last moon

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venerdì 9 luglio 2021

Omicidio a Cagliari - 6

 


Quando arrivò alla casa di via Giudicessa Adelasia lei era già lì che aspettava. Aveva ripreso le sue eleganti sembianze professionali, col suo mezzo tacco nero, il suo tailleur di taglio sartoriale  color amaranto, il suo preferito.  Il trucco sapiente dava ancor più luce ai suoi occhi e alla sua pelle.

Si salutarono affettuosamente, come due vecchi amici. Il commissario armeggiò pronto con le chiavi che gli avevano dato in procura (sequestrate all’assistito dell’avvocato Levi, il presunto assassino con il coltello in mano). Quando furono dentro casa l’avvocato provò le luci: la corrente c’era ancora, anche se non serviva. L’appartamento era luminoso e il sole illuminava  ancora quella bella giornata di maggio. Il commissario sollevò le tapparelle del salottino della casa  della vittima di quel brutale assassinio, ancora avvolto nel mistero, ancora senza un colpevole vero; un volo di fenicotteri, come una squadra di aerei, sfilava verso la zona degli stagni.

L’avvocato aprì la borsetta e consegnò la chiave al commissario, che nel frattempo aveva staccato dalla parete il quadro che copriva la cassaforte a muro. 

Luisa gli stava di fianco e si sollevò sulla punta dei piedi per vedere meglio l’interno della piccola cassaforte. Ma non c’era niente. Il commissario passò la mano destra su entrambi i ripiani, per esserne ancora più certo. La cassaforte era davvero vuota.

I due si guardarono. La più  incredula sembrava però proprio Luisa.

Al di là delle evidenti apparenze

domenica 27 giugno 2021

Come nasce il commissario De Candia

 



Quando insegnavo diritto al Tecnico molti studenti, appreso come io svolgessi anche la professione di avvocato, incuriositi, e anche scandalizzati, mi chiedevano come potessi mai difendere un colpevole di omicidio o di stupro da quelle accuse così infamanti.

La scuola per ragionieri, pur essendo frequentata da tantissimi ragazzi intelligenti (quanto lo sono i licei) non è certo la sede adatta per disquisizioni filosofiche.

Allora, per far capire agli studenti, mi inventavo delle situzioni in cui un indagato apparisse colpevole a prima vista ma poi, in realtà, non fosse colpevole.

Uno di questi casi inventati si chiamava “l’assassino con il coltello in mano” e narrava di un giovane sfortunato che era stato trovato da una volante dei Carabinieri, con ai piedi il copro esanime della ricca zia, che lo aveva nominato erede testamentario, morta per accoltellamanto; e l’arma del delitto era stretta nella mano insanguinata del giovane nipote.

Questa storia mi ha offertto lo spunto per il primo romanzo della serie che ho dedicato al mio personaggio Santiago Se Candia, commissario capo della sezione omicidi della Questura (in realtà si tratta del secondo episodio, ma il primo l’ho autoprodotto; anche se adesso, su consiglio del mio editore, l’ho ritirato dagli scaffali elettronici di Amazon e compagnia alienante).

Il romanzo si trova in tutte le piattaforme della rete libraria on line (Amazon, mondadori, hoepli, feltrinelli,IBS, Libreria Universitaria ecc.) oppure si può ordinare in tutte le librerie (arriva in tre giorni lavorativi). Infine, se siete di passaggio nella via Alghero di Cagliari, entrate nella libreria Muscas e compratelo lì che lo trovate di presenza.



Una delle obiezioni più arrabbiate che mi muovevano gli studenti era infatti quella di ritenere inutile spendere tanti soldi per un processo quando taluno rrisultasse colpevole all’evidenza dei fatti.

Grazie a questi esempi era molto più agevole far capire loro, da un lato l’importante di costruire le prove decisive (a carico o a discolpa) nel dibattimento, attraverso il contraddittorio e la dialettica tra difesa e accusa; dall’altro come l’apparenza, spesse volte, sia ingannevole.