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sabato 25 giugno 2022

Il commissario De Candia indaga-22

 


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Al mattino, mentre si recava al mercato civico di San Benedetto, per il suo  consueto shopping alimentare del sabato mattino,  era passato davanti a un negozio di fiori e aveva vinto i suoi dubbi e le sue ritrosie. Le aveva mandato quindici rose rosse (dodici erano pari e non andava bene, gli aveva detto il fioraio; e tredici non andavano bene a lui; ) con un invito per il matinèe al teatro dell’opera, dove andava in scena, il giorno dopo,  la Carmen di Bizet.

«Volevo ringraziarti anche per l’invito a Teatro che accetto ben volentieri!» aggiunse Luisa Levi, tornando al suo consueto tono di voce, squillante e professionale, che al commissario piaceva comunque tanto.

«Benissimo. Allora ci vediamo domani! Passo a prenderti  alle 17,30!»

«D’accordo. Ma se la giornata lo consente, sarebbe bello andare a piedi. Da casa mia è sufficiente attraversare il Parco della Musica e siamo subito a Teatro!»

«Va bene. Parcheggerò nei dintorni e poi andremo a piedi!»

«Trattandosi di un matinée non penso di mettermi in abito da sera…»

Il commissario rifletté solo un attimo. L’avvocato Levi non parlava mai soltanto per parlare.

«Tranquilla, non mi metterò lo smoking! Forse un abito beige, addirittura..»

«Buono a sapersi!» commentò Luisa Levi soddisfatta. E subito dopo aggiunse:

«Com’è andata la riunione del venerdì?»

«Bene! Domani ti dirò» rispose il commissario che non amava intrattenersi troppo al telefono, neanche con una persona speciale come lei.

«Anche io ho delle novità  in proposito…» disse lei a sua volta.

«Non vedo l’ora di sentirle e non vedo l’ora di vederti!» si sbilanciò il commissario, per farle capire, ma con il dovuto garbo, che avrebbe preferito parlarne di persona.

Lei capì al volo e dopo qualche altro convenevole di prammatica si salutarono.

Il commissario voleva godersi ancora un po’ il suo confortevole divano; si preparò un caffè, mise un disco della Carmen e dopo aver recuperato il libretto che venti anni prima aveva acquistato al teatro in occasione della regia che il grande Peter Brook aveva curato per quell’opera all’anfiteatro romano, ormai chiuso agli spettacoli da anni, si dedicò alla lettura del libretto. Gli serviva da ripasso, ma gli sarebbe stato utile qualora la sua accompagnatrice si fosse voluta confrontare con lui su quell’opera così densa di sentimento e di passione.

La sua accompagnatrice, all’indomani, si mostrò alquanto preparata. Si era vestita con una  gonna plissettata color ocra, al ginocchio e un maglioncino nero, a maniche corte, sui spiccava un filo di perle bianche. Una giacca in tinta con la gonna e una pochette rossa, a tracolla,  abbinata nel colore  alle scarpe tacco dieci,  completavano la sua mise elegante.

Il commissario ebbe da ridire sulla regia, che aveva ambientato la vicenda negli anni trenta del secolo ventesimo, invece di adeguarsi all’ambientazione originale, che retrodatava a oltre un secolo precedente. Luisa lodò come  apprezzabile  lo sforzo registico, definendolo un tentativo apprezzabile di svecchiare l’opera.

giovedì 21 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-55

 

 

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Il lunedì successivo il commissario Santiago De Candia doveva recarsi in procura a richiedere l’emissione di un mandato di cattura per Andrea Picciau.

Il quadro indiziario era stato composto dal suo team nelle settimane precedenti.

Con l’aiuto dell’avvocato Levi anche gli ultimi tasselli del mosaico erano andati al loro posto.

Se anche l’assassino di Via Giudicessa Adelasia fosse partito per il continente le sue ore di libertà erano contate.

Adesso l’assassino col coltello in mano, già condannato dai giornali, dai programmi televisivi e dai clienti del bar Intilimani veniva scagionato in pieno.

Il commissario arrivò al bar di Tonio per la sua consueta colazione.

Gli avventori del mattino avevano già sostituito le ultime vicende di cronaca nera con la nuova impresa   del Cagliari, che era riuscito a pareggiare con la Juve, nei minuti di recupero, con un gol di Zola, di testa.

Nelle pagine interne dell’”Opinione”, il giornale più importante del sud Sardegna, nelle notizie di cronaca, un trafiletto attirò l’attenzione del commissario, quando ormai aveva già finito il suo cappuccino e si accingeva ad alzarsi per recarsi in ufficio.

La droga aveva falciato altre due giovani vite, a Olbia. Due giovani, una donna, appartenente a una famiglia molto in vista del capoluogo gallurese, e un uomo  originario di Carbonia,  erano stati trovati fulminati da un’overdose di una partita di eroina pura, arrivata recentemente in città.


Il commissario, una volta fuori, si accese una sigaretta.

Se il procuratore capo gli avesse rilasciato il mandato di cattura che gli aveva richiesto nelle settimane precedenti, forse Andrea Picciau si sarebbe salvato.

Ma era quello che avrebbe voluto davvero quel giovane uomo?

Non era forse andato incontro al suo destino?

E sua sorella Maria Grazia? Avrebbe appreso la notizia dal giornale? O l’avevano già chiamata le autorità competenti da Olbia, acquisendo il suo nominativo dai documenti di identità trovati addosso a suo fratello?

Lui l’avrebbe chiamata comunque per farle le condoglianze.

Era suo dovere farlo.

E subito dopo avrebbe chiamato Luisa Levi.

Poi sarebbe andato in Procura. Spettava a loro archiviare la pratica.

La morte aveva estinto tutto.

I ricordi, le speranze e  gli affetti.

E anche i reati commessi in vita da Andrea Picciau.

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martedì 5 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-41

 

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E mentre la sfortunata ragazza si dirigeva pensierosa e cupa a riprendere il lavoro, l’ispettore recuperò la sua auto e si diresse verso Cagliari.

In conclusione la sua trasferta non era andata del tutto male.


Capitolo Undicesimo

 

Alla riunione che il  Team della squadra omicidi teneva ogni venerdì, il commissario De Candia, come di consueto, vagliò i fascicoli in ordine cronologico inverso: prima i più vecchi e datati (ma pur sempre nell’ambito dei sei mesi canonici, perché dopo prendevano la via della procura), poi quelli più recenti.

 

Il team cominciò con l’omicidio dei due fratelli e decise, all’unanimità, che il fascicolo andava restituito alla procura; spettava al procuratore titolare delle indagini decidere se chiedere altri sei mesi di proroga oppure chiedere l’archiviazione (il commissario sapeva per esperienza che per un caso di omicidio così efferato, inserito in una faida sanguinosa e risalente nel tempo, la richiesta di proroga era scontata; in questi casi si arrivava perfino a diciotto mesi, cioè al massimo consentito dal codice di procedura penale); ma mentre per  il caso della prostituta e per il caso del corpo privo di arti occorreva ancora qualche passo avanti nell’indagine, i due femmincidi e il matricidio erano maturi per la restituzione alla procura e l’eventuale chiusura delle indagini.

 



Il fascicolo del delitto di via Giudicessa Adelasia era ancora l’ultimo.

Appena prese il fascicolo l’ispettore Zuddas pronunciò con enfasi:«Forse ci siamo! Ho scoperto che Andrea Picciau è uccel di bosco!”»

«Che significa uccel di bosco?» chiese il sovrintendente Farci.

«Significa che è irreperibile, evaso, fugientibus ab vincula!»

«Non incominciare con le tue  litanie in latino per favore!» lo rintuzzò il sovrintendente che detestava quel vezzo del suo collega per la lingua degli antichi conquistatori romani, tanto più in quel giorno, in cui era più nervoso del solito! Colpa ancora  di quelle maledette scarpe! Sembrava non volessero saperne di prendere la forma dei suoi piedi!

«Racccontaci, Zuddas» lo incoraggiò il commissario con un tono di voce orientato a riportare l’equilibrio del team.

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sabato 2 aprile 2022

Un'indagine al di là delle evidenti apparenze-38

 


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L’ispettore Zuddas era ormai di casa al commissariato di Carbonia. Aveva ritrovato un suo vecchio collega di corso, anche lui ispettore in attesa della  promozione a vicecommissario e da lui aveva attinto preziose informazioni utili alla sua indagine sul delitto di via Giudicessa Adelasia.

Dal suo collega aveva saputo che Andrea Picciau era una specie di dandy, un po’ donnaiolo e un po’ eccessivo nei suoi vizi, che amava il bel vivere. Finché erano rimasti in vita i genitori, era riuscito a fare la bella vita, senza lavorare mai troppo seriamente. Poi era caduto nel vortice della droga, roba pesante, prima cocaina e poi eroina, non la solita fumatina o il semplice spinello. Per mantenersi nel consumo di quel vizio costoso, era finito nel giro dello spaccio, il traffico di alto livello, quello che muove i chili dalla Thailandia, per intenderci. Ma per la sua abilità, o per fortuna, o magari perché era riuscito a far ricadere le colpe sugli altri, se l’era cavata alla grande; anziché finire in carcere, era stato inserito in una comunità di recupero, poco fuori Carbonia e lì, seguito dappresso dai servizi sociali e, più discretamente da loro, sembrava essersi rassegnato a una vita più normale, fatta di sangue, sudore e lacrime.

La Comunità di recupero si chiamava ‘Sa Genti Arrubia’ e l’avrebbe trovata lungo la statale per San Giovanni Suergiu, seguendo le opportune indicazioni. La sorella di Andrea, Maria Grazia, lavorava al comune di Villamassargia ma rientrava regolarmente a casa sua, in via Palmiro Togliatti,  ogni pomeriggio, talvolta alle 15,00, talaltra più tardi. L’indirizzo e il telefono erano segnati sul foglietto.

Dopo un caffè di ringraziamento e un excursus necessariamente sommario dei trascorsi goliardici del corso, frequentato insieme, alla scuola di formazione  per ispettori di  Nettuno,  l’ispettore Zuddas, tutto soddisfatto di come avessero preso una piega fortunata le sue indagini in trasferta, si avviò verso la comunità di recupero che gli avevano indicato i suoi colleghi. Nel tragitto si ritrovò a pensare alle serate spensierate che aveva trascorso a Nettuno durante la libera uscita dalla caserma e le domeniche in discoteca, alla conquista delle bellezze femminili cittadine. Un uomo dovrebbe restare sempre scapolo,  pensò con un sorriso nostalgico. Di sicuro lui non si sarebbe mai sposato se non si fosse ritrovato con la ragazza incinta e un suocero che aveva fama di vendicare tutte le offese all’onore con una bella fucilata. Proprio con quel fucile che usava con perizia nella  caccia ai cinghiali e ai cervi.  Per fortuna adesso era di nuovo libero! Il padre di sua moglie era morto e lui si era separato! Anche se quella separazione gli costava ogni mese, una  buona fetta dello stipendio, che finiva  in assegno di mantenimento.  Manco fosse un pizzo da pagare per quei pochi momenti di felicità trascorsi insieme!

Arrivato al Centro di Recupero  si accorse presto che la sua trasferta, in fin dei conti, non sembrava così fortunata come gli era parsa poco tempo prima.

Andrea Picciau era introvabile. Il direttore del Centro disse di averlo visto rientrare il lunedì mattina, molto presto, accompagnato come sempre dalla sorella, che poi proseguiva in macchina per il suo lavoro, ma di averne notato l’assenza  nella giornata successiva, che poi era ieri. Era la prima volta che si allontanava senza avvisare; di norma andava in permesso  il venerdì pomeriggio ed era sempre rientrato dai permessi regolarmente il lunedì al mattino. Il loro protocollo prevedeva, per i casi di affidamento come quello,  che per un’assenza inferiore alle ventiquattrore si allertassero i servizi sociali (anche se spettava a loro monitorare i soggetti in affidamento) e che questi, poi, avvisassero  chi di dovere. Lui aveva avvisato un assistente quella mattina, quando si era accorto che il Picciau non aveva fatto rientro per la notte. Ma comunque le ventiquattrore, tecnicamente, scadevano nella serata di oggi, che è mercoledì, per l’appunto. Probabilmente le due cose non erano in connessione, ma aveva scoperto che la comunità aveva subito un furto con scasso ed erano sparite delle confezioni di Bartolion, un topicida custodito in magazzino e chiuso a chiave; poteva approfittare della sua presenza per denunciare il furto? No, era di competenza della questura di Carbonia oppure dei Carabinieri locali.

L’ispettore si fece dare i recapiti telefonici del centro e degli assistenti sociali che avevano in carico il Picciau; poi ringraziò e salutò.

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giovedì 31 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-36


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«Mi scusi, brigadiere!» intervenne ‘Bomboletta’, che probabilmente era fermo ancora a quando i poliziotti avevano i gradi da militari «ha detto domenica 23 aprile di pomeriggio?»

Come il sovrintendente annuì, quello aggiunse subito:  «Mi sa che eravamo insieme alla partita del Cagliari; allo stadio S. Elia; noi facciamo parte degli Ultras Rossoblu del Club di Marius; i biglietti io li chiedo sempre al presidente del club, che me li procura scontati!»

Il sovrintendente continuò a scrivere  impassibile.

«Verificherò il vostro alibi e se verrà confermato, come penso che avverrà, a maggior ragione lei non ha niente da temere!. Possiamo andare avanti nell’interrogatorio?» disse ancora il sovrintendente rivolto a sa Mantininca che, recuperato  coraggio e sangue freddo grazie all’intervento del cognato, aveva ripreso a scartavetrare la carrozzeria dell’auto che aveva per le mani.

«Io di omicidi non ho mai saputo niente e non so nulla neanche di questo qui.»

«Però dalla casa della vittima sono spariti soldi e gioielli. Quindi abbiamo ragione di pensare che l’omicidio sia scaturito da un furto».

«E cosa c’entro io?»

«Be’, visto che l’omicidio e il furto sono  stati commessi nella quartiere dei Giudicati, e dato che i colleghi ci hanno detto che quella è la sua zona di competenza, ci chiedevamo, alla Omicidi, se per caso lei si era fatto un’idea di chi possa essere stato. Qui si tratta di un omicidio e non di un semplice furto», aggiunse Alessio Farci bilanciando il suo peso in modo da alleviare la morsa delle scarpe che gli stringevano i piedi.

Mantininca era lusingato di essere considerato dalla Questura  un piccolo boss, con un suo territorio di competenza. Inoltre adesso  anche in Questura si erano resi conto che un concorrente aveva sconfinato nel suo pascolo; e questo fatto però non gli era piaciuto affatto; anzi, gli aveva dato  proprio fastidio sin da quando aveva appreso la notizia dall’Opignone. Non era stato uno della sua banda, questo era certo; lo si sarebbe saputo; nell’ambiente della mala certe cose si vengono a sapere. Ma lui certe cose alla “Giusta” non poteva e non voleva dirle. Disse la prima cosa che gli venne in mente.

«Io ormai sono fuori dal giro, ma ai miei tempi, una cricca di sassaresi sconfinava ogni tanto qui in Casteddu. E quelli quando si muovono, fanno sempre cazzate!» 

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sabato 26 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-31

 


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«Be’, certa gente non sa aspettare il momento giusto e non vede l’ora di intascare l’eredità. Del resto era noto anche agli antichi che ‘ambulatoria est voluntas defuncti usque ad vitae supremum exitum’»

«E tu, Farci, che ne dici?»

«Al di là degli ambulatori e dei latinorum di Zuddas» rispose il sovrintendente che non amava quel vezzo di parlare per massime latine del suo collega, ma che lo apprezzava per il resto.«Io credo che qui ci troviamo davanti all’azione di un solo uomo. Il suo profilo sembrerebbe corrispondere a ‘Sa Mantininca’ o magari anche a quell’altro nipote della vittima, quello  che vive a Carbonia. Anche se  non escludo del tutto altre ipotesi, ma queste due mi sembrano le più verosimili!»

«Se siete d’accordo allora approfondirei, per il momento, queste due ipotesi. Restiamo pronti e aperti a ogni svolta. Del resto, se ci pensate bene, mentre sembra impossibile trovare un legame tra  l’indagato Alessandro Pirastu e quel topo d’appartamento, come lo chiamano? sa Mantininca, non sarebbe fuori contesto  un legame tra i due cugini.  Ma attenzione, qui c’è un gran però! Il cugino di Carbonia subentra nell’eredità in maniera diretta, per rappresentazione, dato che la madre, sorella della vittima, è già morta. Alessandro, l’altro cugino, senza testamento non becca l’ombra di un quattrino, perché prima di lui c’è il padre, collaterale di terzo grado, né più né meno, come la sorella defunta Anita, che però ha trasmesso il grado di parentela ai figli, Maria Grazia e Andrea»

«A questo non avevo pensato davvero, commissario!» esclamò Zuddas in tono di ammirazione «E anche un accordo tra una persona come Alessandro Pirastu e sa Mantininca mi parrebbe non plausibile. Resta pur sempre una remota possibilità che l’accordo possa magari esserci stato tra questo Mantininca e il cugino di Carbonia…»

«Ma infatti» convenne il commissario. «Non chiudiamo del tutto una simile eventualità. Se c’è un collegamento tra i due, vedrete che salterà fuori! Io sono sicuro di riuscire a procurarmi un elenco e una descrizione dei gioielli sin dai primi giorni della settimana prossima. Poi ne faccio una copia per ciascuno di voi e vediamo di scoprire che fine hanno fatto questi gioielli. Se da qualche ricettatore di Cagliari, oppure da qualcuno di Carbonia. Inoltre cerchiamo di scoprire dove si trovavano i due indiziati sullodati all’ora e nel giorno dell’omicidio. Verifichiamo i loro alibi. Io mi occupo delle indagini sul libretto postale e sulla carta del Bancomat che sono spariti insieme al testamento e agli altri documenti. E ci aggiorniamo alla settimana prossima!»

«Se vuole posso occuparmi io anche del libretto postale e della tessera bancomat!» disse il sovrintendente con la sua consueta disponibilità.

«Commissario, conti anche su di me!» confermò l’ispettore Zuddas.

Entrambi i collaboratori preferivano che il loro coordinatore si concentrasse sull’analisi dei fascicoli. Un po’ perché preferivano l’indagine sul campo e un po’ perché si rendevano conto di quanto De Candia volasse sempre una spanna più in alto di loro nell’analisi e nella verifica dei risultati delle varie indagini. E’ per questo che lo ammiravano incondizionatamente.

«No grazie, ragazzi. Penso di farcela ».

«Chi paga oggi l’aperitivo?» chiese Zuddas.

«Oggi pago io! Però devi promettermi che da qui al bar e anche al ritorno, non parlerai latino!»

«Videtur acceptum!» esclamò l’ispettore con tono provocatorio!

Il sovrintendente rispose per le rime! E spingendosi come due scolari, si avviarono tutti insieme al bar.

Il commissario si considerò fortunato ad averli tra i suoi collaboratori.

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giovedì 24 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-29

 


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Il sovrintendente Farci riferì subito che un loro confidente, infiltrato nella banda dei fratelli Cannas, noti anche nell’ambiente come ‘I fratelli Chiodi’, praticamente due boss di topi d’appartamento e di rubagalline del capoluogo e dell’hinterland cagliaritano, riferiva che nella zona dei Giudicati e di Piazza Giovanni operava un certo Ninni Girau, noto come sa Mantininca, che in cagliaritano identifica una scimmietta da circo e il tizio in questione doveva il suo soprannome all’agilità con cui si arrampicava sui tetti degli edifici. Poi si infilava attraverso finestre, lucernai, grate e strettoie varie, nei bar, nelle case, nei negozi e nei magazzini per ripulirli di quanto più prezioso gli riuscisse di arraffare. Sa Mantininca era uscito da ‘casanza’, come la mala cagliaritana chiama il carcere, nel mese di marzo del corrente anno, dove era entrato per la quarta volta pur essendo ben accreditato nell’ambiente della mala, grazie a una cinquantina di ‘sgobbi’, come la mala locale chiama i furti d’appartamento e dei negozi, realizzati con destrezza, anche in pieno giorno.

Farci, con la sua consueta solerzia si era già procurato dal Casellario Giudiziario la sua fedina penale.

Il commissario, sempre aggiornato con una meticolosità maniacale, sulle statistiche annuali dei reati denunciati, di quelli perseguiti e delle condanne che redigeva la Direzione competente del  Ministero degli Interni, commentò che la percentuale del sullodato Mantininca era in linea con le statistiche ufficiali del Ministero e si complimentò con il sovrintendente per l’ottimo lavoro svolto, mentre allegava i documenti e i fogli con gli appunti che Farci aveva consultato nella sua esposizione.

«Io direi che vale la pena di assumere dall’indagato informazioni utili!» aggiunse il commissario, precisando che a giorni avrebbe consegnato un elenco e una descrizione dei gioielli spariti dalla casa della vittima e che, di conseguenza, sarebbe occorso interessare i ricettatori della zona.

«E lo stesso farei per la zona di Carbonia! Che ne dici Zuddas?» aggiunse ancora De Candia rivolto all’ispettore che sembrava essersi assentato dal contesto, forse annoiato dalla pedanteria  del collega Farci che a lui, al contrario del commissario, non piaceva affatto.

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martedì 22 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-27

 


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Fecero a ritroso la strada verso il basso e, rimessa ogni cosa al proprio posto, uscirono.

Il sole, adesso, era sulla via del tramonto. Le rondini continuavano a garrire festose, mentre un’altra colonia di fenicotteri, più numerosi di prima, si dirigevano in direzione degli stagni di Molentargius. O forse ancora più in là, verso Quartu Sant’Elena.

«Che fai ora?»

«Vado a casa a farmi una bella doccia!» rispose il commissario senza pensare. «È da stamattina che sono in giro!»

«Perché non te la fai a casa mia la doccia?» disse con un sorriso malizioso Luisa Levi.

Al commissario passò di colpo la stanchezza che aveva accumulato in quella giornata piena di lavoro.

«Se non disturbo…» disse così, tanto per dire, e per nascondere l’emozione e la contentezza che quell’invito insperato gli avevano suscitato.

«E chi dovresti disturbare? Ti sei dimenticato che mio figlio è in gita scolastica, a Barcellona?»

«Bene. Accetto volentieri, allora.»

Quella sera, il commissario si fece una doccia memorabile, di quelle che rimangono scolpite nei ricordi. Finirono insieme sotto la doccia, come due adolescenti, a insaponarsi a vicenda, e a spruzzarsi l’acqua negli occhi. O più semplicemente come due amanti appassionati. Lui le baciò tutto il corpo, ancora bagnato, mentre l’acqua scendeva sopra di loro, come una pioggia benedetta, calda e confortevole.

Cenarono insieme e Santiago scoprì così che lei aveva già cucinato per entrambi.

A notte fonda il commissario si ritrovò per strada, talmente lieto e sereno, che decise di fare a piedi la strada per rientrare a casa. Gli sarebbe piaciuto fermarsi a dormire, ma si ricordò che si era ripromesso di non essere troppo invadente e di lasciare che il loro rapporto crescesse piano, piano. Poco per volta, alla giornata, come voleva lei. E come forse voleva anche lui.

Quando arrivò a casa era davvero stanco. Quella notte non riuscì a comporre le tessere del suo mosaico. Il sonno arrivò subito. Ma il commissario non fu dispiaciuto, anzi!

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giovedì 10 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-16

 


«Mah! In questo frangente non saprei davvero definirlo bene. È molto spaventato, oltre che dispiaciuto per il brutale assassino di una persona alla quale era sinceramente legato, che gli voleva bene e che perfino lo sovvenzionava generosamente, in cambio dell’aiuto disinteressato che lui le prestava con entusiasmo e con sincero affetto.»

L’avvocato fece una breve pausa, ma si intuiva chiaramente il suo desiderio di  continuare a parlare, quantunque non sapesse bene cosa dire.

«Posso dirti una cosa strettamente riservata!»

Il commissario si sentì prudere il naso. Questo succedeva quando nell’aria c’era una notizia su cui esercitare la massima dell’attenzione. O perché era in vista un inganno, oppure perché stava per venire a conoscenza di qualcosa di importante. Era il suo naso da sbirro a suggerirglielo e il suo naso difficilmente sbagliava.

«Certo, parla liberamente!» la incoraggiò il commissario, continuando a guidare.

«Io te la dico, ma devi promettermi che non la userai mai contro il mio assistito, qualunque cosa accada!» ribadì ancora l’avvocato Levi.

Anche lei aveva un alto senso del segreto professionale e forse, in fondo si era già pentita di avere fatto l’offerta. Ma ormai sembrava tardi per tornare indietro.

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Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-15

 


«Mmm» fece l’avvocato riflettendo. «Io purtroppo non ho potuto ispezionare la casa, che come tu sai bene è ancora sotto sequestro. Però il mio assistito, quando ho affrontato lo stesso problema con lui, mi ha descritto questa mansarda, confermandomi che su incarico della zia, era stato lui, all’inizio della primavera, ad aprire in modalità ventilazione i due lucernari, altrimenti chiusi durante la stagione delle piogge. Io purtroppo non ho avuto neppure l’accesso agli atti di indagine, ancora secretati, ma mi chiedevo se i Carabinieri che hanno proceduto all’arresto abbiano fatto un sopralluogo nella casa prima di mettere i sigilli»

«Purtroppo dai verbali non risulta alcun sopralluogo ai locali della mansarda!»

«Eh già!» interloquì l’avvocato in maniera polemica. «Erano talmente sicuri di aver chiuso il caso che non hanno pensato altro che ad arrestare il povero nipote della signora Emma e a farsi intervistare e fotografare a destra e a manca!»

Il commissario sorrise, pensando che questa battuta sarebbe piaciuta molto a uno dei suoi collaboratori, che non perdeva occasione per criticare l’ossessione mediatica e la superficialità di certi settori della polizia giudiziaria.

«Che tipo è questo nipote?» chiese invece all’avvocato.

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giovedì 6 gennaio 2022

Le indagini del commissario De Candia-11

 

Il sabato mattina, il commissario De Candia era solito recarsi al mercato di San Benedetto per acquistare pesce fresco. Era un’abitudine che aveva da quando era andato ad abitare in via Monteverdi con sua moglie. Vi si recava a piedi, percorrendo via Pergolesi e poi un tratto di via Cocco-Ortu, sino al più importante mercato cagliaritano di pesce, carne e generi alimentari al dettaglio.

Per non rinunciare alla sua consueta passeggiata decise che sarebbe arrivato sino a via Giudicessa Adelasia per il sopralluogo che si era ripromesso di fare nell’appartamento dove era avvenuto l’ultimo omicidio a lui assegnato dalla Procura. Da lì, risalendo su via Baccaredda, si sarebbe facilmente ricongiunto al mercato di San Benedetto, dove si vendeva il pesce più fresco e più vario del capoluogo regionale sardo.

Il sopralluogo gli aveva fatto balenare alcuni spunti, sicuramente utili per le indagini sull’omicidio della povera Emma Pirastu. Come d’abitudine aveva redatto un pro-memoria su un foglietto volante. Più che altro delle annotazioni con dei punti esclamativi oppure interrogativi, a seconda che fossero dei punti fermi, oppure rappresentassero dei dubbi, o magari entrambe le interpunzioni qualora non fosse ancora convinto della loro natura. Tutto materiale grezzo che avrebbe dovuto rielaborare nell’intimità del suo ufficio, dopo averci pensato e riflettuto per un po’ di tempo.  Camminava assorto e ripensava ai punti cruciali di quello strano omicidio, cercando di ricomporre mentalmente un mosaico ancora confuso, e stava quasi per andare a sbattere contro l’ultima persona che mai avrebbe immaginato di incontrare quella mattina. Anche perché quella voce conosciuta lo richiamò alla realtà in maniera formale e giocosa nello stesso tempo.

«Commissario De Candia? Come mai da queste parti?»

L’avvocato Luisa Levi lo guardava, nel suo elegante tailleur in tinta unita, quasi canzonandolo, forse per mascherare la stessa emozione che in quel momento l’aveva pervasa all’improvviso.


«Luisa! Sei proprio tu?» riuscì appena a dire il commissario.

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lunedì 27 dicembre 2021

Le indagini del commissario De Candia - 3

 

Il piantone lo accolse accennando un saluto militare.

Il suo ufficio era al primo piano, e le ampie finestre si affacciavano proprio su uno degli ingressi secondari del Palazzo di Giustizia. Sulla sinistra era visibile anche l’ingresso delle ex scuole magistrali, che adesso ospitavano il liceo socio-pedagogico, o qualcosa del genere.

Ripose, come al solito,  i giornali in un cassetto della scrivania e si accomodò nella sua poltrona.

Ma sei nuovi fascicoli con altrettanti casi di omicidio, recenti e ancora da risolvere, lo aspettavano all’interno dell’armadio di sicurezza. Li prelevò e li ripose sul ripiano della scrivania. I due fratelli trovati morti nelle campagne di Settimo San Pietro. La prostituta strangolata sul litorale di Giorgino. Un corpo privo di arti e mutilato dalla voracità dei pesci restituito dal mare. Il matricidio, probabilmente per colpa di un tossico esasperato dall’astinenza e dalla mancanza di soldi per acquistare la dose, il quale  però si era dileguato chissà dove. Due ennesimi femminicidi, presumibilmente già chiusi. Uno con il suicidio del marito colpevole, l’altro con la costituzione dell’autore che si era autoaccusato dell’omicidio.

Nella consueta riunione settimanale del venerdì si era deciso con i suoi collaboratori,  l’ispettore Zuddas e il sovrintendente Farci, di cominciare a svolgere delle indagini raccogliendo a verbale delle informazioni e altre possibili prove, per ricomporre le vicende criminose in un quadro investigativo coerente e comprensibile.

Prima del vertice con il Questore, a cui partecipavano tutti i capi sezione, che si teneva a fine mattinata ogni ultimo lunedì del mese, aveva a disposizione un po’ di tempo per riprendere in mano tutti e sei i fascicoli ‘caldi’. Li definivano in questo modo, per distinguerli da quelli che ormai avevano superato i sei mesi che la legge assegnava agli inquirenti per svolgere le indagini. Il termine era prorogabile per altri sei mesi. Dopo, il fascicolo ‘si raffreddava’, e inevitabilmente finiva in una sorta di limbo, con buona pace della sete di giustizia delle povere vittime e anche dei colpevoli.

Munito di fogli protocollo a righe prendeva appunti, per ogni fascicolo, che costituivano allo stesso  tempo punto di partenza e approdo, tra un venerdì e l’altro, dello stato di svolgimento delle indagini. Strada facendo, i faldoni si sarebbero arricchiti, non solo delle sue riflessioni, ma degli apporti delle indagini svolte sul campo dai suoi due più stretti collaboratori.

Tutto ciò, naturalmente, se non ci fossero state interruzioni e contrattempi.

Dopo il vertice con il questore e gli altri capi sezione prese la via del ritorno. Restava in sede di pomeriggio soltanto il martedì e il giovedì, quando aveva il cosiddetto ‘rientro’.

A fine pasto, quando lo consumava in casa, era solito fare una siesta. Al risveglio, come ogni  lunedì, si sarebbe recato a Iglesias, a Casa Elvira, dove sua mamma aveva scelto di trascorrere la vecchiaia.

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