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sabato 27 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 18

 

Santiago, non senza difficoltà, a causa della sua robusta corporatura, si era affacciato fuori dal lucernario. Scese però con insospettata agilità dalla scaletta in legno per consentire all’avvocato di salire a sua volta. Luisa Levi annuì dopo essere ridiscesa, invitando il commissario a continuare.

«Be’, magari per non rischiare di essere visto, avrà aspettato in cima alla scaletta, pronto a squagliarsela se soltanto avesse sentito qualcuno salire su per le scale.»

«Ma i Carabinieri, convinti di aver preso il vero e unico assassino non hanno neppure pensato di salire quassù a controllare!» lo anticipò con convinzione l’avvocato che ormai aveva capito dove volesse andare a parare l’arguto commissario, dando a intendere che condivideva la sua ricostruzione.

«Esattamente!» esclamò lui, contento che la sua amica lo seguisse e fosse d’accordo con la sua ipotesi. «Quando finalmente si sono calmate le acque è ridisceso e ha finito l’operazione per cui probabilmente era venuto. Svaligiare la casa della vittima.»

«Un topo d’appartamento. Certamente un ladruncolo dotato di sangue freddo!» commentò Luisa riflettendo.

«Ancora non sappiamo con certezza se sia davvero entrato con l’idea di rubare o di fare altro…» disse in maniera sibillina il commissario.

«Al di là di questo, la tua ricostruzione mi sembra abbastanza plausibile» convenne Luisa. «Vieni,



rimettiamo tutto a posto e andiamocene!»

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giovedì 25 novembre 2021

Omicidio a Cagliari- 10

 

 

Il sabato pomeriggio, verso le 16,30 il commissario Santiago fu svegliato dalla vibrazione del suo cellulare. Il suo rapporto con la tecnologia era stato da subito ambiguo, per non dire schizofrenico.

Finché aveva potuto,  aveva resistito con la sua macchina da scrivere Olivetti e senza cellulare. Poi, per amore di sua moglie, si era rassegnato a portare con sé un cellulare; e in ufficio era arrivata, obbligatoria e improrogabile, la nuova tecnologia informatica; e anche lui si era dovuto piegare all’uso del computer e degli altri strumenti informatici.

Erano  innegabili i vantaggi che la nuova frontiera tecnologica aveva portato con sé: la velocità della comunicazione via Internet, consentiva la trasmissione di documenti e messaggi scritti e vocali in tempo reale e in maniera diretta; la redazione dei documenti era agevolata dalla possibilità di correzioni multiple e contestuali, oltre che dalla eventualità di  redigere i nuovi documenti, partendo dai vecchi; e le informazioni viaggiavano alla velocità della luce da un capo all’altro del globo, comprese le informative tra le questure e tra queste e le direzioni generali del ministero; anche lo scambio di informazioni con le sezioni criminali estere (criminalpol, europol e quant’altro) era divenuto più diretto e immediato. Eppure, mentre si adeguava di buon grado a quella inarrestabile rivoluzione tecnologica, forse per un inconscio atteggiamento di autodifesa verso quei rinnovamenti troppo repentini e  incontrollabili, capaci di travolgere secoli, se non millenni, di abitudini acquisite, il commissario De Candia, si immergeva tuttavia,  in un mare di nostalgico romanticismo, dove il passato assumeva i contorni di una epopea di felicità ormai perduta.

Amava ripetere, al proposito, che per fortuna gli altri uomini erano diversi  da lui, altrimenti l’umanità si troverebbe ancora a vivere nelle caverne o tutt’al più nelle palafitte, procacciandosi il cibo con arco e frecce; e magari  avrebbe trascorso le notti d’estate sotto il cielo stellato, trasmettendo oralmente   fantastiche storie di magiche avventure, custodendo i segreti della scienza e della medicina dentro templi di pietra e adorando improbabili dei sotto la luna splendente.



Si trattava evidentemente di una iperbole, provocatoriamente assurda e indifendibile, ma c’era un fondo di verità in quei discorsi, emblematici di una personalità conservatrice e  riservata, quasi votata a un  monachesimo profano o a un eremitismo romantico.

E il suo cellulare non aveva suoni ma solo vibrazioni; quasi una rivalsa verso un mezzo al quale non voleva concedere uno spazio di intervento troppo ampio.

continua...

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venerdì 5 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 4

 

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«C’è un’altra cosa che dobbiamo considerare, prima di escludere ovvero prendere in considerazione l’eventualità della presenza di un complice» si affrettò a dire il commissario per scongiurare le proteste del sovrintendente, che sbuffava regolarmente a ogni frase in latino del loro collega. «Secondo il medico che ha effettuato l’autopsia l’assassino ha sferrato tre colpi, dal basso verso l’alto. E i fendenti sono stati inferti da un destrimane, mentre l’indiziato, come precisa il verbale, impugnava il coltello nella sinistra e, per giunta, è anche mancino.»

«Beh, questo non esclude la presenza di un complice. Anzi, sembrerebbe confermarlo…» disse ancora l’ispettore, ma meno convinto di prima.

«Certamente. Ma a questo punto, perché non pensare che il vero assassino abbia agito indipendentemente dall’indiziato? Comunque domani, senza trascurare neppure questa pista, voglio verificare da dove possa essere entrata questa terza persona, la cui presenza sembra farsi strada sempre più a rigor di logica. Anche alla luce del fatto che l’indagato ha dichiarato di essere entrato con le chiavi. Quindi, o il vero assassino si è infilato dall’esterno, oppure la porta gli è stata aperta dalla stessa vittima.»

«In effetti ci sono diversi punti oscuri. La vittima conosceva l’assassino? Io propenderei per il sì. Chi si fiderebbe oggi ad aprire a uno sconosciuto?» puntualizzò l’ispettore.

«Purtroppo sappiamo per esperienza che molti anziani lo fanno. Per leggerezza o perché vengono ingannati. Ovviamente, dopo il sopralluogo, saremo in grado di valutare meglio le diverse ipotesi.»

«Vuole che veniamo con lei, commissario?» si offrì il sovrintendente.

«No, grazie, state con le vostre famiglie. Domani è sabato. Se avrò dei dubbi in proposito ci faremo un salto insieme la settimana prossima» disse il commissario con un tono da cui traspariva il suo apprezzamento per l’offerta generosa.

«E le altre due piste quali sono?» chiese l’ispettore Zuddas, contento che le sue osservazioni, apparentemente assurde e fuori luogo, avessero invece colpito l’immaginazione di un investigatore del calibro del commissario.

«Una è quella di un furto finito in tragedia. Il ladro, scoperto con le mani nel sacco, ha perso la testa e ha ucciso la vittima che si è messa a urlare appena l’ha visto!»

«Oppure appena ha visto l’assassino afferrare il coltello» aggiunse l’ispettore.

«Già!» assentì il commissario. «Poi è scappato buttando il coltello per terra. E lì lo ha trovato lo sfortunato nipote sopraggiunto poco dopo.»

«Uno di noi potrebbe verificare se qualche nostro informatore, nell’ambiente dei topi d’appartamento, abbia sentito qualcosa. Di solito queste informazioni circolano nell’ambiente…» propose il sovrintendente Farci.

«Quella zona è appannaggio della banda del buco, quella capeggiata dai famigerati fratelli Chiodi, i fratelli Tore e Beppe Cannas, mi pare di ricordare» suggerì l’ispettore Zuddas, che in passato aveva prestato servizio nella sezione dei reati contro il patrimonio, prima di essere aggregato alla squadra omicidi.

«L’altra pista sulla quale concentrerei le nostre indagini è quella dell’interesse. Chi ha tratto vantaggio dalla morte della signora Emma Pirastu? Ci sono altri parenti o beneficiari testamentari, oltre all’attuale indiziato?»

«Cui prodest scelus, is fecit» esclamò l’ispettore illuminandosi, contento di poter sfoggiare un altro dei suoi adagi latini.

«Proviamo a verificare l’esistenza di altri parenti o comunque di eventuali interessati diretti»

«Lascerei questa indagine al collega Zuddas, signor commissario e io mi occuperei dell’indagine nel mondo dei topi di appartamento e dei ladruncoli. In certi ambienti della malavita cagliaritana non apprezzano molto quelli che parlano in latino!» propose il sovrintendente Farci in segno di protesta contro l’ennesimo sfoggio di cultura latina dell’ispettore.

«D’accordo. E per dimostrarvi che non mi sono offeso vi offro l’aperitivo!» disse l’ispettore.

«Sì, ma questa volta pago io! Del resto l’ultima volta mi sembra che hai pagato tu!» rispose il sovrintendente, tanto per protestare.

«Facciamo che oggi pago io!» propose Santiago De Candia  per tagliare la testa al toro.

«Fra i due litiganti il terzo gode!» aggiunse sorridendo il sovrintendente, contento che il commissario, per una volta, si unisse a loro anche nella consueta capatina al bar, con cui ponevano fine alle loro schermaglie.

«E io cosa ho detto? Inter duos litigantes, tertius gaudet!» esclamò l’ispettore in tono provocatorio!

«Ma vaffancupola!» lo contestò il sovrintendente spingendolo con una manata, mentre quell’altro rideva a crepapelle.

Anche il commissario rise, ma sotto i baffi, senza farsene accorgere.

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giovedì 4 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 2

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Gli avventori del bar di Tonio sembravano scatenati.

«Com’era possibile? »

«Ma dove arriveremo, se si liberavano perfino gli assassini colti in flagranza di reato? »

«Possibile che la giustizia abbia reso le armi di fronte alla delinquenza? »

«L’Italia è ormai un paese senza speranza.»

Il commissario uscì dal bar con un senso di liberazione. Un altro po’ e ci sarebbe stata, ne era certo,  l’immancabile invocazione all’Uomo Forte. Il Risolutore, un uomo soltanto al comando, capace di raddrizzare le storture di una democrazia fasulla e, magari, di fare arrivare i treni in orario!

Ma la vera sorpresa arrivò a mezzogiorno, quando l’ispettore Zuddas e il sovrintendente Farci, i due più stretti collaboratori di Santiago De Candia nella squadra omicidi della questura di Cagliari,  fecero capolino nel suo ufficio con un fax della procura!

«Appena giunto via fax dalla procura generale, commissario!» disse trafelato l’ispettore Zuddas, allungando un foglio di carta lucida.

«Che cos’è?» chiese il commissario prendendo il foglio ma guardando i suoi collaboratori in segno di saluto.

«È una convocazione per il conferimento della delega alle indagini per l’omicidio di via Giudicessa Adelasia!»

«O dell’assassino con il coltello in mano che dir si voglia!» intervenne il sovrintendente Farci in tono polemico.



«Caspita! Niente di meno!» esclamò Santiago De Candia, che tutto s’aspettava quella mattina, meno che l’arrivo di quella convocazione.

«Come al solito, dopo la gloria farlocca e i pasticci grandiosi, a chi spetta rimediare?» insisté il sovrintendente Farci, che ce l’aveva sempre con i colleghi della giudiziaria che lui chiamava di- spregiativamente gli scalda sedie del Palazzo.

«Beh, consolati pensando che evidentemente, lassù in procura, ci devono apprezzare parecchio!» disse sornione il commissario, che conosceva il carattere pessimista del suo valido collaboratore.

«Vabbè, se vogliamo dire per forza che il bicchiere è mezzo pieno…» concesse con scarsa convinzione il sovrintendente, che apprezzava tanto il suo superiore, quanto denigrava quelli del Palazzo. Tanto più se appartenenti ai rivali Carabinieri.

«Ad poenitendum properat, cito qui iudicat!» sentenziò pronto l’ispettore Zuddas, che aveva un vasto repertorio di massime latine, retaggio dei suoi studi classici, precocemente interrotti.

«Mio nonno diceva sempre che la gatta frettolosa fece i gattini ciechi!» disse il Santiago De Candia, che si divertiva un mondo per la reazione che suscitavano queste massime latine nel sovrintendente, che le detestava apertamente. Nondimeno cercava sempre, più che di tradurle, di trasmettere al sovrintendente il senso di quello che Zuddas intendesse dire, affinché Farci non si sentisse del tutto escluso.

Ma in realtà era un gioco delle parti, frutto della loro ordinaria interazione, quasi come due innamorati in cerca di un pretesto per litigare e potere poi fare pace.

«Ma perché non parli come mangi?» protestò infatti il sovrintendente Farci all’indirizzo del collega.

«Sarà meglio che vada subito in procura!» disse il commissario alzandosi, dopo aver dato uno sguardo al fax e averlo riposto in una cartella intestata alla sezione omicidi.

«Viene con noi al bar per un aperitivo, commissario?» chiese l’ispettore Zuddas.

«No grazie. Un’altra volta magari. Non vorrei che il procuratore, nel frattempo, lasciasse l’ufficio!»

«Di sicuro non andrà a farsi intervistare!» disse il sovrintendente Farci, riferendosi al fatto che il procuratore capo si faceva intervistare soltanto per annunciare la risoluzione di casi giudiziari di vasta eco mediatica che spesso, però, finivano nelle loro mani per una più attenta risoluzione investigativa.

Santiago De Candia interpose un sorriso di intesa e si avviò verso l’uscita.

«Et cave canem!» gli gridò dietro l’ispettore, prendendo a braccetto il collega per guidarlo verso il bar.

Il commissario si voltò e li salutò con un cenno della mano.  

Come ogni giorno a Cagliari, dopo mezzogiorno, si era levata una brezza leggera dal mare. De Candia si coprì la bocca con la sua immancabile sciarpa rossa.  Di seta leggera o di lana pesante,  se ne privava soltanto per andare al mare o quando indossava la tuta da ginnastica. Si sistemò i baffi e i capelli, già spruzzati di grigio ma entrambi ancora folti e si diresse con passo deciso in direzione del Palazzo di giustizia.

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domenica 17 ottobre 2021

L'assassino con il coltello in mano - 8



       Dopo un’ora abbondante la loro ricerca certosina non aveva dato alcun esito. L’intuito dell’avvocato aveva visto giusto. Qualcuno si era portato via la chiave della cassaforte, con tutto il suo contenuto, con la carta bancomat e il contante. E questo qualcuno poteva essere stato soltanto il fantomatico assassino senza volto.

-          “ Ma come avrà fatto?” – chiese l’avvocato come se interrogasse se stessa- “ C’erano i Carabinieri, qui, in casa. Possibile che l’assassino avesse già svuotato la cassaforte quando sono arrivati i Carabinieri? E se aveva già svuotato la cassaforte cosa faceva lì in cucina, dove è stato trovato il corpo della signora Emma?

-          “ Vieni, andiamo su in mansarda. Io un’idea ce l’avrei!”- disse il commissario avviandosi verso il servizio, ove delle ripide scale in legno portavano in mansarda.

-          Il commissario la precedette e appena in cima si voltò e le tese la mano per aiutarla a completare l’ultimo tratto di gradini. La mansarda era scarsamente arredata con un lettino, un comodino, una sedia, un armadio in legno e una scaletta in legno, a libro,  aperta sopra uno dei due lucernari, proprio come l’aveva lasciata lui dopo il sopralluogo precedente.

-          “ Secondo me le cose sono andate così!” – disse il commissario  appena si trovarono in mansarda. – “ L’assassino è stato scoperto dalla vittima mentre rovistava in cucina;  tralasciamo per adesso  che cosa  cercasse in cucina e perché si trovasse proprio lì; la vittima si è messa a urlare, magari perché  il ladro era travisato, chissà; o magari perché si è semplicemente spaventata; il ladro ha afferrato un coltello e l’ha uccisa per farla tacere; poi, forse, si è spaventato; ha pensato di fuggire dalla porta ma deve avere sentito i rumori del nipote che stava arrivando e allora ha cercato di nascondersi qui nel servizio; oppure, più verosimilmente,  ha pensato di fuggire dalla stessa via da cui era penetrato in casa; anche questo dettaglio lo lascerei in dubbio. Mi segui?” Chiese il commissario all’avvocato che si era seduta su un lettino che stava proprio sotto uno dei due lucernari che davano luce e aria alla mansarda.

-          - “ Ti seguo. Vai avanti.” – rispose l’avvocato, guardandosi in giro.

-          “ Quando ha sentito il trambusto che sicuramente hanno fatto i Carabinieri che, come minimo, saranno arrivati a sirene spiegate, deve essere salito per questa scaletta in legno per guadagnare una via di fuga. Però qualcosa lo ha fermato. Forse si è acquattato qua fuori, in questo anfratto esterno, proprio a ridosso della finestra, vieni a vedere! “ Il commissario, non senza difficoltà, a causa della sua robusta corporatura, si era ara affacciato al di fuori del lucernario. Scese però con insospettata agilità dalla scaletta in legno per consentire all’avvocato di salire a sua volta. L’avvocato annuì dopo essere ridiscesa, invitando il commissario a continuare.

-          - “ Be’, magari per non rischiare di essere visto, avrà aspettato in cima alla scaletta, pronto a squagliarsela se soltanto avesse sentito qualcuno salire su per le scale.”

-          - “ Ma i Carabinieri, convinti di aver preso il vero e unico assassino non hanno neppure pensato di salire quassù a controllare!” – lo anticipò con convinzione  l’avvocato che ormai aveva capito dove volesse andare a parare l’arguto commissario, dando ad intendere che condivideva la sua ricostruzione.

-          “ Esattamente!” – esclamò lui, contento che la sua amica lo seguisse e fosse d’accordo con la sua ipotesi.- “ Quando si sono calmate le acque è ridisceso e ha finito l’operazione per cui probabilmente era venuto. Svaligiare la casa della vittima.”

-          “ Un bel sangue freddo, per un ladruncolo, topo d’appartamento!” – commentò l’avvocato riflettendo.

-          - “ Ancora non sappiamo con certezza se sia davvero entrato con l’idea di rubare o di fare altro…” disse in maniera sibillina il commissario.

-          “Al di là di questo”- convenne con lui l’avvocato - “ la tua ricostruzione mi sembra abbastanza plausibile. “

-          - “ Vieni, rimettiamo tutto a posto e andiamocene!” – disse l’avvocato.

-          Rifecero a ritroso la strada verso il basso e, rimessa ogni cosa al suo posto, se ne uscirono.

-          Il sole, adesso, era sulla via del tramonto. Le rondini continuavano a garrire festose, mentre un’altra colonia di fenicotteri, più numerosi di prima, si dirigevano in direzione degli stagni di Molentargius; o forse ancora più in là, verso Quartu Sant’Elena.

-          - “ Che fai ora?- gli chiese l’avvocato.

-          - “ Vado a casa a farmi una bella doccia!” – rispose il commissario senza pensare- “ E’ da stamattina che sono in giro!”

-          “ Perché non te la fai a casa mia la doccia?!” – disse con un sorriso malizioso Luisa Levi.

Al commissario passò di colpo la stanchezza che aveva accumulato  in quella giornata piena di lavoro.

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giovedì 9 settembre 2021

La vita sulla carta



E' un modo di dire, "sulla carta", che indica qualcosa di irreaqle, di fittizio, di virtuale. Eppure i personaggi che io ho creato "sulla carta" (parlo delle mie commedie ma anche dei romanzi) sono per me come dei figli; o forse dei fratelli (qualcuno li chiama anche “alter ego”). 
Qualunque cosa essi siano, mi sono accorto che io mi ci affeziono, in una qualche misura. Però non esistono figli e figliastri in letteratura. Anzi, può sembrare strano, ma più questi personaggi sono sfortunati e più ti affezioni a loro. Nelle commedie che ho scritto in giovane età, soffrivo nel vedere i miei personaggi chiusi nel cassetto, senza aria, senza vita. Allora ho capito che dovevo rappresentarli sul palcoscenico per farli vivere veramente.

Per i romanzi credo che siano i lettori a dare vita ai personaggi; non credo infatti che si debbano per forza rappresentare in teatro o in TV per essere vivi; essi vivono ogni volta che un lettore legge il tuo romanzo, la tua storia.

Il mio ultimo nato, nella mia famiglia letteraria, intendo dire, si chiama Santiago e fa il poliziotto. Ama la legge, le donne, la buona cucina; non precisamente in questo ordine ma le ama tutte e tre. E’ l’uomo dei casi impossibili; o meglio, a lui ricorre la Procura di Cagliari quando i casi di omicidio appaiono controversi e dubbi. E lui li sempre, risolve con l’aiuto dei suoi fedelissimi collaboratori: l’ispettore Zuddas, donnaiolo impenitente ma investigatore provetto; e il sovrintendente Farci, uomo dalle scarpe grosse ma dal cervello fino (com’erano i furbi contadini di una volta; adesso pare che si siano omologati anche gli imprenditori agricoli).

Poi c’è l’avvocato Luisa Levi. L’unica donna che abbia fatto palpitare il cuore di Santiago, dopo la perdita della moglie. Nel suo rapporto con Luisa, Santiago, mi fa disperare: si prendono e si lasciano in continuazione, attratti da una grande passione ma respinti da misteriose fobie.Chi ha letto il suo primo romanzo pubblicato dalla meritoria casa editrice romana “Dei Merangoli” dice che si tratta di un personaggio gradevole che ti intrattiene come farebbe uno di noi. L’elogio delle cose semplici ma veraci, a quanto pare.

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venerdì 16 luglio 2021

Omicidio a Cagliari - 12

 


Dopo il caffè andò a ripescare il quarto volume della sua Storia del Teatro della Garzanti e, sdraiato sul divano, si concentrò su Arthur Schnitzler.

Scoprì che l’ultimo  film di Kubrick, un regista che aveva apprezzato molto in gioventù, e che avevano da poco ripassato in prima assoluta TV, era stato tratto da un romanzo dell’autore viennese ‘Doppio sogno’; lo stesso commediografo della ‘Giovane Vienna’ che a suo tempo scandalizzò i benpensanti suoi contemporanei con ‘Girotondo’, il dramma in programmazione al Teatro Massimo, che la sua amica Luisa Levi lo aveva invitato a vedere all’indomani.

Il commissario De Candia amava molto il teatro; sicuramente più del cinema; suo padre era stato abbonato per una decina d’anni,  alla rivista ‘Il Dramma’, il quindicinale che Lucio Ridenti, alias Ernesto Scialpi, aveva diretto sino alla fine degli anni sessanta; su quella rivista, sin da ragazzo, si era fatto una certa conoscenza del  teatro di prosa italiano in auge negli anni a cavallo tra il cinquanta e il sessanta, familiarizzandosi con i grandi interpreti di quegli anni: Gino Cervi, Ernesto Calindri, Paolo Stoppa, Andreina Pagnani, Paola Borbone, Emma e Irma Gramati, lo stesso Vittorio Gassman (poi transitato con successo al cinema);  ma poi,  grazie alla moglie, melomane competente e appassionata,  l’opera, per un certo periodo, aveva preso il sopravvento sulle altre forme di spettacolo e il teatro era rimasto relegato nei ricordi in bianco e nero della televisione e in quelle riviste quindicinali.

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