last moon
domenica 3 luglio 2022
Un commissario, un ispettore e un sovrintendente in azione-1
sabato 25 giugno 2022
Il commissario De Candia indaga-22
Al mattino, mentre si recava al mercato civico di San
Benedetto, per il suo consueto shopping
alimentare del sabato mattino, era
passato davanti a un negozio di fiori e aveva vinto i suoi dubbi e le sue
ritrosie. Le aveva mandato quindici rose rosse (dodici erano pari e non andava
bene, gli aveva detto il fioraio; e tredici non andavano bene a lui; ) con un
invito per il matinèe al teatro dell’opera, dove andava in scena, il giorno
dopo, la Carmen di Bizet.
«Volevo ringraziarti anche per l’invito a
Teatro che accetto ben volentieri!»
aggiunse Luisa Levi, tornando al suo consueto tono di voce, squillante e
professionale, che al commissario piaceva comunque tanto.
«Benissimo. Allora ci vediamo domani! Passo
a prenderti alle 17,30!»
«D’accordo. Ma se la giornata lo consente,
sarebbe bello andare a piedi. Da casa mia è sufficiente attraversare il Parco
della Musica e siamo subito a Teatro!»
«Va bene. Parcheggerò nei dintorni e poi
andremo a piedi!»
«Trattandosi di un matinée non penso di
mettermi in abito da sera…»
Il commissario rifletté solo un attimo. L’avvocato
Levi non parlava mai soltanto per parlare.
«Tranquilla, non mi metterò lo smoking!
Forse un abito beige, addirittura..»
«Buono a sapersi!»
commentò Luisa Levi soddisfatta. E subito dopo aggiunse:
«Com’è andata la riunione del venerdì?»
«Bene! Domani ti dirò»
rispose il commissario che non amava intrattenersi troppo al telefono, neanche
con una persona speciale come lei.
«Anche io ho delle novità in proposito…»
disse lei a sua volta.
«Non vedo l’ora di sentirle e non vedo
l’ora di vederti!» si sbilanciò il
commissario, per farle capire, ma con il dovuto garbo, che avrebbe preferito
parlarne di persona.
Lei capì al volo e dopo qualche altro convenevole di
prammatica si salutarono.
Il commissario voleva godersi ancora un po’ il suo
confortevole divano; si preparò un caffè, mise un disco della Carmen e dopo
aver recuperato il libretto che venti anni prima aveva acquistato al teatro in
occasione della regia che il grande Peter Brook aveva curato per quell’opera
all’anfiteatro romano, ormai chiuso agli spettacoli da anni, si dedicò alla
lettura del libretto. Gli serviva da ripasso, ma gli sarebbe stato utile
qualora la sua accompagnatrice si fosse voluta confrontare con lui su
quell’opera così densa di sentimento e di passione.
La sua accompagnatrice, all’indomani, si mostrò
alquanto preparata. Si era vestita con una
gonna plissettata color ocra, al ginocchio e un maglioncino nero, a
maniche corte, sui spiccava un filo di perle bianche. Una giacca in tinta con
la gonna e una pochette rossa, a tracolla,
abbinata nel colore alle scarpe
tacco dieci, completavano la sua mise
elegante.
Il commissario ebbe da ridire sulla regia, che aveva
ambientato la vicenda negli anni trenta del secolo ventesimo, invece di
adeguarsi all’ambientazione originale, che retrodatava a oltre un secolo
precedente. Luisa lodò come
apprezzabile lo sforzo registico,
definendolo un tentativo apprezzabile di svecchiare l’opera.
giovedì 21 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-55
Il lunedì successivo il commissario Santiago De Candia
doveva recarsi in procura a richiedere l’emissione di un mandato di cattura per
Andrea Picciau.
Il quadro indiziario era stato composto dal suo team
nelle settimane precedenti.
Con l’aiuto dell’avvocato Levi anche gli ultimi
tasselli del mosaico erano andati al loro posto.
Se anche l’assassino di Via Giudicessa Adelasia fosse
partito per il continente le sue ore di libertà erano contate.
Adesso l’assassino col coltello in mano, già
condannato dai giornali, dai programmi televisivi e dai clienti del bar
Intilimani veniva scagionato in pieno.
Il commissario arrivò al bar di Tonio per la sua
consueta colazione.
Gli avventori del mattino avevano già sostituito le
ultime vicende di cronaca nera con la nuova impresa del
Cagliari, che era riuscito a pareggiare con la Juve, nei minuti di recupero,
con un gol di Zola, di testa.
Nelle pagine interne dell’”Opinione”, il giornale più
importante del sud Sardegna, nelle notizie di cronaca, un trafiletto attirò l’attenzione
del commissario, quando ormai aveva già finito il suo cappuccino e si accingeva
ad alzarsi per recarsi in ufficio.
La droga aveva falciato altre due giovani vite, a Olbia. Due giovani, una donna, appartenente a una famiglia molto in vista del capoluogo gallurese, e un uomo originario di Carbonia, erano stati trovati fulminati da un’overdose di una partita di eroina pura, arrivata recentemente in città.
Il commissario, una volta fuori, si accese una
sigaretta.
Se il procuratore capo gli avesse rilasciato il mandato
di cattura che gli aveva richiesto nelle settimane precedenti, forse Andrea
Picciau si sarebbe salvato.
Ma era quello che avrebbe voluto davvero quel giovane
uomo?
Non era forse andato incontro al suo destino?
E sua sorella Maria Grazia? Avrebbe appreso la notizia
dal giornale? O l’avevano già chiamata le autorità competenti da Olbia,
acquisendo il suo nominativo dai documenti di identità trovati addosso a suo
fratello?
Lui l’avrebbe chiamata comunque per farle le
condoglianze.
Era suo dovere farlo.
E subito dopo avrebbe chiamato Luisa Levi.
Poi sarebbe andato in Procura. Spettava a loro
archiviare la pratica.
La morte aveva estinto tutto.
I ricordi, le speranze e gli affetti.
E anche i reati commessi in vita da Andrea Picciau.
martedì 5 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-41
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E mentre la sfortunata ragazza si dirigeva pensierosa
e cupa a riprendere il lavoro, l’ispettore recuperò la sua auto e si diresse
verso Cagliari.
In conclusione la sua trasferta non era andata del tutto male.
Capitolo Undicesimo
Alla riunione che il
Team della squadra omicidi teneva ogni venerdì, il commissario De
Candia, come di consueto, vagliò i fascicoli in ordine cronologico inverso:
prima i più vecchi e datati (ma pur sempre nell’ambito dei sei mesi canonici,
perché dopo prendevano la via della procura), poi quelli più recenti.
Il
team cominciò con l’omicidio dei due fratelli e decise, all’unanimità, che il
fascicolo andava restituito alla procura; spettava al procuratore titolare
delle indagini decidere se chiedere altri sei mesi di proroga oppure chiedere
l’archiviazione (il commissario sapeva per esperienza che per un caso di
omicidio così efferato, inserito in una faida sanguinosa e risalente nel tempo,
la richiesta di proroga era scontata; in questi casi si arrivava perfino a
diciotto mesi, cioè al massimo consentito dal codice di procedura penale); ma
mentre per il caso della prostituta e per
il caso del corpo privo di arti occorreva ancora qualche passo avanti
nell’indagine, i due femmincidi e il matricidio erano maturi per la
restituzione alla procura e l’eventuale chiusura delle indagini.
Il fascicolo del delitto di via Giudicessa Adelasia era ancora l’ultimo.
Appena prese il fascicolo l’ispettore Zuddas pronunciò
con enfasi:«Forse ci siamo! Ho scoperto che Andrea
Picciau è uccel di bosco!”»
«Che significa uccel di bosco?»
chiese il sovrintendente Farci.
«Significa che è irreperibile, evaso,
fugientibus ab vincula!»
«Non incominciare con le tue litanie in latino per favore!»
lo rintuzzò il sovrintendente che detestava quel vezzo del suo collega per la
lingua degli antichi conquistatori romani, tanto più in quel giorno, in cui era
più nervoso del solito! Colpa ancora di
quelle maledette scarpe! Sembrava non volessero saperne di prendere la forma
dei suoi piedi!
«Racccontaci, Zuddas»
lo incoraggiò il commissario con un tono di voce orientato a riportare
l’equilibrio del team.
domenica 3 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-40
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«I miei poveri genitori si sono spesi anche
quello che non avevano per stare appresso ai suoi vizi!»
sbottò lei con un tono che quasi sconfinava nel risentimento; ma fu solo un
attimo; subito il suo tono si adagiò su note pietistiche «Mio
fratello è un tossicodipendente; ci
aggiunga che ha sempre amato la bella vita e il quadro è completo!»
«Ma attualmente cosa sta facendo? Vive
nella casa dei genitori?» disse l’ispettore
spingendo il suo gioco sino in fondo.
«Non c’è più nessuna casa. Se la sono
portata via le banche a causa dell’ipoteca che i miei genitori avevano acceso
per ottenere altri soldi. Tutti per la droga, per i vizi e i lussi di mio
fratello!» questa volta la donna non seppe
trattenere le lacrime.
L’ispettore si sentì in colpa. Il suo lavoro di
sbirro, a volte, faceva schifo. Ma qualcuno lo doveva pur fare.
«Attualmente si trova in una comunità di
recupero, verso San Giovanni Suergiu. Io gli voglio bene, nonostante tutto;
siamo molto legati e ormai mi è rimasto solo lui. I fine settimana viene a casa
mia e gli presto la macchina. A volte mi sembra tornato quello di una volta;
senza la droga era tutto un’altra persona, mi creda!»
«E’ da molto che non lo vede?»
chiese ancora l’ispettore; ormai l’interrogatorio volgeva al termine.
«L’ho riaccompagnato avantieri, in
comunità, come sempre. Adesso lo andrò a prendere di nuovo venerdì pomeriggio,
come smonto dal lavoro»
«Ha notato qualcosa di diverso in lui, questo
fine settimana?» chiese l’ispettore a
bruciapelo. La donna parve sorpresa. Ci pensò su e poi disse:
«Non direi. Mi è sembrato forse un più
allegro del solito, ma da quando è in comunità ho notato, in linea generale,
dei cambiamenti in meglio.»
«Se lo vede gli dice di chiamarmi?»
gli disse l’ispettore alzandosi in piedi per accommiatarsi.
«Certo! Glielo dirò venerdì; e se lo sento
anche prima!» fece lei prendendo il bigliettino e
alzandosi per andare a pagare.
«Mi permetta di pagare anche la sua consumazione!»
disse l’ispettore precedendola alla cassa. «E
grazie ancora per il suo tempo!»
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giovedì 31 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-36
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«Mi scusi, brigadiere!»
intervenne ‘Bomboletta’, che probabilmente era fermo ancora a quando i
poliziotti avevano i gradi da militari «ha
detto domenica 23 aprile di pomeriggio?»
Come
il sovrintendente annuì, quello aggiunse subito: «Mi
sa che eravamo insieme alla partita del Cagliari; allo stadio S. Elia; noi
facciamo parte degli Ultras Rossoblu del Club di Marius; i biglietti io li
chiedo sempre al presidente del club, che me li procura scontati!»
Il
sovrintendente continuò a scrivere
impassibile.
«Verificherò il vostro alibi e se verrà
confermato, come penso che avverrà, a maggior ragione lei non ha niente da
temere!. Possiamo andare avanti nell’interrogatorio?»
disse ancora il sovrintendente rivolto a sa Mantininca che, recuperato coraggio e sangue freddo grazie
all’intervento del cognato, aveva ripreso a scartavetrare la carrozzeria
dell’auto che aveva per le mani.
«Io di omicidi non ho mai saputo niente e
non so nulla neanche di questo qui.»
«Però dalla casa della vittima sono spariti
soldi e gioielli. Quindi abbiamo ragione di pensare che l’omicidio sia
scaturito da un furto».
«E cosa c’entro io?»
«Be’, visto che l’omicidio e il furto sono stati commessi nella quartiere dei Giudicati, e dato che i colleghi ci hanno detto che quella è la sua zona di competenza, ci chiedevamo, alla Omicidi, se per caso lei si era fatto un’idea di chi possa essere stato. Qui si tratta di un omicidio e non di un semplice furto», aggiunse Alessio Farci bilanciando il suo peso in modo da alleviare la morsa delle scarpe che gli stringevano i piedi.
Mantininca era lusingato di essere considerato dalla
Questura un piccolo boss, con un suo
territorio di competenza. Inoltre adesso
anche in Questura si erano resi conto che un concorrente aveva sconfinato
nel
«Io ormai sono fuori dal giro, ma ai miei tempi, una cricca di sassaresi sconfinava ogni tanto qui in Casteddu. E quelli quando si muovono, fanno sempre cazzate!»
sabato 26 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-31
«Be’, certa gente non sa aspettare il
momento giusto e non vede l’ora di intascare l’eredità. Del resto era noto
anche agli antichi che ‘ambulatoria est voluntas defuncti usque ad vitae
supremum exitum’»
«E
tu, Farci, che ne dici?»
«Al di là degli ambulatori e dei latinorum
di Zuddas» rispose il sovrintendente che non amava
quel vezzo di parlare per massime latine del suo collega, ma che lo apprezzava
per il resto.«Io credo che qui ci troviamo davanti
all’azione di un solo uomo. Il suo profilo sembrerebbe corrispondere a ‘Sa
Mantininca’ o magari anche a quell’altro nipote della vittima, quello che vive a Carbonia. Anche se non escludo del tutto altre ipotesi, ma
queste due mi sembrano le più verosimili!»
«Se siete d’accordo allora approfondirei,
per il momento, queste due ipotesi. Restiamo pronti e aperti a ogni svolta. Del
resto, se ci pensate bene, mentre sembra impossibile trovare un legame tra l’indagato Alessandro Pirastu e quel topo
d’appartamento, come lo chiamano? sa Mantininca, non sarebbe fuori
contesto un legame tra i due
cugini. Ma attenzione, qui c’è un gran
però! Il cugino di Carbonia subentra nell’eredità in maniera diretta, per
rappresentazione, dato che la madre, sorella della vittima, è già morta.
Alessandro, l’altro cugino, senza testamento non becca l’ombra di un quattrino,
perché prima di lui c’è il padre, collaterale di terzo grado, né più né meno,
come la sorella defunta Anita, che però ha trasmesso il grado di parentela ai
figli, Maria Grazia e Andrea»
«A questo non avevo pensato davvero,
commissario!» esclamò Zuddas in tono di ammirazione «E
anche un accordo tra una persona come Alessandro Pirastu e sa Mantininca mi
parrebbe non plausibile. Resta pur sempre una remota possibilità che l’accordo
possa magari esserci stato tra questo Mantininca e il cugino di Carbonia…»
«Ma infatti»
convenne il commissario. «Non chiudiamo del tutto
una simile eventualità. Se c’è un collegamento tra i due, vedrete che salterà
fuori! Io sono sicuro di riuscire a procurarmi un elenco e una descrizione dei
gioielli sin dai primi giorni della settimana prossima. Poi ne faccio una copia
per ciascuno di voi e vediamo di scoprire che fine hanno fatto questi gioielli.
Se da qualche ricettatore di Cagliari, oppure da qualcuno di Carbonia. Inoltre
cerchiamo di scoprire dove si trovavano i due indiziati sullodati all’ora e nel
giorno dell’omicidio. Verifichiamo i loro alibi. Io mi occupo delle indagini
sul libretto postale e sulla carta del Bancomat che sono spariti insieme al
testamento e agli altri documenti. E ci aggiorniamo alla settimana prossima!»
«Se vuole posso occuparmi io anche del libretto
postale e della tessera bancomat!»
disse il sovrintendente con la sua consueta disponibilità.
«Commissario, conti anche su di me!»
confermò l’ispettore Zuddas.
Entrambi i collaboratori preferivano che il loro
coordinatore si concentrasse sull’analisi dei fascicoli. Un po’ perché
preferivano l’indagine sul campo e un po’ perché si rendevano conto di quanto
De Candia volasse sempre una spanna più in alto di loro nell’analisi e nella
verifica dei risultati delle varie indagini. E’ per questo che lo ammiravano incondizionatamente.
«No grazie, ragazzi. Penso di farcela ».
«Chi paga oggi l’aperitivo?»
chiese Zuddas.
«Oggi pago io! Però devi promettermi che da
qui al bar e anche al ritorno, non parlerai latino!»
«Videtur acceptum!»
esclamò l’ispettore con tono provocatorio!
Il
sovrintendente rispose per le rime! E spingendosi come due scolari, si
avviarono tutti insieme al bar.
Il
commissario si considerò fortunato ad averli tra i suoi collaboratori.
giovedì 24 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-29
Il sovrintendente Farci
riferì subito che un loro confidente, infiltrato nella banda dei fratelli
Cannas, noti anche nell’ambiente come ‘I fratelli Chiodi’, praticamente due
boss di topi d’appartamento e di rubagalline del capoluogo e dell’hinterland
cagliaritano, riferiva che nella zona dei Giudicati e di Piazza Giovanni
operava un certo Ninni Girau, noto come sa Mantininca, che in cagliaritano
identifica una scimmietta da circo e il tizio in questione doveva il suo
soprannome all’agilità con cui si arrampicava sui tetti degli edifici. Poi si
infilava attraverso finestre, lucernai, grate e strettoie varie, nei bar, nelle
case, nei negozi e nei magazzini per ripulirli di quanto più prezioso gli
riuscisse di arraffare. Sa Mantininca era uscito da ‘casanza’, come la mala
cagliaritana chiama il carcere, nel mese di marzo del corrente anno, dove era
entrato per la quarta volta pur essendo ben accreditato nell’ambiente della
mala, grazie a una cinquantina di ‘sgobbi’, come la mala locale chiama i furti
d’appartamento e dei negozi, realizzati con destrezza, anche in pieno giorno.
Farci, con la sua
consueta solerzia si era già procurato dal Casellario Giudiziario la sua fedina
penale.
Il commissario, sempre
aggiornato con una meticolosità maniacale, sulle statistiche annuali dei reati
denunciati, di quelli perseguiti e delle condanne che redigeva la Direzione
competente del Ministero degli Interni,
commentò che la percentuale del sullodato Mantininca era in linea con le
statistiche ufficiali del Ministero e si complimentò con il sovrintendente per
l’ottimo lavoro svolto, mentre allegava i documenti e i fogli con gli appunti
che Farci aveva consultato nella sua esposizione.
«Io direi che vale la pena di assumere dall’indagato
informazioni utili!» aggiunse il commissario,
precisando che a giorni avrebbe consegnato un elenco e una descrizione dei
gioielli spariti dalla casa della vittima e che, di conseguenza, sarebbe
occorso interessare i ricettatori della zona.
«E lo stesso farei per la zona di Carbonia!
Che ne dici Zuddas?» aggiunse ancora De
Candia rivolto all’ispettore che sembrava essersi assentato dal contesto, forse
annoiato dalla pedanteria del collega
Farci che a lui, al contrario del commissario, non piaceva affatto.
martedì 22 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-27
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Fecero
a ritroso la strada verso il basso e, rimessa ogni cosa al proprio posto,
uscirono.
Il
sole, adesso, era sulla via del tramonto. Le rondini continuavano a garrire
festose, mentre un’altra colonia di fenicotteri, più numerosi di prima, si dirigevano
in direzione degli stagni di Molentargius. O forse ancora più in là, verso
Quartu Sant’Elena.
«Che
fai ora?»
«Vado
a casa a farmi una bella doccia!»
rispose il commissario senza pensare. «È da stamattina che sono in giro!»
«Perché
non te la fai a casa mia la doccia?»
disse con un sorriso malizioso Luisa Levi.
Al
commissario passò di colpo la stanchezza che aveva accumulato in quella
giornata piena di lavoro.
«Se non disturbo…»
disse così, tanto per dire, e per nascondere l’emozione e la contentezza che
quell’invito insperato gli avevano suscitato.
«E chi dovresti
disturbare? Ti sei dimenticato che mio figlio è in gita scolastica, a
Barcellona?»
«Bene. Accetto volentieri,
allora.»
Quella sera, il commissario si fece una
doccia memorabile, di quelle che rimangono scolpite nei ricordi. Finirono
insieme sotto la doccia, come due adolescenti, a insaponarsi a vicenda, e a
spruzzarsi l’acqua negli occhi. O più semplicemente come due amanti
appassionati. Lui le baciò tutto il corpo, ancora bagnato, mentre l’acqua
scendeva sopra di loro, come una pioggia benedetta, calda e confortevole.
Cenarono insieme e Santiago scoprì così
che lei aveva già cucinato per entrambi.
A notte fonda il commissario si ritrovò
per strada, talmente lieto e sereno, che decise di fare a piedi la strada per
rientrare a casa. Gli sarebbe piaciuto fermarsi a dormire, ma si ricordò che si
era ripromesso di non essere troppo invadente e di lasciare che il loro
rapporto crescesse piano, piano. Poco per volta, alla giornata, come voleva lei.
E come forse voleva anche lui.
Quando arrivò a casa era
davvero stanco. Quella notte non riuscì a comporre le tessere del suo mosaico.
Il sonno arrivò subito. Ma il commissario non fu dispiaciuto, anzi!
giovedì 10 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-16
«Mah! In questo frangente non saprei
davvero definirlo bene. È molto spaventato, oltre che dispiaciuto per il
brutale assassino di una persona alla quale era sinceramente legato, che gli
voleva bene e che perfino lo sovvenzionava generosamente, in cambio dell’aiuto
disinteressato che lui le prestava con entusiasmo e con sincero affetto.»
L’avvocato fece una breve pausa, ma si intuiva chiaramente
il suo desiderio di continuare a
parlare, quantunque non sapesse bene cosa dire.
«Posso dirti una cosa strettamente
riservata!»
Il commissario si sentì prudere il naso. Questo
succedeva quando nell’aria c’era una notizia su cui esercitare la massima
dell’attenzione. O perché era in vista un inganno, oppure perché stava per
venire a conoscenza di qualcosa di importante. Era il suo naso da sbirro a
suggerirglielo e il suo naso difficilmente sbagliava.
«Certo, parla liberamente!»
la incoraggiò il commissario, continuando a guidare.
«Io te la dico, ma devi promettermi che non
la userai mai contro il mio assistito, qualunque cosa accada!»
ribadì ancora l’avvocato Levi.
Anche lei aveva un alto senso del segreto
professionale e forse, in fondo si era già pentita di avere fatto l’offerta. Ma
ormai sembrava tardi per tornare indietro.
Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-15
«Mmm»
fece l’avvocato riflettendo. «Io purtroppo non ho
potuto ispezionare la casa, che come tu sai bene è ancora sotto sequestro. Però
il mio assistito, quando ho affrontato lo stesso problema con lui, mi ha
descritto questa mansarda, confermandomi che su incarico della zia, era stato
lui, all’inizio della primavera, ad aprire in modalità ventilazione i due
lucernari, altrimenti chiusi durante la stagione delle piogge. Io purtroppo non
ho avuto neppure l’accesso agli atti di indagine, ancora secretati, ma mi
chiedevo se i Carabinieri che hanno proceduto all’arresto abbiano fatto un
sopralluogo nella casa prima di mettere i sigilli»
«Purtroppo
dai verbali non risulta alcun sopralluogo ai locali della mansarda!»
«Eh
già!»
interloquì l’avvocato in maniera polemica. «Erano
talmente sicuri di aver chiuso il caso che non hanno pensato altro che ad arrestare
il povero nipote della signora Emma e a farsi intervistare e fotografare a
destra e a manca!»
Il commissario sorrise,
pensando che questa battuta sarebbe piaciuta molto a uno dei suoi
collaboratori, che non perdeva occasione per criticare l’ossessione mediatica e
la superficialità di certi settori della polizia giudiziaria.
«Che
tipo è questo nipote?» chiese invece
all’avvocato.