last moon

Visualizzazione post con etichetta shardana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta shardana. Mostra tutti i post

domenica 14 novembre 2021

I Thirsenoisin - 9

 


«E’ andato tutto in malora!» esclamò Norace, con il fiato corto per la corsa disperata,  saltando in groppa a uno dei cavalli.

«Mi racconterai tutto a casa! Adesso pensiamo a spronare le cavalcature verso la salvezza! Non passerà molto che ci daranno la caccia.» gli rispose Mandis, imitato da tutti i presenti.

Nel recinto circolare delle feste, intanto, nessuno aveva dato l’ordine di inseguire il giovane principe. Non certo Irisha, che aveva ordinato ai servi di trasportare Elki alla reggia per le cure immediate; non Itzoccar, ancora scosso e incredulo. Non il comandante delle guardie, che aspettava gli ordini del suo re; e neppure Madau, il secondo sacerdote, preoccupato soltanto per Elki. E della gran confusione avevano approfittato Norace e i suoi accoliti, guadagnando con circospezione l’uscita dal recinto delle feste.

Irisha aveva preparato in tutta fretta un cataplasma con Calendula, Salvia, Miele e Carpino nero, un raro estratto di betulla,  che cresceva soltanto nella foresta di Montarbu, dov’erano nati i suoi antenati di parte materna; aveva disposto la poltiglia su una pezza di lino  soffice  e l’aveva poggiata delicatamente sulla ferita di Elki; poi provvide a fasciarla con delle bende forti e strette. La ferita era profonda, ma non avendo leso organi vitali, non avrebbe messo in pericolo la vita del gran sacerdote. Lo affidò a Madau, che lo fece trasportare con grande cura, nei suoi alloggi. Nell’accommiatarlo il re gli disse che l’indomani, si sarebbe riunito il Gran Consiglio degli Anziani per delle decisioni importanti. Itzoccar licenziò anche il comandante delle sue guardie. Gli disse di fare distribuire la carne arrostita per la festa, al popolo, prima che si disperdesse; e di rasserenare gli animi di tutti; domani avrebbe comunicato al popolo riunito le sue decisioni, dopo la riunione del Consiglio degli Anziani. Poi pregò Rumisu di predisporre dei turni di guardia più solerti che mai e augurò la buonanotte a sua figlia Aristea che commossa gli sussurrò che era pronta a sposare Arca Salmàn. Itzoccar fu lieto di questa notizia. Se non altro il suo rientro non era andato storto del tutto.

https://www.amazon.it/dp/B09GW8WWF8

domenica 7 novembre 2021

I Thirsenoisin - 5

 


E Mandis con la sua maturità e la sua istintiva intelligenza,  aveva capito che la realtà dei fatti soppiantava le leggi e la volontà politica dei capi e che niente poteva più fermare il nuovo corso della vita, che era quello di aprirsi al mondo nuovo, verso il mare, verso quelle genti che conoscevano il mondo esteriore e che portavano conoscenze e ricchezze al loro mondo, fermo,  immobile nella percezione della realtà, come se la vita fosse divenuta immutabile e perpetua nella sua quotidianità,  nella ripetizione degli stessi gesti, nell’osservanza di vecchi rituali, sempre uguali, reiterati nel tempo. Questa presa di coscienza aveva acuito, anziché spengerla, la sua sete di vendetta, perché vedeva in quel nuovo mondo la possibilità di mettere in discussione e magari di abbattere l’ordine costituito che lo aveva emarginato, dopo averlo sconfitto e umiliato. Quelle genti del mare sarebbero stato lo strumento perfetto della sua rivincita contro quel mondo per cui provava soltanto odio e avversione. I commercianti Shardana, dal loro canto, lo consideravano un valido alleato. Non è da escludere che addirittura lo considerassero una sorta di grimaldello con il quale scardinare quel mondo ostile costituito dal mondo nuragico, chiuso e ostile da subito a ogni proposta di cambiamento. Lo avevano perciò agevolato, non solo per convenienza economica e commerciale, ma anche per uno spiccato intuito di convenienza politica.

Grazie ai lauti guadagni che il commercio gli aveva procurato e in virtù delle conoscenze ormai consolidate con i ricchi commercianti Shardana si era fatto costruire una grande casa in mattoni e malta  a due piani, sul modello di quelle che i ricchi karalitani e noresi abitavano nelle loro città.

Fu lì che andò a trovarlo Damasu.

« Salute al futuro re di Kolossoi!» lo salutò con deferenza Mandis vedendoselo davanti.

«Il mio messo ti ha avvisato del mio arrivo?» gli chiese Damasu sentendosi lusingato e gratificato da quel solenne saluto.

«Sì, certo! Ti aspettavo. Tutto bene in viaggio?»

«Sì, sì, nessun problema.» rispose Damasu. «Vedo che ti sei sistemato davvero bene - »aggiunse il giovane principe guardandosi attorno.

«Queste si chiamano case. A Karalis e a Nora  ogni mercante ne ha una simile ma i principi come te vivono nelle regge dove scorre persino l’acqua! Ma lascia che ti racconti ogni cosa per bene» - disse ancora il mercante.

Intanto i servi di Damasu avevano smesso di scaricare i muli con i doni che Damasu aveva portato al suo vecchio conoscente. Mandis li mandò in cucina a farsi rifocillare e ordinò che fosse preparato un bagno caldo per il suo ospite; poi diede le disposizioni per il pranzo.

A tavola, dopo un pasto abbondante,  si intrattenne con   il giovane principe.

«Ti senti a tuo agio in quelle vesti?» chiese accennando, con un sorriso,  agli abiti che aveva offerto da indossare al suo ospite.

«Se mi vedessero al villaggio non mi riconoscerebbero!» esclamò Damasu sollevando le braccia che si perdevano nelle ampie maniche del suo vestito.

«Sono vestiti di seta che mi hanno portato da Nora. Pare che arrivino dalla Persia! Lì le indossano i principi, quindi nessuno dovrebbe avere da ridire vendendole addosso!»

«Tu sai bene come vengano giudicate certe mollezze nella dura Kolossoi!» esclamò Damasu, a metà tra il serio e il faceto.

«A proposito!» chiese Mandis. «Cosa si dice al villaggio?»

«Solite cose! Itzoccar partirà presto per il raduno settennale dei capitribù di Gisserri! E mia sorella piange per amore!»

«Che significa?» chiese premuroso Mandis.

«Significa che mio padre le ha imposto il matrimonio con Arca Salmàan, il figlio di Hannibaàl, chiudendole ogni altra possibilità!»

«È un vero peccato! Te li immagini i vantaggi che  al tuo villaggio potrebbero derivare  dall’unione tra tua sorella e un giovane principe Shardana!?»

«Adesso sono io che non capisco, nobile Mandis!» interloquì Damasu,  che non aveva veramente afferrato il senso di quel riferimento, che pur  gli era parso comunque interessante!

Mandis gli si avvicinò e assunse un atteggiamento profetico e un tono più accattivante.

« Il tuo villaggio dovrebbe allearsi con una delle città Shardana; Nora per esempio! Io conosco un principe, Usala, che farebbe carte false per sposare una principessa nuragica. Ho avuto conferma da numerosi mercanti di quanto sia influente la sua famiglia non solo a Nora ma in tutte le città stato Shardana!»

«Nostro padre la pensa in tutt’altra maniera. E intende rafforzare i legami con le altre tribù proprio in funzione anti Shardana!»

«Vorrei che tu venissi con me a Nora. Lì ti farei conoscere la vita, quella vera!»

«Un’altra volta lo farò ben volentieri!» rispose con convinzione il giovane principe.

 « Così avrai conferma di quel che ti ho detto più volte: il mondo sta cambiando. È nei viaggi, oltre il mare, il nostro futuro e la nostra ricchezza. Non possiamo continuare a vivere di ricordi Ti fermerai almeno per darmi il tempo di organizzarti una festa con certe danzatrici  che i Shardana utilizzano anche per fare certi massaggi…»

«Purtroppo devo rientrare al villaggio subito. Mio padre mi passerà le consegne prima di partire per Giserri e io devo essere presente davanti al popolo schierato. Sai com’è…»

Una punta di nostalgia travolse Mandis all’improvviso,  al pensiero del suo villaggio, coi guerrieri e gli anziani schierati per il cerimoniale. Ma fu soltanto un attimo.

«La prossima volta mi devi promettere che starai più a lungo!» - esclamò riprendendo il filo del suo discorso.

«Certamente. In realtà oggi sono venuto soltanto per un consiglio. L’ho promesso a mia sorella!»

«Dimmi pure, o principe! Se posso esserti utile, ne sarò ben felice!» disse Mandis incoraggiandolo. Presentiva col  suo sesto senso che quella era l’occasione che aspettava da tempo.

«In base alle leggi di Kolossoi, che tu conosci bene, cosa può consentire di revocare la promessa di matrimonio  che Itzoccar ha fatto in favore del padre  di Arca Salmàn?»

«Se fossimo in tempo di carestia, ti direi che dovresti portare il tuo vecchio padre a Monti Muradu e lasciarlo lì, per sempre! Ma siccome siamo in tempo di abbondanza ti dirò comunque che queste promesse, per antica tradizione, hanno un carattere personale e non impegnano  né il regno, né il popolo. Un nuovo re potrebbe anche non rinnovare la promessa, senza infrangere alcuna legge.»

A Damasu brillarono gli occhi. Già si immaginava  sul trono di Kolossoi.

«Vuoi dire che…» accennò Damasu guardandosi in giro.

continua...

https://www.amazon.it/dp/B09GW8WWF8

domenica 31 gennaio 2021

Magic Sardinia - 3

 


When I was younger I thought that our land deserved a better fate and that we colud join together to fight against the injusticies and abuses of the history (and perpetrad by the historians). 

I have never believed in violence, so my decision to fight pushed me to join a politician party that in the heighties was granted by more than a victory in the polls.

 But this party, which had been funded by the  great, honest politician and writer of  the past Emilio Lussu, showed to be corrupted and not able to make any change, as emerged in the ninties by numerous cases of politic corruption in the nationalist party of Sardinia called "The four dark brown" from the flag of the very region of Sardinia). Its top men, turned out to be more attached to power than the italic politician they declared to fight against for the indipendence of our people. Furthermore the sardinian people itself turned out to be individualistic, incapable to find a unity, fragmented into a thousand streams of different ideas!

In my old age I realize with sadness that sardinian people was a romantic idea, borned in my mind, present in my soul, but non-existent in reality.

Of course the vestiges remain of our great past when may be we colud be called a fierce people.

But there is also the disappointment of noting the envy and invidualism of a people without any guide.

3. to be continued


sabato 23 gennaio 2021

Sardegna magica




A volte mi chiedo chi siamo noi Sardi. Da giovane sognavo una Sardegna indipendente. Mi davano fastidio questi politici romani, spocchiosi e arroganti, che si permettevano di guardarci dall’alto verso l’alto. Sognavo che tutti i Sardi si sarebbero uniti, come una forza sola e avrebbero marciato contro la corruzione e il dominio dei colonizzatori. E mi arrabbiavo quando leggevo che la nostra isola è quasi un continente, con le diversità così evidenti, che a volte non ci si capisce da un paese all’altro, che magari distano appena qualche chilometro.

Poi andavo nelle case a portare la mia idea di libertà, i miei ideali di unità. I miei compaesani, belli come tutti i vecchi, tanto più se sono sardi (e nel mio caso anche siciliani, pugliesi e napoletani) mi dicevano: “Tenisi arrexoni, o Torixeddu! Ma chi diventausu indipendnentisi sa pensioni, a nosu, chini si da pàgada? Su dinai nostru esti in s’Impisi!”. 
Cari vecchi nonni , fratelli di una Sardegna antica che non c’è più! Fieri e orgogliosi Sardi, coraggiosi e valorosi soldati della Brigata Sassari! Ovunque voi siate io vi abbraccio. Vi amo ancora come vi amai quando eravate in vita!

Ancora mi chiedo chi siamo noi Sardi.

lunedì 28 dicembre 2020

I Thirsenoisin - 20



L’occasione gli si presentò una sera che Campus rientrava, a bordo del suo carrettino, nel sentiero sterrato che da Tzeura lo avrebbe riportato a s’Aquagotta. Campus se li vide comparire davanti dopo essere spuntati all’improvviso dal folto della vegetazione. Fuggire sarebbe stato impossibile, in quella situazione. E poi Campus non era certo tipo da fuggire; li prese per briganti, ed erano soltanto in due.

«Lascia perdere quell’arma, amico. Vogliamo soltanto parlare» gli disse Marra con voce ferma e calma, mentre quello già correva con la destra alla corta spada che portava al fianco.

«Cosa volete? Io non vi conosco.» rispose Campus per niente intimorito, lasciando tuttavia l’impugnatura della sua daga.

«Vogliamo soltanto sapere per conto di chi stai controllando la casa di Damasu!» ribattè senza altri preamboli Marra.

«Non so di cosa tu parli, straniero.» si schermì Campus.

La mossa di Marra lo sorprese. Con insospettata agilità saltò sul carrettino e lo afferrò per la gola, mentre Lair riuscì contemporaneamente a disarmarlo. Le due spie Shardana avevano raggiunto una sincronia perfetta, nel momento dell’azione.

«Senti amico, non fare il furbo con noi. Dicci da che parte stai. Noi siamo qui per proteggere il tuo principe. Se sei un suo amico ci potrebbe servire il tuo aiuto, in cambio della vita; altrimenti saremo costretti a eliminarti. Adesso lascio la presa, ma raccontaci una storia convincente, se non vuoi fare una brutta fine.»

Nonostante il suo istinto primordiale gli suggerisse di tentare una reazione, a qualunque costo, Campus si impose di ragionare. Se quegli uomini erano lì per proteggere Damasu, forse conveniva parlarci un po’;  d’altronde non è che avesse molto da perdere in quella situazione di estremo pericolo.

«Neppure io voglio fare del male a Damasu!» disse Campus appena poté riprendere a respirare regolarmente; si massaggiava intanto il collo indolenzito.

«E allora perché son giorni che controlli la sua casa? Chi sei, per Maimone? Parla!» lo incalzò Marra.

«Il principe è stato coinvolto in un complotto per uccidere suo padre, il re di Kolossoi!» rispose Campus cercando di guadagnare tempo e di capire cosa gli sarebbe convenuto fare con quei due sconosciuti forestieri.

«Questo lo sappiamo anche noi, babbeo! Ti decidi a vuotare il sacco, si o no?» lo aggredì ancora Marra, con la voce di uno che ha già perso troppo tempo. Lair intanto gli teneva pressata sul fianco sinistro  la punta acuminata della sua stessa spada. Anche Campus perse la pazienza. Il suo movimento fu talmente repentino e inatteso che i due Shardana rimasero di stucco. Col braccio sinistro  fece saltare la spada di mano a Lair e col braccio destro gli strinse il collo con la stessa forza con cui stringeva il collo dei caproni quando non ubbidivano ai suoi ordini. Un coltello comparve magicamente nella mano sinistra di Campus ed era puntato sul collo del malcapitato Lair.

«Adesso che abbiamo ristabilito un po’ di posizioni, vi faccio io qualche domanda!» disse rivolto a Marra, che rimase immobile, preoccupato per il suo amico che già cominciava a divenire paonazzo per mancanza d’aria.

https://bookabook.it/libri/i-thirsenoisin/


https://albixandpoetry.wordpress.com/2020/12/28/i-thirsenoisin-20/

domenica 20 dicembre 2020

I Thirsenoisin - 19



Kurin viveva a s’Aquagotta da molto tempo. Ufficialmente era un modesto mercante che scambiava pelli e prodotti artigianali con i Nuragici, in cambio di sale e di stoffe; ma in realtà faceva parte della rete di spie che la città di Nora, così come le altre città Shardana, avevano insediato in quella zona nevralgica, divenuta un immenso mercato, al centro dei traffici e degli scambi sempre più frequenti tra le diverse entità produttive che vi si affacciavano. La sua casa era abbastanza grande per ospitare i tre emissari dell’Arconte Cara.

«Cosa vogliono esattamente da Nora?» chiese Kurin mentre erano ancora a tavola per la cena. La sua fedele cuoca aveva arrostito della selvaggina che certi suoi clienti avevano scambiato in mattinata; un buon vino rosso di Genn’ e  Mari  era stato il giusto complemento a quel pasto saporito.

Marra, il capo riconosciuto dei tre emissari, aveva già concordato con l’arconte di agire con il massimo della segretezza. La prese perciò alla larga.

«Dobbiamo metterci in contatto con un certo Mandis. E’ un Nuragico che intrattiene ottimi rapporti con la nostra città» rispose in maniera da non far capire al loro ospite che l’obiettivo era in realtà un altro.

«Lo conosco benissimo. E’ un grosso commerciante che ha un emporio importante. Sta poco distante da qui. Se volete, domattina, dopo che avrete riposato, vi ci accompagno.» propose Kurin.

«Il Senato ci ha raccomandato la massima discrezione. Per adesso dobbiamo limitarci a controllare le sue mosse. A Nora vogliono capire sino a che punto sia affidabile. Forse intendono affidargli un delicato compito in previsione della guerra che si profila con il suo villaggio originario di Kolossoi.» rispose Marra. Il riferimento al Senato, anziché agli Arconti,  era fatto apposta. Il senato voleva dire tutto e niente. «Che tu sappia, questo Mandis, mantiene rapporti costanti con il suo villaggio?» aggiunse subito, cercando di coinvolgere Kurin senza fargli capire i suoi reali obiettivi.


https://bookabook.it/libri/i-thirsenoisin/

domenica 29 novembre 2020

I Thirsenoisin - 14

 



Capitolo 10

 

Appena il messo di Mandis gli comunicò che un carro funebre con i corpi di suo genero Norace e degli altri amici trucidati dai Nuragici di Kolossoi era in viaggio verso Nora, Gairo mise in campo tutta la sua potenza e i suoi soldi, per diffondere la notizia.

Per prima cosa pagò le migliori prefiche della città perché inneggiassero il canto funebre del suo compianto e valoroso genero. Il canto funebre cominciò a levarsi dalla villa di Gairo e si diffuse presto per tutta la comunità, avvolgendole in una cappa di lamentoso dolore.

E insieme al dolore cominciò a crescere anche la rabbia.

Gairo fece avvisare tutti gli altri quarantanove membri del Senato cittadino, compresi i suoi più agguerriti avversari politici e i suoi concorrenti in affari. Era sottinteso nel messaggio recapitato, che in quel momento di dolore per la Nazione intera, i contrasti andassero messi da parte e tutti i Noresi si stringessero nel dolore e  nel pianto.

Presto la notizia si diffuse dappertutto e in ogni casa, in ogni emporio, in ogni bettola, in tutto il porto e perfino nelle povere capanne  di pescatori, artigiani, contadini e piccoli commercianti, ammassate tutt’attorno alla periferia, non si parlava che del vile gesto compiuto dai Nuragici a danno dei poveri e indifesi cittadini noresi. E passando di bocca in bocca, la notizia andava arricchendosi di nuovi, truculenti particolari che rendevano la strage compiuta, sempre più invisa e odiosa a tutti.

Il senatore più anziano convocò una seduta urgente e straordinaria, chiedendo agli Arconti in carica di intervenire alla sessione, mentre una folla ingente si assiepava lungo la strada che collegava la città a Karalis, da dove si aspettava  che giungesse il carro con le vittime della barbara esecuzione.

Il giorno seguente, mentre ancora i canti funebri delle prefiche si levavano accorati e incessanti, Gairo lasciò la sua villa per recarsi al Senato. Nelle  strade il  subbuglio, dopo la calma apparente della giornata lavorativa, alla sera riprese con maggior furore. Gli uomini pagati apposta per presidiare le strade e incitare all’odio contro i Nuragici, avevano dormito all’addiaccio. E altri rivoltosi, spontaneamente si erano uniti a loro, solidarizzando contro gli odiati nemici nuragici e in favore del suocero di Norace, di sua moglie e dei suoi figli, ormai orfani di padre. Gairo viaggiò con le tendine aperte della sua portantina, in modo da ricevere le acclamazioni della folla che inneggiava in suo favore, contro i Nuragici trucidatori. Gairo aveva un mesto sorriso e un cenno di ringraziamento per tutti, e tutti assicurava del suo interessamento al fine di non lasciare impunito l’eccidio e l’oltraggio che la città aveva subito.

La seduta del Senato era stata l’apoteosi della gloria per Gairo. Non si era dovuto nemmeno prendere la briga di dichiarare la guerra agli assassini di Kolossoi, com’erano stati ribattezzati gli inconsapevoli abitanti del villaggio di Itzoccar; ci avevano pensato i suoi più stretti alleati, seppure ignari dell’intrigo che il potente amico aveva ordito. Fuori la gente rumoreggiava sempre più arrabbiata.

Orthosia, il senatore anziano che presiedeva la seduta, uomo di grande esperienza, non  certo uno sprovveduto, dopo avere ascoltato il resoconto di Gairo, cercò di guadagnare tempo. Non erano giunti ancora i cadaveri in città e già si chiedeva di attivare la leva obbligatoria e intraprendere un’azione militare contro i pericolosi avversari delle montagne? Non dubitava certo che il fatto in sé dell’uccisione del genero di Gairo e dei suoi amici,  fosse vero; ma conosceva bene la smisurata ambizione di quell’uomo; e non gli piacevano, né lui, né la ricchezza immensa che aveva accumulato, non sempre in maniera cristallina.

Quando il dibattito sembrò  esaurito e gli interventi si susseguivano ormai sempre uguali, avvitandosi su se stessi, Orthosia prese la parola.

« Nobili colleghi del Senato, il gesto perpetrato ai danni dei nostri concittadini, tra cui un parente dell’esimio e benemerito senatore Gairo qui presente, merita certamente una risposta dura e decisa da parte della nostra città. Pur tuttavia, prima di dichiarare guerra ai nostri nemici di sempre, sarebbe bene chiedere alle città alleate di Karalis e di Cornus, che come noi confinano con i regni nuragici federati, di unirsi a noi. Le città amiche non ci negheranno il loro aiuto, ma vorranno sapere tutti i particolari dell’eccidio e noi non sappiamo ancora niente. Come sono morti i nostri fratelli? Sono stati uccisi in battaglia? O in duello? In quali circostanze sono stati aggrediti? In quale luogo?»

Le proteste che suscitò nel partito di Gairo quel discorso,  chiaramente temporeggiatore, furono coperte da un urlo mille volte superiore che si udì fuori dalla sala delle assemblee senatoriali. Gairo fu contento di aver mandato i suoi servi incontro al feretro, per dirgli che conducessero i cadaveri direttamente alla sede del Senato.

Leggi il resto della storia scaricando le bozze intere del romanzo I Thirsenoisin attraverso il link

https://bookabook.it/libri/i-thirsenoisin/

giovedì 26 novembre 2020

E se i Shardana venissero dai Balcani?

 

 


 Anni fa sono stato in Bulgaria con gli studenti della mia scuola, all’interno della quale avevo costituito una compagnia teatrale. Dovevamo rappresentare la mia commedia musicale “S’Urtima Jana” , di ambientazione Shardana e Nuragica (in pratica ha costituito l’antefatto letterario su cui si basa il mio romanzo “I Thirsenoisin” ).

Ebbene, la Bulgaria mi ha riservato una grande e piacevole sorpresa, Ancora adesso, a distanza di anni, mi sembra incredibile l’aver vissuto quella stupenda avventura.

Mai e poi mai avrei immaginato quanto siano veramente vicini  i sardi e i bulgari, due popoli che appartengono alla grande famiglia della Mater Mediterranea, insieme agli etruschi, ai greci, ai corsi, ai catalani, ai liguri, ai coloni della Magna Grecia e a tutti gli altri che qui non posso  elencare per intero.

E’ difficile ricostruire i flussi migratori che nei millenni hanno interessato i tanti  popoli europei che ora vivono sotto diverse bandiere.

La storia, quella dei libri, la scrivono i vincitori, ha detto qualcuno; ed è vero; e ricostruirla, se ci accontentiamo della versione ufficiale delle fonti, in fondo è abbastanza facile.

Più difficile è ricostruire la preistoria; difficile, ma non impossibile.

Ci stanno provando in tanti a farlo: scrittori,  geologi,  antropologhi, i sociologi,  archeologhi; tra questi ultimi, a Sofia, ho conosciuto la prof.ssa Dimitrina Mitova Gionova che ha scoperto a Garlo ( a 50 km dalla capitale bulgara) un pozzo sacro protosardo.

E’ stato emozionante visitarlo; per un lungo istante, mentre scendevamo gli scalini in pietra, ricoperti di muschio, che dal dromos conducono al pozzo, l’emozione ha avvolto la nostra comitiva in un velo di commozione senza tempo; io ho sentito nel mio animo che le mie radici affondavano sino a lì.

Con Francesco Fronteddu, del coro Santa Maria di Orosei, abbiamo intonato dei canti in lingua sarda. Avevo la pelle d’oca per la  grande emozione.

La sera della conferenza la archeologa ha detto di essere una bulgara che si sente sarda; io, la sera successiva, dopo la rappresentazione teatrale, ho dichiarato di essere un sardo che, almeno per qualche giorno, si è sentito molto bulgaro.

 

Il pozzo è  risalente al XIV sec. a.c.  a 50 km da Sofia, nel paese di Garlo, molto simile per misure e tipologia a quelli  di Ballao e di Settimo San Pietro, in Sardegna.

Il sito, di notevole interesse può essere visitato con l’ausilio di guide specializzate. La stessa archeologa, che è stata in Sardegna  nel 1982, per studiare i vari pozzi sacri sardi e la cultura nuragica, ha scritto interessanti libri, riuscendo a dare alcune spiegazioni “non classiche “ sull’origine dei Sardi e dei nuragici in genere, fino allo studio e la comparazione dei bronzetti nuragici con alcuni testi del vecchio testamento e interessandosi dei kukeri ( che in pratica sono dei mamuthones sardi).

E’ sufficiente confrontare le immagini dei Kukeri bulgari con quelle dei Mamuthones sardi per capire. Anche i loro fanno delle danze e dei giochi particolari per far suonare i campanacci che hanno sulle loro spalle. Secondo la Professoressa Dimitrina Mitova-Dzonova ( “Origine e natura dei pozzi sacri protosardi- III-I millennio A.C.” edito nel 2006 da IVRAI Sofia/Cagliari) i kukeri hanno origine dagli antichi culti dionisiaci.

La mia mente va ai tanti scrittori  in continua rotta con gli storici canonici per riaffermare le peculiarità della storia sarda (qualcuno li ha chiamati archeo-punici, cattedratici imbalsamati che hanno impostato i loro studi soltanto sulle fonti scritte). Mi viene in mente anche Cicitu Masala, il grande poeta e scrittore della sardità misconosciuta e maltrattata dagli storici romani (i vincitori) a danno di noi Sardi (i vinti), il popolo dalla lingua tagliata.

Non  mi dispiace vedere dei Sardi che finalmente non hanno paura di mettere in discussione delle verità che, come diceva Cicitu Masala, sono state scritte dai vincitori contro noi vinti.

E che finalmente, per dirla sempre parafrasando  il grande poeta e scrittore Cicitu, “ci sta ricrescendo la lingua che ci hanno tagliato secoli fa, a noi Sardi.”

Questo è uno dei tanti motivi per cui ho pubblicato I Thirsenoisin, il mio romanzo di ambientazione Shardana e Nuragica.

In esso do sfogo alla mia fantasia, immaginando che i Shardana siano sopravvenuti in Sardegna, quando la civiltà nuragica si era già affermata; successivamente le due civiltà si sono fuse, dando luogo al popolo dei Thirsenoisin, il popolo delle torri.

Chi volesse leggere  alcuni brani può andare nel mio blog, cliccando sul link https://albixpoeti.blogspot.com/2020/11/la-costante-resistenziale-sarda.html (all’interno del blog si ha anche la possibilità di leggere il libro per intero).

 


sabato 14 novembre 2020

Il mio romanzo I Thirsenoisin

Il primo traguardo, a una settimana dal lancio della campagna di crowdfunding, è stato raggiunto. Siamo al 20% delle prenotazione richieste per la stampa e la distribuzione del volume (per la sola stampa ne bastano 60). Le prenotazioni si fanno sempre al seguente link:https://bookabook.it/libri/i-thirsenoisin/ La strada da percorrere è ancora lunga, ma chi ben comincia, dice il proverbio, è a metà dell’opera. Abbiamo ancora più di 90 giorni per centrare l’obiettivo. Anche se ho studiato e letto molti testi prima di intraprendere la scrittura della mia storia, devo precisare che il mio romanzo è un frutto della mia immaginazione e della mia fantasia. Ho sempre vagheggiato, sin da giovane, su come poteva svolgersi la vita dei nostri antenati dei Nuraghi e, più tardi, dei navigatori Shardana. Anche senza la testimonianza di fonti scritte dirette, tuttavia, possiamo facilmente immaginare come dovesse essere la vita all’interno dei villaggi nuragici. La presenza di oltre settemila nuraghi (ma dovevano essere sicuramente di più, all’apice della civiltà nuragica) ci aiuta, non di meno, a supporre che i Nuragici avessero una tempra forte e un attivismo fuori dal comune; e la loro sapienza costruttiva ci porta a pensare che fossero depositari di una tecnologia costruttiva che era giunta, con le stesse popolazioni nuragiche, da lontano, anche se nessuno sa esattamente da dove. Qualcuno attribuisce al grande architetto greco Dedalo la conoscenza dei segreti architettonici degli antichi padri. E’ certo però che non si può non restare ammirati dalle mirabili caratteristiche costruttive dei nuraghi e dei pozzi sacri. Anche i bronzetti ci aiutano a capire come fosse organizzata la società nuragica. Appare sicuro che ci fosse un capo tribù a comandare il villaggio nuragico (nel libro mi è piaciuto definirlo un re-pastore); e accanto a lui vi erano sicuramente i rappresentanti della casta sacerdotale; e numerosi guerrieri, oltre al popolo minuto, composto da casalinghe, artigiani, manovali, contadini, servitori. La vita nelle città costiere, invece, a parer mio, doveva essere diversa, soprattutto quando, l’età del ferro subentrò a quella del bronzo. Le città erano proiettatte verso l’esterno, con la vocazione precipua di solcare i mari e di cercare nuovi mercati per i prodotti metallurgici, artigianali e alimentari. …continua… Per prenotare la tua copia: https://bookabook.it/libri/i-thirsenoisin/

sabato 7 novembre 2020

I Thirsenoisin, una nuova avventura

Voglio ringraziare tutti gli amici che da subito mi hanno affiancato nella mia nuova iniziativa editoriale: il crowfunding promosso da una casa editrice per la pubblicazione mio nuovo romanzo dedicato ai Shardana e alla Sardegna Nuragica; li ringrazio unitamente a quanti vorranno unirsi in questa mia iniziativa tesa a pubblicare un romanzo che aggiunga un po' di luce alla Sardegna Nuragica. I Nuraghi svettano nel paesaggio da migliaia d'anni. Spetta agli studiosi stabilire quali fossero le loro esatte funzioni; e tutta la Sardegna, politici in testa, dovrebbe affiancare questi studiosi nella loro ricerca. Non spetta quindi agli scrittori far luce sulla civiltà nuragica; non di meno, io credo che anche la fantasia possa giocare il suo ruolo nella riscoperta delle nostre radici. Mi ha sempre incuriosito immaginare come si svolgesse la vita al tempo dei Nuraghi, chi fossero e da dove venissero i Shardana, come fosse organizzata la società nuragica. Ho provato a dare qualche risposta a questi quesiti con il mio romanzo "I Thirsenoisin" disponibile, per chi vorrà prenotarlo, al link sottostante di Bookabook. Nello stesso link si rendono disponibili le bozze del romanzo per la sua lettura immediata .

sabato 31 ottobre 2020

I Thirsenoisin - 13

Le capanne occupate dai sacerdoti si estendevano tutt’attorno al pozzo sacro, come per proteggere il regno degli dei delle acque. Lì era stato sistemato il fido amico Elki. Chissà come aveva trascorso la notte, l’uomo che gli aveva salvato la vita. Sua moglie era certo che quel gesto di protezione era stato premeditato dal grande sacerdote. Non aveva saputo o voluto predisporre alcun’altra difesa contro quel parricidio annunciato; per paura che allertando le guardie coinvolte nel complotto, i traditori potessero essere messi sul chi vive e magari decidere una modalità più complessa per il loro sanguinario piano. Elki aveva valutato e voluto il vantaggio della sorpresa che i suoi dei gli avevano offerto; e l’aveva sfruttato, a rischio però della sua stessa vita. In cuor suo fu grato all’amico e al sacerdote che aveva rischiato la sua vita per lui. «Gli dei danno e gli dei prendono», pensò ancora. Per un uno che lo voleva morto, c’e n’era stato un altro che lo aveva salvato dalla morte. Solo che il primo era suo figlio! Quel pensiero sembrò afferrargli il cuore e strizzarlo sino ad espungervi tutto il sangue, in uno stillicidio infinito. Sarebbe mai guarito da quell’afflizione? Ma adesso occorreva reagire! E subito! Ci sarebbe stato tempo per piangere, dopo! Adesso doveva stanare tutti i traditori che si celavano nel villaggio. Damasu non poteva aver agito da solo. Non era un pazzo. Gli venne in mente che in quel terribile istante, in cui lui lo aveva colto, subito dopo il gesto omicida, per una frazione di secondo suo figlio aveva indugiato con lo sguardo rivolto alla folla, come se si aspettasse un aiuto concreto, un sostegno, un intervento in suo favore. A chi aveva rivolto suo figlio Damasu quello sguardo che cercava soccorso? Evidentemente egli sapeva che in mezzo alla folla c’erano delle persone che stavano dalla sua parte; ma queste persone chi erano? E perché non erano intervenute in aiuto di Damasu? Cercò di sforzarsi di ricordare: lo sguardo di Damasu che cercava soccorso si era diretto alla sua sinistra, verso uno dei due ingressi del recinto sacro, quello settentrionale, da cui era rientrato, seguito da una moltitudine di persone. Oltre al suo seguito, tutti quelli che si erano accodati a lui, all’ingresso nel recinto; mentre gli altri, quelli alla sua destra li aveva trovati già schierati, quando si era diretto al sedile a lui riservato, nella serie ininterrotta che correva lungo la circonferenza del recinto, ricavata dal cornicione prospiciente in pietra. Troppo difficile, forse impossibile, battere la pista della memoria. Ci voleva qualcos’altro. Sembrava che Manai lo aspettasse, quando giunse in prossimità del pozzo sacro. «Come ha passato la notte il nobile Elki?» gli chiese subito il re dopo i convenevoli di rito. «L’ho vegliato tutta la notte. Sono riuscito a cacciar via il demone del ferro che gli ha morso le carni: a forza di impacchi di acqua fresca del pozzo; poi gli ho indotto il sonno con un decotto a base di acacia, cardo, genziana e melissa. E gli sono stato al fianco tutto il tempo.» «Ha parlato?», chiese ancora Itzoccar con un gesto di apprezzamento per le cure profuse. «Solo frasi senza senso, prima che io gli levassi l’eccessivo calore dal corpo.» «Ce la farà?» domandò poi osservando il suo amico sacerdote che dormiva con un viso disteso. «Credo di sì. Gli dei sono con lui e ha un fisico ancora forte.» «Intendo offrire due capretti agli dei dell’acqua per la sua guarigione. Poi ho bisogno di riunire il Gran Consiglio. Puoi presenziare al posto di Elki?» «Sarà un onore per me presenziare, o re di Kolossoi! Mi farò sostituire al capezzale di Elki e verrò subito dopo il sacrificio.» «Bene, disse Itzoccar! » avviandosi. «Ecco il servo di Rumisu che giunge a proposito! Ti aspetto nella sala delle udienze, subito dopo il sacrificio agli dei delle acque! Bada di non contraddirmi se dirò che Elki ha fatto dei nomi!» «Non oserei mai fare una cosa del genere, mio re!» rispose Manai. Anche se il potere religioso godeva di una certa indipendenza, il capo tribù Itzoccar era considerato al di sopra di tutti gli uomini del villaggio. Solo gli astri e gli dei potevano più di lui, sulla terra. 13. continua…

martedì 20 ottobre 2020

I Thirsenoisin - 9

«Tu devi sposare Arca Salmàn. Sei stata promessa a lui e lo sposerai!» Il capo tribù Itzoccar voltò le spalle a sua figlia Aristea e si dedicò alla vestizione, aiutato da sua moglie Irisha. In giornata doveva dirimere delle controversie di ultima istanza e non aveva tempo da perdere. E poi, i suoi ordini non si discutevano. Nessuno osava metterli in discussione. Discutere un ordine di Itzoccar poteva costare la vita. Tutti lo sapevano. Era su questo che si reggeva, a memoria d’uomo, il regno di Kolossoi. Come osava sua figlia, poco più di una bambina, discutere una decisione già presa da lui? Aristea queste cose le sapeva; dalla mamma aveva ereditato il candore e la bellezza ma anche l’intelligenza istintiva che le consentiva quasi di presagire, con fatalismo tutto femminile, quello che sarebbe accaduto e come doveva comportarsi. Ma sapeva anche che il suo cuore ribelle e il suo temperamento volitivo (in questo ne aveva preso da suo padre), l’avevano spinta a chiedere udienza e a tentare di far prevalere, sulla ragione di stato, le sue aspirazioni, i suoi sogni. Aveva appreso da tempo di essere stata promessa in sposa, già sette anni prima, al figlio del capo della tribù di Gisserri, da sempre loro alleata. All’inizio, nel suo animo di bambina neppure decenne, quella notizia aveva avuto il sapore di un racconto fantastico, simile a quelle storie raccontate da sua nonna nelle notti d’inverno, sulle fate tessitrici, le caprette parlanti e le caverne piene d’oro e di tesori. Ma adesso, da donna, il suo cuore le aveva imposto di gridare la sua voglia di libertà, il suo diritto a sognare. Già da qualche tempo aveva preso a fantasticare sulle città che si stendevano sul mare, oltre gli ultimi villaggi nuragici. Era lì che volava la sua fantasia, era lì che voleva recarsi; era lì che voleva incontrare un uomo che la conducesse in mare, sulla sua nave grande, a visitare nuove città e nuovi mondi. Lei non voleva rinchiudersi in un villaggio, magari un po’ più grande del suo, come era Giserri; ma pur sempre un villaggio. Per ora non aveva potuto fare di più che scappare, piangendo, quando suo padre le aveva voltato le spalle in quel modo altero, freddo e indifferente. «Lo odio, lo odio, lo odio!!!» aveva gridato singhiozzando, battendo il pugno sul letto, dove si era buttata disperata. L’impotenza che sentiva pervadere il suo animo, aumentava di più la sua rabbia e il suo dolore. Suo fratello le si avvicinò e cercò di consolarla, accarezzandole i lunghi capelli castani. «Coraggio, piccola! C’è un rimedio a tutto! Fatti coraggio!» Aristea, sul momento, non si chiese come mai il suo fratello maggiore fosse accorso così prontamente. Certamente lui le voleva bene, era la sua sorella minore e aveva avuto sempre nei suoi confronti un senso di protezione. Ma era pur sempre l’erede al trono; e ci teneva a succedere al padre; di questo lui non aveva fatto mai mistero. Li separavano dieci anni di età; lui, il primogenito, erede al trono, lei l’ultimo frutto dell’amore duraturo tra i suoi genitori; anche se degli altri figli nati in mezzo, solo Rumisu, il terzogenito, era sopravvissuto; tutti gli altri figli, chi per una ragione, chi per l’altra, erano morti nei primi anni di vita. «Aiutami, Damasu! Io non voglio sposare Salmàn! Io voglio un altro uomo, scelto da me e non da mio padre!» disse abbracciandolo. Forse per lei c’era ancora una speranza di salvare i suoi sogni. Damasu ordinò alla serva di andare a preparare un infuso caldo per calmare sua sorella. «Lo so! So tutto, io!» la rincuorò Damasu, battendole la mano sulle spalle in modo affettuoso. «Ne parlerò con il saggio Mandis. Nessuno conosce le nostre leggi più di lui e mi saprà consigliare.» «Perché? Perché veniamo obbligate a sposare un uomo che non amiamo?» gli chiese staccandosi da lui e fissandolo negli occhi. «Sono le antiche leggi del nostro popolo. Ma vedrai che Mandis saprà trovare una via d’uscita» rispose in maniera sibillina Damasu accommiatandosi dalla sorella. E questo bastò per alleviarle momentaneamente il cuore che sentiva oscuro e pesante nel suo petto. Intanto Itzoccar svolgeva l’impegnativa udienza, sforzandosi di trattenere la sua mente, che lo trasportava a Gisserri, nell’alta Marmilla, dove presto si sarebbe dovuto recare, per prender parte al raduno settennale delle grandi tribù nuragiche, nel villaggio del suo amico Hannibaàl.

lunedì 19 ottobre 2020

I Thirsenoisin - 8

Nel romanzo ” I Thirsenoisin” due civiltà si confrontano: quella nuragica, che si esprime con le mirabili costruzioni megalitiche e che trova nei bronzetti la sua espressione artistica e culturale più autentica, e quella dei guerrieri Shardana, il popolo del mare, che occupa le coste della Sardegna ed è già proiettata verso l’età del ferro, verso i commerci, verso l’esterno, quasi quanto la civiltà nuragica appare ripiegata su se stessa, arroccata nelle sue tradizioni già millenarie, forti e solide come le reggie nuragiche dove risiedono i re pastori e dove i sacerdoti astronomi studiano i movimenti del sole, della luna e delle stelle, così importanti per i cicli produttivi e per la vita del popolo dei Nuraghi, I Thirsenoisin. Anche la guerra e l’impossibile amore tra la principessa Aristea e Usala, il rampollo di una delle famiglie Shardana più in vista nella città stato di Nora, fanno parte di un processo che porterà i due popoli a convivere, in nome del benessere comune e del progresso. 8. continua…

domenica 11 ottobre 2020

I Thirsenoisin

Nessuno sa, ancora oggi, da dove siano giunti quei popoli lontani, che costruivano torri. Vi fu una profezia. Due aquile arrivavano da oriente, rapaci e fameliche, avrebbero distrutto e conquistato tutto; solo le torri costruite dai Thirsenoisin sarebbero rimaste in piedi, a sfidare il tempo, mute testimoni di un tempo senza scrittura, senza storia. Altri hanno scritto la storia per noi; altri hanno parlato; noi, a capo chino, abbiamo proseguito il cammino sui sentieri dell’isola rocciosa, battuta dai venti. Ma i Nuraghi sono rimasti, i testimoni del nostro passato, con i pozzi sacri, le domus de jana, le tombe dei giganti, i Menhir e le pietre fittili conficcate in eterno nella terra di Sardegna. continua…

lunedì 4 novembre 2019

The Last Moon


The drama, originally written in Sardinian language, now is bilingual, being translated into English by the same author.
It has its roots in the megalithic culture of the Mediterranean sea, halfway between the history and miths of the island of Sardinia That' s the plot: Over the tribe of Nure reigns Itzocar, who rose in command twenty years before, when his brother Gonario, suddenly died.
In so doing Itzocar has however willfully ignored the rules regarding the succession imposed by ancient tradition , who foresaw the Regency of Gonario’s widow, Nakigia, at least until the grown age of his son Rumisu, still a child at the time of death of the king Gonario.
Trying to legitimize and strengthen the usurped power Itzocar and authoritative Anù, Member of the Council of elders of Nure, combine a double marriage: Damasu, designed by his father Itzocar to succeed him on the throne, will marry Aristea (who is daughter to deceased King's sister, Alàshia), while Elki, son of Anù will marry Gula (daughter of Itzocar).
But Nakigia, widow to Gonario, who is contrary to weddings, invited to depose the gifts on behalf of Anù, invites the nobles, priests and the people waiting for the awakening of Bithia Priestess ( mother of Iolaus), who has been doing the rite of incubation, waiting for a forseen dream, to refuse the wedding at least until Bithia’s reveil.
Rumisu, son to deceased King Gonario and to Nakigia , aims to remove Uncle Itzocar in the command , feeling empowered.
While Nakigia exposes his call to wait, Bithia awakens and describes his dream of doom: a Sun swallowed by the Moon(Song of Bitia).
Immediately after bursts on the scene Rumisu accusing Uncle Itzocar to have usurped the command (song of Rumisu).
At the end of Rumisu’s song, Damasu enters in defense of his father Itzocar.
The two men fight hand-to-hand.
The winner will be Rumisu. The loser Damasu abandons the village.
Rumisu, ripped the stick and the mantle from his uncle Itzocar, that will follow with his wife Irìsa the defeated son, sits on the throne and invites Aristea to join him at his side.
But Iolaus and Aristea announce their love. And while the people and the guards, let the two lovers pass by, sadly Rumisu will leave the scene defeated by his own lust for power.
The ghost of King Gonario appears to underline the right rules with the song of Akinta Kamar.
When Gonario goes out of scene, all the people will dance, celebrating the Last Moon, before the sun takes over the power for ever. https://www.amazon.com/dp/B07ZY8XCS6

martedì 9 maggio 2017

Somewhere, Sometimes - V

    

FITH SCENE
 (The King Gonario, as a ghost,  appears on stage and solemnly recite   the song of Akinta Qamar. It encloses the very meaning of the drama and will continue until the closing of the curtain).

  AKINTA QAMAR’S Song

Do not forget my sons
 Those ancient laws
That came long time ago from the sea
And of your mothers
Who rest under the grass!

Go, go, go
Go and love each others
Sons of the Earth
Where women
Are free to love anyone
And men
Do not want to master them!


The waters of the sources
Of the Earth
Have done a long march
Through the subterranean veins:
the water itself it’s only
the visible part.
The same thing happens with the men
 When they are born:
they are only the visible part
which we can see
of our ancestors!

 Do not forget my sons
 Those ancient laws
That came long time ago from the sea
And of your mothers
Who rest under the grass!


Sixth Scene
All the People celebrate the victory of love over the hate with the dance of the Last Moon!


The End

domenica 30 aprile 2017

Somewhere, Sometimes - IV




Fourth  SCENE

(Rumisu is alone on the Throne. The Nakigia’s soldiers  come to take him away)



First soldier of  Nakigia



-         Rumisu! The sun is sinking down!



Second Soldier of Nakigia



-         And your mother Nakigia is waiting for you!!!



Exeunt

4. to be continued...

lunedì 28 novembre 2011

The life comes from the sea




From the sea comes every life 
And from the sea came the ancient fathers of Sardinia;
From the sea they did get their food
Before they discovered
Our rich, great land of Sardinia!

From the sea came the roman enemies
Conquerors, destroyers
And after them
Other avid merchants
Came to exploit, to kill.

But I still hope
That soon this same sea
Which is named after us
Might define again
The borders of our own land
And Sardinian people
Might take the sceptre of command
That the fate and the story
Has assigned to them
And just to them

Ignazio Salvatore Basile

Sardinia 1981

Englished from original Sardinian language by the same author