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lunedì 4 ottobre 2021

Contro la cultura del sospetto



 Quando insegnavo, tantissimi studenti, nelle diverse occasioni, mi chiedevano come potesse un avvocato avere la forza di difendere una persona colpevole di reati gravissimi. "Come si fa a difendere un assassino?" Qualcuno addirittura si spingeva oltre e mi chiedeva: "Ma a cosa serve sprecare dei soldi un un processo, se uno è colpevole? Non è meglio punirlo subito?" In realtà tali domande non sono corrette. La domanda corretta sarebbe stata questa: "Ma quando è che un imputato può dirsi veramente colpevole?" Eccola la domanda corretta!

Purtroppo anche molti dei miei studenti erano vittime della cultura del sospetto che regna indisturbata in Italia, con la complicità, più o meno inconscia, dei mass media. Per l'opinione pubblica italiana è sufficiente la verità unilaterale della Procura; una ricostruzione necessariamente parziale, spesso preceduta da un teorema di colpevolezza che, diffuso sui giornali e dalle televisioni, ha un effetto dirompente. Io cercavo di contrastatre questa cultura del sospetto. Inventavo per i miei studenti delle situazioni in cui un imputato apparisse colpevole, ma in realtà, alla luce delle prove raccolte nel dibattimento, ridsultava poi essere del tutto innocente. I diversi casi, per i quali ho attinto alla mia frequentazione delle aule di giustizia, vengono ora pubblicati dalla casa editrice "Dei Merangoli" sotto forma di romanzi gialli che hanno come protagonisti un commissario di polizia e un'affascinante avvocarto in gonnella. Il primo episodio si intitola "Al di là delle evidenti apparenze" ed è disponibile in tutte le piattaforme on line e in tutte le librerie italiane grazie alla distribuzione nazionale.

domenica 27 giugno 2021

Come nasce il commissario De Candia

 



Quando insegnavo diritto al Tecnico molti studenti, appreso come io svolgessi anche la professione di avvocato, incuriositi, e anche scandalizzati, mi chiedevano come potessi mai difendere un colpevole di omicidio o di stupro da quelle accuse così infamanti.

La scuola per ragionieri, pur essendo frequentata da tantissimi ragazzi intelligenti (quanto lo sono i licei) non è certo la sede adatta per disquisizioni filosofiche.

Allora, per far capire agli studenti, mi inventavo delle situzioni in cui un indagato apparisse colpevole a prima vista ma poi, in realtà, non fosse colpevole.

Uno di questi casi inventati si chiamava “l’assassino con il coltello in mano” e narrava di un giovane sfortunato che era stato trovato da una volante dei Carabinieri, con ai piedi il copro esanime della ricca zia, che lo aveva nominato erede testamentario, morta per accoltellamanto; e l’arma del delitto era stretta nella mano insanguinata del giovane nipote.

Questa storia mi ha offertto lo spunto per il primo romanzo della serie che ho dedicato al mio personaggio Santiago Se Candia, commissario capo della sezione omicidi della Questura (in realtà si tratta del secondo episodio, ma il primo l’ho autoprodotto; anche se adesso, su consiglio del mio editore, l’ho ritirato dagli scaffali elettronici di Amazon e compagnia alienante).

Il romanzo si trova in tutte le piattaforme della rete libraria on line (Amazon, mondadori, hoepli, feltrinelli,IBS, Libreria Universitaria ecc.) oppure si può ordinare in tutte le librerie (arriva in tre giorni lavorativi). Infine, se siete di passaggio nella via Alghero di Cagliari, entrate nella libreria Muscas e compratelo lì che lo trovate di presenza.



Una delle obiezioni più arrabbiate che mi muovevano gli studenti era infatti quella di ritenere inutile spendere tanti soldi per un processo quando taluno rrisultasse colpevole all’evidenza dei fatti.

Grazie a questi esempi era molto più agevole far capire loro, da un lato l’importante di costruire le prove decisive (a carico o a discolpa) nel dibattimento, attraverso il contraddittorio e la dialettica tra difesa e accusa; dall’altro come l’apparenza, spesse volte, sia ingannevole.