last moon
lunedì 8 agosto 2022
La Squadra Omicidi di Cagliari in azione - 1
domenica 24 aprile 2022
Le indagini del commissario Santiago De Candia-2
Il suo ufficio era al
primo piano, e le ampie finestre si affacciavano proprio su uno degli ingressi
secondari del Palazzo di Giustizia. Sulla sinistra era visibile anche
l’ingresso delle ex scuole magistrali, che adesso ospitavano il liceo
socio-pedagogico, o qualcosa del genere.
Ripose, come al
solito, i giornali in un cassetto della
scrivania e si accomodò nella sua poltrona.
Ma sei nuovi fascicoli
con altrettanti casi di omicidio, recenti e ancora da risolvere, lo aspettavano
all’interno dell’armadio di sicurezza. Li prelevò e li ripose sul ripiano della
scrivania. I due fratelli trovati morti nelle campagne di Settimo San Pietro.
La prostituta strangolata sul litorale di Giorgino. Un corpo privo di arti e
mutilato dalla voracità dei pesci restituito dal mare. Il matricidio,
probabilmente per colpa di un tossico esasperato dall’astinenza e dalla mancanza
di soldi per acquistare la dose, il quale però si era dileguato chissà dove. Due
ennesimi femminicidi, presumibilmente già chiusi. Uno con il suicidio del
marito colpevole, l’altro con la costituzione dell’autore che si era
autoaccusato dell’omicidio.
Nella consueta riunione
settimanale del venerdì si era deciso con i suoi collaboratori, l’ispettore Zuddas e il sovrintendente Farci,
di cominciare a svolgere delle indagini raccogliendo a verbale delle
informazioni e altre possibili prove, per ricomporre le vicende criminose in un
quadro investigativo coerente e comprensibile.
Prima del vertice con il
Questore, a cui partecipavano tutti i capi sezione, che si teneva a fine
mattinata ogni ultimo lunedì del mese, aveva a disposizione un po’ di tempo per
riprendere in mano tutti e sei i fascicoli ‘caldi’. Li definivano in questo
modo, per distinguerli da quelli che ormai avevano superato i sei mesi che la
legge assegnava agli inquirenti per svolgere le indagini. Il termine era
prorogabile per altri sei mesi. Dopo, il fascicolo ‘si raffreddava’, e
inevitabilmente finiva in una sorta di limbo, con buona pace della sete di
giustizia delle povere vittime e anche dei colpevoli.
Munito di fogli
protocollo a righe prendeva appunti, per ogni fascicolo, che costituivano allo
stesso tempo punto di partenza e
approdo, tra un venerdì e l’altro, dello stato di svolgimento delle indagini.
Strada facendo, i faldoni si sarebbero arricchiti, non solo delle sue
riflessioni, ma degli apporti delle indagini svolte sul campo dai suoi due più
stretti collaboratori.
Tutto ciò, naturalmente,
se non ci fossero state interruzioni e contrattempi.
Dopo il vertice con il
questore e gli altri capi sezione prese la via del ritorno. Restava in sede di
pomeriggio soltanto il martedì e il giovedì, quando aveva il cosiddetto
‘rientro’.
A fine pasto, quando lo
consumava in casa, era solito fare una siesta. Al risveglio, come ogni lunedì, si sarebbe recato a Iglesias, a Casa
Elvira, dove sua mamma aveva scelto di trascorrere la vecchiaia.
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lunedì 11 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-46
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Capitolo Tredicesimo
Il
lunedì successivo, verso le undici, il centralinista passò una telefonata al
commissario De Candia. Una signora aveva
chiamato per parlare con qualcuno della sezione omicidi.
«Chi
parla?»
chiese il commissario in tono gentile.
«Sono
Maria Grazia Picciau» disse una voce che
mostrava una certa emozione «Si ricorda? Ci siamo
incontrati mercoledì scorso!»
«No.
Credo che lei abbia incontrato uno dei
miei collaboratori, l’ispettore Zuddas. Io sono il commissario De Candia»
«Ah, sì, mi pare che si sia presentato
proprio con quel nome…» la voce si arrestò di
colpo, come se fosse stata in punto di dire qualcosa di imbarazzante.
«Lei è la nipote di Emma Pirastu, se non
sbaglio»
disse il commissario cercando di mostrarsi
affidabile e informato sui fatti.
«Sì, certo. Il suo collaboratore mi aveva chiesto notizie di mio fratello
Andrea…»
aggiunse ancora la voce. Sembrava esitante; il commissario si sentì prudere il
naso; aveva stabilito che questo gli succedeva sempre quando nell’aria c’era qualcosa
di importante, nel bene o nel male. Il commissario attese ancora un po’ al
telefono, poi chiese:
«Ha avuto notizie di suo fratello?»
Cercò di modulare la voce su toni di paziente attesa.
«No, sono molto preoccupata. Venerdì
pomeriggio sono andato a prenderlo in comunità, come sempre, e ho scoperto che
si era assentato da un paio di giorni. Ma nessuno mi ha detto niente. Il
direttore mi ha detto che un funzionario della questura di Cagliari era stato da lui lo stesso giorno di
mercoledì, ma a me era sembrato che non sapesse niente dell’assenza di mio
fratello. Ho pensato che forse non si era trattato dello stesso funzionario»
Il commissario capì che stava parlando con una persona
attenta e sensibile, probabilmente in preda a qualche sentimento di contraddizione,
come se fosse combattuta. Cercò di procedere con metodo. Per esperienza sapeva
che in certe situazioni le persone tendevano a chiudersi o ad aprirsi a seconda
di come l’interlocutore agiva sul loro stato d’animo.
«A
volte noi poliziotti, per rispetto del protocollo che ci impone la
riservatezza, tendiamo a non dire ciò che sappiamo…»
«Ma
qui si tratta di mio fratello. E’ scomparso e io l’ho saputo soltanto perché
sono andata a prenderlo in comunità!»
Adesso il commissario sentì tutta l’angoscia, frammista
a una buona dose di risentimento, nella voce della donna.
«Ha ragione, signorina. Lei aveva il
diritto di sapere. Sappia però che noi della Polizia, e io in prima persona,
siamo sempre dalla parte dei familiari, soprattutto in caso di persone scomparse.
La nostra azione a volte abbisogna della collaborazione dei parenti…se lei sa
qualcosa è nell’interesse di suo fratello che io ne venga a conoscenza!»
Il discorso sembrò sbloccare la voce all’altro capo
del telefono
«Questo fine settimana l’ho passato in giro
per la città, presso amici e conoscenti, a chiedere informazioni su Andrea,
senza ottenere alcun risultato. Ieri sera, nella speranza di trovare qualcosa
che mi aiutasse a ritrovarlo, mi sono messa a frugare nella stanza che occupa nei fine settimana quando
viene a stare da me…»
Il naso del commissario prese a prudere più forte. La
voce smise di parlare. Il commissario sentì il respiro affannoso nella
cornetta.
«Ha trovato qualcosa che possa aiutare
anche noi nelle ricerche?» cercò di incoraggiarla
il commissario.
«Non
vorrei che quello che ho trovato si ritorca a suo danno…»
«Signorina,
al punto in cui siamo, con suo fratello che è scomparso nel nulla, il posto più
sicuro per lui sarebbe proprio qui, con noi della Polizia. A fianco alla legge non
si sbaglia mai…»
Al
commissario sembrò di sentire la voce singhiozzare. Ma fu soltanto un attimo.
«Ho trovato una busta, in un’intercapedine
di un vecchio armadio che usavamo come nascondiglio segreto nei nostri giochi di
bambini…»
domenica 10 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-45
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Il commissario De Candia amava molto il teatro;
sicuramente più del cinema; suo padre era stato abbonato per una decina
d’anni, alla rivista ‘Il Dramma’, il
quindicinale che Lucio Ridenti, alias Ernesto Scialpi, aveva diretto sino alla
fine degli anni sessanta; su quella rivista, sin da ragazzo, si era fatto una
certa conoscenza del teatro di prosa
italiano in auge negli anni a cavallo tra il cinquanta e il sessanta,
familiarizzandosi con i grandi interpreti di quegli anni: Gino Cervi, Ernesto
Calindri, Paolo Stoppa, Andreina Pagnani, Paola Borbone, Emma e Irma Gramati,
lo stesso Vittorio Gassman (poi transitato con successo al cinema); successivamente l'opera, grazie alla moglie, melomane competente e appassionata, aveva preso il
sopravvento sulle altre forme di spettacolo e il teatro era rimasto relegato
nei ricordi in bianco e nero della televisione e in quelle riviste
quindicinali.
Schnitzler lo conosceva di fama e aveva persino letto
qualcosa di suo, in passato. Non era tra gli autori che conosceva meglio, questo
è certo. Senza ombra di dubbio lo considerava un grande autore, ma troppo
introspettivo e cerebrale; troppo attento a scavare dentro la psiche dei suoi
personaggi, mettendo in luce insieme
alle loro fragilità, anche le debolezze di una società fondata sulla finzione,
sull’ipocrisia e sulla menzogna. Qualcuno sosteneva addirittura che l’autore
fosse l’alter ego di Sigmund Freud, tutto teso com’era, nella sua produzione
drammaturgica, a scavare dentro i personaggi, alla ricerca delle pulsioni nascoste,
delle libido sommerse nel sub conscio, dei segreti della psiche.
Ma se la sua amica Luisa Levi amava molto quell’autore
(come a lui era sembrato di intuire dall’entusiasmo con cui, poco prima, gli
aveva comunicato l’evento) lui era pronto a rivalutarlo e anche ad esaltarlo,
se necessario. Non di meno, egli preferiva spettacoli meno impegnativi; era
portato a divertirsi e, possibilmente anche a ridere, quando andava a teatro.
Forse era un suo limite, una sua autodifesa, non
vedere quelle debolezze, quelle maschere, quelle finzioni del mondo reale che i
grandi drammaturghi riuscivano a mettere in scena.
Del resto, lui, di maschere ne vedeva abbastanza nel
suo ambiente, tra diseredati e ricercati, colleghi, superiori e magistrati. E
forse l’aver perso la sua compagna prematuramente, dopo appena dieci di
matrimonio, gli aveva impedito di vedere la loro unione degradare negli abissi dell’abitudine e dell’ipocrisia
che sembravano emergere da certi capolavori della drammaturgia del secolo
ventesimo appena scorso.
Prima di addormentarsi, mentre già il tomo che stava
consultando gli incominciava a ballare davanti agli occhi semichiusi, gli venne
in mente quella spiegazione che l’avvocato aveva abbozzato, per giustificare la
sua sparizione improvvisa, dopo che la loro storia sembrava essersi invece
avviata verso un percorso di consolidamento.
Luisa Levi aveva avuto forse paura che la loro unione
potesse scivolare su un crinale di noia e di abitudine, spegnendo quella
loro attrazione, fisica che era anche mentale, psicologica e
intellettuale? Quell’attrazione che si
era concretizzata, in più di un’occasione, in amplessi appassionati che li avevano visti fusi in una congiunzione
quasi magica, come due corpi celesti attratti da una forza misteriosa, costante
ed eterna come la forza gravitazionale che tiene uniti gli astri e le
galassie nell’universo infinito!
Quando si svegliò il commissario ripose il libro che
gli era caduto dalle mani e si preparò per la sua passeggiata a Monte Urpinu,
dove andava tutte le volte che poteva, a camminare, più che a correre, e a
respirare in piena libertà tra i pini, i carrubi, gli olivastri e le querce dell’immenso parco, un tempo
periferia della città di Cagliari dove avevano regnato le volpi e gli
scoiattoli e che oggi risultava inglobato nel centro abitato, pur continuando a
costituire un polmone fondamentale per i cagliaritani e per chiunque
desiderasse immergersi nella natura, lasciandosi alle spalle inquinamenti e
rumori.
E lui, al dilettevole, univa anche l’esigenza di mantenersi
in forma, preservando dall’incipiente sedentarietà, gli addominali che aveva
coltivato nei decenni precedenti e la forma fisica alla quale teneva ancora
così tanto.
Ed era grazie a quelle sue ricorrenti passeggiate che
era riuscito a tenere a bada il suo peso e la pinguedine incipiente, che
aspetta gli uomini al varco della cinquantina; anche se il commissario,
tuttavia, aveva ancora qualche anno prima di raggiungere il fatidico traguardo
del mezzo secolo di vita.
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domenica 3 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-39
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Decise di andare a parlare con la sorella di Andrea
Picciau, Maria Grazia, che lavorava al comune di Villamassargia. Non gli andava
di aspettare sino alle 15,00, o ancora più tardi se quella avesse fatto il
rientro, e perciò si diresse con l’automobile
in quella direzione . Poco più di
mezz’ora dopo stava già parcheggiando in piazza municipio.
In Comune fu più fortunato. Maria Grazia Picciau non
aveva fatto ancora la sua pausa e si fece sostituire, dicendosi disponibile a
farsi una chiacchierata con l’ispettore che, con estrema discrezione ed
eleganza si era presentato in ufficio. La giornata era luminosa, grazie al sole
che splendeva in alto e riscaldava in basso. Non di meno, l’impiegata comunale
lo guidò in un locale nei pressi del municipio, ma scelse un tavolino
appartato, in fondo al locale.
Maria Grazia Picciau era una donna sui trentacinque
anni, piccola e rotondetta; portava degli occhiali da miope con le lenti
affumicate e vestiva in maniera decorosa ma poco vivace; emanava un non so che
di triste e sorrideva di rado, forse perché la sua dentatura presentava qualche
imperfezione.’Omni gaudio, decoris iunctim’ pensò l’ispettore Zuddas, ma si
guardò bene da dirlo.
«Grazie per il suo tempo signorina Picciau.
Io mi sono qualificato come un funzionario del ministero degli interni e le ho
dato una mezza verità; l’altra mezza è che sono della squadra omicidi di
Cagliari e voleva sentirla a proposito di suo fratello Andrea»
disse l’ispettore una volta accomodati.
«E’ successo qualcosa di brutto a mio fratello?»
sussultò impallidendo la giovane impiegata.
«No, no, stia tranquilla»
si affrettò a dire l’ispettore. «L’omicidio
per cui sto indagando è quello di sua zia Emma!»
«Ah!»
fece quella un po’ sollevata. «Povera zia Emma, anche se
i rapporti con noi si erano diradati, mi è dispiaciuto che abbia fatto quella
brutta fine!»
«Anche suo fratello si sarà dispiaciuto!»
disse l’ispettore sornione, ma con non curanza.
«Non più di tanto!”- rispose prontamente
quella – “ Mia zia Emma non faceva niente per nascondere la sua contrarietà al
modo di vivere di mio fratello; e mio fratello ricambiava la sua antipatia con
l’indifferenza; anche se dentro di sé soffriva, soprattutto per il fatto che
essendo mia zia molto ricca, lui si sarebbe aspettato una qualche forma di
sostegno economico da parte sua.”
«Suo fratello aveva bisogno di soldi? Sta
forse attraversando un periodo di crisi?»
fece l’ispettore, sempre con quella sua aria da confessore disposto ad
ascoltare con comprensione qualunque cosa.
«Periodo?»
fece l’impiegata con quel suo sorriso triste e amaro «La
crisi finanziaria di mio fratello dura praticamente da quando ha imparato a
contare i soldi. Ma si è acuita dopo i vent’anni, quando ha lasciato
l’università e si è messo con delle cattive amicizie…ma forse a lei non interessano
queste cose così personali…»
«No, continui pure, signorina!»
la incoraggiò l’ispettore.
sabato 26 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-31
«Be’, certa gente non sa aspettare il
momento giusto e non vede l’ora di intascare l’eredità. Del resto era noto
anche agli antichi che ‘ambulatoria est voluntas defuncti usque ad vitae
supremum exitum’»
«E
tu, Farci, che ne dici?»
«Al di là degli ambulatori e dei latinorum
di Zuddas» rispose il sovrintendente che non amava
quel vezzo di parlare per massime latine del suo collega, ma che lo apprezzava
per il resto.«Io credo che qui ci troviamo davanti
all’azione di un solo uomo. Il suo profilo sembrerebbe corrispondere a ‘Sa
Mantininca’ o magari anche a quell’altro nipote della vittima, quello che vive a Carbonia. Anche se non escludo del tutto altre ipotesi, ma
queste due mi sembrano le più verosimili!»
«Se siete d’accordo allora approfondirei,
per il momento, queste due ipotesi. Restiamo pronti e aperti a ogni svolta. Del
resto, se ci pensate bene, mentre sembra impossibile trovare un legame tra l’indagato Alessandro Pirastu e quel topo
d’appartamento, come lo chiamano? sa Mantininca, non sarebbe fuori
contesto un legame tra i due
cugini. Ma attenzione, qui c’è un gran
però! Il cugino di Carbonia subentra nell’eredità in maniera diretta, per
rappresentazione, dato che la madre, sorella della vittima, è già morta.
Alessandro, l’altro cugino, senza testamento non becca l’ombra di un quattrino,
perché prima di lui c’è il padre, collaterale di terzo grado, né più né meno,
come la sorella defunta Anita, che però ha trasmesso il grado di parentela ai
figli, Maria Grazia e Andrea»
«A questo non avevo pensato davvero,
commissario!» esclamò Zuddas in tono di ammirazione «E
anche un accordo tra una persona come Alessandro Pirastu e sa Mantininca mi
parrebbe non plausibile. Resta pur sempre una remota possibilità che l’accordo
possa magari esserci stato tra questo Mantininca e il cugino di Carbonia…»
«Ma infatti»
convenne il commissario. «Non chiudiamo del tutto
una simile eventualità. Se c’è un collegamento tra i due, vedrete che salterà
fuori! Io sono sicuro di riuscire a procurarmi un elenco e una descrizione dei
gioielli sin dai primi giorni della settimana prossima. Poi ne faccio una copia
per ciascuno di voi e vediamo di scoprire che fine hanno fatto questi gioielli.
Se da qualche ricettatore di Cagliari, oppure da qualcuno di Carbonia. Inoltre
cerchiamo di scoprire dove si trovavano i due indiziati sullodati all’ora e nel
giorno dell’omicidio. Verifichiamo i loro alibi. Io mi occupo delle indagini
sul libretto postale e sulla carta del Bancomat che sono spariti insieme al
testamento e agli altri documenti. E ci aggiorniamo alla settimana prossima!»
«Se vuole posso occuparmi io anche del libretto
postale e della tessera bancomat!»
disse il sovrintendente con la sua consueta disponibilità.
«Commissario, conti anche su di me!»
confermò l’ispettore Zuddas.
Entrambi i collaboratori preferivano che il loro
coordinatore si concentrasse sull’analisi dei fascicoli. Un po’ perché
preferivano l’indagine sul campo e un po’ perché si rendevano conto di quanto
De Candia volasse sempre una spanna più in alto di loro nell’analisi e nella
verifica dei risultati delle varie indagini. E’ per questo che lo ammiravano incondizionatamente.
«No grazie, ragazzi. Penso di farcela ».
«Chi paga oggi l’aperitivo?»
chiese Zuddas.
«Oggi pago io! Però devi promettermi che da
qui al bar e anche al ritorno, non parlerai latino!»
«Videtur acceptum!»
esclamò l’ispettore con tono provocatorio!
Il
sovrintendente rispose per le rime! E spingendosi come due scolari, si
avviarono tutti insieme al bar.
Il
commissario si considerò fortunato ad averli tra i suoi collaboratori.
lunedì 21 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-26
Dopo
un’ora abbondante la loro ricerca certosina non aveva dato alcun esito.
L’intuito dell’avvocato aveva visto giusto. Qualcuno aveva preso la chiave
della cassaforte, portando via anche tutto il contenuto, oltre la carta del
bancomat e i soldi. E questo qualcuno poteva essere soltanto il fantomatico
assassino senza volto.
«Ma
come avrà fatto?» chiese Luisa come
interrogando se stessa. «C’erano i Carabinieri,
qui, in casa. Possibile che l’assassino avesse già svuotato la cassaforte quando
sono arrivati i Carabinieri? E se aveva già svuotato la cassaforte cosa faceva
lì in cucina, dove è stato trovato il corpo della signora Emma?»
«Vieni,
andiamo su in mansarda. Io un’idea ce l’avrei!»
disse il commissario avviandosi verso la ripida scala in legno che portava in
mansarda.
De
Candia la precedette e appena in cima si voltò e le tese la mano per aiutarla a
completare l’ultimo tratto di gradini. La mansarda era scarsamente arredata con
un lettino, un comodino, una sedia, un armadio in legno e una scala a libretto,
aperta sotto uno dei due lucernari, proprio come l’aveva lasciata lui dopo il
sopralluogo precedente.
«Secondo
me i fatti sono avvenuti in questo modo! L’assassino è stato scoperto dalla
vittima mentre rovistava in cucina, tralasciamo per adesso che cosa cercasse in
cucina e perché si trovasse proprio lì. La vittima si è messa a urlare, magari
perché il ladro era a viso coperto, o magari perché si è semplicemente
spaventata. Allora il ladro ha afferrato un coltello e l’ha uccisa per farla
tacere. Poi, forse, si è spaventato. Ha pensato di fuggire dalla porta ma deve
avere sentito il rumore del nipote che stava arrivando e così ha cercato di
nascondersi qui, nel piccolo bagno per gli ospiti, di sotto. Oppure, più
verosimilmente, ha pensato di fuggire dalla stessa via da cui era penetrato in
casa. Anche questo dettaglio andrà chiarito. Mi segui nel mio ragionamento?»
chiese il commissario all’avvocato che si era seduta su un lettino che stava
proprio sotto uno dei due lucernari che davano luce e aria alla mansarda.
«Ti
seguo. Vai avanti» rispose la donna,
guardandosi in giro.
«Quando
ha sentito il trambusto che sicuramente hanno fatto i Carabinieri, arrivando
come minimo a sirene spiegate, deve essere salito qui in mansarda per
guadagnare una via di fuga. Però qualcosa lo ha fermato. Forse si è acquattato
qua fuori, in questo anfratto esterno, proprio a ridosso della finestra, vieni
a vedere!»
Santiago,
non senza difficoltà, a causa della sua robusta corporatura, si era affacciato
fuori dal lucernario. Scese però con insospettata agilità dalla scaletta in
legno per consentire all’avvocato di salire a sua volta. Luisa Levi annuì dopo
essere ridiscesa, invitando il commissario a continuare.
«Be’,
magari per non rischiare di essere visto, avrà aspettato in cima alla scaletta,
pronto a squagliarsela se soltanto avesse sentito qualcuno salire su per le
scale.»
«Ma
i Carabinieri, convinti di aver preso il vero e unico assassino non hanno
neppure pensato di salire quassù a controllare!»
lo anticipò con convinzione l’avvocato che ormai aveva capito dove volesse
andare a parare l’arguto commissario, dando a intendere che condivideva la sua
ricostruzione.
«Esattamente!»
esclamò lui, contento che la sua amica lo seguisse e fosse d’accordo con la sua
ipotesi. «Quando finalmente si sono calmate le acque
è ridisceso e ha finito l’operazione per cui probabilmente era venuto.
Svaligiare la casa della vittima.»
«Un
topo d’appartamento. Certamente un ladruncolo dotato di sangue freddo!»
commentò Luisa riflettendo.
«Ancora
non sappiamo con certezza se sia davvero entrato con l’idea di rubare o di fare
altro…»
disse in maniera sibillina il commissario.
«Al
di là di questo, la tua ricostruzione mi
sembra abbastanza plausibile» convenne Luisa. «Vieni,
rimettiamo tutto a posto e andiamocene!»
lunedì 21 febbraio 2022
Le indagini del commissario De Candia - 57
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«Non è che quella roba serviva per tagliare
dell’eroina purissima che il Picciau magari voleva acquistare in seguito?»
azzardò il sovrintendente rivolto al commissario.
«Che possa servire per tagliare la roba, ci
può stare!» ammise il commissario che era il più esperto
dei tre in materia di sostanze stupefacenti. «Ma
non mi convince il fatto che un tossicodipendente possa somministrarsi della
roba tagliata, anziché quella pura.»
«Già! Non ci avevo pensato…»
ammise il sovrintendente, che di fronte al suo capo era sempre pronto a fare un
passo indietro.
«Be’, pensiamoci un po’ tutti. Magari ci
sentiamo lunedì, prima di andare a Palazzo, per un consulto volante»
propose il commissario. «Se non c’è altro…»
aggiunse poi in tono conclusivo.
«Che ne sarà stato del libretto postale e
della tessera bancomat, commissario?»
chiese l’ispettore Zuddas.
«Mi risultano bloccate»
rispose il commissario «ma è probabile che il
nostro uomo non lo sappia e ce l’abbia con sé, sperando di poterli utilizzare a
suo vantaggio»
Nessuno ebbe altro da aggiungere e i tre colleghi del
nucleo del Team della Sezione Omicidi si ritrovò al bar per l’aperitivo di
rito. Si aggiornarono al lunedì successivo, augurandosi reciprocamente una
buona fine settimana.
Il commissario De Candia pensò che il suo sarebbe stato
meno malinconico e solitario delle altre volte e questo lo riempì di una gioia
silenziosa che tenne per sé.
Il suo carattere riservato e il rispetto per la sua amica glielo imponevano. Né i suoi collaboratori avrebbero mai osato sconfinare nella sua vita privata, che sapevano avvolta nel dolore per la grave
perdita che lo aveva colpito poco più di cinque anni prima.
Anzi, proprio questo grave lutto, aveva talvolta
spinto i suoi collaboratori ad avanzare degli inviti conviviali che il commissario
De Candia aveva sempre garbatamente rifiutato.
E così avevano smesso di farli. Ma la loro stima reciproca e il loro affetto non
era per questo venuto meno. Anzi, forse proprio per questo era cresciuto e
resisteva nel tempo.
Pensando a cosa avrebbe cucinato per la sua amica il
giorno dopo il commissario, dopo essere tornato in ufficio a sistemare i
fascicoli a riprendersi i giornali riposti nel cassetto della sua scrivania e
dopo aver chiuso bene i fascicoli nell’armadio di sicurezza, si avviò verso casa sua.
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giovedì 17 febbraio 2022
Le indagini del commissario De Candia - 53
Adesso la voce aveva assunto un tono meno guardingo,
quasi dolce.
«Ce l’ha con lei questa busta adesso?»
chiese il commissario, intuendo che in quella
busta si trovava forse una svolta per le sue indagini.
«E’ a casa mia. Io sto telefonando da un
bar vicino all’ufficio…»
«A che ora posso venire a casa sua per
visionare insieme il contenuto della busta?»
chiese il commissario.
«Io smonto alle quattordici. Ci metto
un’ora scarsa a rientrare. Venga quando vuole dopo le quindici»
disse la voce, come scaricandosi di un peso.
Acquisito l’indirizzo dalla viva voce della ragazza il
commissario, dopo essere rientrato a casa e aver consumato un pasto
veloce, si diresse verso Carbonia. A
Iglesias, per la consueta visita a sua madre,
ci sarebbe andato dopo l’incontro con Maria Grazia Picciau.
La giovane impiegata
accolse il commissario con molto garbo. Lo fece accomodare nel salottino
degli ospiti. Si assentò solo pochi minuti e tornò con una capace busta bianca
a sacchetto, di formato grande, quelle chiamate A3 negli uffici.
Il commissario la aprì, estraendone il contenuto e
poggiandolo sul tavolino posa riviste che aveva davanti, sotto gli occhi attenti della ragazza.
Dentro
c’era una chiave da cassaforte che il commissario già conosceva; un involucro contenente
una polvere bianca; una siringa ipodermica non utilizzata, provvista di tappo;
alcuni atti notarili di compravendita,
un passamontagna per travisamento, un paio di guanti di pelle chiara e una busta beige, che un tempo doveva essere
sigillata, con la scritta “Per Alessandro”.
«E’
tutto quello che c’era!» disse la ragazza. «Ho
paura che mio fratello abbia ripreso a farsi… sembrava si fosse disintossicato…»
aggiunse in tono triste, proprio mentre il commissario riapriva l’involucro con
la polvere per osservarla meglio.
«La
faremo analizzare dal nostro Servizio di Polizia Scientifica»
disse in tono tranquillo il commissario, richiudendo l’involucro.
«Quella
l’ho trovata già aperta!» si affrettò a dire
mentre il commissario prendeva in mano
la busta beige. «C’è dentro un testamento
olografo. Io credo che l’abbia aperta Andrea»
Il commissario estrasse un foglio uso bollo, redatto
con una grafia molto chiara, elegante e leggibile. Nominava erede universale
Alessandro Pirastu, ma c’era anche un legato a favore di Angelo Pirastu e di
Maria Grazia Picciau. Niente che riguardasse Andrea, se non il fatto che il
testamento lo escludeva completamente da ogni beneficio.
«E di suo fratello non ha avuto più
notizie?»