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mercoledì 6 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni evidente apparenza-42


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«E’ presto detto!» disse l’ispettore «mercoledì sono andato nella comunità di recupero dove il Picciau è sottoposto a un programma di recupero sotto il monitoraggio degli assistenti sociali e dei nostri colleghi di Carbonia e il direttore mi ha informato che risultava assente sin dal giorno precedente, martedì; ieri ho telefonato in comunità e agli assistenti sociali e di lui non sapevano niente; stamattina stessa mi ha chiamato un collega da Carbonia; il Picciau è formalmente irreperibile, se non addirittura evaso!»

«La sorella?» indagò il commissario.

«La sorella l’ho sentita, sempre mercoledì! Di questa sparizione del fratello non sapeva  niente. Ho capito che è un po’ succube dell’esuberanza negativa e della personalità  di questo fratello che, ai suoi occhi, considerando anche le altre cose che ho appreso su di lui, è una specie di angelo disceso agli inferi!»

«Ma questo non vuol dire che lui sia il nostro uomo!» intervenne con enfasi il sovrintendente Farci, forse per paura che il suo collega sparasse qualche altra massima latina dal suo sterminato repertorio.

«Tu cosa hai fatto con quel ladruncolo, sa Mantininca, ?» gli chiese il commissario  con il  suo consueto stile, teso sempre a dare il massimo risalto e una grande importanza al lavoro dei suoi collaboratori.

«Sono stato da lui martedì mattina, nella carrozzeria del cognato, dove sta lavorando da quando è uscito dal carcere! Ho anche verbalizzato qualcosa: è stato proprio questo cognato,  un certo “Bomboletta”, titolare della carrozzeria, a ricordare come  all’ora dell’omicidio fossero alla partita insieme. Ho controllato il loro alibi: è confermato praticamente da tutta la curva   nord della stadio S. Elia!» rispose il sovrintendente consegnando una relazione e il verbale a sommarie informazione firmato da lui e da Mantininca, ritrascritto al PC. «E’ tutto scritto qua!» concluse consegnando i fogli al commissario.

 

«Mi pare che questa pista sia da escludere; almeno al momento!» commentò il commissario riponendo i documenti del Farci nel fascicolo e aggiungendoli all’indice che andava compilando, mano a mano che  esso cresceva di volume.

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mercoledì 9 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia-45

 

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«Attualmente si trova in una comunità di recupero, verso San Giovanni Suergiu. Io gli voglio bene, nonostante tutto; siamo molto legati e ormai mi è rimasto solo lui. I fine settimana viene a casa mia e gli presto la macchina. A volte mi sembra tornato quello di una volta; senza la droga era tutto un’altra persona, mi creda!»

«E’ da molto che non lo vede?» chiese ancora l’ispettore; ormai l’interrogatorio volgeva al termine.

«L’ho riaccompagnato avantieri, in comunità, come sempre. Adesso lo andrò a prendere di nuovo venerdì pomeriggio, come smonto dal lavoro»

«Ha notato qualcosa di diverso in lui, questo fine settimana?» chiese l’ispettore a bruciapelo. La donna parve sorpresa. Ci pensò su e poi disse:

«Non direi. Mi è sembrato forse un più allegro del solito, ma da quando è in comunità ho notato, in linea generale, dei cambiamenti in meglio.»

«Se lo vede gli dice di chiamarmi?» gli disse l’ispettore alzandosi in piedi per accommiatarsi.

«Certo! Glielo dirò venerdì; e se lo sento anche prima!» fece lei prendendo il bigliettino e alzandosi per andare a pagare.

«Mi permetta di pagare anche la sua consumazione!» disse l’ispettore precedendola alla cassa. «E


grazie ancora per il suo tempo!»

mentre la sfortunata ragazza si dirigeva pensierosa e cupa a riprendere il lavoro, l’ispettore recuperò la sua auto e si diresse verso Cagliari.

In conclusione la sua trasferta non era andata del tutto male.

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mercoledì 2 febbraio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 39

 

Il sovrintendente Farci decise che sarebbe stato meglio andare a trovare Ninni Girau alias Sa Mantininca da suo cognato, che aveva un’officina da carrozziere dietro il cimitero di San Michele. Alessio Farci aveva pensato  che se lo avesse cercato a casa sua, nella zona di via Premuda, invero non distante dal cimitero, sarebbe stato più facile, per uno svelto come lui, sgusciargli dalle mani. Lì, in campo aperto, lo avrebbe affrontato meglio; tanto più che preferiva intervenire  da solo e non gli andava di scomodare una pattuglia solo per sentire dei testimoni per delle  informazioni sommarie.

Arrivò dunque in borghese e con una macchina civetta. Parcheggiò dall’altro lato del piazzale, al di là di una fitta fila di oleandri e si avviò a piedi verso l’officina. Appena sceso dalla macchina si era subito pentito di avere indossato le scarpe nuove che gli aveva regalato da poco sua moglie. Se le sentiva  strette, forse perché erano nuove e  i piedi presero subito a fargli male. Gli venne in mente un proverbio siciliano che ripeteva sua suocera, alla quale voleva bene per davvero, alla faccia dei luoghi comuni; ma forse questo dipendeva dal fatto che lui aveva perso la madre da ragazzo. I nemici dell’uomo sono tre, soleva ripetere sua suocera, nel suo dialetto siciliano che lui aveva cominciato a capire.  Scarpi stritti, vinu acidusu e pani maffutu, diceva la sua cara suocera. Scarpe strette, vino acetoso e pane ammuffito. Accidenti! Sul vino e sul pane non aveva molte esperienze dirette,  ma sulle scarpe aveva proprio ragione la madre di sua moglie! Meno male che non aveva parcheggiato troppo lontano e che  l’officina dove lavorava il  testimone che doveva sentire, gli  apparve subito in lontananza,   dall’altra parte dell’ampio piazzale  su cui si affacciavano diverse attività artigianali.

Il cognato di ‘Sa Mantininca’, titolare dell’officina,   aveva un tempo fatto parte di un’organizzazione specializzata nel traffico internazionale di automobili; un affare grosso: le auto rubate venivano rimesse a nuovo, con motori truccati e documenti contraffatti e poi rivendute all’estero. Un valzer pazzesco che portava un giro di soldi notevole. La banda era stata sgominata e adesso ‘Bomboletta’, come lo chiamavano tutti, rigava dritto da un pezzo. Aveva mantenuto però un fiuto infallibile per riconoscere gli sbirri, anche se lui, oramai, più dei poliziotti e dei carabinieri, temeva le visite della  guardia di



finanza,  dato che praticamente, per far quadrare i conti e per non dare soldi al suo antico avversario, lo Stato, ,  lavorava quasi esclusivamente in nero; quanto a sa Mantininca,  sapeva da un  suo amico avvocato, che un cognato poteva lavorare in officina come familiare, senza bisogno di essere assicurato all’INPS.

«Guarda che sta arrivando la Giusta, o Ninni! Cosa hai combinato di nuovo?» disse Bomboletta vedendo arrivare il sovrintendente con fare indifferente (quelli della mala e gli spacciatori chiamavano ‘la Giusta’ i poliziotti; per i carabinieri preferivano ‘La Pula’, anche se la differenza la conoscevano ormai soltanto quelli della vecchia guardia).

«Niente ho fatto! Magari è qui per te!» si schermì Mantininca subito sulla difensiva.

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domenica 30 gennaio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 35


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Il sabato pomeriggio, verso le 16,30 il commissario Santiago fu svegliato dalla vibrazione del suo cellulare. Il suo rapporto con la tecnologia era stato da subito ambiguo, per non dire schizofrenico.

Finché aveva potuto,  aveva resistito con la sua macchina da scrivere Olivetti e senza cellulare. Poi, per amore di sua moglie, si era rassegnato a portare con sé un cellulare; e in ufficio era arrivata, obbligatoria e improrogabile, la nuova tecnologia informatica; e anche lui si era dovuto piegare all’uso del computer e degli altri strumenti informatici.

Erano  innegabili i vantaggi che la nuova frontiera tecnologica aveva portato con sé: la velocità della comunicazione via Internet, consentiva la trasmissione di documenti e messaggi scritti e vocali in tempo reale e in maniera diretta; la redazione dei documenti era agevolata dalla possibilità di correzioni multiple e contestuali, oltre che dalla eventualità di  redigere i nuovi documenti, partendo dai vecchi; e le informazioni viaggiavano alla velocità della luce da un capo all’altro del globo, comprese le informative tra le questure e tra queste e le direzioni generali del ministero; anche lo scambio di informazioni con le sezioni criminali estere (criminalpol, europol e quant’altro) era divenuto più diretto e immediato. Eppure, mentre si adeguava di buon grado a quella inarrestabile rivoluzione tecnologica, forse per un inconscio atteggiamento di autodifesa verso quei rinnovamenti troppo repentini e  incontrollabili, capaci di travolgere secoli, se non millenni, di abitudini acquisite, il commissario De Candia, si immergeva tuttavia,  in un mare di nostalgico romanticismo, dove il passato assumeva i contorni di una epopea di felicità ormai perduta.

Amava ripetere, al proposito, che per fortuna gli altri uomini erano diversi  da lui, altrimenti l’umanità si troverebbe ancora a vivere nelle caverne o tutt’al più nelle palafitte, procacciandosi il cibo con arco e frecce; e magari  avrebbe trascorso le notti d’estate sotto il cielo stellato, trasmettendo oralmente   fantastiche storie di magiche avventure, custodendo i segreti della scienza e della medicina dentro templi di pietra e adorando improbabili dei sotto la luna splendente.

Si trattava evidentemente di una iperbole, provocatoriamente assurda e indifendibile, ma c’era un fondo di verità in quei discorsi, emblematici di una personalità conservatrice e  riservata, quasi votata a un  monachesimo profano o a un eremitismo romantico.

E il suo cellulare non aveva suoni ma solo vibrazioni; quasi una rivalsa verso un mezzo al quale non voleva concedere uno spazio di intervento troppo ampio.

A pranzo si era cucinato delle orecchiette alle alici marinate e due triglie di scoglio alla livornese; il vino bianco e fresco lo avevano predisposto alla migliore siesta che si potesse desiderare in un pomeriggio di maggio. Il suo udito superfino avvertì la vibrazione, mentre le spire di sogni confusi si diradavano fugacemente.

«Sì?»

«E’ il commissario De Candia?» chiese una voce femminile che non sembrava del tutto sconosciuta.

«Sì!»

«Non la sapevo amante dell’opera!»

Adesso che  il suo cervello aveva ripreso a funzionare a pieno regime, riconobbe subito quella voce

«Luisa! Ma che piacere! Come stai?»

«Grazie per le splendide rose, Santiago!» disse la voce all’altro capo del telefono. 

venerdì 28 gennaio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 33

 


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«Ah, sì certo!» esclamò Zuddas, preso alla sprovvista, affrettandosi a consultare dei fogli che aveva già in mano prima di relazionare. «Sono stato anche a Carbonia. Dunque, risulta che gli unici parenti, oltre al nipote indagato, quello con il coltello insanguinato in mano, per intenderci, aveva due nipoti,  figli di una sorella, premorta e il papà dell’indagato, fratello minore della vittima e anche della sorella morta, che era la maggiore dei tre. I nipoti di Carbonia si chiamano: Maria Grazia e Andrea Picciau, orfani di entrambi genitori. Lei è impiegata al  Comune di Villa Aurora, un piccolo paese poco distante da Carbonia. Ha vinto un regolare concorso pubblico e lavora lì da più di dieci anni. Pare che sia un’impiegata modello. Il fratello maggiore, invece, Andrea ha dei trascorsi burrascosi da tossicodipendente ma ha la fedina penale pulita, a parte qualche denuncia , a metà tra spaccio e consumo, ma ha sempre evitato il carcere, un po’ perché i suoi genitori, quando erano in vita, lo hanno fatto seguire dai migliori avvocati e non gli hanno fatto mancare i soldi in tasca. Un po’ perché ultimamente, in pratica da quando sono morti i genitori, ha accettato di seguire un progetto di recupero ed è ospite di una comunità nelle campagne che circondano il sito archeologico di  Monte Sirai. Il fine settimana chiede un permesso e va a stare a casa della sorella, non disponendo di abitazione propria, né di mezzi economici per prenderne una, neppure in affitto.

«Bene!» commentò soddisfatto il commissario, omettendo di dire al suo collaboratore che quelle cose le sapesse già. «Anche io mi sono dato da fare e ho scoperto che la cassaforte della vittima è stata ripulita e sono spariti titoli e gioielli. E siccome dai verbali non risulta che il nipote imputato avesse addosso quei titoli e gioielli, né sono stati rinvenuti a casa di suo padre nella successiva perquisizione, ne deriva, giocoforza, che qui dobbiamo continuare a battere le due piste che già stiamo battendo. L’assassinio deve essere maturato nell’ambito di un furto finito male, anche se non escluderei che questo furto possa essere stato opera di una persona conosciuta dalla vittima»

«Tertium non datur?» chiese Zuddas, sfoggiando il suo consueto repertorio di espressioni latine.

«No, no, direi di no!» si affrettò a dire De Candia, prevenendo le proteste di Farci, che non amava affatto questo sfoggio di espressioni latine che il suo collega non mancava di fare, a ogni riunione. «Non credo che l’assassino, chiunque egli sia, fosse in combutta con il nipote indagato. D’altronde, non aveva alcun interesse a fare sparire i documenti dalla cassaforte, alla luce del fatto che fra di loro pare vi fosse un testamento che lo nominava erede universale dei beni della zia defunta!»

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venerdì 21 gennaio 2022

Le indagini del commissario De Candia-27

 

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Quando tornò con diversi mazzi di chiavi, il commissario aveva svuotato quasi del tutto il primo cassetto, disponendo il contenuto che aveva estratto sul letto della povera vittima, più o meno nello stesso ordine in cui lo aveva trovato.

«Ecco tutte le chiavi appese nell’ingresso. La chiave della cassaforte non c’è.  Quindi deve essere per forza qui!»

Così dicendo si mise a esaminare ciò che Santiago aveva estratto dal cassetto.  Nel frattempo il commissario rovistò negli altri cassetti del comò.

«A meno che…» disse Luisa mano a mano che si rendeva conto che la sua cernita e quella del commissario non avrebbero sortito alcun risultato.

«A meno che non se la sia portata via l’assassino!» completò il commissario, anticipandola.

«Quello vero!» precisò l’avvocato. Nel suo viso, adesso, l’incredulità aveva lasciato il posto a una certa soddisfazione. Alla sua tesi stavano arrivando conferme, scagionando definitivamente, se ancora ce ne fosse stato bisogno, il suo assistito anche agli occhi del commissario

«Per scrupolo io cercherei meglio. Magari la chiave è stata riposta dalla stessa vittima in un altro posto…magari anche nella tasca di una vestaglia. Che ne dici di rovistare insieme tutto l’appartamento?»

«Dico che va bene! Ma chissà perché io penso che non troveremo niente!»

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mercoledì 19 gennaio 2022

Le indagini del commissario De Candia - 25

 

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Il mercoledì successivo, mentre rientrava a casa dalla passeggiata nel Parco di Monte Urpinu, il commissario De Candia ricevette una telefonata.  La voce di Luisa, sempre calda e piacevole, gli comunicò di essere finalmente in possesso della chiave della cassaforte a muro della casa dell’omicidio, quella di quel ragazzo con il coltello insanguinato in mano.

 «Luisa, pensi che ci sia ancora la corrente elettrica in funzione?»

«Non lo so se qualcuno ha chiesto l’interruzione dell’energia elettrica. Io sono ancora a studio.»

«Allora rimandiamo a domani. Anche se io ho il rientro pomeridiano fino alle 18:00, ma a quell’ora c’è ancora luce e volendo potrei uscire anche un po’ prima.»

«Beh, io posso chiudere lo studio verso le 17:00 visto che non ho appuntamenti fissati dopo quell’ora.»

Si diedero appuntamento direttamente in via Giudicessa Adelasia per le 18:30, dopo i convenevoli di routine.

Santiago De Candia si chiese se un simile sopralluogo, effettuato con l’avvocato difensore dell’unico indiziato, fosse corretto da un punto di vista professionale. L’esame di procedura penale lo aveva sostenuto, all’università, parecchi anni prima e non ricordava, in quel momento, quale fosse l’esatto iter procedurale da rispettare. Considerò tra sé e sé che, per prima cosa, l’indiziato era stato comunque rimesso in libertà dal Tribunale. Poi, l’avvocato si era offerta di dare una mano per identificare il vero colpevole. E infine, per evitare complicazioni, non avrebbe mai fatto figurare ufficialmente quel sopralluogo. ‘Quod non est in actis, non est in mundo’, avrebbe detto il suo valido collaboratore, l’ispettore Zuddas. Dopo tutto, in coscienza, lui sapeva di non compromettere le sue indagini. Anzi, l’aiuto dell’avvocato Levi sembrava costituire persino un valore aggiunto per la soluzione del caso.

Il commissario aveva ripensato molto alla giornata di domenica. Da quando era morta la moglie, più di cinque prima, non aveva avuto storie particolarmente coinvolgenti. Soltanto Luisa lo aveva in qualche modo conquistato. Non era soltanto un’attrazione fisica, anche se l’avvocato Levi aveva un corpo sodo accompagnato da una intelligenza vivace come piaceva a lui. In realtà quella donna esercitava su di lui un fascino indefinibile. Da un lato, materno con quella sua avvolgente sicurezza femminile e quel suo seno florido e prosperoso. Però, sentiva che quella professionista abile e caparbia fosse alla ricerca, come tante donne, di un punto di riferimento o di un centro di stabilità. La sua sicurezza e la sua grinta erano autentiche, solide e profonde ma, non di meno, egli intuiva che la sua femminilità avesse bisogno di un elemento di completamento che non sconfinasse e non collidesse con la rivalità professionale e il confronto quotidiano e continuo. D’altronde, non era forse uguale per gli uomini? Non cercavano anch’essi una figura femminile che li completasse, dando loro stabilità, protezione, affetto?

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mercoledì 15 dicembre 2021

Il commissario e l'avvocato-34

 

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Andrea Picciau era introvabile. Il direttore del Centro disse di averlo visto rientrare il lunedì mattina, molto presto, accompagnato come sempre dalla sorella, che poi proseguiva in macchina per il suo lavoro, ma di averne notato l’assenza  nella giornata successiva, che poi era ieri. Era la prima volta che si allontanava senza avvisare; di norma andava in permesso  il venerdì pomeriggio ed era sempre rientrato dai permessi regolarmente il lunedì al mattino. Il loro protocollo prevedeva, per i casi di affidamento come quello,  che per un’assenza inferiore alle ventiquattrore si allertassero i servizi sociali (anche se spettava a loro monitorare i soggetti in affidamento) e che questi, poi, avvisassero  chi di dovere. Lui aveva avvisato un assistente quella mattina, quando si era accorto che il Picciau non aveva fatto rientro per la notte. Ma comunque le ventiquattrore, tecnicamente, scadevano nella serata di oggi, che è mercoledì, per l’appunto. Probabilmente le due cose non erano in connessione, ma aveva scoperto che la comunità aveva subito un furto con scasso ed erano sparite delle confezioni di Bartolion, un topicida custodito in magazzino e chiuso a chiave; poteva approfittare della sua presenza per denunciare il furto? No, era di competenza della questura di Carbonia oppure dei Carabinieri locali.

L’ispettore si fece dare i recapiti telefonici del centro e degli assistenti sociali che avevano in carico il Picciau; poi ringraziò e salutò.

Decise di andare a parlare con la sorella di Andrea Picciau, Maria Grazia, che lavorava al comune di Villamassargia. Non gli andava di aspettare sino alle 15,00, o ancora più tardi se quella avesse fatto il rientro,  e perciò si diresse con l’automobile in quella direzione . Poco più di  mezz’ora dopo stava già parcheggiando in piazza municipio.

In Comune fu più fortunato. Maria Grazia Picciau non aveva fatto ancora la sua pausa e si fece sostituire, dicendosi disponibile a farsi una chiacchierata con l’ispettore che, con estrema discrezione ed eleganza si era presentato in ufficio. La giornata era luminosa, grazie al sole che splendeva in alto e riscaldava in basso. Non di meno, l’impiegata comunale lo guidò in un locale nei pressi del municipio, ma scelse un tavolino appartato, in fondo al locale.

Maria Grazia Picciau era una donna sui trentacinque anni, piccola e rotondetta; portava degli occhiali da miope con le lenti affumicate e vestiva in maniera decorosa ma poco vivace; emanava un non so che di triste e sorrideva di rado, forse perché la sua dentatura presentava qualche imperfezione.’Omni gaudio, decoris iunctim’ pensò l’ispettore Zuddas, ma si guardò bene da dirlo.

«Grazie per il suo tempo signorina Picciau. Io mi sono qualificato come un funzionario del ministero degli interni e le ho dato una mezza verità; l’altra mezza è che sono della squadra omicidi di Cagliari e voleva sentirla a proposito di suo fratello Andrea» disse l’ispettore una volta accomodati.

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