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lunedì 8 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 6

 

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L’avvocato sembrò colpita da quelle parole. Al commissario parve quasi che arrossisse.

«Sai che mi sono trasferita qui, in via Giudice Torbeno?» disse indicando una qualche direzione davanti a lei. «Non lo sapevi?»

«Ma di casa o lo studio?» chiese il commissario.

«Tutti e due insieme! È una casa grande che ho fatto ristrutturare. Avevo vissuto lì da ragazza. Gli inquilini sono andati via e ne ho approfittato per unire casa e lavoro, così da non dover fare la spola tra casa e ufficio.»

«Certo, certo, hai fatto bene. Ma non stiamo qui, abbiamo tanto cose da dirci. Non c’è un bar qua vicino?»

«Senti adesso ho da fare. Mio figlio parte in gita scolastica e se non metto mano io alla sua valigia, finirà per dover partire senza bagaglio. Perché non ci vediamo stasera, o magari domani?»

Santiago De Candia si ricordava bene di Stefano, il figlio di Luisa, anche se non lo aveva mai visto. Quando lui e la donna si erano conosciuti, un anno prima, il ragazzo era  poco più che  quattordicenne e frequentava il liceo classico Dettori, la stessa scuola che lui aveva frequentato tanti anni prima. Luisa gli aveva raccontato che  il  ragazzo la  riteneva responsabile della separazione dal padre, avvenuta quando lui aveva iniziato appena a frequentare le scuole elementari. Il contrasto del ragazzo nei confronti della madre era forte.  Luisa gli aveva spiegato che suo figlio, a causa del suo carattere introverso e problematico,  non avrebbe mai accettato neppure di sapere che a fianco della madre ci fosse  un altro uomo, figuriamoci poi  conoscerlo e frequentarlo! De Candia, rimasto vedovo senza figli, in cuor suo si era perfino mostrato contento e disponibile  a far da padre al ragazzo, che  probabilmente, secondo il commissario,  era semplicemente un adolescente alla ricerca di se stesso, come tutti quelli della sua età! Con l’aggravante di un carattere ipersensibile e introverso.

Dopo una breve pausa, l’uomo guardò la donna negli occhi.

«Ti piacerebbe fare una gita domani?».

«Una gita? Che tipo di gita?».

«Ho programmato di recarmi  al parco Geominerario di Montevecchio» aggiunse speranzoso il commissario.

«Al Parco Geominerario? E come mai?» chiese l’avvocato, con quel suo fare guardingo, che usava forse per guadagnare tempo.

«Non ti ho mai detto che le mie radici, almeno in parte, sono proprio in quella zona?»

«No, questo mi mancava. Allora accetto! A patto che mi racconti bene questa storia delle radici!» disse con quel suo sorriso affascinante che a lui era piaciuto sin dalla prima volta che l’aveva conosciuta.

«Contaci. Dimmi il numero civico che passo a prenderti! Alle nove e mezza è troppo presto per una domenica?»

«No, va benissimo. Suona il campanello dell’abitazione che sta allo stesso numero civico dello studio» disse porgendogli un bigliettino.

«Grazie. A domani» confermò il commissario mettendolo in tasca.

«A domani, allora.»

«Ah! Volevo dirti che quando ci siamo incontrati venivo da un sopralluogo che ho fatto in via Giudicessa Adelasia» aggiunse subito il commissario prima di accommiatarsi.

«Non mi dire che la Procura ti ha fatto la delega per le indagini?» disse l’avvocato illuminandosi in viso.

«Sì, proprio così! Ancora una volta saremo su fronti contrapposti!» annuì l’uomo.

«Tu credi?» proruppe l’avvocato con grinta. «Guarda che invece potrei affiancare proprio la Procura in Corte d’Assise come parte civile! Il mio assistito è parte lesa in questa storia!»

Questa donna è un avvocato nel fondo dell’anima, pensò il commissario con ammirazione.

«Lo dici per non farmi chiudere nel segreto professionale!» disse invece un po’ per scherzo e un po’ perché lo sbirro che c’era in lui lo portava a sospettare anche quando si trovava davanti una persona che stimava. E ancor più se per questa persona provava qualcosa in più di una pur sincera stima.

«No, affatto!» disse lei ammorbidendo i toni. «E te lo dimostrerò domani stesso!»

«Va bene! A domani alle nove e mezza!»

Guardandola allontanarsi a Santiago venne in mente una frase che suo padre ripeteva spesso. «Ringraziamo il Padreterno per aver creato le donne. Guai se non ci fossero. Ma visto che c’era, perché non le ha fatte meno complicate?»

Il suo vecchio, veramente, al posto di complicate usava un’altra e più colorita espressione. Ma non gli andava di riferirla a quella donna che aveva casualmente ritrovato. E si rese conto che non aveva pensieri così piacevoli da tanto tempo.

E la notte, il sonno, giunse più lieto e più soave che mai.

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lunedì 11 ottobre 2021

L'assassino con il coltello in mano - 2

 


“ Decipit frons prima multos! “– sentenziò l’ispettore riacquistando la sua consueta sicurezza e quasi pentendosi della  sua ipotesi dell’esistenza di un complice.

-          “ C’è un’altra cosa che dobbiamo considerare, prima di escludere ovvero prendere in considerazione l’eventualità della presenza di un complice” – si affrettò a dire il commissario per scongiurare le proteste del sovrintendente, che sbuffava regolarmente ad ogni sfoggio latino del loro collega- “secondo il medico che ha effettuato l’autopsia l’assassino ha sferrato tre colpi, dal basso verso l’alto; e i fendenti sono stati inferti da un destrimane, mentre l’indiziato, come precisa il verbale, impugnava  il coltello nella sinistra e, per di più, è anche mancino.”

-          “ Be’, questo non esclude la presenza di un complice. Anzi, sembrerebbe  confermarlo…” – disse ancora l’ispettore, ma meno convinto di prima.

-          “ Certo, ma a questo punto, perché non pensare che il vero assassino abbia agito indipendentemente dall’indiziato? Comunque domani, senza trascurare neppure questa pista,  voglio verificare da dove possa essere  entrata  questa  terza persona, la cui presenza, a rigor di logica, sembra farsi strada sempre di più, anche alla luce del fatto che l’indagato ha dichiarato di essere entrato con le chiavi:  quindi delle due cose l’una: o il vero assassino si  è infilato  dall’esterno, oppure la porta gli è stata aperta dalla stessa vittima.”

-          “ In effetti ci sono diversi punti oscuri: la vittima conosceva l’assassino? Io propenderei per il sì. Chi si fiderebbe oggi ad aprire a uno sconosciuto?” – puntualizzò l’ispettore.

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domenica 18 luglio 2021

Omicidio a Cagliari - 14

 


Alla   riunione del venerdì  il commissario De Candia, come sempre, lasciò in fondo alla lista degli omicidi ancora in fase di indagine,  il fascicolo dell’assassinio di via Giudicessa Adelasia. Informò i suoi collaboratori sulla svolta che avevano preso le indagini in seguito al ritrovamento presso la casa di Andrea Picciau di parte del materiale asportato dalla cassaforte della vittima, compreso il testamento che lo escludeva dall’eredità della zia.

«Ci manca però la ciliegina sulla torta: assicurare l’assassino alla giustizia!» disse il sovrintendente Farci.

«Stamattina mi hanno restituito da Carbonia il verbale di acquisizione delle prove firmato da Maria Grazia Picciau. Lunedì andrò a parlare con il procuratore capo: stavolta non potrà negarci il mandato di cattura e vedrai che con quello,  lo prenderemo, ovunque egli sia!»

«A proposito!» esclamò l’ispettore Zuddas «E’ arrivata un’informativa riservata da Olbia:  a un ricettatore è stato proposto,  da uno sconosciuto che corrisponde alla descrizione che noi abbiamo di Andrea Picciau,  l’acquisto dei gioielli della lista che io ho mandato in giro nelle città più importanti dell’isola; il ricettatore ha riconosciuto i gioielli e ha guadagnato del tempo senza insospettire l’offerente; e ha provveduto ad  informare la polizia!»

«Quindi il nostro uomo si trova ad Olbia?» chiese il sovrintendente rivolto al commissario.

«Ah, dimenticavo di dirvi che il  nostro uomo si è presentato dal ricettatore con una donna, sostenendo che i gioielli fossero i suoi…» intervenne l’ispettore Zuddas.

«Per me quello sta cercando di procurarsi i soldi per spiccare il volo con quella sua complice! Che ne pensa lei commissario?» ribatte il sovrintendente Farci.

«Quelli come lui, nella scala dei bisogni, hanno al primo posto la droga!» sostenne l’ispettore con foga!

«A proposito!» intervenne il commissario rivolto al sovrintendente Farci, frugando nel fascicolo. «Ti ricordi quell’involucro che ti ho affidato per il  Servizio di Polizia Scientifica? E’ arrivato il referto delle analisi!»

Il sovrintendente prese il foglio che il commissario gli porgeva.

«Fluoracetato di sodio? Ma è uno scherzo?» esclamò il sovrintendente porgendo il foglio all’ispettore Zuddas che glielo sollecitava.

«Quelli della Scientifica non scherzano mai!» disse il commissario con un sorriso.

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