last moon

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martedì 9 novembre 2021

I Thirsenoisin - 7

 


Elki in persona diede    gli opportuni accorgimenti  per il sacrificio dei  capretti e dei cinghiali, le cui carni  sarebbero state offerte al popolo riunito, dopo la cerimonia della restituzione delle insegne, per festeggiare il rientro del sovrano nella sua reggia.

Itzoccar e il suo seguito osservarono da lontano il fumo dei fuochi che arrostivano le carni; la loro visione fu confermata dal profumo che sentirono quando imboccarono il viale di accesso settentrionale al villaggio. Quelli che ancora non si erano recati al recinto delle feste, colti di sorpresa dal rientro del re, o forse nell’atto di recarvisi,  si erano fermati  ai bordi della strada e ossequiavano il loro sovrano e il suo seguito, chi togliendosi il copricapo, chi levando in alto le mani in segno di saluto; i bambini e le donne lo acclamavano per nome. Itzoccar fu felice di quei saluti. Rispose levando il braccio destro, con solennità e rispetto. Tutti si accodarono alle guardie per fare l’ingresso trionfale nel villaggio.

In fondo al  piazzale Irisha, Elki, Aristea, Rumisu, Damasu e gli altri dignitari rimasti in sede erano già schierati per accogliere il loro sovrano. Elki, in piedi alla destra di Itzoccar,  zittì la folla che festante acclamava l’amato re, con un gesto imperioso della mano destra. Il cerimoniale, seppure non codificato per iscritto, era tenuto in grande considerazione dal popolo dei Nuraghi e spettava al gran sacerdote dare il benvenuto al re, invitando nel contempo il delegato, a riconsegnare le insegne del comando al titolare legittimo.

Il mantello doveva essere consegnato al gran sacerdote, con la mano destra; spettava a lui allacciarlo, per mezzo dei cordoncini di cuoio, al collo del sovrano; Elki, a quel punto, avrebbe dovuto fare un passo indietro; invece restò fermo e guardingo.  Damasu non si avvide di questa variazione nel cerimoniale; forse era troppo giovane per capire; oppure era troppo nervoso, con la mente fissa a quel gesto decisivo che avrebbe cambiato in meglio la sua vita e quella del suo popolo.   Il bastone, sempre con la destra, andava consegnato direttamente al re, mentre il cinturone con il pugnale, posto a tracolla, andava restituito con la mano sinistra. Così fece Damasu; ma mentre riconsegnava il cinturone con la mano sinistra, con la destra  estrasse il pugnale dalla sua custodia; fu un gesto repentino; solo un attimo si vide la lama brillare e fendere l’aria per calare sul cuore del ricevente. Elki, che era rimasto all’erta, a un  passo dal re, si interpose con un balzo deciso tra i due; la sua figura, alta quasi una spanna in più, intercettò il fendente, all’altezza della scapola sinistra. Un urlo di orrore si levò dalla folla.

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domenica 7 novembre 2021

I Thirsenoisin - 5

 


E Mandis con la sua maturità e la sua istintiva intelligenza,  aveva capito che la realtà dei fatti soppiantava le leggi e la volontà politica dei capi e che niente poteva più fermare il nuovo corso della vita, che era quello di aprirsi al mondo nuovo, verso il mare, verso quelle genti che conoscevano il mondo esteriore e che portavano conoscenze e ricchezze al loro mondo, fermo,  immobile nella percezione della realtà, come se la vita fosse divenuta immutabile e perpetua nella sua quotidianità,  nella ripetizione degli stessi gesti, nell’osservanza di vecchi rituali, sempre uguali, reiterati nel tempo. Questa presa di coscienza aveva acuito, anziché spengerla, la sua sete di vendetta, perché vedeva in quel nuovo mondo la possibilità di mettere in discussione e magari di abbattere l’ordine costituito che lo aveva emarginato, dopo averlo sconfitto e umiliato. Quelle genti del mare sarebbero stato lo strumento perfetto della sua rivincita contro quel mondo per cui provava soltanto odio e avversione. I commercianti Shardana, dal loro canto, lo consideravano un valido alleato. Non è da escludere che addirittura lo considerassero una sorta di grimaldello con il quale scardinare quel mondo ostile costituito dal mondo nuragico, chiuso e ostile da subito a ogni proposta di cambiamento. Lo avevano perciò agevolato, non solo per convenienza economica e commerciale, ma anche per uno spiccato intuito di convenienza politica.

Grazie ai lauti guadagni che il commercio gli aveva procurato e in virtù delle conoscenze ormai consolidate con i ricchi commercianti Shardana si era fatto costruire una grande casa in mattoni e malta  a due piani, sul modello di quelle che i ricchi karalitani e noresi abitavano nelle loro città.

Fu lì che andò a trovarlo Damasu.

« Salute al futuro re di Kolossoi!» lo salutò con deferenza Mandis vedendoselo davanti.

«Il mio messo ti ha avvisato del mio arrivo?» gli chiese Damasu sentendosi lusingato e gratificato da quel solenne saluto.

«Sì, certo! Ti aspettavo. Tutto bene in viaggio?»

«Sì, sì, nessun problema.» rispose Damasu. «Vedo che ti sei sistemato davvero bene - »aggiunse il giovane principe guardandosi attorno.

«Queste si chiamano case. A Karalis e a Nora  ogni mercante ne ha una simile ma i principi come te vivono nelle regge dove scorre persino l’acqua! Ma lascia che ti racconti ogni cosa per bene» - disse ancora il mercante.

Intanto i servi di Damasu avevano smesso di scaricare i muli con i doni che Damasu aveva portato al suo vecchio conoscente. Mandis li mandò in cucina a farsi rifocillare e ordinò che fosse preparato un bagno caldo per il suo ospite; poi diede le disposizioni per il pranzo.

A tavola, dopo un pasto abbondante,  si intrattenne con   il giovane principe.

«Ti senti a tuo agio in quelle vesti?» chiese accennando, con un sorriso,  agli abiti che aveva offerto da indossare al suo ospite.

«Se mi vedessero al villaggio non mi riconoscerebbero!» esclamò Damasu sollevando le braccia che si perdevano nelle ampie maniche del suo vestito.

«Sono vestiti di seta che mi hanno portato da Nora. Pare che arrivino dalla Persia! Lì le indossano i principi, quindi nessuno dovrebbe avere da ridire vendendole addosso!»

«Tu sai bene come vengano giudicate certe mollezze nella dura Kolossoi!» esclamò Damasu, a metà tra il serio e il faceto.

«A proposito!» chiese Mandis. «Cosa si dice al villaggio?»

«Solite cose! Itzoccar partirà presto per il raduno settennale dei capitribù di Gisserri! E mia sorella piange per amore!»

«Che significa?» chiese premuroso Mandis.

«Significa che mio padre le ha imposto il matrimonio con Arca Salmàan, il figlio di Hannibaàl, chiudendole ogni altra possibilità!»

«È un vero peccato! Te li immagini i vantaggi che  al tuo villaggio potrebbero derivare  dall’unione tra tua sorella e un giovane principe Shardana!?»

«Adesso sono io che non capisco, nobile Mandis!» interloquì Damasu,  che non aveva veramente afferrato il senso di quel riferimento, che pur  gli era parso comunque interessante!

Mandis gli si avvicinò e assunse un atteggiamento profetico e un tono più accattivante.

« Il tuo villaggio dovrebbe allearsi con una delle città Shardana; Nora per esempio! Io conosco un principe, Usala, che farebbe carte false per sposare una principessa nuragica. Ho avuto conferma da numerosi mercanti di quanto sia influente la sua famiglia non solo a Nora ma in tutte le città stato Shardana!»

«Nostro padre la pensa in tutt’altra maniera. E intende rafforzare i legami con le altre tribù proprio in funzione anti Shardana!»

«Vorrei che tu venissi con me a Nora. Lì ti farei conoscere la vita, quella vera!»

«Un’altra volta lo farò ben volentieri!» rispose con convinzione il giovane principe.

 « Così avrai conferma di quel che ti ho detto più volte: il mondo sta cambiando. È nei viaggi, oltre il mare, il nostro futuro e la nostra ricchezza. Non possiamo continuare a vivere di ricordi Ti fermerai almeno per darmi il tempo di organizzarti una festa con certe danzatrici  che i Shardana utilizzano anche per fare certi massaggi…»

«Purtroppo devo rientrare al villaggio subito. Mio padre mi passerà le consegne prima di partire per Giserri e io devo essere presente davanti al popolo schierato. Sai com’è…»

Una punta di nostalgia travolse Mandis all’improvviso,  al pensiero del suo villaggio, coi guerrieri e gli anziani schierati per il cerimoniale. Ma fu soltanto un attimo.

«La prossima volta mi devi promettere che starai più a lungo!» - esclamò riprendendo il filo del suo discorso.

«Certamente. In realtà oggi sono venuto soltanto per un consiglio. L’ho promesso a mia sorella!»

«Dimmi pure, o principe! Se posso esserti utile, ne sarò ben felice!» disse Mandis incoraggiandolo. Presentiva col  suo sesto senso che quella era l’occasione che aspettava da tempo.

«In base alle leggi di Kolossoi, che tu conosci bene, cosa può consentire di revocare la promessa di matrimonio  che Itzoccar ha fatto in favore del padre  di Arca Salmàn?»

«Se fossimo in tempo di carestia, ti direi che dovresti portare il tuo vecchio padre a Monti Muradu e lasciarlo lì, per sempre! Ma siccome siamo in tempo di abbondanza ti dirò comunque che queste promesse, per antica tradizione, hanno un carattere personale e non impegnano  né il regno, né il popolo. Un nuovo re potrebbe anche non rinnovare la promessa, senza infrangere alcuna legge.»

A Damasu brillarono gli occhi. Già si immaginava  sul trono di Kolossoi.

«Vuoi dire che…» accennò Damasu guardandosi in giro.

continua...

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sabato 31 ottobre 2020

I Thirsenoisin - 13

Le capanne occupate dai sacerdoti si estendevano tutt’attorno al pozzo sacro, come per proteggere il regno degli dei delle acque. Lì era stato sistemato il fido amico Elki. Chissà come aveva trascorso la notte, l’uomo che gli aveva salvato la vita. Sua moglie era certo che quel gesto di protezione era stato premeditato dal grande sacerdote. Non aveva saputo o voluto predisporre alcun’altra difesa contro quel parricidio annunciato; per paura che allertando le guardie coinvolte nel complotto, i traditori potessero essere messi sul chi vive e magari decidere una modalità più complessa per il loro sanguinario piano. Elki aveva valutato e voluto il vantaggio della sorpresa che i suoi dei gli avevano offerto; e l’aveva sfruttato, a rischio però della sua stessa vita. In cuor suo fu grato all’amico e al sacerdote che aveva rischiato la sua vita per lui. «Gli dei danno e gli dei prendono», pensò ancora. Per un uno che lo voleva morto, c’e n’era stato un altro che lo aveva salvato dalla morte. Solo che il primo era suo figlio! Quel pensiero sembrò afferrargli il cuore e strizzarlo sino ad espungervi tutto il sangue, in uno stillicidio infinito. Sarebbe mai guarito da quell’afflizione? Ma adesso occorreva reagire! E subito! Ci sarebbe stato tempo per piangere, dopo! Adesso doveva stanare tutti i traditori che si celavano nel villaggio. Damasu non poteva aver agito da solo. Non era un pazzo. Gli venne in mente che in quel terribile istante, in cui lui lo aveva colto, subito dopo il gesto omicida, per una frazione di secondo suo figlio aveva indugiato con lo sguardo rivolto alla folla, come se si aspettasse un aiuto concreto, un sostegno, un intervento in suo favore. A chi aveva rivolto suo figlio Damasu quello sguardo che cercava soccorso? Evidentemente egli sapeva che in mezzo alla folla c’erano delle persone che stavano dalla sua parte; ma queste persone chi erano? E perché non erano intervenute in aiuto di Damasu? Cercò di sforzarsi di ricordare: lo sguardo di Damasu che cercava soccorso si era diretto alla sua sinistra, verso uno dei due ingressi del recinto sacro, quello settentrionale, da cui era rientrato, seguito da una moltitudine di persone. Oltre al suo seguito, tutti quelli che si erano accodati a lui, all’ingresso nel recinto; mentre gli altri, quelli alla sua destra li aveva trovati già schierati, quando si era diretto al sedile a lui riservato, nella serie ininterrotta che correva lungo la circonferenza del recinto, ricavata dal cornicione prospiciente in pietra. Troppo difficile, forse impossibile, battere la pista della memoria. Ci voleva qualcos’altro. Sembrava che Manai lo aspettasse, quando giunse in prossimità del pozzo sacro. «Come ha passato la notte il nobile Elki?» gli chiese subito il re dopo i convenevoli di rito. «L’ho vegliato tutta la notte. Sono riuscito a cacciar via il demone del ferro che gli ha morso le carni: a forza di impacchi di acqua fresca del pozzo; poi gli ho indotto il sonno con un decotto a base di acacia, cardo, genziana e melissa. E gli sono stato al fianco tutto il tempo.» «Ha parlato?», chiese ancora Itzoccar con un gesto di apprezzamento per le cure profuse. «Solo frasi senza senso, prima che io gli levassi l’eccessivo calore dal corpo.» «Ce la farà?» domandò poi osservando il suo amico sacerdote che dormiva con un viso disteso. «Credo di sì. Gli dei sono con lui e ha un fisico ancora forte.» «Intendo offrire due capretti agli dei dell’acqua per la sua guarigione. Poi ho bisogno di riunire il Gran Consiglio. Puoi presenziare al posto di Elki?» «Sarà un onore per me presenziare, o re di Kolossoi! Mi farò sostituire al capezzale di Elki e verrò subito dopo il sacrificio.» «Bene, disse Itzoccar! » avviandosi. «Ecco il servo di Rumisu che giunge a proposito! Ti aspetto nella sala delle udienze, subito dopo il sacrificio agli dei delle acque! Bada di non contraddirmi se dirò che Elki ha fatto dei nomi!» «Non oserei mai fare una cosa del genere, mio re!» rispose Manai. Anche se il potere religioso godeva di una certa indipendenza, il capo tribù Itzoccar era considerato al di sopra di tutti gli uomini del villaggio. Solo gli astri e gli dei potevano più di lui, sulla terra. 13. continua…

domenica 30 aprile 2017

Somewhere, Sometimes - IV




Fourth  SCENE

(Rumisu is alone on the Throne. The Nakigia’s soldiers  come to take him away)



First soldier of  Nakigia



-         Rumisu! The sun is sinking down!



Second Soldier of Nakigia



-         And your mother Nakigia is waiting for you!!!



Exeunt

4. to be continued...

giovedì 20 aprile 2017

Somewhere, Sometimes - III


Third scene

RUMISU’s Song

In the Gonare’s throne
Dead twenty years ago
Took seat Itzocare
Instead of my mother

But now the truth
Has to come up
For I’m grow up
And there is now whom is
going to advice me!

People of Nure
I’m going to claim
The scepter belonged
To my father Gonario

And who doesn’t agree
Must know that even up there
As we have heard just now from Bithia
The Moon is not waiting anymore.

 (The two cousins will fight for a few minutes, according to pre-established movements of fighting "Istrumpas (a sort of closer, harder wrestling)". Each phase of the fight will be accompanied by the cries of those present   forming  two factions: one for Damasu, the other in favour of Rumisu. The  struggle ends with Rumisu who sits on the Damasu’s body . As a sign of victory Rumisu shall lift the hands up while still sits on the opponent defeated. The people and all those present, except for close allies of Itzoccar and Anù, will applaud the new King Rumisu!)

Voices  from the crowd
-         Long life for Rumisu!

Voices  from the soldiers
-         Our Gods save  Gonario’s Son!!!
-         


Other  voices
-         Long life for the king of  Nure!

Rumisu (will silence all with a nod of autocracy and hand will lie to her uncle Itzoccar, ripping his stick of command and his mantle; will wear the cloak and then by challenging the stick between new cheers. Rumisu will quiet  all as above )


-         Might the peace be back at Nure for ever. Our command will be based on the ancient laws of our fathers!

Aristea (occupying the centre of the scene)


-         No, Rumisu! Just for those ancient laws I’m in love with Iolao! (Iolao joins Aristea ). I’m not in love with you, nor I love Damasu. Women are not presents to be gained by means of wars like mantels or scepters. Women are  preys of  love.!!!!!!

3. to be continued...

giovedì 11 luglio 2013

The Last Moon - 2





SECOND SCENE

 The foresaid and Bithia. This scene is characterized by the singing of Bithia, with means of a solemn rituals in her movements altogether with the four vestals.

Song of  BITHIA

Appearing  on my dreams
Fore say troubles
For the unpalatable people

And there is Gonario
Who is still regretting
His beloved wife
Left alone on the Earth

But now the moon
For the last time
Is going to obscure the sun
For its own reasons!

No weddings, no sons
Don’t try to obtain
Until when the stars
Will oppose to you


Our great fathers
Appearing  on my dreams
Fore say troubles
For the unpalatable people









(While Bithia, always in trance, will start to the exit of the scene, by the people come forth voices of protest)

Nakigia
         - Has anybody heard? The stars make opposition to any kind of weddings!!!

Damasu (parting  from the Group of noble and then showing his weapons will seek to harangue the people against Nakigia and Bithia’s prophecies)
         - Our King and our Majors are more important than the stars. Men of  Nure,   are we or are the women on charge here???

Elki (running close to Damasu)
         - The King’s son is right!  The Moon’s Gods are very far, behind the sea! In  Nure has come the time for the men to take on the command!

Anù
         - Long life for the king Itzocar and for the men of Nure!

(from the crowd  someone joins the cries of Anù. But Rumisu, with a cry of rage,   occupies the center of the stage, shutting everyone up ).

Rumisu
         - People of  Nure! Listen to me!!! If are the men on charge, and the king himself, then I’ll tell you that I’m the true king!!!!

Itzocar
         - You???

Rumisu
         - Certainly! Just me, the  Gonario’s son!!!

Damasu
         - And then, leave off the ground. This is a matter for men!

(Everybody will leave the center stage in two contenders! Rumisu will sing his song  and immediately after the two cousins will fight  together)