last moon

Visualizzazione post con etichetta farci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta farci. Mostra tutti i post

mercoledì 23 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-28

 


 https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

L’indomani era venerdì e come ogni settimana, alle dieci in punto, si tenne la riunione del team operativo della squadra omicidi capitanata dal commissario Santiago De Candia.

Il commissario faceva sempre in modo che il numero dei fascicoli non superasse mai il numero di sei, massimo sette, tra nuove acquisizioni che arrivavano  e vecchi fascicoli che tornavano in procura per l’archiviazione. Ma anche per la proroga semestrale delle indagini ovvero per il rinvio a giudizio dei vari indagati, a secondo di quello che reputassero  più opportuno i vari procuratori titolari delle indagini, fossero essi sostituti o capi procuratori.

La mattinata di lavoro iniziò con l’analisi del fascicolo dei due fratelli uccisi a Settimo San Pietro. L’evento criminoso si inseriva in una faida che durava da oltre mezzo secolo e le indagini erano in completo stallo. Impossibile rompere quel muro di omertà che si ergeva attorno a queste vendette, che finiscono quasi per diventare un fatto privato delle famiglie in guerra. Probabilmente ci sarebbe stato, tra qualche mese o tra qualche anno, un’altra vendetta, e la catena della faida si sarebbe allungata ancora con il sangue di nuove vittime. «Ci vorrebbe l’occhio del Padreterno, come per Caino e Abele!» disse sconsolato l’ispettore Zuddas che si era buttato anima e corpo nell’indagine, e quel mondo agropastorale lo conosceva abbastanza, essendo stato sposato con la figlia di un possidente allevatore di bestiame del quale, in realtà, non era mai riuscito a penetrare la complessa personalità fatta di codici d’onore, di usi e costumi tanto arcaici, quanto barbari che lui non condivideva di certo.

La squadra era stata più fortunata nel caso della prostituta strangolata. Il sovrintendente Farci era riuscito a mettere il sale sulla coda a un protettore che tentava di farsi largo a discapito di altri suoi colleghi. Un lenone emergente e rampante, lo aveva definito l’ispettore con una delle sue mirabili pennellate letterarie tratte dal suo infinito repertorio latino, mandando su tutte le furie il sovrintendente Farci, ma facendo sorridere nascosto dai baffi, il commissario De Candia.

Del corpo privo di arti e restituito dal mare erano ancora in attesa delle analisi dell’istituto di anatomopatologia e di qualche riscontro dalla banca dati del DNA.

I due collaboratori del team relazionarono a turno sugli altri tre casi che parevano in dirittura di arrivo, pronti per essere restituiti alla procura per la chiusura delle indagini. In particolare il sovrintendente Farci era riuscito a scovare il matricida, indagando nel mondo dei tossicodipendenti. Ma non era stato tanto difficile, aveva spiegato  relazionando ai suoi colleghi più anziani perché anche nel mondo della droga esiste un codice d’onore che condanna senz’appello chiunque osi toccare la mamma. E che comunque, in quel giro, si trova sempre qualcuno che, in cambio di un trattamento di favore o di una promessa, è pronto a tradire uno che, oltre ad avere ucciso la propria madre, ha attirato sul loro mondo quelle indesiderate attenzioni che la Giusta e la Pula dedicano ai casi di omicidio, considerati intollerabili e perseguiti con maggiore severità, rispetto al semplice, piccolo  spaccio, fatto dai tossici per procacciarsi la roba necessaria a tacitare il loro terribile vizio di tossicodipendenza.

L’ispettore Zuddas, dal canto suo, riferì che aveva praticamente risolto i due casi di femminicidio, verificando da un lato l’effettiva  colpevolezza del primo degli assassini, suicidatosi subito dopo avere ucciso la propria compagna, che aveva deciso di lasciarlo. E aveva già raccolto  la confessione del secondo caso di uxoricidio loro affidato. In questa circostanza precisava il pignolo ispettore, si trattava di una coppia che si era sposata in giovanissima età. Con il tempo la donna era maturata e aveva sviluppato una forte personalità, anche in campo professionale, e aveva finito per surclassare l’uomo, il quale, ancorato a schemi arcaici nei rapporti di coppia, e incapace di gestire la nuova situazione dal punto di vista psicologico, aveva scelto la comoda scorciatoia di eliminare il problema alla radice, uccidendo la moglie con il suo fucile da cacciatore.  Adesso però a Zuddas  serviva un po’ di tempo per verificare ed eventualmente completare i documenti delle altre pratiche.

L’ultimo fascicolo che il commissario pose in evidenza fu quello dell’omicidio di via Giudicessa Adelasia.

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

domenica 20 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-25

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

Quando tornò con diversi mazzi di chiavi, il commissario aveva svuotato quasi del tutto il primo cassetto, disponendo il contenuto che aveva estratto sul letto della povera vittima, più o meno nello stesso ordine in cui lo aveva trovato.

«Ecco tutte le chiavi appese nell’ingresso. La chiave della cassaforte non c’è.  Quindi deve essere per forza qui!»

Così dicendo si mise a esaminare ciò che Santiago aveva estratto dal cassetto.  Nel frattempo il commissario rovistò negli altri cassetti del comò.

«A meno che…» disse Luisa mano a mano che si rendeva conto che la sua cernita e quella del commissario non avrebbero sortito alcun risultato.

«A meno che non se la sia portata via l’assassino!» completò il commissario, anticipandola.

«Quello vero!» precisò l’avvocato. Nel suo viso, adesso, l’incredulità aveva lasciato il posto a una certa soddisfazione. Alla sua tesi stavano arrivando conferme, scagionando definitivamente, se ancora ce ne fosse stato bisogno, il suo assistito anche agli occhi del commissario

«Per scrupolo io cercherei meglio. Magari la chiave è stata riposta dalla stessa vittima in un altro posto…magari anche nella tasca di una vestaglia. Che ne dici di rovistare insieme tutto l’appartamento?»

«Dico che va bene! Ma chissà perché io penso che non troveremo niente!»

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

martedì 15 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-20

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

Intanto, mentre parlavano, avevano lasciato la strada statale e si erano immessi in quella provinciale per San Gavino. Da lì, arrivati a Guspini, non sarebbero stati distanti da Gennas Serapis, altrimenti nota come Montevecchio, l’antico borgo minerario, dove c’era una parte significativa delle radici più recenti di Santiago De Candia.

E mentre procedevano verso la loro meta, Luisa Levi apprese, senza quasi mai interromperlo, come il nonno paterno del commissario, Nicola De Candia, giovane e brillante perito minerario barese, assunto dalle Miniere di Montevecchio degli Eredi Sanna, subito dopo la Grande Guerra si fosse insediato nel borgo minerario. E come, poco tempo dopo, avesse conosciuto a Buggerru, dove si era recato per assistere a uno spettacolo teatrale, una graziosa fanciulla, di nome Ines Orcel, che scoprì essere la figlia di un suo collega francese che lavorava per la Societé des mines de Malfidano, che a Buggerru aveva la sua sede operativa, e della quale si era innamorato praticamente a prima vista. E in che modo riuscisse a conquistarla, dopo serrata corte. Favorito in ciò da alcune conoscenze comuni che gli consentirono di vincere la diffidenza che il padre di lei nutriva verso i non francesi. E soprattutto aiutato dalla madre di lei, una donna spagnola della Estremadura, che in quei paesaggi selvaggi della Sardegna e in quel popolo chiuso e tenace, rivedeva probabilmente la sua terra d’origine e i suoi stessi avi. In realtà, il nonno del commissario, Nicola De Candia, di sardo aveva soltanto  l’amore e la riconoscenza verso la terra che lo aveva accolto, dandogli lavoro e rispettabilità.

Nella parte conclusiva del viaggio, proprio mentre il loro fuoristrada, lasciandosi Guspini alle spalle, cominciava a inerpicarsi sulla larga salita che conduce al vecchio borgo minerario, l’avvocato Luisa Levi inoltre  apprese  come dalla coppia fosse nato il papà del commissario, Salvatore De Candia. Il quale, dopo aver prestato il servizio militare, innamoratosi di una diciassettenne di nome Regina Serru, figlia di un guardiano minerario, già comandante della compagnia barraccellare guspinese, fosse passato nei ranghi della polizia di stato, trasmettendogli, congiuntamente al nonno materno, quella passione per l’ordine e la disciplina che Santiago aveva saputo rielaborare in quella sua maniera fantasiosa e originale che lo caratterizzava. Luisa aveva ascoltato la storia del commissario, come da piccola aveva imparato ad ascoltare le favole che il papà le raccontava prima di addormentarsi.

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

sabato 12 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-17

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

Il commissario restò interdetto, tra dubbi e curiosità! L’informazione riservata lo incuriosiva, e poi poteva essere utile per le sue indagini. Come privarsene? D’altro canto, però, non sarebbe mai venuto meno ai suoi doveri di sbirro, su questo non aveva dubbi. Credeva nel suo lavoro sino in fondo e non lo avrebbe mai disatteso. Risolse pensando che quell’avvocato, quel diavolo in gonnella, non gli avrebbe mai rivelato un segreto che potesse danneggiare il suo assistito, che oltretutto, a parere suo, nonostante le osservazioni capziose dell’ispettore Zuddas, era completamente innocente.  Decise di fidarsi e dopo essersi passato una mano sul naso che gli prudeva rispose di sì, che non avrebbe mai usato quella confidenza contro il suo assistito.

«Promessa di sbirro?» ribadì ancora l’avvocato, a metà tra il serio e il faceto, sapendo bene come il commissario fosse fiero e orgoglioso di essere un poliziotto con una parola ferma e fidata.

«Parola di sbirro!» le confermò porgendole l’indice della mano destra per sigillare la promessa.

L’avvocato strinse forte l’indice con il suo.

«Il mio assistito mi ha confidato che la zia lo aveva nominato erede universale con un testamento!» aggiunse subito.

Questa sì che è una notizia bomba, pensò il commissario.

«Meno male che gli avventori del bar di Tonio non lo sanno! Altrimenti scoppierebbe una mezza rivoluzione!» celiò invece, cercando di sminuire l’effetto che aveva prodotto su di lui quella notizia.

«Chi sono questi avventori e che cos’è questa storia della rivoluzione?» chiese l’avvocato divertita, ma con un tono lievemente preoccupato.

«Niente, niente!» disse il commissario ancora ridendo. «Non ti ho mai raccontato dei commenti che sento al bar dove faccio colazione al mattino?»

«Sì! Ma sicuramente non con riferimento a questo caso» disse l’avvocato, sempre in tono semiserio.

«Niente di cui tu ti debba preoccupare, cara Luisa, dico davvero!» la tranquillizzò il commissario. «Piuttosto, sai per caso se quel testamento è custodito in una cassaforte a muro, dietro un quadro della sacra famiglia, nel salottino della casa della defunta signora Pirastu?»

«Diavolo d’uno sbirro! Come hai fatto a indovinare?!» esclamò sorpresa l’avvocato, con un accento di ammirazione nella voce!

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

lunedì 21 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 57

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

«Non è che quella roba serviva per tagliare dell’eroina purissima che il Picciau magari voleva acquistare in seguito?» azzardò il sovrintendente rivolto al commissario.

«Che possa servire per tagliare la roba, ci può stare!» ammise il commissario che era il più esperto dei tre in materia di sostanze stupefacenti. «Ma non mi convince il fatto che un tossicodipendente possa somministrarsi della roba tagliata, anziché quella pura.»

«Già! Non ci avevo pensato…» ammise il sovrintendente, che di fronte al suo capo era sempre pronto a fare un passo indietro.

«Be’, pensiamoci un po’ tutti. Magari ci sentiamo lunedì, prima di andare a Palazzo, per un consulto volante» propose il commissario. «Se non c’è altro…» aggiunse poi in tono conclusivo.

«Che ne sarà stato del libretto postale e della tessera bancomat, commissario?» chiese l’ispettore Zuddas.

«Mi risultano bloccate» rispose il commissario «ma è probabile che il nostro uomo non lo sappia e ce l’abbia con sé, sperando di poterli utilizzare a suo vantaggio»

Nessuno ebbe altro da aggiungere e i tre colleghi del nucleo del Team della Sezione Omicidi si ritrovò al bar per l’aperitivo di rito. Si aggiornarono al lunedì successivo, augurandosi reciprocamente una buona fine settimana.

Il commissario De Candia pensò che il suo sarebbe stato meno malinconico e solitario delle altre volte e questo lo riempì di una gioia silenziosa che tenne per sé.

Il suo carattere riservato e il rispetto per la sua amica glielo imponevano. Né i suoi collaboratori avrebbero mai osato sconfinare nella sua vita privata,  che sapevano avvolta nel dolore per la grave



perdita che lo aveva colpito poco più di  cinque anni prima.

Anzi, proprio questo grave lutto, aveva talvolta spinto i suoi collaboratori ad avanzare degli inviti conviviali che il commissario De Candia aveva sempre garbatamente rifiutato.

E così avevano smesso di farli. Ma la  loro stima reciproca e il loro affetto non era per questo venuto meno. Anzi, forse proprio per questo era cresciuto e resisteva nel tempo.

Pensando a cosa avrebbe cucinato per la sua amica il giorno dopo il commissario, dopo essere tornato in ufficio a sistemare i fascicoli a riprendersi i giornali riposti nel cassetto della sua scrivania e dopo aver chiuso bene i fascicoli nell’armadio di sicurezza,  si avviò verso casa sua.

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

 

sabato 19 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 55

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

Alla   riunione del venerdì il commissario De Candia, come sempre, lasciò in fondo alla lista degli omicidi ancora in fase di indagine, il fascicolo dell’assassinio di via Giudicessa Adelasia. Informò i suoi collaboratori sulla svolta che avevano preso le indagini in seguito al ritrovamento presso la casa di Andrea Picciau di parte del materiale asportato dalla cassaforte della vittima, compreso il testamento che lo escludeva dall’eredità della zia.

«Ci manca però la ciliegina sulla torta: assicurare l’assassino alla giustizia!» disse il sovrintendente Farci.

«Stamattina mi hanno restituito da Carbonia il verbale di acquisizione delle prove firmato da Maria Grazia Picciau. Lunedì andrò a parlare con il procuratore capo: stavolta non potrà negarci il mandato di cattura e vedrai che con quello, lo prenderemo, ovunque egli sia!»

«A proposito!» esclamò l’ispettore Zuddas «E’ arrivata un’informativa riservata da Olbia: a un ricettatore è stato proposto, da uno sconosciuto che corrisponde alla descrizione che noi abbiamo di Andrea Picciau, l’acquisto dei gioielli della lista che io ho mandato in giro nelle città più importanti dell’isola; il ricettatore ha riconosciuto i gioielli e ha guadagnato del tempo senza insospettire l’offerente; e ha provveduto ad informare la polizia!»

«Quindi il nostro uomo si trova ad Olbia?» chiese il sovrintendente rivolto al commissario.

«Ah, dimenticavo di dirvi che il nostro uomo si è presentato dal ricettatore con una donna, sostenendo che i gioielli fossero i suoi…» intervenne l’ispettore Zuddas.

«Per me quello sta cercando di procurarsi i soldi per spiccare il volo con quella sua complice! Che ne pensa lei commissario?» ribatte il sovrintendente Farci.

«Quelli come lui, nella scala dei bisogni, hanno al primo posto la droga!» sostenne l’ispettore con foga!

«A proposito!» intervenne il commissario rivolto al sovrintendente Farci, frugando nel fascicolo. «Ti ricordi quell’involucro che ti ho affidato per il Servizio di Polizia Scientifica? È arrivato il referto delle analisi!»

Il sovrintendente prese il foglio che il commissario gli porgeva.

«Fluoracetato di sodio? Ma è uno scherzo?» esclamò il sovrintendente porgendo il foglio all’ispettore Zuddas che glielo sollecitava.

«Quelli della Scientifica non scherzano mai!» disse il commissario con un sorriso.

«Fluoracetato di sodio…Che roba è?» chiese l’ispettore restituendo il foglio al commissario, che lo ripose nel fascicolo.

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

giovedì 17 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 53

 

Adesso la voce aveva assunto un tono meno guardingo, quasi dolce.

«Ce l’ha con lei questa busta adesso?» chiese il commissario, intuendo che in quella  busta si trovava forse una svolta per le sue indagini.

«E’ a casa mia. Io sto telefonando da un bar vicino all’ufficio…»

«A che ora posso venire a casa sua per visionare insieme il contenuto della busta?» chiese il commissario.

«Io smonto alle quattordici. Ci metto un’ora scarsa a rientrare. Venga quando vuole dopo le quindici» disse la voce, come scaricandosi di un peso.

Acquisito l’indirizzo dalla viva voce della ragazza il commissario, dopo essere rientrato a casa e aver consumato un pasto veloce,  si diresse verso Carbonia. A Iglesias, per la consueta visita a sua madre,  ci sarebbe andato dopo l’incontro con Maria Grazia Picciau.

La giovane impiegata  accolse il commissario con molto garbo. Lo fece accomodare nel salottino degli ospiti. Si assentò solo pochi minuti e tornò con una capace busta bianca a sacchetto, di formato grande, quelle chiamate A3 negli uffici.

Il commissario la aprì, estraendone il contenuto e poggiandolo sul tavolino posa riviste che aveva davanti, sotto gli occhi  attenti della ragazza.

Dentro c’era una chiave da cassaforte che il commissario già conosceva; un involucro contenente una polvere bianca; una siringa ipodermica non utilizzata, provvista di tappo; alcuni atti  notarili di compravendita, un passamontagna per travisamento, un paio di guanti di pelle chiara  e una busta beige, che un tempo doveva essere sigillata, con la scritta “Per Alessandro”.

«E’ tutto quello che c’era!» disse la ragazza. «Ho paura che mio fratello abbia ripreso a farsi… sembrava si fosse disintossicato…» aggiunse in tono triste, proprio mentre il commissario riapriva l’involucro con la polvere per osservarla meglio.

«La faremo analizzare dal nostro Servizio di Polizia Scientifica» disse in tono tranquillo il commissario, richiudendo l’involucro.

«Quella l’ho trovata già aperta!» si affrettò a dire mentre il commissario prendeva  in mano la busta beige. «C’è dentro un testamento olografo. Io credo che l’abbia aperta Andrea»

Il commissario estrasse un foglio uso bollo, redatto con una grafia molto chiara, elegante e leggibile. Nominava erede universale Alessandro Pirastu, ma c’era anche un legato a favore di Angelo Pirastu e di Maria Grazia Picciau. Niente che riguardasse Andrea, se non il fatto che il testamento lo escludeva completamente da ogni beneficio.

«E di suo fratello non ha avuto più notizie?»

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

venerdì 11 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 47

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 
 

«Racccontaci, Zuddas» lo incoraggiò il commissario con un tono di voce orientato a riportare l’equilibrio del team.

«E’ presto detto!» disse l’ispettore «mercoledì sono andato nella comunità di recupero dove il Picciau è sottoposto a un programma di recupero sotto il monitoraggio degli assistenti sociali e dei nostri colleghi di Carbonia e il direttore mi ha informato che risultava assente sin dal giorno precedente, martedì; ieri ho telefonato in comunità e agli assistenti sociali e di lui non sapevano niente; stamattina stessa mi ha chiamato un collega da Carbonia; il Picciau è formalmente irreperibile, se non addirittura evaso!»

«La sorella?» indagò il commissario.

«La sorella l’ho sentita, sempre mercoledì! Di questa sparizione del fratello non sapeva  niente. Ho capito che è un po’ succube dell’esuberanza negativa e della personalità  di questo fratello che, ai suoi occhi, considerando anche le altre cose che ho appreso su di lui, è una specie di angelo disceso agli inferi!»

«Ma questo non vuol dire che lui sia il nostro uomo!» intervenne con enfasi il sovrintendente Farci, forse per paura che il suo collega sparasse qualche altra massima latina dal suo sterminato repertorio.

«Tu cosa hai fatto con quel ladruncolo, sa Mantininca, ?» gli chiese il commissario  con il  suo consueto stile, teso sempre a dare il massimo risalto e una grande importanza al lavoro dei suoi collaboratori.

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

sabato 5 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 41

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

«Verificherò il vostro alibi e se verrà confermato, come penso che avverrà, a maggior ragione lei non ha niente da temere!. Possiamo andare avanti nell’interrogatorio?» disse ancora il sovrintendente rivolto a sa Mantininca che, recuperato  coraggio e sangue freddo grazie all’intervento del cognato, aveva ripreso a scartavetrare la carrozzeria dell’auto che aveva per le mani.

«Io di omicidi non ho mai saputo niente e non so nulla neanche di questo qui.»

«Però dalla casa della vittima sono spariti soldi e gioielli. Quindi abbiamo ragione di pensare che l’omicidio sia scaturito da un furto».

«E cosa c’entro io?»

«Be’, visto che l’omicidio e il furto sono  stati commessi nella quartiere dei Giudicati, e dato che i colleghi ci hanno detto che quella è la sua zona di competenza, ci chiedevamo, alla Omicidi, se per caso lei si era fatto un’idea di chi possa essere stato. Qui si tratta di un omicidio e non di un semplice furto», aggiunse Alessio Farci bilanciando il suo peso in modo da alleviare la morsa delle scarpe che gli stringevano i piedi.

Mantininca era lusingato di essere considerato dalla Questura  un piccolo boss, con un suo territorio di competenza. Inoltre adesso  anche in Questura si erano resi conto che un concorrente aveva sconfinato nel suo pascolo; e questo fatto però non gli era piaciuto affatto; anzi, gli aveva dato  proprio fastidio sin da quando aveva appreso la notizia dall’Opignone. Non era stato uno della sua banda, questo era certo; lo si sarebbe saputo; nell’ambiente della mala certe cose si vengono a sapere. Ma lui certe cose alla “Giusta” non poteva e non voleva dirle. Disse la prima cosa che gli venne in mente.

«Io ormai sono fuori dal giro, ma ai miei tempi, una cricca di sassaresi sconfinava ogni tanto qui in Casteddu. E quelli quando si muovono, fanno sempre cazzate!»

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/ 

mercoledì 2 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 39

 

Il sovrintendente Farci decise che sarebbe stato meglio andare a trovare Ninni Girau alias Sa Mantininca da suo cognato, che aveva un’officina da carrozziere dietro il cimitero di San Michele. Alessio Farci aveva pensato  che se lo avesse cercato a casa sua, nella zona di via Premuda, invero non distante dal cimitero, sarebbe stato più facile, per uno svelto come lui, sgusciargli dalle mani. Lì, in campo aperto, lo avrebbe affrontato meglio; tanto più che preferiva intervenire  da solo e non gli andava di scomodare una pattuglia solo per sentire dei testimoni per delle  informazioni sommarie.

Arrivò dunque in borghese e con una macchina civetta. Parcheggiò dall’altro lato del piazzale, al di là di una fitta fila di oleandri e si avviò a piedi verso l’officina. Appena sceso dalla macchina si era subito pentito di avere indossato le scarpe nuove che gli aveva regalato da poco sua moglie. Se le sentiva  strette, forse perché erano nuove e  i piedi presero subito a fargli male. Gli venne in mente un proverbio siciliano che ripeteva sua suocera, alla quale voleva bene per davvero, alla faccia dei luoghi comuni; ma forse questo dipendeva dal fatto che lui aveva perso la madre da ragazzo. I nemici dell’uomo sono tre, soleva ripetere sua suocera, nel suo dialetto siciliano che lui aveva cominciato a capire.  Scarpi stritti, vinu acidusu e pani maffutu, diceva la sua cara suocera. Scarpe strette, vino acetoso e pane ammuffito. Accidenti! Sul vino e sul pane non aveva molte esperienze dirette,  ma sulle scarpe aveva proprio ragione la madre di sua moglie! Meno male che non aveva parcheggiato troppo lontano e che  l’officina dove lavorava il  testimone che doveva sentire, gli  apparve subito in lontananza,   dall’altra parte dell’ampio piazzale  su cui si affacciavano diverse attività artigianali.

Il cognato di ‘Sa Mantininca’, titolare dell’officina,   aveva un tempo fatto parte di un’organizzazione specializzata nel traffico internazionale di automobili; un affare grosso: le auto rubate venivano rimesse a nuovo, con motori truccati e documenti contraffatti e poi rivendute all’estero. Un valzer pazzesco che portava un giro di soldi notevole. La banda era stata sgominata e adesso ‘Bomboletta’, come lo chiamavano tutti, rigava dritto da un pezzo. Aveva mantenuto però un fiuto infallibile per riconoscere gli sbirri, anche se lui, oramai, più dei poliziotti e dei carabinieri, temeva le visite della  guardia di



finanza,  dato che praticamente, per far quadrare i conti e per non dare soldi al suo antico avversario, lo Stato, ,  lavorava quasi esclusivamente in nero; quanto a sa Mantininca,  sapeva da un  suo amico avvocato, che un cognato poteva lavorare in officina come familiare, senza bisogno di essere assicurato all’INPS.

«Guarda che sta arrivando la Giusta, o Ninni! Cosa hai combinato di nuovo?» disse Bomboletta vedendo arrivare il sovrintendente con fare indifferente (quelli della mala e gli spacciatori chiamavano ‘la Giusta’ i poliziotti; per i carabinieri preferivano ‘La Pula’, anche se la differenza la conoscevano ormai soltanto quelli della vecchia guardia).

«Niente ho fatto! Magari è qui per te!» si schermì Mantininca subito sulla difensiva.

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/  

lunedì 22 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 16

 

 https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/

Quando tornò con diversi mazzi di chiavi, il commissario aveva svuotato quasi del tutto il primo cassetto, disponendo il contenuto che aveva estratto sul letto della povera vittima, più o meno nello stesso ordine in cui lo aveva trovato.

«Ecco tutte le chiavi appese nell’ingresso. La chiave della cassaforte non c’è.  Quindi deve essere per forza qui!»

Così dicendo si mise a esaminare ciò che Santiago aveva estratto dal cassetto.  Nel frattempo il commissario rovistò negli altri cassetti del comò.

«A meno che…» disse Luisa mano a mano che si rendeva conto che la sua cernita e quella del commissario non avrebbero sortito alcun risultato.

«A meno che non se la sia portata via l’assassino!» completò il commissario, anticipandola.

«Quello vero!» precisò l’avvocato. Nel suo viso, adesso, l’incredulità aveva lasciato il posto a una certa soddisfazione. Alla sua tesi stavano arrivando conferme, scagionando definitivamente, se ancora ce ne fosse stato bisogno, il suo assistito anche agli occhi del commissario

«Per scrupolo io cercherei meglio. Magari la chiave è stata riposta dalla stessa vittima in un altro posto…magari anche nella tasca di una vestaglia. Che ne dici di rovistare insieme tutto l’appartamento?»

«Dico che va bene! Ma chissà perché io penso che non troveremo niente!»

Dopo un’ora abbondante la loro ricerca certosina non aveva dato alcun esito. L’intuito dell’avvocato aveva visto giusto. Qualcuno aveva preso la chiave della cassaforte, portando via anche tutto il



contenuto, oltre la carta del bancomat e i soldi. E questo qualcuno poteva essere soltanto il fantomatico assassino senza volto.

«Ma come avrà fatto?» chiese Luisa come interrogando se stessa. «C’erano i Carabinieri, qui, in casa. Possibile che l’assassino avesse già svuotato la cassaforte quando sono arrivati i Carabinieri? E se aveva già svuotato la cassaforte cosa faceva lì in cucina, dove è stato trovato il corpo della signora Emma?»

«Vieni, andiamo su in mansarda. Io un’idea ce l’avrei!» disse il commissario avviandosi verso la ripida scala in legno che portava in mansarda.

 https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/

martedì 16 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 12

 

 https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/

Ripresero l’auto e a un certo punto della strada provinciale imboccarono una strada secondaria che portava, secondo le indicazioni stradali,  alle grotte de ‘Su Mannau’. Lì, in mezzo ai boschi, c’era il ristorante a cui si riferiva il commissario.

«Speriamo che sia aperto!» esclamò l’avvocato Levi appena l’auto fu parcheggiata all’ombra di alcuni possenti alberi.

Tutt’attorno, a vista d’occhio, non si vedevano altro che lecci, olivastri e macchia mediterranea.

«Tranquilla! Ho prenotato sin da ieri sera» disse il commissario.

In effetti erano attesi. Il titolare in persona li accompagnò a un tavolino già apparecchiato. Da lì potevano godere del paesaggio selvaggio che li circondava.

Scelsero un menù di mare, innaffiato con un ottimo vino bianco paglierino. Il commissario notò che Luisa non aveva perso il piacere di mangiare, né quello di accompagnare i suoi pasti con un buon bicchiere di vino. Non era frequente trovare in una donna entrambe le abitudini. O forse era lui che aveva conosciuto, soprattutto in casa sua, soltanto donne praticamente astemie e schifiltose nel mangiare, cui facevano da contrappunto uomini dalle buone forchette e dai gomiti snodati. Insomma era un piacere stare a tavola con quella donna, che in più era anche un’ottima conversatrice.  

Quando giunsero in vista di Buggerru era già pomeriggio inoltrato. Con il suo fuoristrada il commissario si inerpicò senza troppe difficoltà su un promontorio roccioso in cima al quale la loro vista dominava la baia di Cala Domestica.

Lì si fermarono a lungo e in silenzio, persi nei loro pensieri. E mentre Amàlia Rodrigues cantava i suoi strali di sofferenza, le loro anime si fusero in quella Saudade malinconica, pervase da quel languore fisico che solo il Fado, il Flamenco, il Blues e certe Canzoni Napoletane, nelle loro diverse e struggenti varianti, sanno dare. E quel silenzio li unì più di  tutte le storie che si erano raccontati dalla partenza, durante il viaggio nelle miniere, fino al ristorante, a ridosso delle antiche gallerie. Forse le loro storie incombevano e si calavano in quel silenzio e, attraverso i loro sensi, si proiettavano nel paesaggio circostante, frusciando tra cisti e ginepri, accarezzando olivastri e corbezzoli, appianando sino al mare della costa verde, dopo avere sfiorato i faraglioni, le falesie e le  torri spagnole che un tempo avevano difeso quelle coste dalle incursioni dei Saraceni.

Dopo che  il sole si fu  immerso nel mare, in cielo apparve una luce, quasi all’improvviso.

«Guarda com’è lucente e vicina!» disse Luisa Levi indicando quella luce sopra l’orizzonte.

«Dev’essere…»

«Venere!» concluse lei, precedendolo.

Lui si voltò a guardarla. Quella luce, quel nome, quella parola che lei aveva pronunciato, quasi leggendogli nel pensiero,  gli avevano  suscitato all’improvviso una trepidazione e un’emozione che ritrovò magicamente negli occhi di lei.

Rimasero così, a guardarsi negli occhi, per un lungo istante, stupiti di se stessi e della loro tenera trepidazione. Non dissero altro. Si baciarono a lungo. Poi i loro corpi si cercarono, con un’attrazione che gli spazi ridotti dell’auto sembrarono rendere perfino più forte e irresistibile.

Fu un’esplosione di passione, sotto la luce sempre più forte di Venere, mentre fuori il concerto dell’avi fauna e il frusciare del vento nella flora selvaggia,  accompagnava i loro sospiri e la danza dei loro corpi, fusi nel magico ripetersi di un atto, apparentemente sempre uguale, come il perpetuarsi della specie,  eppure  sempre diverso, come differenti sono le occasioni e le emozioni che culminano nell’amore.

  https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/