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mercoledì 15 dicembre 2021

Il commissario e l'avvocato-34

 

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Andrea Picciau era introvabile. Il direttore del Centro disse di averlo visto rientrare il lunedì mattina, molto presto, accompagnato come sempre dalla sorella, che poi proseguiva in macchina per il suo lavoro, ma di averne notato l’assenza  nella giornata successiva, che poi era ieri. Era la prima volta che si allontanava senza avvisare; di norma andava in permesso  il venerdì pomeriggio ed era sempre rientrato dai permessi regolarmente il lunedì al mattino. Il loro protocollo prevedeva, per i casi di affidamento come quello,  che per un’assenza inferiore alle ventiquattrore si allertassero i servizi sociali (anche se spettava a loro monitorare i soggetti in affidamento) e che questi, poi, avvisassero  chi di dovere. Lui aveva avvisato un assistente quella mattina, quando si era accorto che il Picciau non aveva fatto rientro per la notte. Ma comunque le ventiquattrore, tecnicamente, scadevano nella serata di oggi, che è mercoledì, per l’appunto. Probabilmente le due cose non erano in connessione, ma aveva scoperto che la comunità aveva subito un furto con scasso ed erano sparite delle confezioni di Bartolion, un topicida custodito in magazzino e chiuso a chiave; poteva approfittare della sua presenza per denunciare il furto? No, era di competenza della questura di Carbonia oppure dei Carabinieri locali.

L’ispettore si fece dare i recapiti telefonici del centro e degli assistenti sociali che avevano in carico il Picciau; poi ringraziò e salutò.

Decise di andare a parlare con la sorella di Andrea Picciau, Maria Grazia, che lavorava al comune di Villamassargia. Non gli andava di aspettare sino alle 15,00, o ancora più tardi se quella avesse fatto il rientro,  e perciò si diresse con l’automobile in quella direzione . Poco più di  mezz’ora dopo stava già parcheggiando in piazza municipio.

In Comune fu più fortunato. Maria Grazia Picciau non aveva fatto ancora la sua pausa e si fece sostituire, dicendosi disponibile a farsi una chiacchierata con l’ispettore che, con estrema discrezione ed eleganza si era presentato in ufficio. La giornata era luminosa, grazie al sole che splendeva in alto e riscaldava in basso. Non di meno, l’impiegata comunale lo guidò in un locale nei pressi del municipio, ma scelse un tavolino appartato, in fondo al locale.

Maria Grazia Picciau era una donna sui trentacinque anni, piccola e rotondetta; portava degli occhiali da miope con le lenti affumicate e vestiva in maniera decorosa ma poco vivace; emanava un non so che di triste e sorrideva di rado, forse perché la sua dentatura presentava qualche imperfezione.’Omni gaudio, decoris iunctim’ pensò l’ispettore Zuddas, ma si guardò bene da dirlo.

«Grazie per il suo tempo signorina Picciau. Io mi sono qualificato come un funzionario del ministero degli interni e le ho dato una mezza verità; l’altra mezza è che sono della squadra omicidi di Cagliari e voleva sentirla a proposito di suo fratello Andrea» disse l’ispettore una volta accomodati.

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venerdì 8 ottobre 2021

Al di là delle apparenti evidenze - 12

 


La scelta dell’opzione pugliese, rispetto a quella sarda (forse più sostanziosa e completa come piatto unico), aveva consentito al commissario  di prevedere nel menù dedicato alla sua ospite, un secondo a base di cozze e arselle (che aveva visto particolarmente fresche e invitanti nei banchi del mercato dei  suoi fidati e conosciuti fornitori settimanali). Sulla tavola non sarebbero mancate le verdure e la frutta di stagione e nel frigo già stazionavano alcune  bottiglie del suo vermentino preferito.

La sua ospite arrivò alle ore venti, puntualissima e bellissima. Quello che gli piaceva di Luisa Levi, oltre al suo ingegno investigativo e al suo fascino femminile, erano  il suo buongusto e la sua agevole propensione nel mangiare; inoltre lo sorprendeva ogni volta la levità con cui la sua amica gustava il vino: era la prima donna che riuscisse a tenergli testa nel bere; anzi, dopo diversi bicchieri lei sembrava addirittura più sobria di lui!

Dopo cena si accomodarono nell’ampio e comodo divano davanti al televisore, che il commissario provvide a rendere muto, dato che aveva in programma di sottoporre al vaglio dell’acume investigativo della sua ospite, i dilemmi dell’omicidio di via Giudicessa Adelasia che ancora rimanevano irrisolti.

L’avvocato ascoltò con attenzione il suo resoconto dell’incontro con Maria Grazia Picciau e gli ulteriori sviluppi che c’erano state nelle indagini sull’omicidio che, all’inizio, aveva visto come indagato principale un suo assistito, colto incredibilmente con il coltello in mano dai carabinieri intervenuti sul luogo del delitto, ma successivamente scagionato grazie al riesame che lei aveva inoltrato al Tribunale della Libertà di Cagliari.

 

-          “ Che ne pensi?” – chiese alla fine del suo resoconto il commissario?

-          “ Penso che il tuo team abbia fatto un ottimo lavoro e che il mio assistito sia sulla buona via dell’assoluzione definitiva!” – rispose l’avvocato con un sorriso compiaciuto.

-          “ Mi incuriosiva sapere cosa ne pensi tu del fatto che Andrea Picciau non abbia distrutto il testamento che lo escludeva dall’eredità della zia e lo abbia invece conservato…” – chiese nel dettaglio il commissario.

-          -“ Vuoi sapere cosa ne penso io? – “ disse l’avvocato con un sorriso sornione- “ Io penso che lui potrebbe avere  avuto in mente di farne redigerne uno nuovo da un falsario, dove lui sarebbe stato, magari,  l’unico erede…Anche se mi sarei aspettata la distruzione dell’originale,  per condurre poi il lavoro di falsificazione su una semplice fotocopia ”

-          - “ Potrebbe essere plausibile!” – disse il commissario come nota di apprezzamento. “ E la presenza del fluoracetato di sodio con quella siringa da dieci millilitri? Secondo uno dei miei collaboratori il fluoracetato serviva per tagliare la roba…quella da spacciare, suppongo…”

“ Io invece ho in mente qualcos’altro” – interloquì l’avvocato, con quel suo solito sorriso che la faceva assomigliare a un gatto mentre si studia il modo migliore di acchiappare una preda.


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venerdì 1 ottobre 2021

Il commissario e l'avvocato - 5

 


Anche quel  venerdì il team della Squadra Omicidi si ritrovò nell’Ufficio del coordinatore: il commissario Santiago De Candia. Il team era composto dallo stesso commissario, dall’ispettore Angelo Zuddas e dal sovrintendente Alessio Farci.

I tre fecero  il punto della situazione su tutti i casi di omicidio che avevano in carico.

Il commissario lasciò per ultimo il caso dell’omicidio di via Giudicessa Adelasia, come lo avevano ribattezzato anche i giornali, dopo la scarcerazione del presunto colpevole.

-          “ Come vi ho già accennato nel corso della settimana, ho provveduto a ritirare  il fascicolo in procura. Studiandolo, nei giorni scorsi, vi ho intravvisto due piste, ma naturalmente restiamo aperti a recepire eventuali altre piste che dovessero emergere nel corso delle indagini. In via preliminare, se siete d’accordo, lascerei cadere la pista seguita dalla Procura nell’immediatezza del fatto: mi riferisco alla pista dell’assassino col coltello in mano.”

Il commissario fece una pausa per dar modo ai suoi collaboratori di intervenire.

-          “ Ci mancherebbe altro che ci facessimo trascinare nelle regioni paludose dove si sono impantanati quelli là!” – disse il sovrintendente Farci con un cenno di stizza rivolto verso il Palazzo, al di là della finestra.

-          “ Ma poi lo hanno davvero scagionato all’assassino col coltello in mano?” – interpose l’ispettore Zuddas.

-          “ Sì, certo. E’ spiegato tutto nel ricorso dell’avvocato difensore e nell’ordinanza di accoglimento del tribunale della libertà!” – rispose il commissario con enfasi, porgendo i due documenti al sottoposto, dopo averli estratti dal fascicolo.

-          - “ Ci mancherebbe commissario!” – si schermì l’ispettore. Riassuma lei per noi, se vuole!

-          “ In pratica l’avvocato difensore dell’indiziato è riuscito a dimostrare che  quando è partita la telefonata della vicina di casa al 112, il suo cliente non poteva essere sul luogo del delitto!”

-          “ E come ha fatto?” chiese il sovrintendente Farci incuriosito.

-          “Mettendo a confronto i tabulati telefonici e i documenti di viaggio, ha messo in evidenza come  il suo cliente abbia   obliterato il trasbordo dal bus n. 1 alla linea M esattamente dieci minuti prima che partisse la telefonata che ha allertato la Polizia Giudiziaria in servizio.

I piani di viaggio hanno mostrato che da piazza Gramsci,  luogo del trasbordo dell’indiziato, alla fermata di via Baccaredda più vicina alla casa della vittima,  ci vogliono almeno dieci minuti, senza considerare l’ipotesi  di traffico e di fermate intermedie, altrimenti i minuti diventano  quindici; poi c’è da percorrere a piedi il tratto di strada che dalla fermata del pullman porta alla casa di via Giudicessa Adelasia.”

-          “ Accidenti, l’alibi dell’indiziato si gioca comunque sul filo dei minuti!”- esclamò il sovrintendente Farci.

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mercoledì 29 settembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 3



 Santiago De Candia è un commissario di polizia che dirige la squadra omicidi della Questura di Cagliari. Parla poco e non ama i riflettori. Ama invece Luisa Levi, un'affascinante avvocato in gonnella che l'ha conquistato con la sua avvenenza e, soprattutto, con il suo acume investigativo. 

Cosa hanno a che fare un commissario di polizia e un avvocato? Apparentemente dovrebbero muoversi su fronti contrapposti. In realtà, spesso, i loro interessi sono comuni. 

Santiago De Candia agisce sempre per la ricerca dei colpevoli dei vari omicidi le cui indagini gli vengono delegate dalla procura di Caglia, che si appoggia alla sua squadra per i casi più difficili (di solito si tratta di casi che la procura aveva sottovalutato nella loro complessità).

L'avvocato per natura dovrebbe schierarsi in difesa degli imputati. E' il suo lavoro, al sua vocazione.

Ma accade più spesso di quanto non si pensi che, nei procedimenti di natura penale,  un avvocato sia schierato nella tutela degli interessi della parte offesa.

Ecco che in questi casi i suoi interessi coincidono con quelli del commissario Santiago De Candia: assicurare alla giustizia i colpevoli di un reato, significa allora garantire per la parte offesa il ristoro dei deanni patrimoniali subiti e l'appagamento di quel senso di giustizia che è innato nell'animo umano e che anticamente doveva placarsi con la vendetta (occhio per occhio, dente per dente; mano per mano,  piede per piede; obvvero la famosa legge del taglione, presente nella Bibbia, ma anche nella Carta De Logu di Eleonora d'Arborea e in tutte le antiche legislazioni).

Santiago e Luisa si amano di un amore focoso e passionale; si sentono attratti da una forza misteriosa e primordiale, come quella che attrae i corpi celesti tra di loro. 

Ma ci sono anche delle forze antagoniste che si frappongono al loro amore. Luisa ha paura che la loro storia possa scivolare nella routine e naufragare nell'abitudine, come è già successo con il marito dal quale ha divorziato; è il padre di Stefano, il suo figlio adolescente; né lui, né Stefano compaiono nei primi sette romanzi della saga sinora scritti; anche se le lro figure, soprattutto quella di Stefano, incombono sui personaggi principali, con la loro gelosia, il loro egoismo, le paure di Luisa.

Santiago dal suo canto, pur sinceramente innamorato di Luisa, deve fare i conti con il suo primo e unico amore: la moglie, prematuramente scomparsa, che nessuna è stata capace di sostotuire; soltanto Luisa ha retto il confronto con quella figura dalla statura irraggiungibile che è stata la sua sposa per dieci anni e che un tumore maledetto gli ha portato via in modo brutale e repentino.

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