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sabato 4 febbraio 2023

La Terza via - 19

 

https://www.edizioniefesto.it/collane/origo-gentis/437-la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade

A Londra era tutto un proliferare di sette new wave di ispirazione per lo più orientale: buddhiste, indiane, cinesi, persiane; e i giovani si perdevano appresso a questi venditori di illusioni e di sogni, mascherati da spiritualità antiche e profonde. E non ho mai capito se fossero i giovani più smaliziati o quelli più fragili a confondere la ricerca dello spirito con le sostanze che alteravano la percezione della realtà ordinaria; probabilmente la questione era correlata alle letture più in voga in quel momento: Aldous Huxley, Allen Ginsberg e i poeti della Beat Generation, Baudelaire, Herman Hesse e chissà quanti altri ancora. Tra questi c’era sicuramente anche il sudamericano Carlos Castaneda, trapiantato negli USA per studiare Antropologia e finito poi  in Messico ad applicare sul campo i suoi studi sul popolo degli Huicholes, uno dei tanti ceppi originari del territorio attorno all’altipiano della Sonora che assumevano il peyote, il fungo contenente la mescalina, che a quanto pare li metteva in contatto con un mondo fantastico. Eppure l’antropologo peruviano (lì mi pare fosse  nato Castaneda) spiegava bene di non amare queste droghe. Ma non c’è niente da fare: ognuno sceglie ciò che più gli aggrada in ogni lettura, soprattutto se condotta senza un’adeguata guida.

Così, leggendo quella trilogia che mi era capitata tra le mani (ma la serie completa, come scoprii più avanti negli anni, conta molti più volumi), sognavo di diventare l’allievo di uno sciamano yaqui (nei libri non viene mai menzionata l’esatta etnìa dello sciamano che funge da maestro per lo scrittore, forse per evitare il turismo superficiale di viaggiatori interessati soltanto allo sballo facile, laddove la ricerca dell’autore, sembrava invece avere tutti i crismi di una vera e propria ricerca antropologica e di uno studio sul campo), di ingerire il peyote e di fumare; di padroneggiare la bilocazione riuscendo  a librarmi in volo, come un autentico volatile; e tutte le altre fantasticherie che andavo leggendo; e che sembravano credibili e vere; e magari lo erano veramente, chissà! Quando si è giovane è più facile credere e sognare l’inverosimile; e perfino l’impossibile.

 

 

 

 

 

 

mercoledì 1 febbraio 2023

La Terza via - 17

 


https://www.edizioniefesto.it/collane/origo-gentis/437-la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade



Capitolo 5

A Londra gli italiani che andavo via, via conoscendo potevano dividersi in due categorie: quelli stabili, o stanziali,  come Donato e Giampiero, e quelli di passaggio, che venivano a fare una

vacanza, magari  di studio, ma sempre di vacanza si trattava.

La mia impressione era che a tutti questi italiani di Aldo Moro non gliene fregasse molto. Anzi, li definirei degli anticasta ante-litteram. Io mostravo indifferenza, coerente con la mia scelta di



non schierarmi né con i brigatisti, né con il loro nemico, lo Stato.

Questi italiani di passaggio a Londra parlavano invece apertamente contro la classe politica, soprattutto quella democristiana, corrotta, asservita agli americani e in combutta con i servizi segreti deviati, quelli che avevano messo le bombe.



Adesso è normale sentir parlare male dei politici, ma all’epoca io ero convinto che esistessero anche dei politici onesti. Il cinismo di questi vacanzieri mi colpiva; e non certo positivamente.

Quando fui stufo di sentire tutte quelle chiacchiere cominciai a spacciarmi per spagnolo, o per argentino; almeno con gli italiani, così sfuggivo alla morsa di quelle notizie e di quelle discussioni; quantomeno riuscivo ad evitare quelle conoscenze superficiali che non mi portavano niente di buono. Preferivo fumare e non pensare a niente di impegnativo. Lavoravo e fumavo; fumavo e



pensavo; e nel frattempo cercavo la mia strada.

domenica 29 gennaio 2023

La Terza via - 16

 

https://www.edizioniefesto.it/collane/origo-gentis/437-la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade

Questi ragazzi connazionali si occupavano invece del settore artigianale relativo alla panificazione e alla cottura delle pizze. Si iniziava con preparare l’impasto, versando in una impastatrice le quantità previste di farina, sale, acqua  e lievito. Quando l’impasto era pronto,  si provvedeva a ricavarne le forme circolari, decisamente di diametro inferiore al formato delle classiche pizze che in Italia vengono servite nei ristoranti e più tardi confezionate dalle grandi case del settore alimentare.

 Le forme venivano poste nelle grandi teglie di metallo che altro non erano se non i ripiani dei carrelli che successivamente andavano inseriti nei forni per la cottura. Ogni carrello aveva una decina di ripiani, ciascuno dei quali conteneva una dozzina di pizze. Una volta ottenuta la cottura,  le pizze erano pronte per essere trasferite, spingendo a braccia i carrelli sino al settore dove iniziava la preparazione che ho già descritto, con l’avvio del nastro trasportatore gestito dai colleghi egiziani.

Io venni aggregato al settore panificazione dove imparai presto le varie fasi della lavorazione. Il mio istruttore fu un ragazzo ligure, garbato e calmo,  che si chiamava Giampiero (di cui ho già avuto modo di parlare).

 Fu lui che mi indicò cosa e come fare, ma lo fece con gentilezza e senza mostrarsi saccente o supponente,  come spesso accade nei luoghi di lavoro nei confronti dei nuovi arrivati.

Fra gli  altri italiani che ricordo, oltre a Donato e Giampiero,  ricordo anche Natale, un veneto che aveva due grandi amori: le moto e l’hashish; non saprei dire quale delle due passioni gli costò la vita, forse furono entrambe; morì infatti in sella alla sua moto, qualche tempo dopo, in seguito a un incidente stradale di cui non seppi mai l’esatta dinamica. C’era poi Arturo, un ventottenne alquanto originale, forse emiliano o romagnolo. Ricordo che portava  un orecchino pendente  all’orecchio  sinistro,  che quasi gli aveva staccato il lobo, capelli lunghi  e  denti gialli e piccoli, corrotti sicuramente dal fumo delle sigarette che fumava in continuazione. Aveva sul viso una perenne espressione di estasi che,  con qualche malevolenza,  si sarebbe anche potuta descrivere ebete o assente; non di meno, egli svolgeva il suo lavoro con efficienza, seppure assorto in quella sua aria di eterno estraniamento che interrompeva soltanto per gridare «trolley!», con cui invitava qualcuno a ritirare i carrelli con le pizze appena sfornate, indicando al contempo che necessitava di un altro carrello vuoto; oppure gridava «enough!», quando i trolley vuoti erano diventati troppo numerosi davanti al forno. Dopo gli si ristampava in viso quel sorriso estatico che i miei compagni di lavoro, senza che io li sollecitassi, mi dissero fosse da attribuire ai suoi abusi di sostanze stupefacenti varie e non meglio identificate.

Altri ragazzi andavano e venivano; gente di passaggio; studenti in cerca di un lavoro provvisorio; quasi nessun inglese, molti italiani. Giampiero era una specie di capo, forse supervisor o assistant menager, non saprei dire; ma non faceva pesare il suo grado ed era sempre gentile con tutti, pur se pretendeva la massima efficienza.

Il lavoro in sé era abbastanza impegnativo. A me pesavano soprattutto due cose: alzarmi presto al mattino e rinunciare al riposo pomeridiano. Ma per il resto il lavoro non era male.

E durante  l’week end, in linea con la migliore tradizione britannica, non si lavorava.

 

giovedì 26 gennaio 2023

La Terza via - 14

 

Quando il vecchio Jim non riusciva a chiamare il montacarichi, che spesso veniva chiuso male dagli operai che ricevevano il formaggio, soleva urlare come un dannato:

 « Shut, boys, you know, that fucking door!»

 Ce l’aveva soprattutto, il vecchio Jim, con certi ragazzi egiziani che lavoravano di sopra. C’erano anche dei ragazzi italiani, nella catena di montaggio, ma tutti sembravano avercela con quegli egiziani (scoprii più tardi che erano Egiziani di religione Copta).

Anche Pinto, l’altro grande vecchio della fabbrica, che fungeva da magazziniere, mentre circolava  col suo  muletto per il carico e lo scarico delle merci, rivolgeva i suoi strali, in una strana e buffissima lingua, tutta sua,  frammista  di italiano,  portoghese e inglese, ai giovani egiziani, ai quali, indistintamente diceva in tono canzonatorio,  quando gli passava accanto:

«Ragassu arabu comidu carne con culo e poi ditu “very gudy!”» .

 

E  ridacchiando si allontanava, sempre spingendo il suo carrello e facendo finta di non sentire la risposta piccata di quelli.

Io mi ero fatto crescere una gran barba nera e sbrigavo il mio lavoro agli ordini di Jim, che però non mi permise mai di entrare nella cella frigorifera e mi rispettava in tutto e per tutto. La sera me ne stavo in camera a riposare, a leggere  e a scrivere poesie. Solo il sabato mi concedevo un salto al pub a bere un paio di birre. 

Andò così avanti per un paio di mesi. A un certo punto, stanco di stare solo anche sul posto di


lavoro,  chiesi al boss di poter cambiare “upstairs”. Il capo mi volle accontentare e così iniziai una nuova vita.

domenica 22 gennaio 2023

La Terza via - 12

 

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La fortuna mi arrise subito nella ricerca del lavoro. Vicino all’ostello che avevo prenotato da Cagliari, poco discosto dalla importante stazione di King’s Cross, c’era un negozio di alimentari di cui era proprietario un italiano, un giovane marchigiano di cui adesso non ricordo il nome.

Frequentavano il negozio diversi altri connazionali, tra i quali vi era il braccio destro di un imprenditore emiliano o forse milanese, adesso non saprei dire. Fu lo stesso titolare del negozio di alimentari, col quale mi ero confidato, a chiedergli se per caso avesse qualche lavoro stagionale da propormi, una sera che stazionavo lì, a chiacchierare, tra gli odori pregnanti e familiari di prosciutti e formaggi italiani. Mi disse che il suo capo, tra le altre cose, possedeva una fabbrica dove si imbustavano delle pizze da supermercato e dove spesso cercavano del personale. Risposi che gli sarei stato grado e che avrei accettato volentieri di lavorare in quella fabbrica di pizze.

 Detto, fatto. Quello stesso fine settimana mi comunicò che il lunedì successivo avrei dovuto presentarmi al titolare per iniziare il lavoro in fabbrica. La scuola di Londra, per me, iniziò quel lunedì di luglio dell’anno 1977.

giovedì 19 gennaio 2023

La terza via - 10

 


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Michelle,  d’altronde, era una pittrice e si guadagnava da vivere vendendo i suoi quadri e facendo ritratti a Portobello e negli altri grossi mercatini rionali londinesi; le sue frequentazioni quindi consentivano a Giampiero di non perdere del tutto i contatti con un certo tipo di cultura e di mentalità alternative, alle quali, anche se non nel profondo del suo essere, era stato comunque legato.

 

A me queste figure di bohemiens piacevano da morire. Non mi riferisco  soltanto alle donne. Michelle, certo, mi piaceva; ma era la donna di un amico; e per me era sacra e intoccabile. Mi riferisco in generale a quei giovani che allora riuscivano a vivere di espedienti, magari suonando la chitarra nelle metropolitane, oppure dipingendo, come Michelle, o vendendo prodotti artigianali di propria fattura. Mi affascinava quel mondo, avvolto nel mistero, dove si praticava il sesso libero e ci si perdeva nel fumo e nei sogni della droga, senza pensare ad altro che al presente; senza rogne e senza impegni; senza orari di lavoro o di studio. Se i ricchi potevano farlo grazie ai loro soldi, io, che ricco non lo ero e non aspiravo neppure a diventarlo, avrei potuto esserlo, o meglio immaginavo di diventare libero,  grazie all’arte, all’ingegno, a una qualche forma di creatività che purtroppo non avevo.

Ma in fondo, sognare non costava niente. E io sognavo di essere ciò che non ero. Magari, mi dicevo, potevo migliorare nella chitarra. Ma avrei avuto il coraggio di mettermi a suonare nei corridoi della metropolitana? Sarei riuscito a vincere la mia timidezza? Forse mi sarei potuto procurare degli attrezzi adatti e mi sarei potuto cimentare nella fattura artigianale di braccialetti e orecchini; li avrei venduti al mercato di Portobello road e degli altri mercatini rionali londinesi.

Così continuavo a sognare. Sognare, in fondo, non costa davvero niente. Guai se non ci fossero i


sogni. Sono i sogni, mi dicevo,  che spingono il mondo e sostengono la vita.

 

 

 

 

domenica 15 gennaio 2023

La Terza via - 8

 

 

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Capitolo 3

 

L’antica rabbia politica e rivoluzionaria di Giampiero, al contrario di quello che era avvenuto per Donato,  si era dissolta nella nebbia londinese e se per gli altri della sua generazione Londra aveva costituito un’alternativa alla rivoluzione, sotto  forma di un ponte verso la filosofia orientale, lui, invece, pur continuando  a coltivare,  in italiano e in inglese, le sue letture giovanili, si era adagiato in un tranquillo e pacifico moderatismo; mi accadeva di frequente di  intrattenermi con lui in lunghe dissertazioni serali, a casa sua, dopo cena, quando fra una pipata e l’altra, sprofondato in un’ampia e comoda poltrona, con una pacatezza disarmante, ma nel contempo accattivante, mi profetizzava ancora l’avvento al potere del proletariato come soluzione unica ed inevitabile, ma da raggiungere però in maniera graduale, attraverso i tempi di maturazione che lo sviluppo della società le avrebbe consentito di fare, secondo un processo evolutivo inevitabile e inarrestabile, che avrebbe seguito un ordine prestabilito. Ed era tanta e tale la forza e la sicurezza delle sue argomentazioni che io, neanche una volta, neppure per un solo istante, fui capace di dubitare che Giampiero avrebbe esitato, al momento della resa dei conti, a rinunciare alla sua


posizione, già di fatto acquisita, di supervisore in fabbrica, con il sorriso di chi si sente vincitore.

giovedì 12 gennaio 2023

La Terza via - 6

 

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Capitolo 2

A quel tempo, a Londra,  le notizie dall’Italia arrivavano con un giorno di ritardo. Non che io le cercassi, tutt’altro. Ero andato via dall’Italia perché non ne potevo più di stare a sentire e a leggere sempre le stesse notizie: attentati, gambizzati, scioperi, scala mobile, crisi di governo, rimpasto, arco costituzionale, extraparlamentari, gruppuscoli, galassia terroristi, destra e  sinistra.

Sul piano politico, a destra l’Italia era bloccata dall’arco costituzionale, mentre a sinistra l’ostacolo era il Patto Atlantico. Io non mi sentivo né di destra, né di sinistra. A pensarci bene forse ero partito per Londra alla ricerca di una terza via.

La  notizia del rapimento dell’onorevole Aldo Moro,  ad opera delle Brigate Rosse,  mi lasciò pertanto piuttosto indifferente.

Soltanto dopo ho capito la grandezza di quest’uomo politico, la sua lungimiranza, la sua tenacia. Era un uomo rivoluzionario, a modo suo; ma nel suo mondo non fu capito; o fu male inteso; o forse i farisei filoamericani e gli scribi democristiani si servirono dei barabba rossi per levarsi di torno un avversario interno più intelligente  e più capace di loro. In fondo me n’ero andato dall’Italia per non pensare alla politica, perché mi sarei dovuto sbattere su quella notizia?

martedì 10 gennaio 2023

La Terza via - 4

 

https://www.edizioniefesto.it/collane/origo-gentis/437-la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade.

Soltanto gli irriducibili restarono sul campo e,  imbracciando le armi vere, combatterono  la loro rivoluzione fatta di illusioni e di teorie astratte, elaborate da filosofi sognatori,  frutto di pensieri malati, fondate sul nulla.

Tanto ciò è vero che al loro assunto di base, la dittatura del proletariato, mancò proprio quello che doveva essere l’autore principale e l’interprete della vittoriosa e gloriosa rivoluzione: il proletariato.

In  nome di queste teorie astruse, questi intellettuali malati di megalomania e di protagonismo storico (compagni che sbagliano, li chiamò troppo benevolmente qualcuno),  disseminarono il terrore per tutta l’Italia, proclamando in deliranti comunicati  l’avvento di improbabili vittorie e chiamando alla rivolta un popolo inesistente,  e comunque indisponibile a seguirli,  in quella strada insanguinata di autentica violenza,  intrisa di vani sogni e di  delirio di onnipotenza.

La loro parabola toccò l’apice con il sequestro di Aldo Moro, allora ai vertici delle istituzioni e del partito più potente del Paese. Ma  finirono per divenire gli zimbelli di quei capitalisti e imperialisti tanto odiati, dando compimento a un disegno criminale che proprio i servizi segreti deviati italoamericani,  avevano ordito in odio al presidente della Democrazia Cristiana.

Tuttavia,  per rendere onore all’altra America, quella dei poeti della beat generation e dei figli dei fiori, è giusto  evidenziare come le   radici della grande rivoluzione del 1968 affondino anche in quel grande paese e in quegli intellettuali,  poeti e sognatori che, anziché perseguire la violenza, propugnarono una rivoluzione pacifica che,  alla violenza del potere di Washington,  oppose il profumo e la bellezza dei fiori.

Siamo debitori di  quei  pensatori americani che con le loro immaginifiche visioni hanno inneggiato a un mondo di pace e fratellanza, a una società che ripudiasse la guerra, a un consorzio umano universale che congiungesse la saggezza  millenaria  dell’oriente,  con l’organizzazione tecnologica dell’occidente, in un progetto di condivisione delle risorse umane e delle ricchezze della terra che ripudiasse ogni egoismo, ogni prevaricazione nazionalitaria e populista, oggi, purtroppo,  tornate di moda.

E in questo mio inno di grazie non posso e non voglio tralasciare neanche gli intellettuali europei come Jean Paul Sartre, Herbert Marcuse, Bertrand Russell, George Orwell, Aldous Huxley e tanti altri che qui mi scuso di dimenticare.

domenica 8 gennaio 2023

La Terza via - 2

 

Mio padre odiava gli americani; e quella era l’unica cosa che ci univa politicamente; per il resto lui sognava l’uomo forte che mettesse le cose a posto, una volta per tutte.

Il mio vecchio avrebbe voluto che io diventassi un bravo contabile, ma alla scuola per ragionieri avevo amato tutte le discipline, fuorché le due materie di indirizzo: la ragioneria e la computisteria.

Qualcosa di meglio l’avevo combinata all’università, se è vero come è vero che dopo tre anni avevo sostenuto tutti gli esami, assolvendo perfino all’obbligo della leva: tredici mesi di servizio militare, con sei mesi di scuola di fanteria inclusi.

Ma infine qualcosa mi aveva spinto sino a Londra. Ed ero là, come un cane bastonato, un sasso di fiume o una piuma nel vento.

Io credo che ogni generazione subisca le influenze del suo tempo e dell’ambiente in cui cresce e matura le sue esperienze. Queste influenze, a metà con i caratteri biologici iscritti nel nostro codice genetico, determinano gli eventi della nostra vita; o ciò che noi chiamiamo destino.

venerdì 15 luglio 2022

Recuerdos de un italiano en Londres-19

 

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La tranquila vida diaria de Oxford Street a veces se veia interrumpida por la aparición repentina y casi fugaz de los "contrabandistas".

Eran personas acechantes del este de Londres, menos malvadas y deshonestas de lo que su apodo podía suponer, que eran capaces de improvisar una venta en la calle de articulos de lujo falsos más adecuados para la comedia de Goldoni.

Por lo general, actuaban en grupos de cuatro, cada uno de ellos con un papel definido.

Llegaban a la calle Oxford en una hora topica (entre las 11.30 a.m. y las 16.p.m.) después de estacionar en su camioneta en una de las calles adiacentes. Por lo general, ocupaban un segmento de acera entre dos barras transversales; dos de ellos actuaban como postes en cada una de las dos intersecciones, por lo que nunca podría suceder que una patrulla se acercara inesperadamente y los otros dos dispusieran la caja con la mercancía en el centro del pavimento (perfumes, billeteras, bufandas, encendedores, relojes joyas, que variaban según los días, pero siempre eran marcas de lujo pero falsas).

Uno de ellos, el orador, sentado en una de las cajas de cartón, volcóada como asiento, elogiaba la calidad y el precio de los productos expuestos a la venta,, con voz exaltada en ese incomprensible dialecto de Londres, que a su vez era un espectáculo imperdible.

El cuarto compliz, el provocador, estaba colocado detrás de la multitud que regularmente se detenía alrededor del orador, atraída por ese espectáculo improvisado, y luego,  empujando el dinero, visible entre sus dedos, gritaba "... ¡Compro tres de ellos!" , "¡Quiero dos!", "¡Tomo cuatro de esos!" Arrastrando consigo a docenas de compradores que a veces daban el dinero sin siquiera saber lo que estaban comprando.

Una vez uno de los dos de guardia, consciente de la llegada de un par de bobbies, dio la alarma. En cuestión de cinco segundos, sin haber previamente tranquilizado a los clientes ocasionales sobre sus honestas intenciones, los bienes, el dinero y las cajas ya habían desaparecido, tragados desde el callejón frente a la dirección de llegada de los policías. Y después que la patrulla londinesa, completamente ignorante, desaparecia de la vista aguda de las guardias contrabandistas, en el mismo punto se iba  reformando el mercado de ventas fraudalentas. Y debe agregarse que la interrupción no le hizo mucho daño a los asuntos de la banda.

En reversa, el miedo que la banda mostraba de haber por la policia, ya sea cierto o falso, podría haber convencido a la gente de que los negocios propuestos tenían que ser muy rentables.

¡Qué bendita ingenuidad de los británicos y los turistas de Londres!

Recuerdo que mi padre solía contarme acerca de los sinvergüenzas napolitanos que vendían a los compradores ingenuos relojes de oro falso,  desde la época de la Segunda Guerra Mundial, fingiendo que eran el botín del último robo del siglo. Aunque todos conocen el Teatro Napolitano, es algo diferente de la comedia inglesa.

También recuerdo que Bob una vez me confesó que se había ganado de vivir en ese estilo, durante un tiempo, y que sabía que los que lo practicaban eran todos muy buenos chicos.

giovedì 14 luglio 2022

Recuerdos de un Italiano en Londres - 18

 

 


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The Evening News era en realidad solo una imitación del Evening Standard más famoso. Este último venìa publicado en múltiples ediciones desde las siete de la mañana. hasta altas horas de la noche, con una frecuencia entre las dos y las tres horas. De una edicion a otra, solo cambiaba la primera página para atraer a los lectores a noticias brillantes. Se distribuyìa con una red de distribución realmente fantástica.

Las entregas llegaban en una camioneta negra y amarilla, y desde allí, con el motor encendido, sin descender de la furgoneta, volaban los paquetes de periódicos.

The Evening Standard no tenía una fisonomía política precisa (al menos no en el sentido que los italianos le damos a esta expresión) y tal vez alternó su afinidad ideológica con los partidos políticos al gobierno en el cuerpo administrativo más grande de Londres: "The Great London Council" .

Todos esos vendedores me daban una impresión extraña: que siempre habían hecho ese trabajo. No solo por la voz sibilante que los caracterizaba, sino también por su ropa muy sucia. La piel de su cara se veía oscura, casi sucia, debido a la exposición al aire insalubre.


También me parecia que siempre tenìan fríos, incluso en verano, como si en sus huesos hubiera penetrado la humedad y el escalofriante aliento de las corrientes de aire heladas procedentes del Metro.



Usaban guantos que dejaban los dedos expuestos para agarrar fácilmente dinero y periódicos y se calentaban con una taza de té con leche que compraban en el bar más cercano.

A pesar de su aspecto, que en los días de intensa niebla se mezclaba con el paisaje circundante, convirtiéndose en un elemento característico, como las columnas rojas del Royal Mail, las cabinas telefónicas y los taxis negros, las sensaciones que transmitían eran muy positivas.

No digo que fueran alegres, pero puede ser joviales. Una serena y resignada jovialidad, como si la difusión de los acontecimientos londineses y del mundo entero, contenidos en sus periódicos, los hiciera impermeables a las emociones, colocándolos por encima de los acontecimientos humanos, como mensajeros imparciales de los dioses del subsuelo.

Cuando pasaba por allí, donde estaba trabajando, nunca faltaban de asentirme con simpatía, al mismo tiempo emitiendo un sonido que quería ser un "¿estás bien?", Pero uno solo podía escuchar un silbido, como el viento que había entrado en sus cuerpos, consistiendo en tres, tal vez solo dos sílabas, veladas en la garganta.

mercoledì 13 luglio 2022

Recuerdos de un Italiano en Londres -17

 

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Bob y los otros comerciantes, incluidos sus dos hermanos y una hermana, habían abandonado la escuela poco después de haber resuelto sus obligaciones escolasticas; de hecho, muchos incluso antes de ese término.

Rebelde y refractarios con las duras reglas de los profesores de la escuela inglésa, preferían la vida libre de la calle; sin supervisores jerárquicos invadiendo o reprendiendo y sin ningún tipo de obligación (no era raro que cambiaran las malas palabras con algún cliente demasiado exigente o desafortunado). Y con un gran sueldo sobre las ganancias promedio de los trabajadores y empleados de las oficinas encerradas.

Otros vendedores ambulantes eran los vendedores de periódicos. También ellos procedìan casi exclusivamente del este de Londres, pero era muy raro encontrar jóvenes entre ellos. Trabajaban al aire libre durante todo el año, ocupando las esquinas a la salida de las estaciones metropolitanas más importantes, usando una simple caja metálica dentro de la cual estaban los periódicos, y una mesa con silla de metal, y de allí emitieban algunos sonidos incomprensibles que se fusionaban con las corrientes que salìan de las entrañas de la tierra, a través de los infinitos meandros del metro; y en esos sonidos ya no se podían reconocer los nombres de los diarios Evening Standard y Evening News, que pronunciaban en una forma corta y deformada por el hábito, similar al traqueteo de una bestia herida, para atraer la atención de los pasajeros distraídos y apurados en tránsito hacia las entradas de los túneles subterráneos. 

lunedì 11 luglio 2022

Recuerdos de un Italiano en Londres-15

 

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Una vez, por ejemplo, hubo una cola larga y ordenada de clientes que esperaban ser atendidos en la máquina de helados, hasta el borde exterior de la acera.

De repente, Bob dijo que tenía que ir y hacer una llamada telefónica. Y al decir esto, mostró a los clientes una moneda de diez peniques, manteniéndola en alto entre el pulgar y el índice de la mano izquierda y silbando, con el labio superior ligeramente curvado sobre los dientes, en una serie de disparos de glotis: “Me vuelvo en un minuto! “.

Después de que desapareció en la tienda intenté hacer mi mejor esfuerzo para servir a los clientes. Cuando regresó, viendo tanta gente todavía haciendo cola, me preguntó amablemente, para dejar de lado, trazando un semicírculo con su antebrazo izquierdo y tomó una docena de conos, él fue capaz de llenarlos todos girando hábilmente la mano debajo del grifo de helado, al mismo tiempo que manejaba la palanca con la mano derecha, y mientras yo luchaba para tener los  helados en ambas manos y distribuirlos, los clientes, lo miraban con admiración. Y parecía que estos clientes tendrían la magnitud, porque había más y más detrás de ellos, y el show de Bob se repitió hasta que la máquina pudo seguir refrigerando.

Pero cuando se mantuvo alejado por más tiempo, solía preguntarme, con un gesto significativo del índice frotado en su pulgar, si tenía billetes, a los que llamaba en su jerga graciosa “wonga”.

Fue en ese momento de mi primer noviciado en Londres cuando comencé a amar a los ingleses.

venerdì 8 luglio 2022

Recuerdos de un Italiano en Londres-13


Pero si Soho es el corazón palpitante de Londres de noche, el turismo es el gran negocio en el resto del West End: un gran centro comercial y comodidades en cuyas venas corre un río infinito de personas, motorizadas y con dinero, que atrae a un reemplazo continuo de nueva vida de las arterias invisibles del inmenso metro subterráneo de la metrópoli de Londres. La presencia de esta masa de plancton metropolitano había permitido en esas calles el surgimiento de una variada fauna de vendedores, incluidos los puestos de frutas, que se establecían principalmente a lo largo de Oxford Street. Sus frutos, tan hermoso y llamativo que parecian falsos, se destacaban más por la calidad y la forma que por la cantidad. Los "vendedores de fruta" en realidad vendían a los transeúntes, lo habitual para un "almuerzo rápido", o para turistas ocasionales, una manzana roja californiana, una "Granny Smith" sudafricana verdosa o incluso un pomelo siciliano, un plátano o , quizás, al más sofisticado, un avogadro cortado en dos mitades, provisto de sal y cuchara de plástico. Mientras que las pocas amas de casa o restauradores en la zona, que se encuentran en la calle Berwick cercana, encuentraban precios más baratos y mejores opciones. La "London Fruits Sellers Company" (de la que dependían estos vendedores de frutas en particular) era sin duda una empresa con todos los documentos adecuados: permisos de comercialización municipales; Licencia de ocupación de suelo público; tarjeta de seguro médico e incluso pagos regulares y sustanciales al Gran Socio Estatal: el voraz Fiscal de la Corona. La cumbre corporativa estaba compuesta casi en su totalidad de financieros judíos, eternos y expertos, siempre en busca de inversiones y ganancias, mientras que la organización en el campo, por así decirlo, estaba en manos de los ingleses. Todos los vendedores ingleses venían del barrio "East London", una ciudad en la ciudad, el mejor Londres, para aquellos que eran legítima y auténticamente londinenses.

La concentración en el este del Támesis de los descendientes de los antiguos habitantes de Londinium había ido junto con la expansión de la capital inglesa.

Expulsado hacia el este por la ampliación del núcleo antiguo de la ciudad (así como de Holborn, Seven Dials y Covent Garden), que se convertirá en los siglos en la rica milla cuadrada, desalojada del oeste para hacer espacio a ricos y lucrativos edificios, la gente más pobre de Londres encontró refugio cada vez más en el lado este de la ciudad, fusionándose con los descendientes de los hugonotes, los judíos, los romaníes y los ingleses más pobres de la actualidad, mudandose a Clerkenwell, Finsbury, Shoreditch, Wapping, Limehouse, Hoxton, Stepney, Bethnal Green, Whitechapel, Shadwell, Aldgate, Millwall, Hackney, Rotherhithe, Mile End e Bow, que se convirtieron en otro Londres, el único real y original, en contraste con los ricos y turistas de Londres. Y mientras Harrod's, Selfridges, Marks y Spencer y los bancos más grandes de Londres estaban ubicados donde una vez ellos vivieron, encontraron refugio en el East End, lejos de la caótica y contaminada Nueva Frontera. Y cuando cruzaban esa cortina invisible que los protegía hacia el este, entraban en la "Ciudad" o la "Ciudad", pero Londres ya estaba detrás.

mercoledì 6 luglio 2022

The real story of Patrick Winningoes-6

 

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At that question,  Mr Winningoes had set with extreme naturalness, George had brought a hand to his mouth, showing in his eyes an horrified gaze. Then he stood up, with the hand still on his mouth and ran out the room. I heard his long footsteps, through up the staircases.


-«I am sorry! I am very sorry indeed»– said the man in a resigned and sincere tone –“I have tried to gradually introduce you to the difficult matter, in order not to upset you, but it’s quietly  evident that I have not succeeded it.- "Shall we go to see how your friend is?” – he concluded standing up.

 

- « May be it’s better if I go first to talk to him on my own! We need to stay alone for a while» I told Mr Winningoes.


-« As you like» – he said quietly, sitting again.

 

I followed George upstairs, thinking at Mr Winningoes’ story. I had also accused an emotional hit to that sorrowful question, although, to say the very truth, I had expected that point of landing in Mr Winningoes’ discourse.

 

I saw George coming out from the bath. He stared at me without saying nothing. I knew he needed to be on his own, so I went to our room and lay down at the bed without approaching him.

 I closed my eyes, trying to dominate all these emotions.  I recalled into my mind the last accounts had led me to  that house, with that strange man who seemed to fright .George so heavily

 

 

It was Friday, the 9th of November 1979, right the day we were going to meet that strange Mr Winningoes, as we had soon to discover, when I had followed my friend on the wide tree-lined roads. On the sidewalks, the leaves, fallen during the night, had formed a thick and soft carpet, on which George seemed to walk with special pleasure.


It was a colorless day, of those that are counted so numerous in London, especially in the winter time. One of those days on which the diurnal light maintains the same slim intensity, from mornings to evenings, and the night comes up suddenly unexpected, when the pale and smothered reverberation of the sun, behind a thick blanket of clouds, has concluded its fatiguing daily cycle.


It blew a fresh and light breeze. But the wind, from time to time, became impetuous, and by means of violent gusts seemed to push us, like for joking or as if it wanted to encourage us to go straight ahead. And courage was exactly what we really needed, as our search of a job was becoming a serious and weary problem.


- «I don't recognize the London's gone times anymore» -George had told me, not later than the former evening, coming out from one of the many jobs agencies we had uselessly visited.
I followed him on his march, absorbed in the noise that our own footsteps produced on the leaves. The rhombus of an auto dissuaded suddenly my attention.

 


Where are we going to?» -I asked him.


We will try to go this way along»- he answered turning slightly back his head to me. « This way through we will rejoin the Maida Vale. There are plenty of job’s agencies up there .»


George knew a lot better than I that zone, being living there for the former years. He had taken that one-room flat wherein we were living together, with a girl, now got back to Italy, as he had fleetingly told me, not without a shade darkening sadly his eyes;  and after he  did not speak more about it.

 

Instead, in that same day that he told me of his passion for the esoteric philosophies. Actually ‘till then, I had reputed them exclusive knowledge of the eastern cultures, while George, rightly in the period we met, was studying at one (whose study he had to introduce me, later on), that he granted to the Huichols, a direct descending people of the ancient pre-Colombian populations that in the present state, according to what at that time he told me, were still living in the north western mountains of Mexico.