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lunedì 11 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-46

 

 


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Capitolo Tredicesimo 

Il lunedì successivo, verso le undici, il centralinista passò una telefonata al commissario De Candia. Una signora  aveva chiamato per parlare con qualcuno  della   sezione omicidi.

«Chi parla?» chiese il commissario in tono gentile.

«Sono Maria Grazia Picciau» disse una voce che mostrava una certa emozione «Si ricorda? Ci siamo incontrati   mercoledì scorso!»

«No. Credo che lei abbia incontrato  uno dei miei collaboratori, l’ispettore Zuddas. Io sono il commissario De Candia»

«Ah, sì, mi pare che si sia presentato proprio con quel nome…» la voce si arrestò di colpo, come se fosse stata in punto di dire qualcosa di imbarazzante.

«Lei è la nipote di Emma Pirastu, se non sbaglio» disse il commissario cercando di mostrarsi  affidabile e informato sui fatti.

«Sì, certo. Il suo collaboratore  mi aveva chiesto notizie di mio fratello Andrea…» aggiunse ancora la voce. Sembrava esitante; il commissario si sentì prudere il naso; aveva stabilito che questo gli succedeva sempre quando nell’aria c’era qualcosa di importante, nel bene o nel male. Il commissario attese ancora un po’ al telefono, poi chiese:

«Ha avuto notizie di suo fratello?» Cercò di modulare la voce su toni di paziente attesa.

«No, sono molto preoccupata. Venerdì pomeriggio sono andato a prenderlo in comunità, come sempre, e ho scoperto che si era assentato da un paio di giorni. Ma nessuno mi ha detto niente. Il direttore mi ha detto che un funzionario della questura di Cagliari  era stato da lui lo stesso giorno di mercoledì, ma a me era sembrato che non sapesse niente dell’assenza di mio fratello. Ho pensato che forse non si era trattato dello stesso funzionario»

Il commissario capì che stava parlando con una persona attenta e sensibile, probabilmente in preda a qualche sentimento di contraddizione, come se fosse combattuta. Cercò di procedere con metodo. Per esperienza sapeva che in certe situazioni le persone tendevano a chiudersi o ad aprirsi a seconda di come l’interlocutore agiva sul loro stato d’animo.

«A volte noi poliziotti, per rispetto del protocollo che ci impone la riservatezza, tendiamo a non dire ciò che sappiamo…»

«Ma qui si tratta di mio fratello. E’ scomparso e io l’ho saputo soltanto perché sono andata a prenderlo in comunità!»

Adesso il commissario sentì tutta l’angoscia, frammista a una buona dose di risentimento, nella voce della donna.

«Ha ragione, signorina. Lei aveva il diritto di sapere. Sappia però che noi della Polizia, e io in prima persona, siamo sempre dalla parte dei familiari, soprattutto in caso di persone scomparse. La nostra azione a volte abbisogna della collaborazione dei parenti…se lei sa qualcosa è nell’interesse di suo fratello che io ne venga a conoscenza!»

Il discorso sembrò sbloccare la voce all’altro capo del telefono

«Questo fine settimana l’ho passato in giro per la città, presso amici e conoscenti, a chiedere informazioni su Andrea, senza ottenere alcun risultato. Ieri sera, nella speranza di trovare qualcosa che mi aiutasse a ritrovarlo, mi sono messa a frugare nella  stanza che occupa nei fine settimana quando viene a stare da me…»

Il naso del commissario prese a prudere più forte. La voce smise di parlare. Il commissario sentì il respiro affannoso nella cornetta.

«Ha trovato qualcosa che possa aiutare anche noi nelle ricerche?» cercò di incoraggiarla il commissario.

«Non vorrei che quello che ho trovato si ritorca a suo danno…»

«Signorina, al punto in cui siamo, con suo fratello che è scomparso nel nulla, il posto più sicuro per lui sarebbe proprio qui, con noi della Polizia. A fianco alla legge non si sbaglia mai…»

Al commissario sembrò di sentire la voce singhiozzare. Ma fu soltanto un attimo.

«Ho trovato una busta, in un’intercapedine di un vecchio armadio che usavamo come nascondiglio segreto nei nostri giochi di bambini…»

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