iva Zanicchi sono tra le mie preferite.

Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.

Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.

Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.

Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.

Oggi, se dovessi ritornare a teatro, prediligerei un buon concerto di musica classica oppure un’opera lirica (la Carmen di Bizet, la Tosca di Puccini e il Barbiere di Rossini sono tra le mie preferite).
Ma quando sono al PC e scrivo o lavoro, non c’è migliore compagnia per me della musica italiana degli anni sessanta e settanta!Quando mi rilasso al PC mi piace ascoltare la musica degli anni sessanta e settanta. Gli autori che preferisco tra gli Italiani sono: Celentano, Fred Bongusto, Peppino Galiardi, gli Alunni del Sole, I Dik-Dick, Lucio Battisti e Alan Sorrenti (quello di Aria, prima maniera, per intenderci); tra gli stranieri mi piacciono I Pink Floyd, I Genesis (ma sino a Peter Gabriel, non oltre), B.B. King, John Mayall e tanti altri.


Quando sono malinconico metto un po’ di Fado portoghese, della musica napoletana, del Flamenco (Gipsy King!) o del buon Blues.


Non disdegno neppure, di quando in quando, le cantanti italiane: Mina, Patty Pravo, Dalida e Iva Zanicchi sono tra le mie preferite.


Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.


Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.


Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.


Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.


Oggi, se dovessi ritornare a teatro, prediligerei un buon concerto di musica classica oppure un’opera lirica (la Carmen di Bizet, la Tosca di Puccini e il Barbiere di Rossini sono tra le mie preferite).


Ma quando sono al PC e scrivo o lavoro, non c’è migliore compagnia per me della musica italiana degli anni sessanta e settanta!

mercoledì 18 novembre 2015

The sink holed’s plea


The sink holed’s plea

If you find a skeleton
tied by wires to another skeleton,
tied to another skeleton
and still to another one, that’s me.
Do not look for me in any place,
in a hole or in a ditch.
I lie in those deep and twisted cavities
Flowed by rivers
 which are common in the Kras  region
shared by Italy, Slovenia and Croatia
and ill-famed as  swallow holes.

Please wrap me in a wired drape
and give what rests of my body
 back to my beloveds,
to my homeland
and to the things of God.
I hate no one and forgive all.
Just one last thing I’m going to ask you:
open the eyes of your children to the truth!