last moon

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domenica 7 novembre 2021

I Thirsenoisin - 5

 


E Mandis con la sua maturità e la sua istintiva intelligenza,  aveva capito che la realtà dei fatti soppiantava le leggi e la volontà politica dei capi e che niente poteva più fermare il nuovo corso della vita, che era quello di aprirsi al mondo nuovo, verso il mare, verso quelle genti che conoscevano il mondo esteriore e che portavano conoscenze e ricchezze al loro mondo, fermo,  immobile nella percezione della realtà, come se la vita fosse divenuta immutabile e perpetua nella sua quotidianità,  nella ripetizione degli stessi gesti, nell’osservanza di vecchi rituali, sempre uguali, reiterati nel tempo. Questa presa di coscienza aveva acuito, anziché spengerla, la sua sete di vendetta, perché vedeva in quel nuovo mondo la possibilità di mettere in discussione e magari di abbattere l’ordine costituito che lo aveva emarginato, dopo averlo sconfitto e umiliato. Quelle genti del mare sarebbero stato lo strumento perfetto della sua rivincita contro quel mondo per cui provava soltanto odio e avversione. I commercianti Shardana, dal loro canto, lo consideravano un valido alleato. Non è da escludere che addirittura lo considerassero una sorta di grimaldello con il quale scardinare quel mondo ostile costituito dal mondo nuragico, chiuso e ostile da subito a ogni proposta di cambiamento. Lo avevano perciò agevolato, non solo per convenienza economica e commerciale, ma anche per uno spiccato intuito di convenienza politica.

Grazie ai lauti guadagni che il commercio gli aveva procurato e in virtù delle conoscenze ormai consolidate con i ricchi commercianti Shardana si era fatto costruire una grande casa in mattoni e malta  a due piani, sul modello di quelle che i ricchi karalitani e noresi abitavano nelle loro città.

Fu lì che andò a trovarlo Damasu.

« Salute al futuro re di Kolossoi!» lo salutò con deferenza Mandis vedendoselo davanti.

«Il mio messo ti ha avvisato del mio arrivo?» gli chiese Damasu sentendosi lusingato e gratificato da quel solenne saluto.

«Sì, certo! Ti aspettavo. Tutto bene in viaggio?»

«Sì, sì, nessun problema.» rispose Damasu. «Vedo che ti sei sistemato davvero bene - »aggiunse il giovane principe guardandosi attorno.

«Queste si chiamano case. A Karalis e a Nora  ogni mercante ne ha una simile ma i principi come te vivono nelle regge dove scorre persino l’acqua! Ma lascia che ti racconti ogni cosa per bene» - disse ancora il mercante.

Intanto i servi di Damasu avevano smesso di scaricare i muli con i doni che Damasu aveva portato al suo vecchio conoscente. Mandis li mandò in cucina a farsi rifocillare e ordinò che fosse preparato un bagno caldo per il suo ospite; poi diede le disposizioni per il pranzo.

A tavola, dopo un pasto abbondante,  si intrattenne con   il giovane principe.

«Ti senti a tuo agio in quelle vesti?» chiese accennando, con un sorriso,  agli abiti che aveva offerto da indossare al suo ospite.

«Se mi vedessero al villaggio non mi riconoscerebbero!» esclamò Damasu sollevando le braccia che si perdevano nelle ampie maniche del suo vestito.

«Sono vestiti di seta che mi hanno portato da Nora. Pare che arrivino dalla Persia! Lì le indossano i principi, quindi nessuno dovrebbe avere da ridire vendendole addosso!»

«Tu sai bene come vengano giudicate certe mollezze nella dura Kolossoi!» esclamò Damasu, a metà tra il serio e il faceto.

«A proposito!» chiese Mandis. «Cosa si dice al villaggio?»

«Solite cose! Itzoccar partirà presto per il raduno settennale dei capitribù di Gisserri! E mia sorella piange per amore!»

«Che significa?» chiese premuroso Mandis.

«Significa che mio padre le ha imposto il matrimonio con Arca Salmàan, il figlio di Hannibaàl, chiudendole ogni altra possibilità!»

«È un vero peccato! Te li immagini i vantaggi che  al tuo villaggio potrebbero derivare  dall’unione tra tua sorella e un giovane principe Shardana!?»

«Adesso sono io che non capisco, nobile Mandis!» interloquì Damasu,  che non aveva veramente afferrato il senso di quel riferimento, che pur  gli era parso comunque interessante!

Mandis gli si avvicinò e assunse un atteggiamento profetico e un tono più accattivante.

« Il tuo villaggio dovrebbe allearsi con una delle città Shardana; Nora per esempio! Io conosco un principe, Usala, che farebbe carte false per sposare una principessa nuragica. Ho avuto conferma da numerosi mercanti di quanto sia influente la sua famiglia non solo a Nora ma in tutte le città stato Shardana!»

«Nostro padre la pensa in tutt’altra maniera. E intende rafforzare i legami con le altre tribù proprio in funzione anti Shardana!»

«Vorrei che tu venissi con me a Nora. Lì ti farei conoscere la vita, quella vera!»

«Un’altra volta lo farò ben volentieri!» rispose con convinzione il giovane principe.

 « Così avrai conferma di quel che ti ho detto più volte: il mondo sta cambiando. È nei viaggi, oltre il mare, il nostro futuro e la nostra ricchezza. Non possiamo continuare a vivere di ricordi Ti fermerai almeno per darmi il tempo di organizzarti una festa con certe danzatrici  che i Shardana utilizzano anche per fare certi massaggi…»

«Purtroppo devo rientrare al villaggio subito. Mio padre mi passerà le consegne prima di partire per Giserri e io devo essere presente davanti al popolo schierato. Sai com’è…»

Una punta di nostalgia travolse Mandis all’improvviso,  al pensiero del suo villaggio, coi guerrieri e gli anziani schierati per il cerimoniale. Ma fu soltanto un attimo.

«La prossima volta mi devi promettere che starai più a lungo!» - esclamò riprendendo il filo del suo discorso.

«Certamente. In realtà oggi sono venuto soltanto per un consiglio. L’ho promesso a mia sorella!»

«Dimmi pure, o principe! Se posso esserti utile, ne sarò ben felice!» disse Mandis incoraggiandolo. Presentiva col  suo sesto senso che quella era l’occasione che aspettava da tempo.

«In base alle leggi di Kolossoi, che tu conosci bene, cosa può consentire di revocare la promessa di matrimonio  che Itzoccar ha fatto in favore del padre  di Arca Salmàn?»

«Se fossimo in tempo di carestia, ti direi che dovresti portare il tuo vecchio padre a Monti Muradu e lasciarlo lì, per sempre! Ma siccome siamo in tempo di abbondanza ti dirò comunque che queste promesse, per antica tradizione, hanno un carattere personale e non impegnano  né il regno, né il popolo. Un nuovo re potrebbe anche non rinnovare la promessa, senza infrangere alcuna legge.»

A Damasu brillarono gli occhi. Già si immaginava  sul trono di Kolossoi.

«Vuoi dire che…» accennò Damasu guardandosi in giro.

continua...

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domenica 1 dicembre 2013

Manifesto for a new Literature's Magazine

Ars Poetica Magazine- Life and Poetry is a new literary review for classic and modern poetry, edited both in english and italian languages.

The first number will be issued very soon. The magazine won'nt follow a regular,   periodic publication but it will be issued as we need.

The name of the Magazine has been chosen thinkink at the contents of  the Horace's work (also known as the Epistle to Piso) incredibly pungent and present after more than 2000 years (the epistle attracted also the attention of Giacomo Leopardi who made, in 1811, a fine octave transposition in rhyme).

 The Magazine wants to deal with poetry in the conviction that poems are strictly tied with life and society, as the subtitle of the magazine shows.

 Our references will be directed to all  the great italic poets: between the Latins Horace,  Lucretius, Virgil, Ovidio; between the Italians Dante, Iacopone, Boiardo, Ariosto, Tasso Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, Pascoli ( the list is only an example and is not exhaustive).

This does not mean that our magazine won't take in the right count other great poets like the English Spenser, Shakespeare, Donne, Milton, Blake, Wordsworth, Coleridge, Lord Byron, Sheller,, Keats, Eliot or Dickinson; or like the Americans Whitman, Poe, Pound, E.L. Masters or Ginsberg.

Nowdays there are so many poets writing so many poems so much long! And all seems to be so easy!

That's due to the general literacy which took place in the last century and there is nothing bad on it.

Nevertheless there is a precious heritage of poetic culture which is on risk to be lost.

Words are  like  rough stones: before they become verses or poetry, they need to be smoothed like river's stones.


Horace uses a more efficient metaphore in his epistole to Piso:" If you want to deserve altars or temples / wait at least nine years, dear brother / before to publish your poems/and work on them as blacksmith does to make the iron shape!!! " And forward in the poem: " But if you are in  search of  honor and praise / writing four verses, oh Piso  / show them to your  parents or to a wise and good censor ;/ keep them locked up for a long time / for if a man has once ever escaped/  he's not  coming back never indeed ! "

 Of great poets of the past I appreciate their skill on shortness and synthesis. A skill that does not belong to free versifiers of present days. and neither they seem to shine for rhyming. Again with the Horace's words:

" Meanwhile, everyone is kindly asked to be short  / and either delight or to be useful in his rhymes! "

Of course I the Magazine will deal and accept also plain verses and free versifiers will be welcome; though I think that poetry has paid a price for the democrat diffusion of popular literacy. The quantity gained by poetry in width has been lost in depth.

So many writers confuse poetry and prose misregarding of any distinction. So, some writers, who could be so cool in prose, become, with Horace's words, cruel poets:

" We can tolerate mediocrity in anything ;/ but not in  poetry: thus in honey /  choosey mouths do not like   / a bitter almond  inside . / The best would be to write on prose / if a versifier  is just too cruel / as the football player leaves balloon and balls / and  abandon the disc who is not too strong!

Naturally I believe the in poetry  contents,  meaning and even  social involvements are the most important things; nevertheless I like to underline that  metric patterns and poetic structures are not cages for prisoners but frames which bound to freedom and liberty is not equal to anarchy.

Poetry is nourishment for the souls and souls need  distilled food.

But whom readers does our Magazine apply to?

First of all we would like to recall those who love  poetry metrical structures (both poets or just readers); a poetry framed into patterns like terza rima, octaves and whatelse is made by syllables with the right accents.

Secondly our Magazine would like to approach the  Italian who live abroad (specially those who live in English speaking countries but not only them); either because they have emigrated or they live in foreign countries for different reasons;

Finally everyone who wants to have a free change of ideas, even with those who might have different points of view, are welcome for reading, commenting or contributing to our Magazine.

We'll give information of the web's site publishing the contents of Ars Poetica Magazine, as soon as we are ready for publication.

I hope you'll be joining us for sharing time and ideas together. In the meantime, I wish all the best on your life.