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domenica 24 luglio 2022

Omicidio a Cagliari - 4

 




Capitolo Quarto

Il sabato mattina, il commissario De Candia era solito recarsi al mercato di San Benedetto per acquistare pesce fresco. Era un’abitudine che aveva da quando era andato ad abitare in via Monteverdi con sua moglie. Vi si recava a piedi, percorrendo via Pergolesi e poi un tratto di via Cocco-Ortu, sino al più importante mercato cagliaritano di pesce, carne e generi alimentari al dettaglio.

Per non rinunciare alla sua consueta passeggiata decise che sarebbe arrivato sino a via Giudicessa Adelasia per il sopralluogo che si era ripromesso di fare nell’appartamento dove era avvenuto l’ultimo omicidio a lui assegnato dalla Procura. Da lì, risalendo su via Baccaredda, si sarebbe facilmente ricongiunto al mercato di San Benedetto, dove si vendeva il pesce più fresco e più vario del capoluogo regionale sardo.

Il sopralluogo gli aveva fatto balenare alcuni spunti, sicuramente utili per le indagini sull’omicidio della povera Emma Pirastu. Come d’abitudine aveva redatto un pro-memoria su un foglietto volante. Più che altro delle annotazioni con dei punti esclamativi oppure interrogativi, a seconda che fossero dei punti fermi, oppure rappresentassero dei dubbi, o magari entrambe le interpunzioni qualora non fosse ancora convinto della loro natura. Tutto materiale grezzo che avrebbe dovuto rielaborare nell’intimità del suo ufficio, dopo averci pensato e riflettuto per un po’ di tempo. Camminava assorto e ripensava ai punti cruciali di quello strano omicidio, cercando di ricomporre mentalmente un mosaico ancora confuso, e stava quasi per andare a sbattere contro l’ultima persona che mai avrebbe immaginato di incontrare quella mattina. Anche perché quella voce conosciuta lo richiamò alla realtà in maniera formale e giocosa nello stesso tempo.

«Commissario De Candia? Come mai da queste parti?»

L’avvocato Luisa Levi lo guardava, nel suo elegante tailleur in tinta unita, quasi canzonandolo, forse per mascherare la stessa emozione che in quel momento l’aveva pervasa all’improvviso.

«Luisa! Sei proprio tu?» riuscì appena a dire il commissario.

«Certamente. Non mi riconosci? Sono cambiata così tanto, in così poco tempo? Cosa fai da queste parti?» disse quasi a raffica il brillante avvocato. I due si guardarono negli occhi per un lungo, interminabile istante. Il commissario non la ricordava così tanto alta da poterlo quasi guardare diritto all’altezza degli occhi. Forse indossava dei tacchi. O magari era lui che credeva di essere più alto del suo modesto metro e settanta.

Lo sbirro che era in lui lo aiutò a vincere l’emozione e a riacquistare il suo sangue freddo.

«Sono qui per motivi professionali» rispose senza sbilanciarsi.

«Davvero?» chiese ancora l’avvocato squadrandolo sospettosa. «Oggi però è sabato, non dovresti essere al mercato di San Benedetto?» aggiunse ben conoscendo le abitudini del commissario.

«Infatti mi stavo recando proprio lì quando mi sono sentito chiamare. Tu piuttosto? Chi non muore si rivede.» Non voleva sicuramente essere un rimprovero, anche se la donna sembrò interpretarlo come tale.

«Hai ragione. Penso di doverti delle spiegazioni» disse cambiando tono e atteggiamento.

«No, nessuna spiegazione, davvero» si schermì il commissario. «Il piacere di averti incontrato è così grande che non vorrei sciuparlo con delle spiegazioni!» le disse con trasporto Santiago De Candia. Con quella donna, su un piano strettamente personale, non voleva indossare alcuna maschera di finzione.

L’avvocato sembrò colpita da quelle parole. Al commissario parve quasi che arrossisse.

«Sai che mi sono trasferita qui, in via Giudice Torbeno?» disse indicando una qualche direzione davanti a lei. «Non lo sapevi?»

«Ma di casa o lo studio?» chiese il commissario.

«Tutti e due insieme! È una casa grande che ho fatto ristrutturare. Avevo vissuto lì da ragazza. Gli inquilini sono andati via e ne ho approfittato per unire casa e lavoro, così da non dover fare la spola tra casa e ufficio.»

«Certo, certo, hai fatto bene. Ma non stiamo qui, abbiamo tanto cose da dirci. Non c’è un bar qua vicino?»

«Senti adesso ho da fare. Mio figlio parte in gita scolastica e se non metto mano io alla sua valigia, finirà per dover partire senza bagaglio. Perché non ci vediamo stasera, o magari domani?»

Santiago De Candia si ricordava bene di Stefano, il figlio di Luisa, anche se non lo aveva mai visto. Quando lui e la donna si erano conosciuti, un anno prima, il ragazzo era poco più che quattordicenne e frequentava il liceo classico Dettori, la stessa scuola che lui aveva frequentato tanti anni prima. Luisa gli aveva raccontato che il ragazzo la riteneva responsabile della separazione dal padre, avvenuta quando lui aveva iniziato appena a frequentare le scuole elementari. Il contrasto del ragazzo nei confronti della madre era forte. Luisa gli aveva spiegato che suo figlio, a causa del suo carattere introverso e problematico, non avrebbe mai accettato neppure di sapere che a fianco della madre ci fosse un altro uomo, figuriamoci poi conoscerlo e frequentarlo! De Candia, rimasto vedovo senza figli, in cuor suo si era perfino mostrato contento e disponibile a far da padre al ragazzo, che probabilmente, secondo il commissario, era semplicemente un adolescente alla ricerca di se stesso, come tutti quelli della sua età! Con l’aggravante di un carattere ipersensibile e introverso.

Dopo una breve pausa, l’uomo guardò la donna negli occhi.

«Ti piacerebbe fare una gita domani?».

«Una gita? Che tipo di gita?».

«Ho programmato di recarmi al parco Geominerario di Montevecchio» aggiunse speranzoso il commissario.

«Al Parco Geominerario? E come mai?» chiese l’avvocato, con quel suo fare guardingo, che usava forse per guadagnare tempo.

«Non ti ho mai detto che le mie radici, almeno in parte, sono proprio in quella zona?»

«No, questo mi mancava. Allora accetto! A patto che mi racconti bene questa storia delle radici!» disse con quel suo sorriso affascinante che a lui era piaciuto sin dalla prima volta che l’aveva conosciuta.

«Contaci. Dimmi il numero civico che passo a prenderti! Alle nove e mezza è troppo presto per una domenica?»

«No, va benissimo. Suona il campanello dell’abitazione che sta allo stesso numero civico dello studio» disse porgendogli un bigliettino.

«Grazie. A domani» confermò il commissario mettendolo in tasca.

«A domani, allora.»

«Ah! Volevo dirti che quando ci siamo incontrati venivo da un sopralluogo che ho fatto in via Giudicessa Adelasia» aggiunse subito il commissario prima di accommiatarsi.

«Non mi dire che la Procura ti ha fatto la delega per le indagini?» disse l’avvocato illuminandosi in viso.

«Sì, proprio così! Ancora una volta saremo su fronti contrapposti!» annuì l’uomo.

«Tu credi?» proruppe l’avvocato con grinta. «Guarda che invece potrei affiancare proprio la Procura in Corte d’Assise come parte civile! Il mio assistito è parte lesa in questa storia!»

Questa donna è un avvocato nel fondo dell’anima, pensò il commissario con ammirazione.

«Lo dici per non farmi chiudere nel segreto professionale!» disse invece un po’ per scherzo e un po’ perché lo sbirro che c’era in lui lo portava a sospettare anche quando si trovava davanti una persona che stimava. E ancor più se per questa persona provava qualcosa in più di una pur sincera stima.

«No, affatto!» disse lei ammorbidendo i toni. «E te lo dimostrerò domani stesso!»

«Va bene! A domani alle nove e mezza!»

Guardandola allontanarsi a Santiago venne in mente una frase che suo padre ripeteva spesso. «Ringraziamo il Padreterno per aver creato le donne. Guai se non ci fossero. Ma visto che c’era, perché non le ha fatte meno complicate?»

Il suo vecchio, veramente, al posto di complicate usava un’altra e più colorita espressione. Ma non gli andava di riferirla a quella donna che aveva casualmente ritrovato. E si rese conto che non aveva pensieri così piacevoli da tanto tempo.

E la notte, il sonno, giunse più lieto e più soave che mai.





domenica 3 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-39

 

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Decise di andare a parlare con la sorella di Andrea Picciau, Maria Grazia, che lavorava al comune di Villamassargia. Non gli andava di aspettare sino alle 15,00, o ancora più tardi se quella avesse fatto il rientro,  e perciò si diresse con l’automobile in quella direzione . Poco più di  mezz’ora dopo stava già parcheggiando in piazza municipio.

In Comune fu più fortunato. Maria Grazia Picciau non aveva fatto ancora la sua pausa e si fece sostituire, dicendosi disponibile a farsi una chiacchierata con l’ispettore che, con estrema discrezione ed eleganza si era presentato in ufficio. La giornata era luminosa, grazie al sole che splendeva in alto e riscaldava in basso. Non di meno, l’impiegata comunale lo guidò in un locale nei pressi del municipio, ma scelse un tavolino appartato, in fondo al locale.

Maria Grazia Picciau era una donna sui trentacinque anni, piccola e rotondetta; portava degli occhiali da miope con le lenti affumicate e vestiva in maniera decorosa ma poco vivace; emanava un non so che di triste e sorrideva di rado, forse perché la sua dentatura presentava qualche imperfezione.’Omni gaudio, decoris iunctim’ pensò l’ispettore Zuddas, ma si guardò bene da dirlo.

«Grazie per il suo tempo signorina Picciau. Io mi sono qualificato come un funzionario del ministero degli interni e le ho dato una mezza verità; l’altra mezza è che sono della squadra omicidi di Cagliari e voleva sentirla a proposito di suo fratello Andrea» disse l’ispettore una volta accomodati.

«E’ successo qualcosa di brutto a mio fratello?» sussultò impallidendo la giovane impiegata.

«No, no, stia tranquilla» si affrettò a dire l’ispettore. «L’omicidio per cui sto indagando è quello di sua zia Emma!»

«Ah!» fece quella un po’ sollevata. «Povera zia Emma, anche se i rapporti con noi si erano diradati, mi è dispiaciuto che abbia fatto quella brutta fine!»

«Anche suo fratello si sarà dispiaciuto!» disse l’ispettore sornione, ma con non curanza.

«Non più di tanto!”- rispose prontamente quella – “ Mia zia Emma non faceva niente per nascondere la sua contrarietà al modo di vivere di mio fratello; e mio fratello ricambiava la sua antipatia con l’indifferenza; anche se dentro di sé soffriva, soprattutto per il fatto che essendo mia zia molto ricca, lui si sarebbe aspettato una qualche forma di sostegno economico da parte sua.”

«Suo fratello aveva bisogno di soldi? Sta forse attraversando un periodo di crisi?» fece l’ispettore, sempre con quella sua aria da confessore disposto ad ascoltare con comprensione qualunque cosa.

«Periodo?» fece l’impiegata con quel suo sorriso triste e amaro «La crisi finanziaria di mio fratello dura praticamente da quando ha imparato a contare i soldi. Ma si è acuita dopo i vent’anni, quando ha lasciato l’università e si è messo con delle cattive amicizie…ma forse a lei non interessano queste cose così personali…»

«No, continui pure, signorina!» la incoraggiò l’ispettore.

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lunedì 21 marzo 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-26

 


Dopo un’ora abbondante la loro ricerca certosina non aveva dato alcun esito. L’intuito dell’avvocato aveva visto giusto. Qualcuno aveva preso la chiave della cassaforte, portando via anche tutto il contenuto, oltre la carta del bancomat e i soldi. E questo qualcuno poteva essere soltanto il fantomatico assassino senza volto.

«Ma come avrà fatto?» chiese Luisa come interrogando se stessa. «C’erano i Carabinieri, qui, in casa. Possibile che l’assassino avesse già svuotato la cassaforte quando sono arrivati i Carabinieri? E se aveva già svuotato la cassaforte cosa faceva lì in cucina, dove è stato trovato il corpo della signora Emma?»

«Vieni, andiamo su in mansarda. Io un’idea ce l’avrei!» disse il commissario avviandosi verso la ripida scala in legno che portava in mansarda.

De Candia la precedette e appena in cima si voltò e le tese la mano per aiutarla a completare l’ultimo tratto di gradini. La mansarda era scarsamente arredata con un lettino, un comodino, una sedia, un armadio in legno e una scala a libretto, aperta sotto uno dei due lucernari, proprio come l’aveva lasciata lui dopo il sopralluogo precedente.

«Secondo me i fatti sono avvenuti in questo modo! L’assassino è stato scoperto dalla vittima mentre rovistava in cucina, tralasciamo per adesso che cosa cercasse in cucina e perché si trovasse proprio lì. La vittima si è messa a urlare, magari perché il ladro era a viso coperto, o magari perché si è semplicemente spaventata. Allora il ladro ha afferrato un coltello e l’ha uccisa per farla tacere. Poi, forse, si è spaventato. Ha pensato di fuggire dalla porta ma deve avere sentito il rumore del nipote che stava arrivando e così ha cercato di nascondersi qui, nel piccolo bagno per gli ospiti, di sotto. Oppure, più verosimilmente, ha pensato di fuggire dalla stessa via da cui era penetrato in casa. Anche questo dettaglio andrà chiarito. Mi segui nel mio ragionamento?» chiese il commissario all’avvocato che si era seduta su un lettino che stava proprio sotto uno dei due lucernari che davano luce e aria alla mansarda.

«Ti seguo. Vai avanti» rispose la donna, guardandosi in giro.

«Quando ha sentito il trambusto che sicuramente hanno fatto i Carabinieri, arrivando come minimo a sirene spiegate, deve essere salito qui in mansarda per guadagnare una via di fuga. Però qualcosa lo ha fermato. Forse si è acquattato qua fuori, in questo anfratto esterno, proprio a ridosso della finestra, vieni a vedere!»

Santiago, non senza difficoltà, a causa della sua robusta corporatura, si era affacciato fuori dal lucernario. Scese però con insospettata agilità dalla scaletta in legno per consentire all’avvocato di salire a sua volta. Luisa Levi annuì dopo essere ridiscesa, invitando il commissario a continuare.

«Be’, magari per non rischiare di essere visto, avrà aspettato in cima alla scaletta, pronto a squagliarsela se soltanto avesse sentito qualcuno salire su per le scale.»

«Ma i Carabinieri, convinti di aver preso il vero e unico assassino non hanno neppure pensato di salire quassù a controllare!» lo anticipò con convinzione l’avvocato che ormai aveva capito dove volesse andare a parare l’arguto commissario, dando a intendere che condivideva la sua ricostruzione.

«Esattamente!» esclamò lui, contento che la sua amica lo seguisse e fosse d’accordo con la sua ipotesi. «Quando finalmente si sono calmate le acque è ridisceso e ha finito l’operazione per cui probabilmente era venuto. Svaligiare la casa della vittima.»

«Un topo d’appartamento. Certamente un ladruncolo dotato di sangue freddo!» commentò Luisa riflettendo.

«Ancora non sappiamo con certezza se sia davvero entrato con l’idea di rubare o di fare altro…» disse in maniera sibillina il commissario.

«Al di là di questo, la tua ricostruzione mi sembra abbastanza plausibile» convenne Luisa. «Vieni, rimettiamo tutto a posto e andiamocene!»

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venerdì 16 luglio 2021

Omicidio a Cagliari - 12

 


Dopo il caffè andò a ripescare il quarto volume della sua Storia del Teatro della Garzanti e, sdraiato sul divano, si concentrò su Arthur Schnitzler.

Scoprì che l’ultimo  film di Kubrick, un regista che aveva apprezzato molto in gioventù, e che avevano da poco ripassato in prima assoluta TV, era stato tratto da un romanzo dell’autore viennese ‘Doppio sogno’; lo stesso commediografo della ‘Giovane Vienna’ che a suo tempo scandalizzò i benpensanti suoi contemporanei con ‘Girotondo’, il dramma in programmazione al Teatro Massimo, che la sua amica Luisa Levi lo aveva invitato a vedere all’indomani.

Il commissario De Candia amava molto il teatro; sicuramente più del cinema; suo padre era stato abbonato per una decina d’anni,  alla rivista ‘Il Dramma’, il quindicinale che Lucio Ridenti, alias Ernesto Scialpi, aveva diretto sino alla fine degli anni sessanta; su quella rivista, sin da ragazzo, si era fatto una certa conoscenza del  teatro di prosa italiano in auge negli anni a cavallo tra il cinquanta e il sessanta, familiarizzandosi con i grandi interpreti di quegli anni: Gino Cervi, Ernesto Calindri, Paolo Stoppa, Andreina Pagnani, Paola Borbone, Emma e Irma Gramati, lo stesso Vittorio Gassman (poi transitato con successo al cinema);  ma poi,  grazie alla moglie, melomane competente e appassionata,  l’opera, per un certo periodo, aveva preso il sopravvento sulle altre forme di spettacolo e il teatro era rimasto relegato nei ricordi in bianco e nero della televisione e in quelle riviste quindicinali.

https://www.ibs.it/al-di-delle-evidenti-apparenze-libro-ignazio-salvatore-basile/e/9788898981823