last moon

Visualizzazione post con etichetta assassini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta assassini. Mostra tutti i post

lunedì 4 luglio 2022

La Polizia di Cagliari indaga-2

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/

«C’è un’altra cosa che dobbiamo considerare, prima di escludere ovvero prendere in considerazione l’eventualità della presenza di un complice» si affrettò a dire il commissario per scongiurare le proteste del sovrintendente, che sbuffava regolarmente a ogni frase in latino del loro collega. «Secondo il medico che ha effettuato l’autopsia l’assassino ha sferrato tre colpi, dal basso verso l’alto. E i fendenti sono stati inferti da un destrimane, mentre l’indiziato, come precisa il verbale, impugnava il coltello nella sinistra e, per giunta, è anche mancino.»

«Beh, questo non esclude la presenza di un complice. Anzi, sembrerebbe confermarlo…» disse ancora l’ispettore, ma meno convinto di prima.

«Certamente. Ma a questo punto, perché non pensare che il vero assassino abbia agito indipendentemente dall’indiziato? Comunque domani, senza trascurare neppure questa pista, voglio verificare da dove possa essere entrata questa terza persona, la cui presenza sembra farsi strada sempre più a rigor di logica. Anche alla luce del fatto che l’indagato ha dichiarato di essere entrato con le chiavi. Quindi, o il vero assassino si è infilato dall’esterno, oppure la porta gli è stata aperta dalla stessa vittima.»

«In effetti ci sono diversi punti oscuri. La vittima conosceva l’assassino? Io propenderei per il sì. Chi si fiderebbe oggi ad aprire a uno sconosciuto?» puntualizzò l’ispettore.

«Purtroppo sappiamo per esperienza che molti anziani lo fanno. Per leggerezza o perché vengono ingannati. Ovviamente, dopo il sopralluogo, saremo in grado di valutare meglio le diverse ipotesi.»

«Vuole che veniamo con lei, commissario?» si offrì il sovrintendente.

«No, grazie, state con le vostre famiglie. Domani è sabato. Se avrò dei dubbi in proposito ci faremo un salto insieme la settimana prossima» disse il commissario con un tono da cui traspariva il suo apprezzamento per l’offerta generosa.

«E le altre due piste quali sono?» chiese l’ispettore Zuddas, contento che le sue osservazioni, apparentemente assurde e fuori luogo, avessero invece colpito l’immaginazione di un investigatore del calibro del commissario.

«Una è quella di un furto finito in tragedia. Il ladro, scoperto con le mani nel sacco, ha perso la testa e ha ucciso la vittima che si è messa a urlare appena l’ha visto!»

«Oppure appena ha visto l’assassino afferrare il coltello» aggiunse l’ispettore.

«Già!» assentì il commissario. «Poi è scappato buttando il coltello per terra. E lì lo ha trovato lo sfortunato nipote sopraggiunto poco dopo.»

«Uno di noi potrebbe verificare se qualche nostro informatore, nell’ambiente dei topi d’appartamento, abbia sentito qualcosa. Di solito queste informazioni circolano nell’ambiente…» propose il sovrintendente Farci.

«Quella zona è appannaggio della banda del buco, quella capeggiata dai famigerati fratelli Chiodi, i fratelli Tore e Beppe Cannas, mi pare di ricordare» suggerì l’ispettore Zuddas, che in passato aveva prestato servizio nella sezione dei reati contro il patrimonio, prima di essere aggregato alla squadra omicidi.

«L’altra pista sulla quale concentrerei le nostre indagini è quella dell’interesse. Chi ha tratto vantaggio dalla morte della signora Emma Pirastu? Ci sono altri parenti o beneficiari testamentari, oltre all’attuale indiziato?»

«Cui prodest scelus, is fecit» esclamò l’ispettore illuminandosi, contento di poter sfoggiare un altro dei suoi adagi latini.

«Proviamo a verificare l’esistenza di altri parenti o comunque di eventuali interessati diretti»

«Lascerei questa indagine al collega Zuddas, signor commissario e io mi occuperei dell’indagine nel mondo dei topi di appartamento e dei ladruncoli. In certi ambienti della malavita cagliaritana non apprezzano molto quelli che parlano in latino!» propose il sovrintendente Farci in segno di protesta contro l’ennesimo sfoggio di cultura latina dell’ispettore.

«D’accordo. E per dimostrarvi che non mi sono offeso vi offro l’aperitivo!» disse l’ispettore.

«Sì, ma questa volta pago io! Del resto l’ultima volta mi sembra che hai pagato tu!» rispose il sovrintendente, tanto per protestare.

«Facciamo che oggi pago io!» propose Santiago De Candia  per tagliare la testa al toro.

«Fra i due litiganti il terzo gode!» aggiunse sorridendo il sovrintendente, contento che il commissario, per una volta, si unisse a loro anche nella consueta capatina al bar, con cui ponevano fine alle loro schermaglie.

«E io cosa ho detto? Inter duos litigantes, tertius gaudet!» esclamò l’ispettore in tono provocatorio!

«Ma vaffancupola!» lo contestò il sovrintendente spingendolo con una manata, mentre quell’altro rideva a crepapelle.

Anche il commissario rise, ma sotto i baffi, senza farsene accorgere.

giovedì 2 dicembre 2021

Il commissario e l'avvocato - 22

 

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/

Il sovrintendente Farci riferì subito che un loro confidente, infiltrato nella banda dei fratelli Cannas, noti anche nell’ambiente come ‘I fratelli Chiodi’, praticamente due boss di topi d’appartamento e di rubagalline del capoluogo e dell’hinterland cagliaritano, riferiva che nella zona dei Giudicati e di Piazza Giovanni operava un certo Ninni Girau, noto come sa Mantininca, che in cagliaritano identifica una scimmietta da circo e il tizio in questione doveva il suo soprannome all’agilità con cui si arrampicava sui tetti degli edifici., Poi si infilava attraverso finestre, lucernai, grate e strettoie varie, nei bar, nelle case, nei negozi e nei magazzini per ripulirli di quanto più prezioso gli riuscisse di arraffare. Sa Mantininca era uscito da ‘casanza’, come la mala cagliaritana chiama il carcere, nel mese di marzo del corrente anno, dove era entrato per la quarta volta pur essendo ben accreditato nell’ambiente della mala, grazie a una cinquantina di ‘sgobbi’, come la mala locale chiama i furti d’appartamento e dei negozi, realizzati con destrezza, anche in pieno giorno.

Farci, con la sua consueta solerzia si era già procurato dal Casellario Giudiziario la sua fedina penale.

Il commissario, sempre aggiornato con una meticolosità maniacale, sulle statistiche annuali dei reati denunciati, di quelli perseguiti e delle condanne che redigeva la Direzione competente del  Ministero degli Interni, commentò che la percentuale del sullodato Mantininca era in linea con le statistiche ufficiali del Ministero e si complimentò con il sovrintendente per l’ottimo lavoro svolto, mentre allegava i documenti e i fogli con gli appunti che Farci aveva consultato nella sua esposizione.

«Io direi che vale la pena di assumere dall’indagato informazioni utili!» aggiunse il commissario, precisando che a giorni avrebbe consegnato un elenco e una descrizione dei gioielli spariti dalla casa della vittima e che, di conseguenza, sarebbe occorso interessare i ricettatori della zona.

«E lo stesso farei per la zona di Carbonia! Che ne dici Zuddas?» aggiunse ancora De Candia rivolto all’ispettore che sembrava essersi assentato dal contesto, forse annoiato dalla pedanteria  del collega Farci che a lui, al contrario del commissario, non piaceva affatto.

https://deimerangoli.it/shop/evidenti-apparenze/

domenica 27 giugno 2021

Come nasce il commissario De Candia

 



Quando insegnavo diritto al Tecnico molti studenti, appreso come io svolgessi anche la professione di avvocato, incuriositi, e anche scandalizzati, mi chiedevano come potessi mai difendere un colpevole di omicidio o di stupro da quelle accuse così infamanti.

La scuola per ragionieri, pur essendo frequentata da tantissimi ragazzi intelligenti (quanto lo sono i licei) non è certo la sede adatta per disquisizioni filosofiche.

Allora, per far capire agli studenti, mi inventavo delle situzioni in cui un indagato apparisse colpevole a prima vista ma poi, in realtà, non fosse colpevole.

Uno di questi casi inventati si chiamava “l’assassino con il coltello in mano” e narrava di un giovane sfortunato che era stato trovato da una volante dei Carabinieri, con ai piedi il copro esanime della ricca zia, che lo aveva nominato erede testamentario, morta per accoltellamanto; e l’arma del delitto era stretta nella mano insanguinata del giovane nipote.

Questa storia mi ha offertto lo spunto per il primo romanzo della serie che ho dedicato al mio personaggio Santiago Se Candia, commissario capo della sezione omicidi della Questura (in realtà si tratta del secondo episodio, ma il primo l’ho autoprodotto; anche se adesso, su consiglio del mio editore, l’ho ritirato dagli scaffali elettronici di Amazon e compagnia alienante).

Il romanzo si trova in tutte le piattaforme della rete libraria on line (Amazon, mondadori, hoepli, feltrinelli,IBS, Libreria Universitaria ecc.) oppure si può ordinare in tutte le librerie (arriva in tre giorni lavorativi). Infine, se siete di passaggio nella via Alghero di Cagliari, entrate nella libreria Muscas e compratelo lì che lo trovate di presenza.



Una delle obiezioni più arrabbiate che mi muovevano gli studenti era infatti quella di ritenere inutile spendere tanti soldi per un processo quando taluno rrisultasse colpevole all’evidenza dei fatti.

Grazie a questi esempi era molto più agevole far capire loro, da un lato l’importante di costruire le prove decisive (a carico o a discolpa) nel dibattimento, attraverso il contraddittorio e la dialettica tra difesa e accusa; dall’altro come l’apparenza, spesse volte, sia ingannevole.