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mercoledì 20 aprile 2022

Un'indagine al di là di ogni apparente evidenza-54

 


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La sua non era una domanda che pretendesse una risposta. Il commissario lo avvertì dal tono supplichevole di quella voce straziata dal dolore dei ricordi. Era piuttosto un grido rivolto al mondo, al destino, all’inspiegabile e all’imponderabile dei comportamenti umani; alla fragilità degli uomini e delle donne più sensibili e più votati all’azzardo e all’avventura; o forse soltanto meno fortunati.

Santiago De Candia, per motivi di lavoro, aveva conosciuto l’ambiente della tossicodipendenza, quella legata al consumo e allo spaccio, che dai gradini più bassi e abbietti della periferia delle grandi metropoli portava su, alla catena del comando, dove il traffico di stupefacenti era un affare multimilionario, gestito dalle mafie organizzate più potenti e dalle bande armate del mondo intero: dai terroristi afghani e colombiani, alle potenti mafie cinesi e italiane.

Si era fermato per paura di finire anche lui nel vortice dello sballo, in quel mondo immaginario dove la fantasia e la realtà si confondono, dove molti, troppi giovani si rifugiano, per fuggire dalle ipocrisie e dalle finzioni di un mondo percepito come ingiusto, crudele e falso. E si era accorto che gli Stati, anche quello in cui lui credeva e che suo padre aveva servito prima di lui, in realtà non volevano davvero combattere quelle organizzazioni criminali che ormai si erano infiltrate nei gangli vitali degli apparati  statali e in combutta con gli altri capi, quelli nascosti, offrivano all’opinione pubblica, impotente e attonita, la testa di qualche luogotenente ribelle, o di qualche altro vertice ormai scomodo e compromesso per la perpetuazione della gestione del potere.

Forse la risposta agli strali di dolore della sua amica Luisa Levi e delle altre donne  che avevano visto morire i loro figli e i loro fratelli, distrutti dall’illusione e dai sogni della droga, stava nella sconfitta del mostro al  potere che dominava il mondo; e finché quel mostro fosse rimasto lì, a divorare vite umane, la droga avrebbe continuato a costituire una malattia delle anime sole, alla ricerca disperata di verità nascoste ma inesistenti o fallaci.

Con un gesto  di tenerezza e protezione,  passò un braccio intorno alle spalle di quella donna che celava delle inattese paure e delle fragilità profonde; lei ripiegò dolcemente il capo sul suo petto; il commissario notò le lacrime che rigavano silenziose il suo volto.

Istintivamente prese ad asciugare quelle lacrime aspirandole con le sue labbra, con dei baci che niente avevano di morboso ma erano piuttosto un segno per partecipare del suo dolore in maniera viscerale e diretta, quasi volesse aspirare le sue sofferenze, facendole proprie, condividendole con lei, come si dovrebbe fare quando si ama veramente.

Lei alzò lo sguardo su di lui, sorpresa ed emozionata per quel gesto innocente e protettivo.

I loro occhi si persero gli uni negli altri. Lei gli offrì le sue labbra. Lui la baciò  per suggellare quel momento di fragilità in una emozione che le trasmettesse una nuova forza. E si amarono, con grande tenerezza e col trasporto degli amanti che si incontrano senza un calcolo, non per abitudine, ma per un’attrazione casuale e misteriosa, eppure solida e perfetta, come quella  che attrae due astri che si incontrino casualmente nello spazio infinito e decidano, spinti dalle forze innate delle leggi che governano l’universo e la natura, di condividere le loro orbite, fino alla fine del mondo.

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