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lunedì 11 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-46

 

 


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Capitolo Tredicesimo 

Il lunedì successivo, verso le undici, il centralinista passò una telefonata al commissario De Candia. Una signora  aveva chiamato per parlare con qualcuno  della   sezione omicidi.

«Chi parla?» chiese il commissario in tono gentile.

«Sono Maria Grazia Picciau» disse una voce che mostrava una certa emozione «Si ricorda? Ci siamo incontrati   mercoledì scorso!»

«No. Credo che lei abbia incontrato  uno dei miei collaboratori, l’ispettore Zuddas. Io sono il commissario De Candia»

«Ah, sì, mi pare che si sia presentato proprio con quel nome…» la voce si arrestò di colpo, come se fosse stata in punto di dire qualcosa di imbarazzante.

«Lei è la nipote di Emma Pirastu, se non sbaglio» disse il commissario cercando di mostrarsi  affidabile e informato sui fatti.

«Sì, certo. Il suo collaboratore  mi aveva chiesto notizie di mio fratello Andrea…» aggiunse ancora la voce. Sembrava esitante; il commissario si sentì prudere il naso; aveva stabilito che questo gli succedeva sempre quando nell’aria c’era qualcosa di importante, nel bene o nel male. Il commissario attese ancora un po’ al telefono, poi chiese:

«Ha avuto notizie di suo fratello?» Cercò di modulare la voce su toni di paziente attesa.

«No, sono molto preoccupata. Venerdì pomeriggio sono andato a prenderlo in comunità, come sempre, e ho scoperto che si era assentato da un paio di giorni. Ma nessuno mi ha detto niente. Il direttore mi ha detto che un funzionario della questura di Cagliari  era stato da lui lo stesso giorno di mercoledì, ma a me era sembrato che non sapesse niente dell’assenza di mio fratello. Ho pensato che forse non si era trattato dello stesso funzionario»

Il commissario capì che stava parlando con una persona attenta e sensibile, probabilmente in preda a qualche sentimento di contraddizione, come se fosse combattuta. Cercò di procedere con metodo. Per esperienza sapeva che in certe situazioni le persone tendevano a chiudersi o ad aprirsi a seconda di come l’interlocutore agiva sul loro stato d’animo.

«A volte noi poliziotti, per rispetto del protocollo che ci impone la riservatezza, tendiamo a non dire ciò che sappiamo…»

«Ma qui si tratta di mio fratello. E’ scomparso e io l’ho saputo soltanto perché sono andata a prenderlo in comunità!»

Adesso il commissario sentì tutta l’angoscia, frammista a una buona dose di risentimento, nella voce della donna.

«Ha ragione, signorina. Lei aveva il diritto di sapere. Sappia però che noi della Polizia, e io in prima persona, siamo sempre dalla parte dei familiari, soprattutto in caso di persone scomparse. La nostra azione a volte abbisogna della collaborazione dei parenti…se lei sa qualcosa è nell’interesse di suo fratello che io ne venga a conoscenza!»

Il discorso sembrò sbloccare la voce all’altro capo del telefono

«Questo fine settimana l’ho passato in giro per la città, presso amici e conoscenti, a chiedere informazioni su Andrea, senza ottenere alcun risultato. Ieri sera, nella speranza di trovare qualcosa che mi aiutasse a ritrovarlo, mi sono messa a frugare nella  stanza che occupa nei fine settimana quando viene a stare da me…»

Il naso del commissario prese a prudere più forte. La voce smise di parlare. Il commissario sentì il respiro affannoso nella cornetta.

«Ha trovato qualcosa che possa aiutare anche noi nelle ricerche?» cercò di incoraggiarla il commissario.

«Non vorrei che quello che ho trovato si ritorca a suo danno…»

«Signorina, al punto in cui siamo, con suo fratello che è scomparso nel nulla, il posto più sicuro per lui sarebbe proprio qui, con noi della Polizia. A fianco alla legge non si sbaglia mai…»

Al commissario sembrò di sentire la voce singhiozzare. Ma fu soltanto un attimo.

«Ho trovato una busta, in un’intercapedine di un vecchio armadio che usavamo come nascondiglio segreto nei nostri giochi di bambini…»

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domenica 10 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-45

 


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Il commissario De Candia amava molto il teatro; sicuramente più del cinema; suo padre era stato abbonato per una decina d’anni,  alla rivista ‘Il Dramma’, il quindicinale che Lucio Ridenti, alias Ernesto Scialpi, aveva diretto sino alla fine degli anni sessanta; su quella rivista, sin da ragazzo, si era fatto una certa conoscenza del  teatro di prosa italiano in auge negli anni a cavallo tra il cinquanta e il sessanta, familiarizzandosi con i grandi interpreti di quegli anni: Gino Cervi, Ernesto Calindri, Paolo Stoppa, Andreina Pagnani, Paola Borbone, Emma e Irma Gramati, lo stesso Vittorio Gassman (poi transitato con successo al cinema);  successivamente l'opera,  grazie alla moglie, melomane competente e appassionata,   aveva preso il sopravvento sulle altre forme di spettacolo e il teatro era rimasto relegato nei ricordi in bianco e nero della televisione e in quelle riviste quindicinali.

Schnitzler lo conosceva di fama e aveva persino letto qualcosa di suo, in passato. Non era tra gli autori che conosceva meglio, questo è certo. Senza ombra di dubbio lo considerava un grande autore, ma troppo introspettivo e cerebrale; troppo attento a scavare dentro la psiche dei suoi personaggi,  mettendo in luce insieme alle loro fragilità, anche le debolezze di una società fondata sulla finzione, sull’ipocrisia e sulla menzogna. Qualcuno sosteneva addirittura che l’autore fosse l’alter ego di Sigmund Freud, tutto teso com’era, nella sua produzione drammaturgica, a scavare dentro i personaggi, alla ricerca delle pulsioni nascoste, delle libido sommerse nel sub conscio, dei segreti della psiche.

Ma se la sua amica Luisa Levi amava molto quell’autore (come a lui era sembrato di intuire dall’entusiasmo con cui, poco prima, gli aveva comunicato l’evento) lui era pronto a rivalutarlo e anche ad esaltarlo, se necessario. Non di meno, egli preferiva spettacoli meno impegnativi; era portato a divertirsi e, possibilmente anche a ridere, quando andava a teatro.

Forse era un suo limite, una sua autodifesa, non vedere quelle debolezze, quelle maschere, quelle finzioni del mondo reale che i grandi drammaturghi riuscivano a mettere in scena.

Del resto, lui, di maschere ne vedeva abbastanza nel suo ambiente, tra diseredati e ricercati, colleghi, superiori e magistrati. E forse l’aver perso la sua compagna prematuramente, dopo appena dieci di matrimonio, gli aveva impedito di vedere la loro unione degradare  negli abissi dell’abitudine e dell’ipocrisia che sembravano emergere da certi capolavori della drammaturgia del secolo ventesimo appena scorso.

Prima di addormentarsi, mentre già il tomo che stava consultando gli incominciava a ballare davanti agli occhi semichiusi, gli venne in mente quella spiegazione che l’avvocato aveva abbozzato, per giustificare la sua sparizione improvvisa, dopo che la loro storia sembrava essersi invece avviata verso un percorso di consolidamento.

Luisa Levi aveva avuto forse paura che la loro unione potesse scivolare su un crinale di noia e di abitudine, spegnendo quella loro  attrazione, fisica che era  anche mentale, psicologica e intellettuale?  Quell’attrazione che si era concretizzata, in più di un’occasione, in amplessi appassionati  che li avevano visti fusi in una congiunzione quasi magica, come due corpi celesti attratti da una forza misteriosa, costante ed eterna come la forza gravitazionale che tiene uniti gli astri e le galassie  nell’universo infinito!

Quando si svegliò il commissario ripose il libro che gli era caduto dalle mani e si preparò per la sua passeggiata a Monte Urpinu, dove andava tutte le volte che poteva, a camminare, più che a correre, e a respirare in piena libertà tra i pini, i carrubi, gli olivastri  e le querce dell’immenso parco, un tempo periferia della città di Cagliari dove avevano regnato le volpi e gli scoiattoli e che oggi risultava inglobato nel centro abitato, pur continuando a costituire un polmone fondamentale per i cagliaritani e per chiunque desiderasse immergersi nella natura, lasciandosi alle spalle inquinamenti e rumori.

E lui, al dilettevole, univa anche l’esigenza di mantenersi in forma, preservando dall’incipiente sedentarietà, gli addominali che aveva coltivato nei decenni precedenti e la forma fisica alla quale teneva ancora così tanto.

Ed era grazie a quelle sue ricorrenti passeggiate che era riuscito a tenere a bada il suo peso e la pinguedine incipiente, che aspetta gli uomini al varco della cinquantina; anche se il commissario, tuttavia, aveva ancora qualche anno prima di raggiungere il fatidico traguardo del mezzo secolo di vita.

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venerdì 8 aprile 2022

Al di là di ogni evidente apparenza-43

 

«Direi quantomeno in relazione agli elementi locali, commissario!» si affrettò a precisare il sovrintendente Farci. «Mi è sembrato di avvertire un certo fastidio nell’interrogato, quando ho toccato il tasto dell’invasione di campo da parte di qualche ladruncolo in trasferta. Anzi, ho colto come  una certa empatia da parte sua; anche se non mi ha voluto dire la verità, attribuendo lo sgarro a qualche sassarese in trasferta abusiva!»

 

Il commissario annuì; sapeva per esperienza che le sensazioni del sovrintendente Farci, il più delle volte, si rivelavano esatte.

 

«La Torres è sempre in fondo alla classifica!» protestò Zuddas che era di origine sassarese e soffriva per le sventure calcistiche della squadra di calcio della sua città!

 

«Anche io volevo dirvi qualcosa» intervenne il commissario ridendo alla battuta «Sono stati fatti due prelievi con il bancomat della signora Emma Pirastu! Tutti e due da 500 Euro, il massimo consentito: uno è di domenica sera, effettuato a Cagliari; l’altro è di lunedì, ore cinque del mattino, e risulta fatto a Iglesias. Poi la banca, appresa la morte della sua cliente dai giornali,  ha bloccato il conto»

 

«Forse il cerchio si stringe per davvero attorno al nostro uomo!» ribadì l’ispettore Zuddas.

 

«Può darsi» replicò il commissario. Ma la richiesta di emissione di un ordine di cattura forse è ancora prematuro. Se avessimo qualche altra prova. «Avete saputo qualcosa   su quei gioielli? »

 

«Io ho fatto un po’ di giri dai vari compro oro  e da alcuni ricettatori che a volte ci danno una mano: nessuno sa niente. I compro oro, che registrano tutto, non hanno visto niente, mentre i ricettatori mi hanno detto che,  difficilmente uno di loro,  accetterebbe refurtiva proveniente da un furto di sangue» disse il sovrintendente, riferendosi al fatto che ai ricettatori non sfuggiva che  i gioielli risultavano rubati in una casa dove era stato commesso un omicidio.

 

«Io ho chiesto a Carbonia, ma mi hanno detto che per piazzare certa refurtiva tutti vanno a Iglesias o, addirittura, a Oristano e perfino a Nuoro. Però si riferivano ai preziosi rubati a Carbonia…» disse l’ispettore Zuddas. «O magari ai preziosi rubati dai ladri di Carbonia…» aggiunse Zuddas, quasi continuando il suo discorso precedente.

 

«Facciamo così» disse il commissario chiudendo il fascicolo e mettendoselo sottobraccio. «Io adesso vado in Procura. Voglio sentire il parere del procuratore su un eventuale mandato di cattura nei confronti di  Andrea Picciau; se come penso il procuratore capo mi dirà di no, proseguiamo nelle indagini sulla ricerca di altre prove. Io mi occupo personalmente delle indagini da fare a Iglesias, tu  Zuddas vedi se riesci a sapere qualcos’altro da Carbonia e tu Farci insisti con Cagliari, Quartu e Hinterland. Qualcosa mi dice che stiamo per chiudere il caso.”»

«Laqueo captus vulpes!» sentenziò l’ispettore.

 

Il commissario li salutò per andare in procura, mente i due si sbeffeggiavano a vicenda, polemicamente.

Il commissario sorrise tra sé. Sapeva che di lì a poco, sarebbero andati al bar a far pace.

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martedì 30 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato-20


L’indomani era venerdì e come ogni settimana, alle dieci in punto, si tenne la riunione del team operativo della squadra omicidi capitanata dal commissario Santiago De Candia.

Il commissario faceva sempre in modo che il numero dei fascicoli non superasse mai il numero di sei, massimo sette, tra nuove acquisizioni che arrivavano  e vecchi fascicoli che tornavano in procura per l’archiviazione.Ma anche per la proroga semestrale delle indagini ovvero per il rinvio a giudizio dei vari indagati, a secondo di quello che reputassero  più opportuno i vari procuratori titolari delle indagini, fossero essi sostituti o capi procuratori.

La mattinata di lavoro iniziò con l’analisi del fascicolo dei due fratelli uccisi a Settimo San Pietro. L’evento criminoso si inseriva in una faida che durava da oltre mezzo secolo e le indagini erano in completo stallo. Impossibile rompere quel muro di omertà che si ergeva attorno a queste vendette, che finiscono quasi per diventare un fatto privato delle famiglie in guerra. Probabilmente ci sarebbe stato, tra qualche mese o tra qualche anno, un’altra vendetta, e la catena della faida si sarebbe allungata ancora con il sangue di nuove vittime. «Ci vorrebbe l’occhio del Padreterno, come per Caino e Abele!» disse sconsolato l’ispettore Zuddas che si era buttato anima e corpo nell’indagine, e quel mondo agropastorale lo conosceva abbastanza, essendo stato sposato con la figlia di un possidente allevatore di bestiame del quale, in realtà, non era mai riuscito a penetrare la complessa personalità fatta di codici d’onore, di usi e costumi tanto arcaici, quanto barbari che lui non condivideva di certo.

La squadra era stata più fortunata nel caso della prostituta strangolata. Il sovrintendente Farci era riuscito a mettere il sale sulla coda a un protettore che tentava di farsi largo a discapito di altri suoi colleghi. Un lenone emergente e rampante, lo aveva definito l’ispettore con una delle sue mirabili pennellate letterarie tratte dal suo infinito repertorio latino, mandando su tutte le furie il sovrintendente Farci, ma facendo sorridere nascosto dai baffi, il commissario De Candia.

Del corpo privo di arti e restituito dal mare erano ancora in attesa delle analisi dell’istituto di anatomopatologia e di qualche riscontro dalla banca dati del DNA.

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giovedì 18 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 14

 

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Dopo tutto, in coscienza, lui sapeva di non compromettere le sue indagini. Anzi, l’aiuto dell’avvocato Levi sembrava costituire persino un valore aggiunto per la soluzione del caso.

Il commissario aveva ripensato molto alla giornata di domenica. Da quando era morta la moglie, più di cinque prima, non aveva avuto storie particolarmente coinvolgenti. Soltanto Luisa lo aveva in qualche modo conquistato. Non era soltanto un’attrazione fisica, anche se l’avvocato Levi aveva un corpo sodo accompagnato da una intelligenza vivace come piaceva a lui. In realtà quella donna esercitava su di lui un fascino indefinibile. Da un lato, materno con quella sua avvolgente sicurezza femminile e quel suo seno florido e prosperoso. Però, sentiva che quella professionista abile e caparbia fosse alla ricerca, come tante donne, di un punto di riferimento o di un centro di stabilità. La sua sicurezza e la sua grinta erano autentiche, solide e profonde ma, non di meno, egli intuiva che la sua femminilità avesse bisogno di un elemento di completamento che non sconfinasse e non collidesse con la rivalità professionale e il confronto quotidiano e continuo. D’altronde, non era forse uguale per gli uomini? Non cercavano anch’essi una figura femminile che li completasse, dando loro stabilità, protezione, affetto?

Sin da lunedì era incerto se mandarle un mazzo di rose rosse, come soleva fare, seppure in occasione di ricorrenze, con sua moglie. Il suo sarebbe stato un gesto per manifestarle la sua ammirazione, il suo ringraziamento per la bella giornata trascorsa insieme. Un gesto per dichiarare apertamente la passione che provava per lei.

Poi aveva optato di non inviarle perché tra loro non c’era stata una vera e propria spiegazione in occasione del loro casuale incontro del sabato precedente. Anzi lui aveva capito che il silenzio di lei nei mesi precedenti era da attribuirsi, non tanto alla sua paura di innamorarsi, quanto piuttosto al timore che dall’innamoramento passionale si potesse passare a una relazione piatta e ordinaria, fatta di abitudine e routine.

Aveva scelto così di darle tutto il tempo di cui lei avesse avuto bisogno. Neanche lui, in fondo, era in cerca di una relazione standardizzata sull’ordinario, priva di emozioni e fatta di abitudini e convenzioni. Santiago si era, alla fine, adeguato a quella che sembrava essere la scelta di lei. Un rapporto senza vincoli, ricco di sincerità, ma anche di libertà. Amore e indipendenza e con una travolgente passione da vivere alla giornata.

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martedì 26 ottobre 2021

Il commissario Santiago De Candia indaga - 2



Il lunedì successivo era festa nazionale, ma sui giornali la vicenda dell’assassinio con il coltello in mano aveva continuato a spiccare tra i titoli in evidenza. Continuava a suscitare clamore e interesse una vicenda che aveva visto soccombere una signora anziana per mano di un suo giovane nipote. Tra i lettori dell’Opinione, soprattutto, si contavano numerose le persone anziane assistite da parenti più giovani oppure da personale esterno. A tenere viva la notizia era stata l’emittente Selen TV, che faceva da traino alla versione cartacea del quotidiano, con numerosi e frequenti dibattiti televisivi, ai quali venivano invitati cittadini comuni ed esperti di varia provenienza.

Anche il secondo lunedì del mese il fattaccio del coltello insanguinato teneva banco. Il commissario De Candia trovò il bar di Tonio ancora in grande subbuglio.

«Ha visto dottore le ultime sul caso dell’assassino con il coltello in mano?» gli disse Tonio accennando al giornale che aveva appena aperto, mentre gli portava la colazione, calda e fumante.

Il commissario andò a leggere le pagine interne della cronaca e a momenti gli andava di traverso il boccone di croissant che aveva appena addentato.

Una foto dell’avvocato Levi capeggiava a centro pagina.

La notizia eclatante era che l’assassino con il coltello in mano era stato scarcerato dal Tribunale della Libertà del capoluogo, su ricorso dell’avv. Luisa Levi.

La donna era una vecchia conoscenza del commissario, vedovo da tempo, che l’aveva incrociata all’inizio per motivi professionali, in occasione di altre indagini per casi di omicidio.

Le loro opposte posizioni investigative, lui dalla parte del delegato per le indagini della procura, lei come avvocato difensore dell’indagato, non avevano impedito la nascita di  una reciproca stima, dalla quale era poi scaturita una discreta relazione alla quale nessuno dei due aveva voluto attribuire un nome, ma che sembrava incardinarsi in qualcosa di più di una sequela, apparentemente occasionale ed episodica, di incontri connotati da una forte e reciproca passionalità.

Poi quel flusso empatico si era bruscamente interrotto. Senza una ragione apparente, gli era sembrato che lei non volesse più farsi trovare. O forse era stato lui che non l’aveva cercata abbastanza.

Qualcosa era però rimasto in sospeso, inespresso, involuto, almeno nell’animo del commissario. Quel qualcosa che, assopito e sotto traccia, si era risvegliato all’improvviso, di fronte a quella fotografia sul giornale.

Quella donna era davvero un diavolo in gonnella, pensò il commissario.

Come aveva fatto ad ottenere la scarcerazione dell’assassino con il coltello insanguinato in mano?

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mercoledì 13 ottobre 2021

L'assassino con il coltello in mano - 4

 


Il commissario sorrise, pensando che questa battuta sarebbe piaciuta molto a uno dei suoi collaboratori, che non perdeva occasione per criticare l’ossessione mediatica e la superficialità di certi settori della polizia giudiziaria.

-          “ Che  tipo è questo nipote?” – chiese invece all’avvocato.

-          “ Mah! In questo frangente non saprei davvero definirlo bene. E’ molto spaventato, oltre che dispiaciuto per il brutale assassino di una persona alla quale era sinceramente attaccato, che gli voleva bene e che perfino lo sovvenzionava generosamente, in cambio dell’aiuto disinteressato che lui le prestava con entusiasmo e con sincero affetto.” L’avvocato fece una breve pausa, come se volesse continuare ma non sapesse bene come. – “ Posso dirti una cosa strettamente riservata!”

Il commissario si sentì prudere il naso. Questo succedeva quando nell’aria c’era qualcosa su cui esercitare il massimo dell’attenzione; o perché era in vista un inganno, o perché stava per venire a conoscenza di qualcosa di importante; era il suo naso da sbirro a suggerirglielo; e il suo naso difficilmente si sbagliava.

-“ Certo, parla liberamente!” – la incoraggiò il commissario, continuando a guidare.

- “ Io te la dico, ma mi devi promettere che non la userai mai contro il mio assistito, qualunque cosa accada!” – ribadì ancora l’avvocato Levi. Anche lei aveva un alto senso del segreto professionale e forse, in fondo si era già pentita di aver fatto l’offerta. Ma ormai sembrava tardi per tornare indietro.

Il commissario restò interdetto, tra dubbi e curiosità! L’informazione riservata lo incuriosiva, e poi poteva essergli utile per le sue indagini; come privarsene? D’altro canto, però, non sarebbe mai venuto meno ai suoi doveri di sbirro; su questo non aveva dubbi: credeva nel suo lavoro sino in fondo e non lo avrebbe mai disatteso. Si risolse pensando che quell’avvocato, quel diavolo in gonnella, non gli avrebbe mai rivelato un segreto che potesse danneggiare il suo assistito (che oltretutto, a parer suo, nonostante le osservazioni capziose dell’ispettore Zuddas, era completamente innocente).  Decise di fidarsi e dopo essersi passato una mano sul naso che gli prudeva rispose di sì, che non avrebbe mai usato quella confidenza contro il suo assistito.

-          “ Promessa di sbirro?” – ribadì ancora l’avvocato, a metà tra il serio e il faceto, sapendo  bene come il commissario fosse fiero e orgoglioso di essere un poliziotto con una parola ferma e fidata.

-          - “ Parola di sbirro!” – le confermò porgendole l’indice della mano destra per sigillare la promessa.

-          L’avvocato strinse forte l’indice col suo, e subito dopo aggiunse: - “ Il mio assistito mi ha confidato che la zia lo aveva nominato erede universale con un testamento!”

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lunedì 11 ottobre 2021

L'assassino con il coltello in mano - 2

 


“ Decipit frons prima multos! “– sentenziò l’ispettore riacquistando la sua consueta sicurezza e quasi pentendosi della  sua ipotesi dell’esistenza di un complice.

-          “ C’è un’altra cosa che dobbiamo considerare, prima di escludere ovvero prendere in considerazione l’eventualità della presenza di un complice” – si affrettò a dire il commissario per scongiurare le proteste del sovrintendente, che sbuffava regolarmente ad ogni sfoggio latino del loro collega- “secondo il medico che ha effettuato l’autopsia l’assassino ha sferrato tre colpi, dal basso verso l’alto; e i fendenti sono stati inferti da un destrimane, mentre l’indiziato, come precisa il verbale, impugnava  il coltello nella sinistra e, per di più, è anche mancino.”

-          “ Be’, questo non esclude la presenza di un complice. Anzi, sembrerebbe  confermarlo…” – disse ancora l’ispettore, ma meno convinto di prima.

-          “ Certo, ma a questo punto, perché non pensare che il vero assassino abbia agito indipendentemente dall’indiziato? Comunque domani, senza trascurare neppure questa pista,  voglio verificare da dove possa essere  entrata  questa  terza persona, la cui presenza, a rigor di logica, sembra farsi strada sempre di più, anche alla luce del fatto che l’indagato ha dichiarato di essere entrato con le chiavi:  quindi delle due cose l’una: o il vero assassino si  è infilato  dall’esterno, oppure la porta gli è stata aperta dalla stessa vittima.”

-          “ In effetti ci sono diversi punti oscuri: la vittima conosceva l’assassino? Io propenderei per il sì. Chi si fiderebbe oggi ad aprire a uno sconosciuto?” – puntualizzò l’ispettore.

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venerdì 1 ottobre 2021

Il commissario e l'avvocato - 5

 


Anche quel  venerdì il team della Squadra Omicidi si ritrovò nell’Ufficio del coordinatore: il commissario Santiago De Candia. Il team era composto dallo stesso commissario, dall’ispettore Angelo Zuddas e dal sovrintendente Alessio Farci.

I tre fecero  il punto della situazione su tutti i casi di omicidio che avevano in carico.

Il commissario lasciò per ultimo il caso dell’omicidio di via Giudicessa Adelasia, come lo avevano ribattezzato anche i giornali, dopo la scarcerazione del presunto colpevole.

-          “ Come vi ho già accennato nel corso della settimana, ho provveduto a ritirare  il fascicolo in procura. Studiandolo, nei giorni scorsi, vi ho intravvisto due piste, ma naturalmente restiamo aperti a recepire eventuali altre piste che dovessero emergere nel corso delle indagini. In via preliminare, se siete d’accordo, lascerei cadere la pista seguita dalla Procura nell’immediatezza del fatto: mi riferisco alla pista dell’assassino col coltello in mano.”

Il commissario fece una pausa per dar modo ai suoi collaboratori di intervenire.

-          “ Ci mancherebbe altro che ci facessimo trascinare nelle regioni paludose dove si sono impantanati quelli là!” – disse il sovrintendente Farci con un cenno di stizza rivolto verso il Palazzo, al di là della finestra.

-          “ Ma poi lo hanno davvero scagionato all’assassino col coltello in mano?” – interpose l’ispettore Zuddas.

-          “ Sì, certo. E’ spiegato tutto nel ricorso dell’avvocato difensore e nell’ordinanza di accoglimento del tribunale della libertà!” – rispose il commissario con enfasi, porgendo i due documenti al sottoposto, dopo averli estratti dal fascicolo.

-          - “ Ci mancherebbe commissario!” – si schermì l’ispettore. Riassuma lei per noi, se vuole!

-          “ In pratica l’avvocato difensore dell’indiziato è riuscito a dimostrare che  quando è partita la telefonata della vicina di casa al 112, il suo cliente non poteva essere sul luogo del delitto!”

-          “ E come ha fatto?” chiese il sovrintendente Farci incuriosito.

-          “Mettendo a confronto i tabulati telefonici e i documenti di viaggio, ha messo in evidenza come  il suo cliente abbia   obliterato il trasbordo dal bus n. 1 alla linea M esattamente dieci minuti prima che partisse la telefonata che ha allertato la Polizia Giudiziaria in servizio.

I piani di viaggio hanno mostrato che da piazza Gramsci,  luogo del trasbordo dell’indiziato, alla fermata di via Baccaredda più vicina alla casa della vittima,  ci vogliono almeno dieci minuti, senza considerare l’ipotesi  di traffico e di fermate intermedie, altrimenti i minuti diventano  quindici; poi c’è da percorrere a piedi il tratto di strada che dalla fermata del pullman porta alla casa di via Giudicessa Adelasia.”

-          “ Accidenti, l’alibi dell’indiziato si gioca comunque sul filo dei minuti!”- esclamò il sovrintendente Farci.

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mercoledì 29 settembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 3



 Santiago De Candia è un commissario di polizia che dirige la squadra omicidi della Questura di Cagliari. Parla poco e non ama i riflettori. Ama invece Luisa Levi, un'affascinante avvocato in gonnella che l'ha conquistato con la sua avvenenza e, soprattutto, con il suo acume investigativo. 

Cosa hanno a che fare un commissario di polizia e un avvocato? Apparentemente dovrebbero muoversi su fronti contrapposti. In realtà, spesso, i loro interessi sono comuni. 

Santiago De Candia agisce sempre per la ricerca dei colpevoli dei vari omicidi le cui indagini gli vengono delegate dalla procura di Caglia, che si appoggia alla sua squadra per i casi più difficili (di solito si tratta di casi che la procura aveva sottovalutato nella loro complessità).

L'avvocato per natura dovrebbe schierarsi in difesa degli imputati. E' il suo lavoro, al sua vocazione.

Ma accade più spesso di quanto non si pensi che, nei procedimenti di natura penale,  un avvocato sia schierato nella tutela degli interessi della parte offesa.

Ecco che in questi casi i suoi interessi coincidono con quelli del commissario Santiago De Candia: assicurare alla giustizia i colpevoli di un reato, significa allora garantire per la parte offesa il ristoro dei deanni patrimoniali subiti e l'appagamento di quel senso di giustizia che è innato nell'animo umano e che anticamente doveva placarsi con la vendetta (occhio per occhio, dente per dente; mano per mano,  piede per piede; obvvero la famosa legge del taglione, presente nella Bibbia, ma anche nella Carta De Logu di Eleonora d'Arborea e in tutte le antiche legislazioni).

Santiago e Luisa si amano di un amore focoso e passionale; si sentono attratti da una forza misteriosa e primordiale, come quella che attrae i corpi celesti tra di loro. 

Ma ci sono anche delle forze antagoniste che si frappongono al loro amore. Luisa ha paura che la loro storia possa scivolare nella routine e naufragare nell'abitudine, come è già successo con il marito dal quale ha divorziato; è il padre di Stefano, il suo figlio adolescente; né lui, né Stefano compaiono nei primi sette romanzi della saga sinora scritti; anche se le lro figure, soprattutto quella di Stefano, incombono sui personaggi principali, con la loro gelosia, il loro egoismo, le paure di Luisa.

Santiago dal suo canto, pur sinceramente innamorato di Luisa, deve fare i conti con il suo primo e unico amore: la moglie, prematuramente scomparsa, che nessuna è stata capace di sostotuire; soltanto Luisa ha retto il confronto con quella figura dalla statura irraggiungibile che è stata la sua sposa per dieci anni e che un tumore maledetto gli ha portato via in modo brutale e repentino.

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lunedì 13 settembre 2021

Un'altra indagine per il commissario De Candia

 


 

Anche quel  venerdì il team della Squadra Omicidi si ritrovò nell’Ufficio del coordinatore: il commissario Santiago De Candia. Il team era composto dallo stesso commissario, dall’ispettore Angelo Zuddas e dal sovrintendente Alessio Farci.

I tre fecero  il punto della situazione su tutti i casi di omicidio che avevano in carico.

Il commissario lasciò per ultimo il caso dell’omicidio di via Giudicessa Adelasia, come lo avevano ribattezzato anche i giornali, dopo la scarcerazione del presunto colpevole.

-          “ Come vi ho già accennato nel corso della settimana, ho provveduto a ritirare  il fascicolo in procura. Studiandolo, nei giorni scorsi, vi ho intravvisto due piste, ma naturalmente restiamo aperti a recepire eventuali altre piste che dovessero emergere nel corso delle indagini. In via preliminare, se siete d’accordo, lascerei cadere la pista seguita dalla Procura nell’immediatezza del fatto: mi riferisco alla pista dell’assassino col coltello in mano.”

Il commissario fece una pausa per dar modo ai suoi collaboratori di intervenire.

-          “ Ci mancherebbe altro che ci facessimo trascinare nelle regioni paludose dove si sono impantanati quelli là!” – disse il sovrintendente Farci con un cenno di stizza rivolto verso il Palazzo, al di là della finestra.

-          “ Ma poi lo hanno davvero scagionato all’assassino col coltello in mano?” – interpose l’ispettore Zuddas.

-          “ Sì, certo. E’ spiegato tutto nel ricorso dell’avvocato difensore e nell’ordinanza di accoglimento del tribunale della libertà!” – rispose il commissario con enfasi, porgendo i due documenti al sottoposto, dopo averli estratti dal fascicolo.

-          - “ Ci mancherebbe commissario!” – si schermì l’ispettore. Riassuma lei per noi, se vuole!

-          “ In pratica l’avvocato difensore dell’indiziato è riuscito a dimostrare che  quando è partita la telefonata della vicina di casa al 112, il suo cliente non poteva essere sul luogo del delitto!”

-          “ E come ha fatto?” chiese il sovrintendente Farci incuriosito.

-          “Mettendo a confronto i tabulati telefonici e i documenti di viaggio, ha messo in evidenza come  il suo cliente abbia   obliterato il trasbordo dal bus n. 1 alla linea M esattamente dieci minuti prima che partisse la telefonata che ha allertato la Polizia Giudiziaria in servizio.

I piani di viaggio hanno mostrato che da piazza Gramsci,  luogo del trasbordo dell’indiziato, alla fermata di via Baccaredda più vicina alla casa della vittima,  ci vogliono almeno dieci minuti, senza considerare l’ipotesi  di traffico e di fermate intermedie, altrimenti i minuti diventano  quindici; poi c’è da percorrere a piedi il tratto di strada che dalla fermata del pullman porta alla casa di via Giudicessa Adelasia.”

-          “ Accidenti, l’alibi dell’indiziato si gioca comunque sul filo dei minuti!”- esclamò il sovrintendente Farci.

https://www.ibs.it/al-di-delle-evidenti-apparenze-libro-ignazio-salvatore-basile/e/9788898981823


giovedì 9 settembre 2021

La vita sulla carta



E' un modo di dire, "sulla carta", che indica qualcosa di irreaqle, di fittizio, di virtuale. Eppure i personaggi che io ho creato "sulla carta" (parlo delle mie commedie ma anche dei romanzi) sono per me come dei figli; o forse dei fratelli (qualcuno li chiama anche “alter ego”). 
Qualunque cosa essi siano, mi sono accorto che io mi ci affeziono, in una qualche misura. Però non esistono figli e figliastri in letteratura. Anzi, può sembrare strano, ma più questi personaggi sono sfortunati e più ti affezioni a loro. Nelle commedie che ho scritto in giovane età, soffrivo nel vedere i miei personaggi chiusi nel cassetto, senza aria, senza vita. Allora ho capito che dovevo rappresentarli sul palcoscenico per farli vivere veramente.

Per i romanzi credo che siano i lettori a dare vita ai personaggi; non credo infatti che si debbano per forza rappresentare in teatro o in TV per essere vivi; essi vivono ogni volta che un lettore legge il tuo romanzo, la tua storia.

Il mio ultimo nato, nella mia famiglia letteraria, intendo dire, si chiama Santiago e fa il poliziotto. Ama la legge, le donne, la buona cucina; non precisamente in questo ordine ma le ama tutte e tre. E’ l’uomo dei casi impossibili; o meglio, a lui ricorre la Procura di Cagliari quando i casi di omicidio appaiono controversi e dubbi. E lui li sempre, risolve con l’aiuto dei suoi fedelissimi collaboratori: l’ispettore Zuddas, donnaiolo impenitente ma investigatore provetto; e il sovrintendente Farci, uomo dalle scarpe grosse ma dal cervello fino (com’erano i furbi contadini di una volta; adesso pare che si siano omologati anche gli imprenditori agricoli).

Poi c’è l’avvocato Luisa Levi. L’unica donna che abbia fatto palpitare il cuore di Santiago, dopo la perdita della moglie. Nel suo rapporto con Luisa, Santiago, mi fa disperare: si prendono e si lasciano in continuazione, attratti da una grande passione ma respinti da misteriose fobie.Chi ha letto il suo primo romanzo pubblicato dalla meritoria casa editrice romana “Dei Merangoli” dice che si tratta di un personaggio gradevole che ti intrattiene come farebbe uno di noi. L’elogio delle cose semplici ma veraci, a quanto pare.

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