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martedì 30 novembre 2021

Il commissario e l'avvocato-20


L’indomani era venerdì e come ogni settimana, alle dieci in punto, si tenne la riunione del team operativo della squadra omicidi capitanata dal commissario Santiago De Candia.

Il commissario faceva sempre in modo che il numero dei fascicoli non superasse mai il numero di sei, massimo sette, tra nuove acquisizioni che arrivavano  e vecchi fascicoli che tornavano in procura per l’archiviazione.Ma anche per la proroga semestrale delle indagini ovvero per il rinvio a giudizio dei vari indagati, a secondo di quello che reputassero  più opportuno i vari procuratori titolari delle indagini, fossero essi sostituti o capi procuratori.

La mattinata di lavoro iniziò con l’analisi del fascicolo dei due fratelli uccisi a Settimo San Pietro. L’evento criminoso si inseriva in una faida che durava da oltre mezzo secolo e le indagini erano in completo stallo. Impossibile rompere quel muro di omertà che si ergeva attorno a queste vendette, che finiscono quasi per diventare un fatto privato delle famiglie in guerra. Probabilmente ci sarebbe stato, tra qualche mese o tra qualche anno, un’altra vendetta, e la catena della faida si sarebbe allungata ancora con il sangue di nuove vittime. «Ci vorrebbe l’occhio del Padreterno, come per Caino e Abele!» disse sconsolato l’ispettore Zuddas che si era buttato anima e corpo nell’indagine, e quel mondo agropastorale lo conosceva abbastanza, essendo stato sposato con la figlia di un possidente allevatore di bestiame del quale, in realtà, non era mai riuscito a penetrare la complessa personalità fatta di codici d’onore, di usi e costumi tanto arcaici, quanto barbari che lui non condivideva di certo.

La squadra era stata più fortunata nel caso della prostituta strangolata. Il sovrintendente Farci era riuscito a mettere il sale sulla coda a un protettore che tentava di farsi largo a discapito di altri suoi colleghi. Un lenone emergente e rampante, lo aveva definito l’ispettore con una delle sue mirabili pennellate letterarie tratte dal suo infinito repertorio latino, mandando su tutte le furie il sovrintendente Farci, ma facendo sorridere nascosto dai baffi, il commissario De Candia.

Del corpo privo di arti e restituito dal mare erano ancora in attesa delle analisi dell’istituto di anatomopatologia e di qualche riscontro dalla banca dati del DNA.

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sabato 18 settembre 2021

Un'altra indagine per il commissario De Candia

 


Il sabato mattina il commissario De Candia era solito recarsi  al mercato di San Benedetto per acquistare il pesce fresco. Era un’abitudine che aveva sin dai tempi in cui era andato ad abitare in via Monteverdi con sua moglie. Vi si recava a piedi, percorrendo a piedi la via Pergolesi e poi un tratto della via Cocco-Ortu,  sino al più importante mercato cagliaritano di pesce, carne e generi alimentari al dettaglio.

Per non rinunciare alla sua consueta passeggiata decise che sarebbe arrivato a piedi sino alla via Giudicessa Adelasia per fare il sopralluogo che si era ripromesso di fare nell’appartamento ove era avvenuto l’ultimo omicidio a lui assegnato dalla Procura; da lì, risalendo sulla via Baccaredda,  si sarebbe facilmente ricongiunto  al mercato di San Benedetto, dove si vendeva il pesce più fresco e più vario del capoluogo regionale sardo.

Il sopralluogo gli aveva fatto balenare alcuni spunti, sicuramente utili per le indagini sull’omicidio della povera Emma Pirastu. Come d’abitudine aveva redatto un pro-memoria su un foglietto volante, più che altro delle annotazioni con dei punti esclamativi oppure interrogativi, a seconda che fossero dei punti fermi, oppure rappresentassero dei dubbi, o magari congiunti, se ancora non fosse convinto della loro natura. Tutto materiale grezzo che avrebbe dovuto rielaborare nell’intimità del suo ufficio, dopo averci pensato e riflettuto per un po’ di tempo.  Ripensando assorto ai punti cruciali di quello strano omicidio, quasi cercando di ricomporre mentalmente un mosaico ancora confuso, a momenti andava a sbattere contro l’ultima persona che si sarebbe immaginato di incontrare quella mattina. Anche perché quella  voce conosciuta lo richiamò  alla realtà in maniera formale e giocosa allo stesso tempo.

-          “ Commissario De Candia? Come mai da queste parti?”

L’avvocato Luisa Levi lo guardava, nel suo elegante tailleur in tinta unita, quasi canzonandolo, forse per mascherare la stessa emozione che in quel momento l’ aveva pervasa all’improvviso.

-          “ Luisa! Sei proprio tu? – riuscì appena a dire il commissario.

-          “Certo. Non mi riconosci? Sono cambiata così tanto, in così poco tempo? Cosa fai da queste parti?” – disse quasi a raffica il brillante avvocato. I due si guardarono negli occhi per un lungo, interminabile  istante. Il commissario non la ricordava così alta da poterlo quasi guardare dritto all’altezza degli occhi. Forse indossava dei tacchi. O magari era lui che credeva di essere  più alto del suo modesto  metro e settanta.

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