last moon

Visualizzazione post con etichetta settanta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta settanta. Mostra tutti i post

sabato 8 maggio 2021

La Terza via - 7



Per me gli uni valevano gli altri, anche se non so dire perché riuscissi a familiarizzare di più con i fumatori che con i bevitori. Forse era dovuto al fatto  che io, a quel tempo,  amavo ascoltare De Andrè, Guccini, Tenco e Paoli; qualche volta li strimpellavo alla chitarra, cantando versi intrisi di una dolce malinconia e di una imprecisabile nostalgia; quelle canzoni ci avvolgevano in una nuvola di sogno, trasportandoci in un mondo immaginifico, di avventure  e di illusioni. È vero che certi versi,  certi dischi, certi libri, hanno come uno stigma impresso, che si trasmette a chi li ascolta e li legge e li accomuna sotto lo stesso ideale.

 Ecco, con quelli di sinistra io condividevo quelle cose là, anche se a volte avevo l’impressione che quegli ideali fossero una nostra invenzione, necessaria per sopravvivere; un nutrimento di anime sbandate e perse nella vaghezza del nulla, alla ricerca di realtà inesistenti, di mondi immaginari e di illusioni perdute.

7. continua 

https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html 

domenica 18 aprile 2021

La Terza via - 4

 



In viaggio per Londra, in quel luglio  del 1977,  mi accompagnavo casualmente a una mia ex compagna  della ragioneria,  che mi piaceva sin dai tempi della scuola, anche se non le avevo  mai dichiarato i miei sentimenti, sempre frenato dalla mia timidezza e dalle mie interiori paure. La ragazza era comunque fidanzata e presto l’avrebbe raggiunta a Londra  il suo ragazzo per riportarsela a Cagliari e convolare così  insieme a giuste nozze.

Ad essere sincero ero partito con l’idea di trovarmi un lavoro per l’estate,  di farmi qualche soldo e poi di ritornarmene a casa e di concludere gli studi universitari; in fondo mi mancavano soltanto cinque o sei esami per arrivare alla laurea.

Londra mi piacque subito. Mi piacquero le grandi vie e i grandi parchi dell’West End e mi piacquero i vicoli più intimi e contenuti di Soho; complessivamente sentii che in quella città ci stavo bene; diciamo che il suo fascino misterioso, che sembrava aleggiare, soprattutto la sera,  sui caseggiati di pietra e in quegli edifici che trasudavano storie, mi avvinse in una spirale di emozionanti  sensazioni, come se avessi già vissuto, in un remoto passato, tra quelle mura e in quei luoghi. Niente di definito o di certo, sia chiaro, ma soltanto delle sensazioni; nulla di più. Forse avvertivo, in quel momento di estrema solitudine, che Londra era una città sola e solitaria, come me; e le nostre solitudini si fusero e io trovai lì rifugio e consolazione, in quella metropoli che ancora costituiva, come era stato per secoli, rifugio per anime inquiete e pellegrine, ma anche per perseguitati in cerca di protezione e libertà.

https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html

martedì 30 marzo 2021

A Londra nei mitici anni settanta

 


Se mi avessero chiesto perché mi trovassi a Londra, in quell’estate del 1977, io non avrei saputo cosa rispondere.

A quel tempo già non credevo più nella rivoluzione del cambiamento, quella che avrebbe dovuto migliorare  l’Italia, prigioniera del potere democristiano, dell’imperialismo americano e dei servizi segreti deviati, trasformandola in un Paese normale.

Invece ci toccava soltanto  subire, rassegnati e  impotenti.

Pagavamo ancora il pegno per la sconfitta della seconda guerra mondiale e io avevo lasciato l’Italia, frastornato dalle bombe di Stato, dalle chiacchiere sui compagni che sbagliavano, dagli attentati sanguinari di gruppi terroristici dalle sigle equivoche e fantasiose; e sospinto dalla mia inguaribile solitudine.

Non che io avessi mai creduto nella rivoluzione; cioè, ci avevo creduto, poco più che sedicenne, ma così come credevo nella pace, nella fratellanza dei popoli e in quelle menate in cui si crede ancora prima dei vent’anni.

Invece, in quegli anni, in Italia,  c’era in giro gente che metteva bombe per davvero; e che sparava; nella migliore delle ipotesi alle gambe, ma sparava sul serio.

E io, coi miei miti, l’indiano  Gandhi, il nero Martin Luther King e Gesù Cristo, il figlio del falegname Giuseppe e di Maria,  dove potevo andare a parare?

È pur vero che mi piacevano anche il Che, Fidel Castro e Mao Tse Tung, ma soltanto a un  livello, per così dire, iconico; e m’infiammavo a leggere il Manifesto del partito comunista, quello scritto a quattro mani nel 1848 da Engels e da Marx; ma la mia fede rivoluzionaria finiva lì e mi sentivo come un pugile che voglia salire sul ring con la faccia d’un altro, per incassare meglio i colpi dell’avversario; o come un pollo spennato che voglia sentirsi un pavone con le penne altrui, o, se preferite, come uno che voglia fare il culattone con il deretano  degli altri.

Mio padre odiava gli americani; e quella era l’unica cosa che ci univa politicamente; per il resto lui sognava l’uomo forte che mettesse le cose a posto, una volta per tutte.

Il mio vecchio avrebbe voluto che io diventassi un bravo contabile, ma alla scuola per ragionieri avevo amato tutte le discipline, fuorché le due materie di indirizzo: la ragioneria e la computisteria.

Qualcosa di meglio l’avevo combinata all’università, se è vero come è vero che dopo tre anni avevo sostenuto tutti gli esami, assolvendo perfino all’obbligo della leva: tredici mesi di servizio militare, con sei mesi di scuola di fanteria inclusi.

Ma infine qualcosa mi aveva spinto sino a Londra. Ed ero là, come un cane bastonato, un sasso di fiume o una piuma nel vento.

Io credo che ogni generazione subisca le influenze del suo tempo e dell’ambiente in cui cresce e matura le sue esperienze. Queste influenze, a metà con i caratteri biologici iscritti nel nostro codice genetico, determinano gli eventi della nostra vita; o ciò che noi chiamiamo destino.

https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html

domenica 17 gennaio 2021

La mia musica preferita



Quando mi rilasso al PC mi piace ascoltare la musica degli anni sessanta e settanta. Gli autori che preferisco tra gli Italiani sono: Celentano, Fred Bongusto, Peppino Galiardi, gli Alunni del Sole, I Dik-Dick, Lucio Battisti e Alan Sorrenti (quello di Aria, prima maniera, per intenderci); tra gli stranieri mi piacciono I Pink Floyd, I Genesis (ma sino a Peter Gabriel, non oltre), B.B. King, John Mayall e tanti altri.

Quando sono malinconico metto un po’ di Fado portoghese, della musica napoletana, del Flamenco (Gipsy King!) o del buon Blues.

Non disdegno neppure, di quando in quando, le cantanti italiane: Mina, Patty Pravo, Dalida e Iva Zanicchi sono tra le mie preferite.

Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.

Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.

Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.

Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.

Oggi, se dovessi ritornare a teatro, prediligerei un buon concerto di musica classica oppure un’opera lirica (la Carmen di Bizet, la Tosca di Puccini e il Barbiere di Rossini sono tra le mie preferite).
Ma quando sono al PC e scrivo o lavoro, non c’è migliore compagnia per me della musica italiana degli anni sessanta e settanta!Quando mi rilasso al PC mi piace ascoltare la musica degli anni sessanta e settanta. Gli autori che preferisco tra gli Italiani sono: Celentano, Fred Bongusto, Peppino Galiardi, gli Alunni del Sole, I Dik-Dick, Lucio Battisti e Alan Sorrenti (quello di Aria, prima maniera, per intenderci); tra gli stranieri mi piacciono I Pink Floyd, I Genesis (ma sino a Peter Gabriel, non oltre), B.B. King, John Mayall e tanti altri.


Quando sono malinconico metto un po’ di Fado portoghese, della musica napoletana, del Flamenco (Gipsy King!) o del buon Blues.


Non disdegno neppure, di quando in quando, le cantanti italiane: Mina, Patty Pravo, Dalida e Iva Zanicchi sono tra le mie preferite.


Tra i cantautori mi piacciono molto Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Gino Paolo, Luigi Tenco, Ivano Fossati, Leo Ferrè.


Non mi dispiacciono neppure Ettore Petrolini e Maurice Chevalier, ma lì siamo già fuori dalla musica e ci troviamo nell’avanspettacolo, nel cabaret.


Poi ci sono tanti altri che mi emoziono nell’ascoltare. Ma qui ho citato soltanto quelli che ascolto con maggiore frequenza.


Per esempio, da giovane, mi piacevano molto Gabriella Ferri e Jimi Hendrix; per un periodo sono stato perfino un seguace dell’heavy metal (AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, quella roba là) e del Punk (ma quello è stato un amore veramente fugace e passeggero); era la nebbia londinese che mi aveva un po’ offuscato i sensi e non distinguevo bene la vera musica dal rumore.


Oggi, se dovessi ritornare a teatro, prediligerei un buon concerto di musica classica oppure un’opera lirica (la Carmen di Bizet, la Tosca di Puccini e il Barbiere di Rossini sono tra le mie preferite).


Ma quando sono al PC e scrivo o lavoro, non c’è migliore compagnia per me della musica italiana degli anni sessanta e settanta!