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domenica 24 luglio 2022
Omicidio a Cagliari - 4
domenica 3 aprile 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-39
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Decise di andare a parlare con la sorella di Andrea
Picciau, Maria Grazia, che lavorava al comune di Villamassargia. Non gli andava
di aspettare sino alle 15,00, o ancora più tardi se quella avesse fatto il
rientro, e perciò si diresse con l’automobile
in quella direzione . Poco più di
mezz’ora dopo stava già parcheggiando in piazza municipio.
In Comune fu più fortunato. Maria Grazia Picciau non
aveva fatto ancora la sua pausa e si fece sostituire, dicendosi disponibile a
farsi una chiacchierata con l’ispettore che, con estrema discrezione ed
eleganza si era presentato in ufficio. La giornata era luminosa, grazie al sole
che splendeva in alto e riscaldava in basso. Non di meno, l’impiegata comunale
lo guidò in un locale nei pressi del municipio, ma scelse un tavolino
appartato, in fondo al locale.
Maria Grazia Picciau era una donna sui trentacinque
anni, piccola e rotondetta; portava degli occhiali da miope con le lenti
affumicate e vestiva in maniera decorosa ma poco vivace; emanava un non so che
di triste e sorrideva di rado, forse perché la sua dentatura presentava qualche
imperfezione.’Omni gaudio, decoris iunctim’ pensò l’ispettore Zuddas, ma si
guardò bene da dirlo.
«Grazie per il suo tempo signorina Picciau.
Io mi sono qualificato come un funzionario del ministero degli interni e le ho
dato una mezza verità; l’altra mezza è che sono della squadra omicidi di
Cagliari e voleva sentirla a proposito di suo fratello Andrea»
disse l’ispettore una volta accomodati.
«E’ successo qualcosa di brutto a mio fratello?»
sussultò impallidendo la giovane impiegata.
«No, no, stia tranquilla»
si affrettò a dire l’ispettore. «L’omicidio
per cui sto indagando è quello di sua zia Emma!»
«Ah!»
fece quella un po’ sollevata. «Povera zia Emma, anche se
i rapporti con noi si erano diradati, mi è dispiaciuto che abbia fatto quella
brutta fine!»
«Anche suo fratello si sarà dispiaciuto!»
disse l’ispettore sornione, ma con non curanza.
«Non più di tanto!”- rispose prontamente
quella – “ Mia zia Emma non faceva niente per nascondere la sua contrarietà al
modo di vivere di mio fratello; e mio fratello ricambiava la sua antipatia con
l’indifferenza; anche se dentro di sé soffriva, soprattutto per il fatto che
essendo mia zia molto ricca, lui si sarebbe aspettato una qualche forma di
sostegno economico da parte sua.”
«Suo fratello aveva bisogno di soldi? Sta
forse attraversando un periodo di crisi?»
fece l’ispettore, sempre con quella sua aria da confessore disposto ad
ascoltare con comprensione qualunque cosa.
«Periodo?»
fece l’impiegata con quel suo sorriso triste e amaro «La
crisi finanziaria di mio fratello dura praticamente da quando ha imparato a
contare i soldi. Ma si è acuita dopo i vent’anni, quando ha lasciato
l’università e si è messo con delle cattive amicizie…ma forse a lei non interessano
queste cose così personali…»
«No, continui pure, signorina!»
la incoraggiò l’ispettore.
lunedì 21 marzo 2022
Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-26
Dopo
un’ora abbondante la loro ricerca certosina non aveva dato alcun esito.
L’intuito dell’avvocato aveva visto giusto. Qualcuno aveva preso la chiave
della cassaforte, portando via anche tutto il contenuto, oltre la carta del
bancomat e i soldi. E questo qualcuno poteva essere soltanto il fantomatico
assassino senza volto.
«Ma
come avrà fatto?» chiese Luisa come
interrogando se stessa. «C’erano i Carabinieri,
qui, in casa. Possibile che l’assassino avesse già svuotato la cassaforte quando
sono arrivati i Carabinieri? E se aveva già svuotato la cassaforte cosa faceva
lì in cucina, dove è stato trovato il corpo della signora Emma?»
«Vieni,
andiamo su in mansarda. Io un’idea ce l’avrei!»
disse il commissario avviandosi verso la ripida scala in legno che portava in
mansarda.
De
Candia la precedette e appena in cima si voltò e le tese la mano per aiutarla a
completare l’ultimo tratto di gradini. La mansarda era scarsamente arredata con
un lettino, un comodino, una sedia, un armadio in legno e una scala a libretto,
aperta sotto uno dei due lucernari, proprio come l’aveva lasciata lui dopo il
sopralluogo precedente.
«Secondo
me i fatti sono avvenuti in questo modo! L’assassino è stato scoperto dalla
vittima mentre rovistava in cucina, tralasciamo per adesso che cosa cercasse in
cucina e perché si trovasse proprio lì. La vittima si è messa a urlare, magari
perché il ladro era a viso coperto, o magari perché si è semplicemente
spaventata. Allora il ladro ha afferrato un coltello e l’ha uccisa per farla
tacere. Poi, forse, si è spaventato. Ha pensato di fuggire dalla porta ma deve
avere sentito il rumore del nipote che stava arrivando e così ha cercato di
nascondersi qui, nel piccolo bagno per gli ospiti, di sotto. Oppure, più
verosimilmente, ha pensato di fuggire dalla stessa via da cui era penetrato in
casa. Anche questo dettaglio andrà chiarito. Mi segui nel mio ragionamento?»
chiese il commissario all’avvocato che si era seduta su un lettino che stava
proprio sotto uno dei due lucernari che davano luce e aria alla mansarda.
«Ti
seguo. Vai avanti» rispose la donna,
guardandosi in giro.
«Quando
ha sentito il trambusto che sicuramente hanno fatto i Carabinieri, arrivando
come minimo a sirene spiegate, deve essere salito qui in mansarda per
guadagnare una via di fuga. Però qualcosa lo ha fermato. Forse si è acquattato
qua fuori, in questo anfratto esterno, proprio a ridosso della finestra, vieni
a vedere!»
Santiago,
non senza difficoltà, a causa della sua robusta corporatura, si era affacciato
fuori dal lucernario. Scese però con insospettata agilità dalla scaletta in
legno per consentire all’avvocato di salire a sua volta. Luisa Levi annuì dopo
essere ridiscesa, invitando il commissario a continuare.
«Be’,
magari per non rischiare di essere visto, avrà aspettato in cima alla scaletta,
pronto a squagliarsela se soltanto avesse sentito qualcuno salire su per le
scale.»
«Ma
i Carabinieri, convinti di aver preso il vero e unico assassino non hanno
neppure pensato di salire quassù a controllare!»
lo anticipò con convinzione l’avvocato che ormai aveva capito dove volesse
andare a parare l’arguto commissario, dando a intendere che condivideva la sua
ricostruzione.
«Esattamente!»
esclamò lui, contento che la sua amica lo seguisse e fosse d’accordo con la sua
ipotesi. «Quando finalmente si sono calmate le acque
è ridisceso e ha finito l’operazione per cui probabilmente era venuto.
Svaligiare la casa della vittima.»
«Un
topo d’appartamento. Certamente un ladruncolo dotato di sangue freddo!»
commentò Luisa riflettendo.
«Ancora
non sappiamo con certezza se sia davvero entrato con l’idea di rubare o di fare
altro…»
disse in maniera sibillina il commissario.
«Al
di là di questo, la tua ricostruzione mi
sembra abbastanza plausibile» convenne Luisa. «Vieni,
rimettiamo tutto a posto e andiamocene!»
venerdì 16 luglio 2021
Omicidio a Cagliari - 12
Dopo il caffè andò a ripescare il quarto volume della sua Storia del Teatro della Garzanti e, sdraiato sul divano, si concentrò su Arthur Schnitzler.
Scoprì che l’ultimo
film di Kubrick, un regista che aveva apprezzato molto in gioventù, e
che avevano da poco ripassato in prima assoluta TV, era stato tratto da un
romanzo dell’autore viennese ‘Doppio sogno’; lo stesso commediografo della
‘Giovane Vienna’ che a suo tempo scandalizzò i benpensanti suoi contemporanei
con ‘Girotondo’, il dramma in programmazione al Teatro Massimo, che la sua
amica Luisa Levi lo aveva invitato a vedere all’indomani.
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